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Vangelo del giorno
Mercoledì 20 Gennaio 2021
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.


(Mc. 3,1-6)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

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I° CONCILIO DI NICEA



I° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



I° CONCILIO DI EFESO



I° CONCILIO DI CALCEDONIA



II° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



III° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



II° CONCILIO DI NICEA



IV° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



LETTERA A DIOGNETO


I° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



IV° CONCILIO LATERANENSE



I° CONCILIO DI LIONE



II° CONCILIO DI LIONE



CONCILIO DI VIENNA



CONCILIO DI COSTANZA



CONCILIO DI BASILEA



V CONCILIO LATERANENSE


CONCILIO DI TRENTO



CONCILIO VATICANO I°

 

È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/

Tirisan

 

Più volte la Congregazione per la Dottrina della fede, nella persona del suo prefetto, l’allora card-. Joseph Ratzinger, scrisse al vescovo di Foligno  mons. Giovanni Benedetti, perche Carlo fosse richiamato e invitato a leggere alcuni testi sulla questione del presbiterato a uomini sposati ( HH 125-133) 

 “ Sono sicuro che non passeranno molti anni e si comincerà ad ordinare sacerdoti degli sposati.

 E’ direi una cosa fatale anche per togliere dalla Chiesa una specie di complesso che esiste, per cui solo coloro che non sono sposati hanno diritto al sacerdozio.

  Il  sacerdozio è un servizio che può essere svolto anche da degli sposati che abbiano ricchezza di fede e speranza nella vita eterna.

 Rimarrà invece salda la consacrazione religiosa che è un’altra cosa che ci interessa direttamente, e che dobbiamo difendere, perché sono proprio i religiosi i testimoni dell’Invisibile e questo loro essere segno nel mondo del mondo invisibile non verrà mai a mancare nella Chiesa” 

«Come è possibile lasciare tanti sacerdoti, che con la parola ingiusta si definiscono “spretati” in un dolore lancinante, senza tentare qualche via per un lavoro di reinserimento vero e generoso nella comunità?…

Apri­te, Padri, le porte a Cristo e alla sua misericordia!

Non ascoltate soltanto coloro che sono i difensori della mo­rale; ascoltate di più le lacrime e l’angoscia dei peccato­ri.

 Non leggete soltanto il Diritto Canonico così compli­cato. Leggete anche il Vangelo e può darsi che se lo aprite a caso, siccome il caso non esiste, vi troviate scritto: misericordia, forse, e non sacrificio. o meglio ancora: sono venuto a cercare i peccatori e non i giusti» (Adista, 2767-68-69 [1983] 4-5). ( Da ” Innamorato di Dio )

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Palermo 03/10/2007

 

la Funzione Pubblica regionale Cgil esprime la sua soddisfazione per la grande vittoria ottenuta a Ragusa da tutti quelli che in questi mesi si sono mobilitati contro la privatizzazione dell’acqua.

 Il 2 ottobre, presso la provincia regionale di Ragusa, l’assemblea dei Sindaci ha finalmente deliberato per l’annullamento della gara per l’aggiudicazione al socio privato della gestione del S.i.i.

 

Un risultato dovuto alla grande mobilitazione che il forum provinciale dei movimenti per l’acqua pubblica, ha saputo sostenere informando e tenendo viva l’attenzione dei cittadini sull’importanza di mantenere in mano pubblica un bene comune primario come l’acqua, che non può essere oggetto di mercificazione.

 

Auspichiamo che la decisione assunta dall’assemblea dell’Ato di Ragusa apra una riflessione nuova affinchè le assemblee di Agrigento e  di Siracusa assumano la stessa decisione.

 

Ricordiamo che in Ottobre la commissione ambiente della camera inizierà a discutere la proposta di legge di iniziativa popolare per la gestione dell’acqua pubblica, per la quale in Sicilia sono state raccolte oltre 53.000 firme, che da sole bastavano a presentare la legge in parlamento.

  

I siciliani si sono espressi in modo inequivocabile ribadendo la propria contrarietà ad ogni forma di privatizzazione che rappresenta, come dimostrano le provincie in cui i servizi idrici sono stati privatizzati, un affare per pochi a fronte di disservizi e rincari abnormi sulle bollette.

