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Vangelo del giorno
Mercoledì 23 Settembre 2020

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.


(Lc. 9,1-16)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

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Frei Emilio: lettera da Salto da Divisa ( piccole gocce di solidarietà e speranza )

Amici e fratelli, mentre voi rientrate dalle ferie, io mi faccio vivo dopo molti mesi dall’ultima lettera.

E’ vivissimo in me il ricordo di una scena risalente alla mia primissima infanzia, ben 74 anni fa: ne avevo allora appena 4.

Ritornando dall’asilo infantile ( così si chiamava a quei tempi) trovavo ogni giorno al centro della sala una mela o un’arancia.

Alla mia sorpresa e alla mia gioia la mamma mi diceva:”te l’ha fatta trovare S. Pasquale, perchè sei stato bravo con le suore e con i compagnetti .

Se  sapeste  con  che  simpatia  guardavo  il  quadro del  santo,  ritratto  nell´atteggiamento di  contemplare  l´ ostia.

   Il fatto che  non mi guardasse   non  mi  creava  problema: trovavo  normale che  le  persone grandi  (e   il  mio  santo  lo era) avessero cose importanti  da  fare , e  non  sempre potevano badare di piccoli.

  Io ero fiero  lo stesso, per il  fatto che mi  volesse bene  e  continuasse a farmi   trovare arance  e mele.

  Questo ricordo é affiorato alla  mia  memoria , quando, il  17  maggio scorso,  giorno della festa  di S. Pasquale , é  finalmente  cominciata   l´attività  dell´ ambulatorio  oftalmologico ´´ Dott . Sergio  Tabacchi ´´   del    progetto ´´ visione solidale , a beneficio dei piú  poveri  della nostra comunità. 

 Nei  primi  tre mesi  son passate  dall´ ambulatorio  circa 300 persone  e  sono stati   distribuiti     diecine di  occhiali.

  Mentre il  progetto oftalmologico é  arrivato in  porto,  quello parallelo della  ceramica artistica si  trova in  alto  mare (si  fa per  dire !) : poiché il container, partito da S. Stefano di  Camastra ( ME) in gennaio é  arrivato   il 7  marzo  in  un  porto del  sud   del  Brasile.
   Siamo  alle  prese con le  vie misteriose della burocrazia , con  le sue richieste di  documenti  e  altre  esigenze  quasi…  infinite  .  Speriamo  che  tra  non molto  possiamo  inviarvi notizie  dell´arrivo  del container  a  Salto  da Divisa   e del  conseguente inizio  dell´attività.

  Per  finire , é  quasi  totalmente  realizzato un progetto di irrigazione  per l´ accampamento  ´´ Don Luciano” dove  vivono  sotto le  tende  circa 100 famiglie  del  MST( movimento  dei senza terra).

   Mille pulcini  si avviano  a diventare polli, mentre  tra poco sarà pronto un porcile per l´allevamento  di 70 maialini. Tutto  ciò  é dovuto  al cuore  grande e alla grande  dedicazione  di  suor Geraldina, che vive tra gli accampati e  alla   cooperazione  di   amici italiani , Quirino e  Marco  e del  loro  gruppo  di Viganó   (Lecco) che  hanno  ricavato fondi  organizzando  una serata brasiliana  con  cibi  e prodotti  tipici .

 Dulcis in fundo! I bambini iperattivi della ONG Servir ela Vita di Santa Maria ringraziano i loro amici italiani che li aiutano a crescere più sereni: Marcella Messina di S. Stefano e Quirino e Marco di Viganó.
 Ecco  amici , un  piccolo  spaccato    della  nostra  vita .

 Piccoli  progetti  sí , ma che ci costano  tanta fatica e preoccupazioni, in un mondo  onde esistono oceani  di problemi  e bisogni .

