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Vangelo del giorno
Mercoledì 23 Settembre 2020

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.


(Lc. 9,1-16)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

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II° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



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II° CONCILIO DI NICEA



IV° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



LETTERA A DIOGNETO


I° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



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I° CONCILIO DI LIONE



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CONCILIO DI TRENTO



CONCILIO VATICANO I°

 

Medicina

Linee guide europee sorveglianza post polipectomia

 

Riportiamo nell’allegato le nuove linee guida di sorveglianza post-polipectomia.L’articolo è tratto dal ” Giornale Italiano di Endoscopia  Digestiva “

Pensiamo di fare cosa utile per coloro che sono in sorveglianza dopo aver effettuato polipectomia endosocpica.

Link per leggere l’articolo  >>>   Linee Guida sorveglianza polipi

 

Tumore al seno: raccomandazioni IEO

Dal 16 al 18 giugno scorso in un contesto internazionale e con l’organizzazione dell’Istituto Europeo di Oncologia, Milano, si è svolta la 12a edizione della Milan Breast Cancer Conference (Mbcc)  Riportiamo alcune considerazioni  di Stefano Zurrida , Direttore Unità di Diagnostica e Chirurgia in Senologia Università degli Studi di Milano sull’evento.

Al centro dell’attenzione quest’anno l’innovazione nelle cure e nella ricerca, a partire dalle ultime scoperte nel campo della genetica a quelle della

prevenzione primaria, fino alle ultime metodiche radiologiche per l’anticipazione diagnostica.  Per arrivare, infine, a definire i traguardi raggiunti in chirurgia, anatomia patologica, biologia molecolare e radioterapia.

 Essenziali i nuovi approcci terapeutici di trattamento medico, sempre più mirati e personalizzati, meno aggressivi e tossici; nel rispetto della qualità di vita delle pazienti.

 Durante la Mbcc sono state presentate le “IEO Breast Cancer Treatment Recommendations”.

L’IEO è il primo Istituto al mondo per numero di casi di tumore della mammella e per numero di casi trattati all’anno, e quindi a buon titolo sta redigendo delle raccomandazioni sui vari argomenti della patologia tumorale del seno attraverso un percorso, che và dalla prevenzione primaria ai nuovi approcci terapeutici, come l’ormai assodata chirurgia conservativa per la mammella e per l’ascella (con la biopsia del linfonodo sentinella), alla nuova metodica della nipple sparing mastecomy, che grazie all’utilizzo della radioterapia intraoperatoria consente un ottimo risultato estetico.

Radioterapia intraoperatoria utilizzata, ormai routinariamente con diverse modalità di somministrazione, nella chirurgia conservativa col grande vantaggio di evitare alla paziente lunghi e spesso costosi periodi di trattamento dopo la chirurgia.

 Nuovi trattamenti di medicina nucleare (avidinization) e medici sono in fase di studio in protocolli internazionali con l’obiettivo di migliorare la già alta probabilità di guarigione, ma garantendo alla paziente il massimo della qualità di vita.

Per scaricare o sfogliare le IEO Breast Cancer Treatment Recommendations 2010 cliccare qui

Pouchite: temibile complicanza dopo proctocolectomia

Pauchite  La pouchite, una delle piu’ comuni complicanze dopo intervento chirurgico di proctocolectomia [asportazione di tutto il colon e del retto e  confezione di un “reservoir o puoch” ileale con le ultime anse ileali che viene anastomizzato all’ano; Paichite 1 Pauchite 3

viene cioe’ creata una tasca (pouch nella terminologia anglosassone) simile all’ampolla rettale, che possa fungere da serbatoio per il materiale fecale] per colite ulcerosa.

Per la diagnosi di pouchite è necessario che siano presenti sia sintomi suggestivi, sia tipici aspetti endoscopici ed istologici .

Possibili fattori di rischio per lo sviluppo di pouchite sono la colite estesa, la presenza di colangite sclerosante, lo stato di non fumatore, la positività per p-ANCA e l’utilizzo di FANS.

 I sintomi più frequenti della pouchite sono diarrea con feci liquide, urgenza, dolori addominali crampiformi e dolenzia in sede pelvica.

 Febbre ed ematochezia sono presenti raramente

La maggior parte dei pazienti risponde  al trattamento con metronidazolo o con ciprofloxacina, ma le esatte  modalità di trattamento non sono mai state definite con chiarezza.