 

Alla luce di queste riflessioni chiediamo alle deputazioni regionali di prendere atto della contrarietà alle privatizzazioni espressa dai cittadini, e di dedicare una sessione straordinaria dell’assemblea regionale per discutere una immediata revisione delle politiche sull’acqua in sicilia.

 

La F.p. Cgil Sicilia continuera’ a battersi per l’acqua pubblica in tutte le sedi di confronto ed è impegnata a sostenere la grande manifestazione nazionale del 1° Dicembre organizzata dal forum nazionale dei movimenti per l’acqua a sostegno della legge in discussione.

 il segretario generale:   Teodoro lamonica

Sabato prossimo con Liberazione, editoriale di Rifondazione uscirà un opuscolo su Walter Veltroni, ecco la prefazione.
 
Io comunista non mi fido di Veltroni
di Piero Sansonetti

Walter Veltroni ha solo 52 anni, nel ’68 era un ragazzino, aveva 13 anni, non faceva ancora il liceo. Però Walter è stato un ragazzo precoce, aveva un fratello più grande e seguiva le sue tracce. Gli è sempre piaciuto mostrarsi un po’ più vecchio di quello che è. Per esempio adora ricordare la morte dei Kennedy come passaggio chiave della sua formazione sentimental-politica, eppure quando morì John aveva otto anni e quando morì Bob non ne aveva compiuti ancora tredici. Così Walter nel ’68 già era impegnato in politica. Però era un moderato, il movimento studentesco non gli andava a genio. Non gli andavano a genio quei metodi, quei fuochi di rivolta, certe ideologie, Mao, gli estremismi.
C’è una intera generazione di dirigenti prima del Pci, poi dei Ds, ora di questo nuovo Partito democratico, che pur essendo ragazzi nel ’68, e pur essendo appassionati di politica, non fecero il ’68, ma preferirono mettersi su un lato a guardare, decisero di iscriversi alla Fgci e fare i funzionari seri e saggi di quel partitino di giovani che imitava i riti dei grandi (la Fgci era l’organizzazione giovanile del Pci). (…) Io, un po’, ho sempre sospettato di quelli che avendo vissuto l’adolescenza in pieno ’68, e amando la politica, preferivano Luigi Longo a Cohn Bendit. (…) Mi sembra gente senz’anima, che non chiede alla politica qualcosa di importante, cioè la rivolta, il cambiamento, il progetto, l’impegno, gli chiede solo amministrazione, carriera. A me sembra gente che non crede alla politica. Forse intendeva dire questo, Walter, quando ha detto di non essere mai stato comunista. Intendeva dire cioè che non ha mai pensato che la politica fosse lo strumento della speranza e del cambiamento, l’ha sempre solo considerata una via del potere. Se intendeva questo, non ha mentito. Lui è così. Se invece intendeva dire proprio che non è mai stato comunista, allora era una bugia enorme. C’è stato dentro fino al collo, era dentro i riti brezneviani. (…)
Walter è intelligente, ha capacità di lavoro mostruose, ha incredibili doti di relazione e di comunicazione, e poi un amore vero, fortissimo, limpido – nel senso che non è affatto torbido, lo dico senza ironia – per il potere. Walter adora il potere, la possibilità di comandare, di dirigere, di lasciare il suo segno. Su questo piano – per determinazione, lucidità, capacità organizzative, lungimiranza – non ha rivali a sinistra. D’Alema è un dilettante. Forse il suo unico vero rivale è Berlusconi. Però Walter ha un problema, e io sono convinto che questo problema, questo limite della sua personalità, gli impedisca di fare il grande salto, di diventare un leader vero, autentico, come lo sono stati Berlinguer, De Gasperi, Moro, Togliatti, Nenni e anche Craxi. Walter adopera la parola «vision» a ogni piè sospinto, ma non possiede neanche l’ombra di «vision», e oltretutto non la ritiene per niente importante. A Walter interessa la sovrastruttura della politica, i suoi meccanismi, le vie della comunicazione e alcuni aspetti – non tutti – della cattura e dell’organizzazione del consenso. Non gli interessa affatto la storia, la lotta delle classi, l’organizzazione degli interessi, lo Stato, la comunità, la riforma. (…)
Walter entra in politica penso a 13 o 14 anni. A 17 è già un dirigente di rilievo nella Fgci romana. (…) Nel ’76, a ventun anni, Walter entra in consiglio comunale, è il pupillo di Petroselli. A 25 anni è il viceresponsabile della stampa e propaganda del Pci, a livello nazionale ruolo importantissimo. (…) Ho conosciuto bene Walter quando è venuto all’Unità. Io allora ero vicedirettore, il direttore era Renzo Foa. Io ero contrario all’arrivo di Walter, per tante ragioni, prima di tutto per la battaglia che avevamo fatto in quegli anni per l’autonomia del giornale, alla quale credevamo e che ci sembrava ricevesse un colpo mortale (…). L’operazione di Walter era chiarissima e tutt’altro che fessa: fare dell’Unità un giornale politicamente leggero, poco impegnato – anzi per niente – nel campo delle idee e dell’elaborazione del pensiero, forte nell’intrattenimento, nel ringiovanimento, nel rapporto con la cultura intesa nel suo lato spettacolare. Fu così che nacque lo straordinario successo delle figurine dei calciatori e poi delle videocassette e altre iniziative editoriali analoghe, brillantissime e leggere. Per l’Unità forse non si prospettava un grande futuro (qualche anno dopo, infatti, chiuse) ma un giornale fatto in quel modo fu utilissimo per Veltroni per farsi una immagine molto diversa da quella del ragazzetto sveglio figlio dell’apparato comunista. Si presentò come un uomo più vicino a Paolo Villaggio (che aveva una rubrica fissa sul giornale) che ad Enrico Berlinguer. Firmò la sua trasformazione e il suo riscatto.
Poco dopo passò alla «politica superiore», entrò nel governo e poi diventò segretario dei Ds, quando il suo rivale D’Alema lasciò il partito per Palazzo Chigi. (…) E sulla sua avventura romana, sul suo modello per Roma, troverete tutto nelle pagine seguenti.
Piero Sansonetti
direttore di “Liberazione”