 Si  tratta di piccole  gocce , capaci però  di indicare  la direzione  della solidarietà  e della  speranza

 Abbracci  fraterni Frei Emilio  Santi Piro Missionario  Cappuccino in  Brasile

P.S . 1 .P.  Giacomo Valenza é  stato  inviato  in  una  parrocchia  povera delle´ interno di Minas Gerais.  Invieremo notizie più  dettagliate  in  seguito

P.S.2.    Chi  volesse aiutarci  ad aiutare  ecco  i  nostri  contatti  in Italia:

  1. Domenico  Costanzo – Cappuccino , nostro rappresentante  fraterno  a Castelbuono  (PA)  tel. 0921671131 Cell.3891175411
  2.   P.Luigi  Saladdino, Provinciale  dei frati  cappuccini  di Messina tel: 09040094 cell. 3396782882

 Tanto l´uno  quanto l´ altro  hanno  il  c/ corrente postale  intestato  al  nostro  ufficio  missionário

 frei Emilio

l primi prodotti di verdure  e  legumi  sono stati collocati  nel  locale mercatino di Salto  da Divisa.

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“Dove va la chiesa?”

 

Dove va la chiesa? Ogni tanto è bene fermarsi e tornare ai fondamenti, chiedendosi: “Chi è la chiesa?”. La chiesa, ekklesía, è un’assemblea di ekkletoí, una realtà di uomini e donne che Dio chiama, distingue dagli altri attraverso la sua Parola; una realtà plasmata dal Vangelo di Gesù Cristo; una realtà costantemente edificata in un corpo dallo Spirito santo (cf. Ef 2,22). Ecco chi è la chiesa. E dico “chi”, non “che cosa”, perché la chiesa è un soggetto, una creatura, una persona mistica.
Ma la chiesa, creatura Verbi, realtà che è nata e sempre nasce dalla Parola di Dio, vive nel mondo, nella storia e a servizio dell’umanità intera. Non è un luogo segnato dal privilegio della chiamata, ma piuttosto contraddistinto dalla responsabilità verso tutti gli altri. Come il popolo santo dell’antica alleanza è un popolo scelto da Dio in Abramo affinché la benedizione di Dio giunga a tutte le genti (cf. Gen 12,2-3), così la chiesa è chiamata a portare la salvezza al mondo intero. Per questo la chiesa è costitutivamente luogo di dialogo: luogo della parola che si lascia attraversare da un’altra parola; luogo in cui si intrecciano linguaggi e cammini di comunione; luogo in cui regna la comunicazione.
Chiamati al dialogo con Dio, i cristiani hanno il compito di intessere un dialogo anche con tutti gli altri esseri umani. Questa è la loro funzione sacerdotale tra le genti della terra (cf. 1Pt 2,5.9; Es 19,6), la loro ragion d’essere: l’essere strumento di dialogo e riconciliazione. Per questo la chiesa nata a Pentecoste è un realtà che sa esprimere la buona notizia nelle diverse lingue della terra (cf. At 2,1-11). Subito la chiesa per bocca di Pietro e degli altri proclama il Cristo risorto e vivente, e ciascuno sente risuonare l’annuncio nella propria lingua. Nella mattina di Pentecoste le persone presenti a Gerusalemme non devono assumere un’altra lingua, ma è la chiesa che annuncia il Vangelo nella loro lingua, dunque fa innanzitutto un passo di dialogo attraverso il suo linguaggio.
Sì, la chiesa nasce dialogica, è per sua natura capace di un dialogo plurale con le diverse culture e genti della terra a cui è inviata: “Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8), dice il Risorto agli Undici. Non è un caso che la chiesa abbia subito saputo dialogare con il mondo, addirittura con il mondo a lei ostile dell’impero romano, in un’epoca in cui, a fasi alterne, subiva una persecuzione a tratti persino cruenta. Anche in quei primi tre secoli i cristiani hanno dialogato con i cittadini dell’impero, con la cultura filosofica pagana, con le diverse genti del Mediterraneo. Gli scritti di apologeti come Giustino e di padri come Clemente Alessandrino e Basilio ne danno ampia testimonianza.
