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Vangelo del giorno
Mercoledì 13 maggio 2026

IIn quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

                                         ( Gv 16,12-15)

Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Tirisan

                                 veltroni7.jpg                                                                

Non si può restare indifferenti a quanto è successo.

E’ tempo di mettere da parte tensioni,ambiguità, veleni, furbizie.

La vittoria di Walter è segnale inequivocabile di  un’opinione pubblica non  così superficiale e disinteressata come  la si voleva far passare .

Quello che  più colpisce è che per  la prima volta oltre tre milioni di elettori sono fondamento di un partito, che, pur restando un oggetto misterioso, affascina per le promesse di voler fare una cosa nuova.

Per continuare a testimoniare che veramente è una “ cosa nuova” è necessario ora che Veltroni, forte della leadership consegnatagli da una forza popolare,  testimoni che il PD non è una “ fusione a freddo” tra DS e Margherita ma  un qualcosa che li trascende.

L’augurio che sappia essere forte e capace di dominare le varie correnti che i vecchi della politica, in transmigrazione nel PD, tenteranno di fare; ma soprattutto che non dimentichi la schiera dei  nuovi poveri che giorno per giorno aumentano nel nostro paese.

 

Più volte la Congregazione per la Dottrina della fede, nella persona del suo prefetto, l’allora card-. Joseph Ratzinger, scrisse al vescovo di Foligno  mons. Giovanni Benedetti, perche Carlo fosse richiamato e invitato a leggere alcuni testi sulla questione del presbiterato a uomini sposati ( HH 125-133) 

 “ Sono sicuro che non passeranno molti anni e si comincerà ad ordinare sacerdoti degli sposati.

 E’ direi una cosa fatale anche per togliere dalla Chiesa una specie di complesso che esiste, per cui solo coloro che non sono sposati hanno diritto al sacerdozio.

  Il  sacerdozio è un servizio che può essere svolto anche da degli sposati che abbiano ricchezza di fede e speranza nella vita eterna.

 Rimarrà invece salda la consacrazione religiosa che è un’altra cosa che ci interessa direttamente, e che dobbiamo difendere, perché sono proprio i religiosi i testimoni dell’Invisibile e questo loro essere segno nel mondo del mondo invisibile non verrà mai a mancare nella Chiesa” 

«Come è possibile lasciare tanti sacerdoti, che con la parola ingiusta si definiscono “spretati” in un dolore lancinante, senza tentare qualche via per un lavoro di reinserimento vero e generoso nella comunità?…

Apri­te, Padri, le porte a Cristo e alla sua misericordia!

Non ascoltate soltanto coloro che sono i difensori della mo­rale; ascoltate di più le lacrime e l’angoscia dei peccato­ri.

 Non leggete soltanto il Diritto Canonico così compli­cato. Leggete anche il Vangelo e può darsi che se lo aprite a caso, siccome il caso non esiste, vi troviate scritto: misericordia, forse, e non sacrificio. o meglio ancora: sono venuto a cercare i peccatori e non i giusti» (Adista, 2767-68-69 [1983] 4-5). ( Da ” Innamorato di Dio )

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Palermo 03/10/2007

 

la Funzione Pubblica regionale Cgil esprime la sua soddisfazione per la grande vittoria ottenuta a Ragusa da tutti quelli che in questi mesi si sono mobilitati contro la privatizzazione dell’acqua.

 Il 2 ottobre, presso la provincia regionale di Ragusa, l’assemblea dei Sindaci ha finalmente deliberato per l’annullamento della gara per l’aggiudicazione al socio privato della gestione del S.i.i.

 

Un risultato dovuto alla grande mobilitazione che il forum provinciale dei movimenti per l’acqua pubblica, ha saputo sostenere informando e tenendo viva l’attenzione dei cittadini sull’importanza di mantenere in mano pubblica un bene comune primario come l’acqua, che non può essere oggetto di mercificazione.

 

Auspichiamo che la decisione assunta dall’assemblea dell’Ato di Ragusa apra una riflessione nuova affinchè le assemblee di Agrigento e  di Siracusa assumano la stessa decisione.

 

Ricordiamo che in Ottobre la commissione ambiente della camera inizierà a discutere la proposta di legge di iniziativa popolare per la gestione dell’acqua pubblica, per la quale in Sicilia sono state raccolte oltre 53.000 firme, che da sole bastavano a presentare la legge in parlamento.

  

I siciliani si sono espressi in modo inequivocabile ribadendo la propria contrarietà ad ogni forma di privatizzazione che rappresenta, come dimostrano le provincie in cui i servizi idrici sono stati privatizzati, un affare per pochi a fronte di disservizi e rincari abnormi sulle bollette.

 

Alla luce di queste riflessioni chiediamo alle deputazioni regionali di prendere atto della contrarietà alle privatizzazioni espressa dai cittadini, e di dedicare una sessione straordinaria dell’assemblea regionale per discutere una immediata revisione delle politiche sull’acqua in sicilia.

 

La F.p. Cgil Sicilia continuera’ a battersi per l’acqua pubblica in tutte le sedi di confronto ed è impegnata a sostenere la grande manifestazione nazionale del 1° Dicembre organizzata dal forum nazionale dei movimenti per l’acqua a sostegno della legge in discussione.

 il segretario generale:   Teodoro lamonica

Sabato prossimo con Liberazione, editoriale di Rifondazione uscirà un opuscolo su Walter Veltroni, ecco la prefazione.
 