Ieri, sabato 6 ottobre, nel corso di una partecipata riunione svoltasi nella sede della lega pensionati – Cisl in piazza Minà Palumbo, si è formalizzata a Castelbuono la costituzione del Comitato No-priv contro la privatizzazione dell’acqua.
Portavoce è stato nominato Silvio Bonomo.
Nel corso delle due giornate di protesta del 29 e 30 settembre hanno aderito al nascente comitato decine di persone (studenti, operai, professionisti, impiegati, pensionati), ed altre si sono aggiunte nel corso della riunione di ieri.
Il comitato, che è aperto a tutti senza distinzione di appartenenze partitiche, intende farsi promotore di attività di documentazione e di vigilanza sui prossimi eventi riguardo alla privatizzazione dell’acqua, e di manifestazioni di protesta contro la consegna delle reti e degli impianti ai privati;a tal fine saranno organizzate attività di sensibilizzazione verso la cittadinanza, che peraltro non ha mancato di manifestare ai promotori, in diverse forme, il proprio appoggio.
Inoltre il comitato intende raccordarsi con le altre realtà istituzionali, associative, politiche e sindacali che da tempo si muovono a livello provinciale e regionale su questo tema.
é in programma per sabato prossimo una manifestazione pubblica, nel corso della quale sarà rilanciata la proposta di un referendum sulla scelta del Sindaco Cicero e conseguentemente del Consiglio comunale unanime di consegnare gli impianti e le reti idirche al gestore privato, idea dallo stesso espressa e subito abbandonata.
Si può aderire al comitato anche scrivendo all’indirizzo 
nopriv@gmail.com, in modo da essere contattati per partecipare alle iniziative in programma. Le novità su http://tranquillopoli.altervista.org/  e su https://www.ilconfronto.com/..
Gioacchino Cannizzaro
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Padre Zanotelli:

«Fermare i privati è fondamentale, dall’acqua dipende il futuro di milioni di persone»

«Sull’acqua ci giochiamo tutto e guai a noi  se non riusciremo a vincere questa battaglia,  è fondamentale per la vita di milioni di persone».

