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Vangelo del giorno
Mercoledì 26 Gennaio 2022

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».


(Lc. 10,1-9)
Bibbia – CEI 2008
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(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Benigni canta il Cantico dei Cantici

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Entusiasmante è stato il modo con cui Benigni ha introdotto il Cantico; l’ha definito “la più bella canzone d’amore”, “una meraviglia del cielo e dell’umanità”, “la vetta della poesia di tutti i tempi”, “il libro del desiderio, non del possesso”.

Vari artisti si sono ispirati a questo piccolo libro.

Accanto alla “rivisitazione” di Benigni ci piace mettere accanto un vecchio canto di P. Alberto dei piccoli fratelli di Spello.

 Numerosi e di segno opposto i commenti apparsi sui vari organi di stampa e sul web sulla “rilettura” di Benigni.  Ci piace riportare quello di Enzo Bianchi, apparso su repubblica.

Gli italiani non sono assidui lettori della Bibbia, la quale sta magari nelle loro librerie senza essere letta. Eppure basta che venga citata da chi sa renderla eloquente che richiama e risveglia molti ascoltatori, subito entusiasti. 

È quello che ha fatto Benigni a Sanremo con il Cantico dei Cantici.

È un libretto enigmatico attribuito al sapiente re Salomone ma in realtà è un poema di cui non conosciamo l’autore, un insieme “di frammenti di un discorso amoroso”, un testo antico di almeno ventiquattro secoli.

I rabbini, alla fine del I secolo dopo Cristo, dopo vivaci discussioni lo collocarono tra le Sante Scritture giudicandolo un testo che contiene la Parola di Dio, nonostante sembrasse ad alcuni un poema di amore profano, più adatto alle taverne che alle sinagoghe.

Dunque, il Cantico è il testo nel quale Dio è presente più che altrove e per questo gli ebrei e i cristiani lo hanno sempre letto nelle liturgie e lo hanno commentato con interpretazioni tipologiche e allegoriche.

I protagonisti del Cantico, amante e amata, sono dunque Dio e il suo popolo, Cristo e la chiesa, Dio e l’anima del credente.

Dal secolo scorso l’interpretazione dominate nelle chiese cristiane legge il Cantico come inno all’amore umano, sensuale, erotico di due giovani amanti che su un piano di uguale dignità si riconcorrono per celebrare la bellezza dei loro corpi, la gloria dei loro sentimenti, il mistero del loro incontro sessuale.

Sì, è l’amore umano, l’unico amore di cui noi umani siamo capaci che è parlato, cantato, celebrato, vissuto e raccontato in questo straordinario libretto che nella conclusione giunge alla domanda: Le carezze, i baci, gli amplessi, il sesso, la forma dei corpi, il risuonare continuo del “tu” e dell’”io”, sono evocati nel Cantico al fine di passare dalla pulsione sessuale al desiderio erotico. Chi sa leggere il Cantico conosce l’autentica ars amandi come umanizzazione, come arte rara, vero antidoto alla pornografia.

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