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Vangelo del giorno
Sabato 26 Settembre 2020

In quel  giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.


(Lc. 9,43b-45)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

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I° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



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II° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



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II° CONCILIO DI NICEA



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LETTERA A DIOGNETO


I° CONCILIO LATERANENSE



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II° CONCILIO LATERANENSE



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I° CONCILIO DI LIONE



II° CONCILIO DI LIONE



CONCILIO DI VIENNA



CONCILIO DI COSTANZA



CONCILIO DI BASILEA



V CONCILIO LATERANENSE


CONCILIO DI TRENTO



CONCILIO VATICANO I°

 

Generale

Ricordando Suor Rosina La Grua

 

L’ 11 Settembre il “trailer” del Teatro-Musica “ Suor Rosina  della Croce  … io povera inferma … “ 

 Nel lavoro che presentiamo, al fine di renderlo “piacevole”  e “ immediato” c’è molto di “ immaginato” .. che, a nostro giudizio, si adegua  perfettamente a quanto traspare dagli scritti di Suor Rosina.

Rievocare, nel contempo, personaggi Castelbuonesi pensiamo sia un’operazione utile a fare memoria di chi ci ha preceduto nella costruzione di

un paese  che ha a cuore il rispetto della dignità dell’uomo e valori come l’accoglienza, la condivisione, la pluralità di idee.

In questa breve anteprima del lavoro, che speriamo portare a termine per le feste natalizie, racconteremo la sua giovinezza , il suo entrare in intimità con Dio,[ Padre e Madre nello stesso tempo  ] così come noi – leggendo i suoi scritti – l’abbiamo immaginato; e poi il coraggio – tutto attuale – di condividere in una comunità tutta laicale, inizialmente, il desiderio di donare la propria vita per i poveri, anche se malata e dipendente   progressivamente dagli altri.

Poi gli incontri, nella sua stanzetta, con personaggi e situazioni di ogni tipo.  Noi li abbiamo stigmatizzati in due realtà: una novizia in discussione con la sua vocazione e l’incontro con la moglie di un mafioso.

 

L’anteprima avrà inizio puntualmente alle ore 21 dell’ 11 Settembre 2011.    Per la recettività della Chiesa, l’ingresso è consentito solo agli invitati, che all’entrata  troveranno indicazioni sul posto loro
assegnato.

Si raccomanda di prender posto dalle ore 20, 30 per consentire una “serena “ sistemazione e la regolarità dell’ora di inizio.

 

Per il programma apri il file accantoSuor Rosina della Croce: programma

O mia povera chiesa dei poveri

E’ di ieri sul quotidiano on-line lettera 43 un articolo di  Luigi dell’Oglio sulle varie agevolazioni e privilegi goduti, in Italia, dalla “ Chiesa “ , anche se tale termine è improprio, perché la Chiesa è tutto il  popolo di Dio ( dal più forte, ricco e prepotente all’ultimo dei poveri sulla  terra, ognuno bisognoso di attenzione e misericordia : i primi di conversione  gli ultimi di speranza di “riscatto” ).
Tutti, dal Papa al più piccolo dei poveri siamo λαός, “popolo”,  ovvero una moltitudine di persone alla sequela di Cristo;  e quando, con “ varie argomentazioni “, ci si   separa dalla sua parola risuoni forte l’invito «Vattene via da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di  Dio, ma delle cose degli uomini». (Marco 8:33)  …  Rimettiti  dietro e continua la sequela …. 

 L’invito, leggendo l’articolo,  a interrogarsi, nella libertà più grande   … nello stile di Francesco … “ in cosa sto sbagliando io per tutto quello che sta capitando alla mia chiesa ??  !!

Questo il link dell’articolo:  http://www.lettera43.it/attualita/23711/il-parroco–a-carico-nostro.htm

 

 

Don Verzè: ” Se fossi papa ..” !!!

 
[Ansa.it]]
 
 

 Don Verzè: “Se fossi Papa vivrei in Africa. In Vaticano ho sentito puzza di sodoma e arroganza”

”Se io fossi Papa? Scenderei da solo, senza bardature a star con la gente. Scenderei non da sacri palazzi ma da un appartamento, come un buon parroco”.

 

E’ una delle frasi di Don Verzè che, nell’anticipazione di un suo articolo fatta dal Corriere della Sera, confessa che vorrebbe essere eletto ”Vescovo dai vescovi – dice – (oggi con i sistemi telematici non è un problema) i vescovi, poi, li farei eleggere dal popolo cristiano”.

Tra le idee del fondatore del San Raffaele c’è anche quella di eliminare il Cardinalato ”e tutte le disparità dal sapore feudalesco”. Per Don Verzè, ”il Terzo mondo cristiano scavalca il primo, quello europeo, ormai pseudo-cristiano, frantumato da un eccesso di verticalizzazione”.