Dobbiamo tenere gli occhi aperti,  i grandi maghi della finanza, soprattutto in America, suggeriscono di investire sull’acqua, perché i profitti sono del 30% in più rispetto ad altri settori di investimento

Francesco Forgione, ha messo in guardia dal rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.

«Dalle lotte di Danilo Dolci in poi – ha detto – il binomio acqua-mafia ha assunto connotazioni storiche.

Non è un caso che abbiamo ancora oggi dissalatori gestiti da imprenditori condannati per associazione mafiosa, come Pietro Di Vincenzo».

Ecco perché ha ribadito Forgione «l’acqua deve rimanere pubblica, è necessario bloccare tutti i processi che intendono consegnarne ai privati la gestione».

Gestione mista equivale a privatizzare, i Comuni perdono la gestione del servizio idrico integrato e resta un rapporto tra il consiglio di amministrazione dell´Ato e il privato».

«Sull’acqua ci giochiamo tutto.

Senza petrolio potremo anche vivere, ma senza l’acqua no».  Parola di Padre Alex Zanotelli.

«Sull’acqua ci giochiamo la democrazia – dice Zanotelli – è qualcosa di troppo importante.

 Se adesso si combattono le guerre per il petrolio, in futuro si faranno guerre per l’acqua».

Ll’acqua è un dono di Dio, il cantico di San Franceso declamava l’acqua: “Umile, preziosa et casta”.

 Nel mondo di oggi, dove tutto viene trattato come una merce di scambio, anche l’acqua è mercificata e privatizzata. L’uomo è fatto di acqua, e chi mercifica l’acqua mercifica l’uomo.

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Manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua 29 – 30/09/07 
Significativa manifestazione in piazza Margherita il 30.09.07  contro la privatizzazione dell’acqua alla quale hanno partecipato Giuseppe Mattei, di LIBERACQUA, Gioacchino Cannizzaro, Silvio Bonomo.

 Sono intervenuti il Capo Gruppo PD Cons. Carmelo Mazzola e Rosario Bonomo, segretario comunale del Comune di Gangi.  

 Tutti i partecipanti hanno  ribadito che  in ogni provincia la privatizzazione dell’acqua e l’affidamento degli Ato ,sta avvenendo in modo anomalo.
In alcuni casi, alle gare si è presentato un solo concorrente  facendo pensare a una spartizione a tavolino.
 L’affare è “ un grosso affare “ ci saranno da gestire soldi ( pericolo di possibili infiltrazioni mafiose, specie nella gestione dei subappalti ) e posti di lavoro ( pericolo di voti di scambio ).  Di contro nessuna garanzia sul costo che ricadrà sul cittadino che sicuramente a distanza di un anno si vedrà triplicare le bollette. 
 Privatizzare l’acqua è un grosso danno per l’uomo in quanto tale.
Silvio Bonomo, nel corso del suo intervento, ha richiamato un passaggio di P. Alex Zanotelli “ l’uomo per  circa il 70 % è costituito d’acqua: privatizzare l’acqua significa privatizzare l’uomo e assoggettarlo alla tirannia dei “ magnati dell’acqua” 
 Gioacchino Cannizzaro dopo una esauriente disanima dei vari passaggi amministrativi consumati nelle varie sedi istituzionali, che hanno portato alla privatizzazione,  ha sottolineto l’incoerenza della giunta di sinistra guidata da Mario Cicero e del Consiglio comunale che, attraverso varie perfomance ( contrarietà, indifferenza, disponibilità ), hanno deciso di non opporsi nell’ affidare la gestione dell’acqua ai privati.  
Carmelo Mazzola ha cercato di spiegare, non convincendo, che la scelta adottata dall’amministrazione era una scelta obbligata alla quale ormai l’amministrazione non si poteva sottrarre, dato che, anche deliberando di non consegnare le reti idriche ci saremmo veduti piovere un commissario. 
In replica gli è stato detto che al di sopra di ogni imposizione non condivisa dovrebbe prevalere la coerenza con i successivi atti derivanti. 
 A conclusione Rosario Bonomo ha invitato a non demordere :ancora c’è la legge  da approvare in senato e si è in attesa della pronunzia del TAR del Lazio, per cui ha invitato tutti a continuare in modo efficace la protesta perché è impossibile soffocare la speranza. 
 Qualcun altro dalla folla ha detto che, come in val di Susa con la forza del popolo è stata bloccata la TAV, così anche una opposizione condivisa e efficace potrà produrre gli stessi frutti  sulla privatizzazione dell’acqua. 
 Un plauso al movimento spontaneo unica forza di opposizione in un paese soffocato e mortificato dal “piccolo principe“.
Rosario Ignatti