I cristiani si mostravano cittadini leali verso l’autorità politica romana, pregavano per essa, si sottomettevano alle leggi (cf. Rm 13,1-7) e cercavano di vivere in pace con tutti. Ma dobbiamo confessare con umiltà che, a partire dal IV secolo, talvolta questo atteggiamento è stato smentito dagli stessi cristiani e la chiesa non sempre è stata luogo di dialogo. Soprattutto nella difesa della verità – come affermò con coraggio Giovanni Paolo II durante il giubileo del 2000 – i cristiani hanno assunto metodi in contraddizione con la verità di Cristo e con il suo spirito. Invece del dialogo abbiamo praticato l’esclusione; invece dell’ascolto delle differenze la condanna; invece della comprensione o della tolleranza addirittura la persecuzione di chi era “altro”: gli ebrei, gli “eretici” e, più in generale, chiunque mostrasse una diversità di opinioni, di etica, di fede.
Infine, dopo tre secoli in cui la chiesa era stata spaventata dalla modernità, dall’illuminismo, dalla rivoluzione francese e poi dalla laicità e dall’ostilità dei grandi imperi e delle ideologie totalitarie, ecco arrivare papa Giovanni XXIII, il Concilio Vaticano II, Paolo VI. Papa Giovanni fece nuovamente del dialogo l’atteggiamento della chiesa: dialogo con i “fratelli separati”, si diceva allora dei cristiani non cattolici; dialogo con gli ebrei dopo secoli di ostilità; dialogo con gli uomini non cristiani e non credenti… E qui mi corre l’obbligo di ricordare, accanto alla costituzione conciliare Gaudium et spes, anche un’enciclica di Paolo VI oggi purtroppo dimenticata: l’Ecclesiam suam (6 agosto 1964). La sua terza parte è dedicata proprio al dialogo che la chiesa, per la sua stessa natura, deve intrattenere. Da questo splendido testo cito alcune parole che accesero il cuore di tanti di noi, che lo fecero ardere di gioia e di commozione, perché vedevamo in esse l’aggiornamento, la riforma voluta da papa Giovanni e dal Concilio, confermata e indicata da Paolo VI:
Daremo a questo interiore impulso di carità, che diventa dono esteriore di carità, il nome di dialogo. La chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La chiesa si fa parola; la chiesa si fa messaggio; la chiesa si fa colloquio … Ancor prima di convertire il mondo, bisogna accostarlo e parlargli … L’origine del dialogo si trova nell’intenzione stessa di Dio. Il dialogo deve ricominciare ogni giorno; e da noi prima che da coloro a cui è rivolto (§§ 66-67.70.72.79).
Queste parole di Paolo VI sono coraggiose, ferme, convinte e piene del Vangelo e dei sentimenti di Cristo. A partire da questa intuizione centrale, il papa tracciava nell’enciclica alcuni cerchi, di costante attualità:
• dialogo con tutto ciò che umano e con tutta l’umanità. Questo in vista dell’umanizzazione, compito comune a cristiani e non cristiani; in vista della pace, dono supremo per l’umanità;
• dialogo con tutti i credenti in Dio, i cercatori di Dio nelle altre religioni;
• dialogo con i fratelli cristiani non cattolici;
• dialogo all’interno della chiesa tra pastori e fedeli, tra doni diversi, tra le diverse componenti della chiesa.
In quest’ottica, ci possiamo lasciare con le parole di un mirabile testo delle origini cristiane, indirizzato da un anonimo credente in Cristo a un certo Diogneto:
I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per abiti. Non abitano neppure città proprie, né usano una lingua particolare, … ma testimoniano uno stile di vita mirabile e, a detta di tutti, paradossale … Risiedono nella loro patria ma come stranieri domiciliati (pároikoi); a tutto partecipano come cittadini e a tutto sottostanno come stranieri (xénoi); ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non espongono i loro nati. Mettono in comune la tavola, ma non il letto … Dio ha assegnato loro una missione così importante che essi non possono disertare (A Diogneto V,1-2.4-7; VI,10).

(Enzo Bianchi- “Vita Pastorale” – Luglio 2020)