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Vangelo del giorno
Lunedì 22 Luglio 2024

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
(Gv 20,1-2.11-18)
Bibbia – CEI 2008
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(es. Mt 28,1-20):
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Padre Angelo Calì nasceva a Castelbuono il 19 giugno del 1943, terzo di tre figli. Il Papà, Alfredo, uomo buono e
falegname e la mamma Vincenzina Mogavero, donna forte, pia e riservata,  l’hanno accompagnato nella scelta verso il sacerdozio che fin da piccolo aveva manifestato.

      Nel 1954 entra nel Seminario Vescovile di Cefalù assieme al suo amico e fratello nel sacerdozio Don Santino Di Gangi.
Il 29 giugno del 1966, nella  solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, insieme a don Sebastiano Scelsi, don Antonio Cortina viene ordinato sacerdote nella  Cattedrale di Cefalù da, Mons. Emiliano Cagnoni.

     Fin da subito inizia il suo ministero sacerdotale a Castelbuono, dove sempre è rimasto, prima come vice parroco di Don Paolo Raimondi, e poi come parroco dal 1987 dopo la morte di Don Paolo dal quale ha ereditato l’amore per i giovani, per il nuovo , l’accoglienza soprattutto verso i profeti del nostro tempo.

       Oltre gli studi teologici presso il Seminario di Cefalù ha conseguito la Laurea in Filosofia discutendo la tesi su Ernst Bloch, innamorato, com’era, della Teologia della Liberazione trasmessa a lui e poi ai “ suoi” giovani dall’amato e fratello di sempre P. Emilio Piro

      La laurea gli ha dato l’opportunità di insegnare al Liceo Scientifico “ Luigi Failla Tedaldi” di Castelbuono, non per un fatto economico ma per essere vicino a quella generazione di giovani post sessantottini, capirne e condividere le esigenze facendoli innamorare, con delicatezza, di quelle esperienze dove sinodalità ed ecumenismo  ne  costituivano i pilastri ( Taizè, Bose; Piccoli fratelli del Vangelo, etc.).

   Nessuna barriera con chi la pensava diversamente, con si proclamava non credente, anzi disponibilità all’ascolto attento e sincero nella certezza che dentro il cuore di ogni uomo non può esserci che bontà, perché creati a immagine e somiglianza dell’Amore.

      Nel 74, anno in cui si votò per il divorzio, nel dibattito nel mondo cattolico scelse il percorso di Carlo Carretto e con coraggio, in un confronto non si sottrasse nel richiamare chi non voleva dialogo almeno ad aprire il cuore all’ascolto.

    Ha portato il vento nuovo del Concilio  aprendo con gioia le porte a quanti con coerenza di linguaggio sognavano ( perché la Chiesa non è dei nostalgici ma dei “ sognatori” ), come diceva il cardinale Martini,  una Chiesa che non insegue il potere ma pratica il servizio, che alla condanna preferisce la misericordia, che è «consapevole delle sofferenze quasi insopportabili di tanta parte dell’umanità, sinceramente partecipe delle pene e desiderosa di consolare»

  La gioia brillava nei suoi occhi quando ci faceva dono di Don Salvatore Boccacio,  che ci ha fatto conoscere  il movimento “ Pro Sanctitate”; Frere Paul dei Piccoli Fratelli del Vangelo di Spello, P Emilio Piro, P. Remigio Targia; Gianni Novello che ha sempre accolto quanti , con Don Angelino, si recavano a  Taizé; Enzo Bianchi e la Comunità di Bose; Mons. Luigi  Bettazzi, Alberto Maggi, etc..

  Nel suo camminare ha fatto esperienza di solitudine e dolore per le tante prove che , nello scorrere del tempo e nelle dinamiche umane, ha dovuto affrontare nella debolezza che diventava fortezza per la potenza della Trinità che non ha mai cessato di abitare in Lui e che lui non ha mai cacciato.

   La malattia poi lo ha ulteriormente trasformato .. e attraverso il crogiolo della sofferenza il Signore gli ha concesso tutto il tempo per avvicinarsi alla morte non con disperazione ma nella certezza che dopo la stessa esperienza di abbandono  di Gesù sulla Croce, anche per lui, che ha creduto fino alla fine, la nube che velava il volto di Dio si sarebbe spezzata per poterlo contemplare e sedere, per il battesimo ricevuto, al banchetto Trinitario. 

Don Angelo ci ha lasciati all’età di  80 anni, alle ore 12,30 di sabato 21 ottobre 2023.

   Nella sera del 23 Ottobre la comunità di Castelbuono si è unita in preghiera nella Chiesa Parrocchiale Maria Assunta in una veglia  partecipata, silenziosa e commossa.

Le esequie sono state celebrate Martedì  24 ottobre  sempre nella “ sua” Matrice Vecchia   con una solenne concelebrazione presieduta dal Vicario della nostra Diocesi P. Giuseppe Licciardi in presenza del nostro Vescovo Mons. Giuseppe Marciante che ha tenuto l’omelia.

  Con Padre  Angelo che è stato sempre dietro a Cristo che non finirà mai di richiamarci a stare  sempre dietro al Maestro  quando siamo tentati di superarlo o condizionarlo al nostro sentire, preghiamo:

 

Vorrei sedurti, Signore,

con la forza della mia fragilità.

Tu che ti sei fatto debolezza

per confondere i forti

scompiglia questa Tua

povera Chiesa dei poveri

che si ostina

camminare davanti a te.

Fa che ritorni nel deserto,

spoglia di tutto l’effimero

che oscura la sua bellezza,

e là, parla al suo cuore

purificala, carezzala

con la delicatezza

della tua misericordia.

Asciuga le sue lacrime,

lava tutto il suo marciume,

rivestila di splendore,

per presentarsi  a te

ornata di fedeltà, povertà,

mitezza.

 

 

 

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