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Di seguito alcune clip video di prova.

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PRIMA PARTE: La conversione- La spogliazione.


SECONDA PARTE: la regola.


TERZA PARTE: Francesco e Chiara: " Audite poverelle"
Kenosis-Passio Domini
Cliccando sulle tre icone puoi vedere i tre filmati "Staba Mater" e " Passio Domini" " Apocalypsis Die " eseguiti a Castelbuono il 21 Aprile 2004 ore 20,30 nella Chiesa di San Francesco. - Cliccando sull'icona " Kenosis" potrai leggere o scaricare il libretto dei testi in pdf,
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“Dove va la chiesa?”

 

Dove va la chiesa? Ogni tanto è bene fermarsi e tornare ai fondamenti, chiedendosi: “Chi è la chiesa?”. La chiesa, ekklesía, è un’assemblea di ekkletoí, una realtà di uomini e donne che Dio chiama, distingue dagli altri attraverso la sua Parola; una realtà plasmata dal Vangelo di Gesù Cristo; una realtà costantemente edificata in un corpo dallo Spirito santo (cf. Ef 2,22). Ecco chi è la chiesa. E dico “chi”, non “che cosa”, perché la chiesa è un soggetto, una creatura, una persona mistica.
Ma la chiesa, creatura Verbi, realtà che è nata e sempre nasce dalla Parola di Dio, vive nel mondo, nella storia e a servizio dell’umanità intera. Non è un luogo segnato dal privilegio della chiamata, ma piuttosto contraddistinto dalla responsabilità verso tutti gli altri. Come il popolo santo dell’antica alleanza è un popolo scelto da Dio in Abramo affinché la benedizione di Dio giunga a tutte le genti (cf. Gen 12,2-3), così la chiesa è chiamata a portare la salvezza al mondo intero. Per questo la chiesa è costitutivamente luogo di dialogo: luogo della parola che si lascia attraversare da un’altra parola; luogo in cui si intrecciano linguaggi e cammini di comunione; luogo in cui regna la comunicazione.
Chiamati al dialogo con Dio, i cristiani hanno il compito di intessere un dialogo anche con tutti gli altri esseri umani. Questa è la loro funzione sacerdotale tra le genti della terra (cf. 1Pt 2,5.9; Es 19,6), la loro ragion d’essere: l’essere strumento di dialogo e riconciliazione. Per questo la chiesa nata a Pentecoste è un realtà che sa esprimere la buona notizia nelle diverse lingue della terra (cf. At 2,1-11). Subito la chiesa per bocca di Pietro e degli altri proclama il Cristo risorto e vivente, e ciascuno sente risuonare l’annuncio nella propria lingua. Nella mattina di Pentecoste le persone presenti a Gerusalemme non devono assumere un’altra lingua, ma è la chiesa che annuncia il Vangelo nella loro lingua, dunque fa innanzitutto un passo di dialogo attraverso il suo linguaggio.
Sì, la chiesa nasce dialogica, è per sua natura capace di un dialogo plurale con le diverse culture e genti della terra a cui è inviata: “Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8), dice il Risorto agli Undici. Non è un caso che la chiesa abbia subito saputo dialogare con il mondo, addirittura con il mondo a lei ostile dell’impero romano, in un’epoca in cui, a fasi alterne, subiva una persecuzione a tratti persino cruenta. Anche in quei primi tre secoli i cristiani hanno dialogato con i cittadini dell’impero, con la cultura filosofica pagana, con le diverse genti del Mediterraneo. Gli scritti di apologeti come Giustino e di padri come Clemente Alessandrino e Basilio ne danno ampia testimonianza.