Una delle complicanze più temute della pauchite è la comparsa tardiva di fistole pe­rianali, che assumono particolare importanza nella donna, in quanto spesso si manifestano con fastidio­se e invalidanti fistole pouch-vaginali.

   Nelle foto ( dal nostro archivio ) quadri di pouchite in giovane donna sottoposta a proctocolectomia totale per RCU complicata da fistola pouch-vaginale.

  Per chi volesse può leggere l’articolo tratto dal Giornale Italiano di Endoscopia Digestiva del Giugno 2009 del gruppo dell’ Unità Operativa di Chirurgia Generale Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna “La pouche ileale :  gestione dei disturbi e delle complicanze.

Cancro del colon (prima parte)

       k2.jpg     k1.jpg                       

Il cancro del colon retto (CCR) è una delle neoplasie
 a più elevata morbosità e mortalità nei Paesi occidentali;
 in Italia rappresenta la seconda causa di morte per tumore,
 dopo il cancro al polmone tra gli uomini,
e dopo il cancro del seno tra le donne:
 circa 34.000 sono i soggetti che si ammalano
ogni anno di carcinoma colon-rettale con una
elevata mortalità (circa 19.000 decessi).
 Vi è una incidenza variabile nelle diverse regioni:
da 26 a 53 casi per anno ogni 100.000 abitanti.
Nel corso della vita la probabilità di ammalarsi
per gli uomini è del 3,9% e per le donne del 2,5%.
I tassi più elevati si registrano nel Centro-Nord del Paese
(Per leggere o salvare l’articolo apri il file 
 il-carcinoma-del-colon-retto )                                                 

È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/
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“Dove va la chiesa?”

 