Io comunista non mi fido di Veltroni
di Piero Sansonetti

Walter Veltroni ha solo 52 anni, nel ’68 era un ragazzino, aveva 13 anni, non faceva ancora il liceo. Però Walter è stato un ragazzo precoce, aveva un fratello più grande e seguiva le sue tracce. Gli è sempre piaciuto mostrarsi un po’ più vecchio di quello che è. Per esempio adora ricordare la morte dei Kennedy come passaggio chiave della sua formazione sentimental-politica, eppure quando morì John aveva otto anni e quando morì Bob non ne aveva compiuti ancora tredici. Così Walter nel ’68 già era impegnato in politica. Però era un moderato, il movimento studentesco non gli andava a genio. Non gli andavano a genio quei metodi, quei fuochi di rivolta, certe ideologie, Mao, gli estremismi.
C’è una intera generazione di dirigenti prima del Pci, poi dei Ds, ora di questo nuovo Partito democratico, che pur essendo ragazzi nel ’68, e pur essendo appassionati di politica, non fecero il ’68, ma preferirono mettersi su un lato a guardare, decisero di iscriversi alla Fgci e fare i funzionari seri e saggi di quel partitino di giovani che imitava i riti dei grandi (la Fgci era l’organizzazione giovanile del Pci). (…) Io, un po’, ho sempre sospettato di quelli che avendo vissuto l’adolescenza in pieno ’68, e amando la politica, preferivano Luigi Longo a Cohn Bendit. (…) Mi sembra gente senz’anima, che non chiede alla politica qualcosa di importante, cioè la rivolta, il cambiamento, il progetto, l’impegno, gli chiede solo amministrazione, carriera. A me sembra gente che non crede alla politica. Forse intendeva dire questo, Walter, quando ha detto di non essere mai stato comunista. Intendeva dire cioè che non ha mai pensato che la politica fosse lo strumento della speranza e del cambiamento, l’ha sempre solo considerata una via del potere. Se intendeva questo, non ha mentito. Lui è così. Se invece intendeva dire proprio che non è mai stato comunista, allora era una bugia enorme. C’è stato dentro fino al collo, era dentro i riti brezneviani. (…)
Walter è intelligente, ha capacità di lavoro mostruose, ha incredibili doti di relazione e di comunicazione, e poi un amore vero, fortissimo, limpido – nel senso che non è affatto torbido, lo dico senza ironia – per il potere. Walter adora il potere, la possibilità di comandare, di dirigere, di lasciare il suo segno. Su questo piano – per determinazione, lucidità, capacità organizzative, lungimiranza – non ha rivali a sinistra. D’Alema è un dilettante. Forse il suo unico vero rivale è Berlusconi. Però Walter ha un problema, e io sono convinto che questo problema, questo limite della sua personalità, gli impedisca di fare il grande salto, di diventare un leader vero, autentico, come lo sono stati Berlinguer, De Gasperi, Moro, Togliatti, Nenni e anche Craxi. Walter adopera la parola «vision» a ogni piè sospinto, ma non possiede neanche l’ombra di «vision», e oltretutto non la ritiene per niente importante. A Walter interessa la sovrastruttura della politica, i suoi meccanismi, le vie della comunicazione e alcuni aspetti – non tutti – della cattura e dell’organizzazione del consenso. Non gli interessa affatto la storia, la lotta delle classi, l’organizzazione degli interessi, lo Stato, la comunità, la riforma. (…)
Walter entra in politica penso a 13 o 14 anni. A 17 è già un dirigente di rilievo nella Fgci romana. (…) Nel ’76, a ventun anni, Walter entra in consiglio comunale, è il pupillo di Petroselli. A 25 anni è il viceresponsabile della stampa e propaganda del Pci, a livello nazionale ruolo importantissimo. (…) Ho conosciuto bene Walter quando è venuto all’Unità. Io allora ero vicedirettore, il direttore era Renzo Foa. Io ero contrario all’arrivo di Walter, per tante ragioni, prima di tutto per la battaglia che avevamo fatto in quegli anni per l’autonomia del giornale, alla quale credevamo e che ci sembrava ricevesse un colpo mortale (…). L’operazione di Walter era chiarissima e tutt’altro che fessa: fare dell’Unità un giornale politicamente leggero, poco impegnato – anzi per niente – nel campo delle idee e dell’elaborazione del pensiero, forte nell’intrattenimento, nel ringiovanimento, nel rapporto con la cultura intesa nel suo lato spettacolare. Fu così che nacque lo straordinario successo delle figurine dei calciatori e poi delle videocassette e altre iniziative editoriali analoghe, brillantissime e leggere. Per l’Unità forse non si prospettava un grande futuro (qualche anno dopo, infatti, chiuse) ma un giornale fatto in quel modo fu utilissimo per Veltroni per farsi una immagine molto diversa da quella del ragazzetto sveglio figlio dell’apparato comunista. Si presentò come un uomo più vicino a Paolo Villaggio (che aveva una rubrica fissa sul giornale) che ad Enrico Berlinguer. Firmò la sua trasformazione e il suo riscatto.
Poco dopo passò alla «politica superiore», entrò nel governo e poi diventò segretario dei Ds, quando il suo rivale D’Alema lasciò il partito per Palazzo Chigi. (…) E sulla sua avventura romana, sul suo modello per Roma, troverete tutto nelle pagine seguenti.
Piero Sansonetti
direttore di “Liberazione”

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