I cristiani si mostravano cittadini leali verso l’autorità politica romana, pregavano per essa, si sottomettevano alle leggi (cf. Rm 13,1-7) e cercavano di vivere in pace con tutti. Ma dobbiamo confessare con umiltà che, a partire dal IV secolo, talvolta questo atteggiamento è stato smentito dagli stessi cristiani e la chiesa non sempre è stata luogo di dialogo. Soprattutto nella difesa della verità – come affermò con coraggio Giovanni Paolo II durante il giubileo del 2000 – i cristiani hanno assunto metodi in contraddizione con la verità di Cristo e con il suo spirito. Invece del dialogo abbiamo praticato l’esclusione; invece dell’ascolto delle differenze la condanna; invece della comprensione o della tolleranza addirittura la persecuzione di chi era “altro”: gli ebrei, gli “eretici” e, più in generale, chiunque mostrasse una diversità di opinioni, di etica, di fede.
Infine, dopo tre secoli in cui la chiesa era stata spaventata dalla modernità, dall’illuminismo, dalla rivoluzione francese e poi dalla laicità e dall’ostilità dei grandi imperi e delle ideologie totalitarie, ecco arrivare papa Giovanni XXIII, il Concilio Vaticano II, Paolo VI. Papa Giovanni fece nuovamente del dialogo l’atteggiamento della chiesa: dialogo con i “fratelli separati”, si diceva allora dei cristiani non cattolici; dialogo con gli ebrei dopo secoli di ostilità; dialogo con gli uomini non cristiani e non credenti… E qui mi corre l’obbligo di ricordare, accanto alla costituzione conciliare Gaudium et spes, anche un’enciclica di Paolo VI oggi purtroppo dimenticata: l’Ecclesiam suam (6 agosto 1964). La sua terza parte è dedicata proprio al dialogo che la chiesa, per la sua stessa natura, deve intrattenere. Da questo splendido testo cito alcune parole che accesero il cuore di tanti di noi, che lo fecero ardere di gioia e di commozione, perché vedevamo in esse l’aggiornamento, la riforma voluta da papa Giovanni e dal Concilio, confermata e indicata da Paolo VI:
Daremo a questo interiore impulso di carità, che diventa dono esteriore di carità, il nome di dialogo. La chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La chiesa si fa parola; la chiesa si fa messaggio; la chiesa si fa colloquio … Ancor prima di convertire il mondo, bisogna accostarlo e parlargli … L’origine del dialogo si trova nell’intenzione stessa di Dio. Il dialogo deve ricominciare ogni giorno; e da noi prima che da coloro a cui è rivolto (§§ 66-67.70.72.79).
Queste parole di Paolo VI sono coraggiose, ferme, convinte e piene del Vangelo e dei sentimenti di Cristo. A partire da questa intuizione centrale, il papa tracciava nell’enciclica alcuni cerchi, di costante attualità:
• dialogo con tutto ciò che umano e con tutta l’umanità. Questo in vista dell’umanizzazione, compito comune a cristiani e non cristiani; in vista della pace, dono supremo per l’umanità;
• dialogo con tutti i credenti in Dio, i cercatori di Dio nelle altre religioni;
• dialogo con i fratelli cristiani non cattolici;
• dialogo all’interno della chiesa tra pastori e fedeli, tra doni diversi, tra le diverse componenti della chiesa.
In quest’ottica, ci possiamo lasciare con le parole di un mirabile testo delle origini cristiane, indirizzato da un anonimo credente in Cristo a un certo Diogneto:
I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per abiti. Non abitano neppure città proprie, né usano una lingua particolare, … ma testimoniano uno stile di vita mirabile e, a detta di tutti, paradossale … Risiedono nella loro patria ma come stranieri domiciliati (pároikoi); a tutto partecipano come cittadini e a tutto sottostanno come stranieri (xénoi); ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non espongono i loro nati. Mettono in comune la tavola, ma non il letto … Dio ha assegnato loro una missione così importante che essi non possono disertare (A Diogneto V,1-2.4-7; VI,10).

(Enzo Bianchi- “Vita Pastorale” – Luglio 2020)

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