Dove va la chiesa? Ogni tanto è bene fermarsi e tornare ai fondamenti, chiedendosi: “Chi è la chiesa?”. La chiesa, ekklesía, è un’assemblea di ekkletoí, una realtà di uomini e donne che Dio chiama, distingue dagli altri attraverso la sua Parola; una realtà plasmata dal Vangelo di Gesù Cristo; una realtà costantemente edificata in un corpo dallo Spirito santo (cf. Ef 2,22). Ecco chi è la chiesa. E dico “chi”, non “che cosa”, perché la chiesa è un soggetto, una creatura, una persona mistica.
Ma la chiesa, creatura Verbi, realtà che è nata e sempre nasce dalla Parola di Dio, vive nel mondo, nella storia e a servizio dell’umanità intera. Non è un luogo segnato dal privilegio della chiamata, ma piuttosto contraddistinto dalla responsabilità verso tutti gli altri. Come il popolo santo dell’antica alleanza è un popolo scelto da Dio in Abramo affinché la benedizione di Dio giunga a tutte le genti (cf. Gen 12,2-3), così la chiesa è chiamata a portare la salvezza al mondo intero. Per questo la chiesa è costitutivamente luogo di dialogo: luogo della parola che si lascia attraversare da un’altra parola; luogo in cui si intrecciano linguaggi e cammini di comunione; luogo in cui regna la comunicazione.
Chiamati al dialogo con Dio, i cristiani hanno il compito di intessere un dialogo anche con tutti gli altri esseri umani. Questa è la loro funzione sacerdotale tra le genti della terra (cf. 1Pt 2,5.9; Es 19,6), la loro ragion d’essere: l’essere strumento di dialogo e riconciliazione. Per questo la chiesa nata a Pentecoste è un realtà che sa esprimere la buona notizia nelle diverse lingue della terra (cf. At 2,1-11). Subito la chiesa per bocca di Pietro e degli altri proclama il Cristo risorto e vivente, e ciascuno sente risuonare l’annuncio nella propria lingua. Nella mattina di Pentecoste le persone presenti a Gerusalemme non devono assumere un’altra lingua, ma è la chiesa che annuncia il Vangelo nella loro lingua, dunque fa innanzitutto un passo di dialogo attraverso il suo linguaggio.
Sì, la chiesa nasce dialogica, è per sua natura capace di un dialogo plurale con le diverse culture e genti della terra a cui è inviata: “Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8), dice il Risorto agli Undici. Non è un caso che la chiesa abbia subito saputo dialogare con il mondo, addirittura con il mondo a lei ostile dell’impero romano, in un’epoca in cui, a fasi alterne, subiva una persecuzione a tratti persino cruenta. Anche in quei primi tre secoli i cristiani hanno dialogato con i cittadini dell’impero, con la cultura filosofica pagana, con le diverse genti del Mediterraneo. Gli scritti di apologeti come Giustino e di padri come Clemente Alessandrino e Basilio ne danno ampia testimonianza.
I cristiani si mostravano cittadini leali verso l’autorità politica romana, pregavano per essa, si sottomettevano alle leggi (cf. Rm 13,1-7) e cercavano di vivere in pace con tutti. Ma dobbiamo confessare con umiltà che, a partire dal IV secolo, talvolta questo atteggiamento è stato smentito dagli stessi cristiani e la chiesa non sempre è stata luogo di dialogo. Soprattutto nella difesa della verità – come affermò con coraggio Giovanni Paolo II durante il giubileo del 2000 – i cristiani hanno assunto metodi in contraddizione con la verità di Cristo e con il suo spirito. Invece del dialogo abbiamo praticato l’esclusione; invece dell’ascolto delle differenze la condanna; invece della comprensione o della tolleranza addirittura la persecuzione di chi era “altro”: gli ebrei, gli “eretici” e, più in generale, chiunque mostrasse una diversità di opinioni, di etica, di fede.
Infine, dopo tre secoli in cui la chiesa era stata spaventata dalla modernità, dall’illuminismo, dalla rivoluzione francese e poi dalla laicità e dall’ostilità dei grandi imperi e delle ideologie totalitarie, ecco arrivare papa Giovanni XXIII, il Concilio Vaticano II, Paolo VI. Papa Giovanni fece nuovamente del dialogo l’atteggiamento della chiesa: dialogo con i “fratelli separati”, si diceva allora dei cristiani non cattolici; dialogo con gli ebrei dopo secoli di ostilità; dialogo con gli uomini non cristiani e non credenti… E qui mi corre l’obbligo di ricordare, accanto alla costituzione conciliare Gaudium et spes, anche un’enciclica di Paolo VI oggi purtroppo dimenticata: l’Ecclesiam suam (6 agosto 1964). La sua terza parte è dedicata proprio al dialogo che la chiesa, per la sua stessa natura, deve intrattenere. Da questo splendido testo cito alcune parole che accesero il cuore di tanti di noi, che lo fecero ardere di gioia e di commozione, perché vedevamo in esse l’aggiornamento, la riforma voluta da papa Giovanni e dal Concilio, confermata e indicata da Paolo VI:
Daremo a questo interiore impulso di carità, che diventa dono esteriore di carità, il nome di dialogo. La chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La chiesa si fa parola; la chiesa si fa messaggio; la chiesa si fa colloquio … Ancor prima di convertire il mondo, bisogna accostarlo e parlargli … L’origine del dialogo si trova nell’intenzione stessa di Dio. Il dialogo deve ricominciare ogni giorno; e da noi prima che da coloro a cui è rivolto (§§ 66-67.70.72.79).
Queste parole di Paolo VI sono coraggiose, ferme, convinte e piene del Vangelo e dei sentimenti di Cristo. A partire da questa intuizione centrale, il papa tracciava nell’enciclica alcuni cerchi, di costante attualità:
• dialogo con tutto ciò che umano e con tutta l’umanità. Questo in vista dell’umanizzazione, compito comune a cristiani e non cristiani; in vista della pace, dono supremo per l’umanità;
• dialogo con tutti i credenti in Dio, i cercatori di Dio nelle altre religioni;
• dialogo con i fratelli cristiani non cattolici;
• dialogo all’interno della chiesa tra pastori e fedeli, tra doni diversi, tra le diverse componenti della chiesa.
In quest’ottica, ci possiamo lasciare con le parole di un mirabile testo delle origini cristiane, indirizzato da un anonimo credente in Cristo a un certo Diogneto:
I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per abiti. Non abitano neppure città proprie, né usano una lingua particolare, … ma testimoniano uno stile di vita mirabile e, a detta di tutti, paradossale … Risiedono nella loro patria ma come stranieri domiciliati (pároikoi); a tutto partecipano come cittadini e a tutto sottostanno come stranieri (xénoi); ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non espongono i loro nati. Mettono in comune la tavola, ma non il letto … Dio ha assegnato loro una missione così importante che essi non possono disertare (A Diogneto V,1-2.4-7; VI,10).

(Enzo Bianchi- “Vita Pastorale” – Luglio 2020)