Il cristianesimo ”ha ancora il meglio da dare – aggiunge – sempre che nelle banche, nello sport e nelle piazze non prevalga Gheddafi con i suoi berberi islamici”. Don Verzè immagina una ”Onu della fede cristiana”, con sede al Quirinale di Roma da cui dovrebbe partire il grido: ”Siamo cristiani”, per fare in modo che ”quegli inconsapevoli dei nostri rappresentanti di Bruxelles” non si oppongano a chiamare ”Cristiana l’Europa”.

Se fosse Papa, Don Verzè non farebbe ”visite lampo con costose comparse oceaniche”, piuttosto si fermerebbe nei 5 continenti per qualche mese e si tratterrebbe soprattutto in Africa, ”perchè da lì partirà la salvezza di tutto il mondo” dice. ”Non vorrei con me nessun dignitario, nè cardinali – prosegue – ma truppe di medici e infermieri e di volontari. Io papa in mezzo a loro in pantaloncini, in testa un Borsalino, sempre sul cuore un gran crocifisso ma non d’oro”.

Non sgriderebbe i vescovi che si sposano e non proibirebbe la pillola anticoncezionale e del Vaticano ne farebbe ”un Oracolo di Delfi per ogni sapere”. ”Pe qualche tempo l’ho frequentato – afferma – puzza di sodoma e arroganza. Sostituirei le sottane paonazze con professionisti laici e sposati”. 

Bologna per Gaza

bologna-protesta-gaza-preghiera2

Carissime e carissimi tutti, desidero che ci rendiamo tutti partecipi di queste immagini di Bologna che, viste da Gerusalemme, sono lontane dalla protesta e dalla strumentalizzazione che è stata denunciata da qualcuno.

 Qui sembrano quello che sono: preghiera. Come poi uno preghi, e con quale cuore, quale sincerità e verità, quale motivazione pura o meno pura….questo solo Dio può leggerlo nel cuore di ciascuno….. ( tratto da e-mail di Giovanni Nicolini )

bologna-protesta-gaza-preghiera
È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/
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Di seguito alcune clip video di prova.

( Cliccando sull' icona della clip è possibile aprire il video) www.ilconfronto.com
PRIMA PARTE: La conversione- La spogliazione.


SECONDA PARTE: la regola.


TERZA PARTE: Francesco e Chiara: " Audite poverelle"
Kenosis-Passio Domini
Cliccando sulle tre icone puoi vedere i tre filmati "Staba Mater" e " Passio Domini" " Apocalypsis Die " eseguiti a Castelbuono il 21 Aprile 2004 ore 20,30 nella Chiesa di San Francesco. - Cliccando sull'icona " Kenosis" potrai leggere o scaricare il libretto dei testi in pdf,
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“Dove va la chiesa?”

 

Dove va la chiesa? Ogni tanto è bene fermarsi e tornare ai fondamenti, chiedendosi: “Chi è la chiesa?”. La chiesa, ekklesía, è un’assemblea di ekkletoí, una realtà di uomini e donne che Dio chiama, distingue dagli altri attraverso la sua Parola; una realtà plasmata dal Vangelo di Gesù Cristo; una realtà costantemente edificata in un corpo dallo Spirito santo (cf. Ef 2,22). Ecco chi è la chiesa. E dico “chi”, non “che cosa”, perché la chiesa è un soggetto, una creatura, una persona mistica.
Ma la chiesa, creatura Verbi, realtà che è nata e sempre nasce dalla Parola di Dio, vive nel mondo, nella storia e a servizio dell’umanità intera. Non è un luogo segnato dal privilegio della chiamata, ma piuttosto contraddistinto dalla responsabilità verso tutti gli altri. Come il popolo santo dell’antica alleanza è un popolo scelto da Dio in Abramo affinché la benedizione di Dio giunga a tutte le genti (cf. Gen 12,2-3), così la chiesa è chiamata a portare la salvezza al mondo intero. Per questo la chiesa è costitutivamente luogo di dialogo: luogo della parola che si lascia attraversare da un’altra parola; luogo in cui si intrecciano linguaggi e cammini di comunione; luogo in cui regna la comunicazione.
Chiamati al dialogo con Dio, i cristiani hanno il compito di intessere un dialogo anche con tutti gli altri esseri umani. Questa è la loro funzione sacerdotale tra le genti della terra (cf. 1Pt 2,5.9; Es 19,6), la loro ragion d’essere: l’essere strumento di dialogo e riconciliazione. Per questo la chiesa nata a Pentecoste è un realtà che sa esprimere la buona notizia nelle diverse lingue della terra (cf. At 2,1-11). Subito la chiesa per bocca di Pietro e degli altri proclama il Cristo risorto e vivente, e ciascuno sente risuonare l’annuncio nella propria lingua. Nella mattina di Pentecoste le persone presenti a Gerusalemme non devono assumere un’altra lingua, ma è la chiesa che annuncia il Vangelo nella loro lingua, dunque fa innanzitutto un passo di dialogo attraverso il suo linguaggio.
Sì, la chiesa nasce dialogica, è per sua natura capace di un dialogo plurale con le diverse culture e genti della terra a cui è inviata: “Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8), dice il Risorto agli Undici. Non è un caso che la chiesa abbia subito saputo dialogare con il mondo, addirittura con il mondo a lei ostile dell’impero romano, in un’epoca in cui, a fasi alterne, subiva una persecuzione a tratti persino cruenta. Anche in quei primi tre secoli i cristiani hanno dialogato con i cittadini dell’impero, con la cultura filosofica pagana, con le diverse genti del Mediterraneo. Gli scritti di apologeti come Giustino e di padri come Clemente Alessandrino e Basilio ne danno ampia testimonianza.
I cristiani si mostravano cittadini leali verso l’autorità politica romana, pregavano per essa, si sottomettevano alle leggi (cf. Rm 13,1-7) e cercavano di vivere in pace con tutti. Ma dobbiamo confessare con umiltà che, a partire dal IV secolo, talvolta questo atteggiamento è stato smentito dagli stessi cristiani e la chiesa non sempre è stata luogo di dialogo. Soprattutto nella difesa della verità – come affermò con coraggio Giovanni Paolo II durante il giubileo del 2000 – i cristiani hanno assunto metodi in contraddizione con la verità di Cristo e con il suo spirito. Invece del dialogo abbiamo praticato l’esclusione; invece dell’ascolto delle differenze la condanna; invece della comprensione o della tolleranza addirittura la persecuzione di chi era “altro”: gli ebrei, gli “eretici” e, più in generale, chiunque mostrasse una diversità di opinioni, di etica, di fede.
Infine, dopo tre secoli in cui la chiesa era stata spaventata dalla modernità, dall’illuminismo, dalla rivoluzione francese e poi dalla laicità e dall’ostilità dei grandi imperi e delle ideologie totalitarie, ecco arrivare papa Giovanni XXIII, il Concilio Vaticano II, Paolo VI. Papa Giovanni fece nuovamente del dialogo l’atteggiamento della chiesa: dialogo con i “fratelli separati”, si diceva allora dei cristiani non cattolici; dialogo con gli ebrei dopo secoli di ostilità; dialogo con gli uomini non cristiani e non credenti… E qui mi corre l’obbligo di ricordare, accanto alla costituzione conciliare Gaudium et spes, anche un’enciclica di Paolo VI oggi purtroppo dimenticata: l’Ecclesiam suam (6 agosto 1964). La sua terza parte è dedicata proprio al dialogo che la chiesa, per la sua stessa natura, deve intrattenere. Da questo splendido testo cito alcune parole che accesero il cuore di tanti di noi, che lo fecero ardere di gioia e di commozione, perché vedevamo in esse l’aggiornamento, la riforma voluta da papa Giovanni e dal Concilio, confermata e indicata da Paolo VI:
Daremo a questo interiore impulso di carità, che diventa dono esteriore di carità, il nome di dialogo. La chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La chiesa si fa parola; la chiesa si fa messaggio; la chiesa si fa colloquio … Ancor prima di convertire il mondo, bisogna accostarlo e parlargli … L’origine del dialogo si trova nell’intenzione stessa di Dio. Il dialogo deve ricominciare ogni giorno; e da noi prima che da coloro a cui è rivolto (§§ 66-67.70.72.79).
Queste parole di Paolo VI sono coraggiose, ferme, convinte e piene del Vangelo e dei sentimenti di Cristo. A partire da questa intuizione centrale, il papa tracciava nell’enciclica alcuni cerchi, di costante attualità:
• dialogo con tutto ciò che umano e con tutta l’umanità. Questo in vista dell’umanizzazione, compito comune a cristiani e non cristiani; in vista della pace, dono supremo per l’umanità;
• dialogo con tutti i credenti in Dio, i cercatori di Dio nelle altre religioni;
• dialogo con i fratelli cristiani non cattolici;
• dialogo all’interno della chiesa tra pastori e fedeli, tra doni diversi, tra le diverse componenti della chiesa.
In quest’ottica, ci possiamo lasciare con le parole di un mirabile testo delle origini cristiane, indirizzato da un anonimo credente in Cristo a un certo Diogneto:
I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per abiti. Non abitano neppure città proprie, né usano una lingua particolare, … ma testimoniano uno stile di vita mirabile e, a detta di tutti, paradossale … Risiedono nella loro patria ma come stranieri domiciliati (pároikoi); a tutto partecipano come cittadini e a tutto sottostanno come stranieri (xénoi); ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non espongono i loro nati. Mettono in comune la tavola, ma non il letto … Dio ha assegnato loro una missione così importante che essi non possono disertare (A Diogneto V,1-2.4-7; VI,10).

(Enzo Bianchi- “Vita Pastorale” – Luglio 2020)