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Vangelo del giorno
Lunedì 25 Maggio 2020


In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».


(Gv. 16,29-33)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

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I° CONCILIO LATERANENSE



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CONCILIO VATICANO I°

 

È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/

Piccola Famiglia

Don Franco Mogavero, nuovo parroco di Collesano.

 

Commovente e partecipata celebrazione nell’occasione dell’ingresso del nuovo parroco, Don Franco Mogavero, nella comunità parrocchiale di Collesano il 30 Ottobre 2010. 

Dopo 68 anni, l’ultimo parroco locale era stato Padre Rosario Gisiano, è un cittadino di Collesano ad assumere la guida della Basilica di San Pietro. 

Don Franco Mogavero , 41 anni, è presbitero dal 1998.

Specialista in comunicazioni sociali ha insegnato giornalismo  presso  la Pontificia Università Gregoriana ( dove ha conseguito la specializzazione ). Attualmente insegna  comunicazioni sociali presso la facoltà teologica di Sicilia “S. Giovanni Evangelista”. 

 Lascia, con profondo rimpianto dei cittadini, la parrocchia di Scillato dove è stato apprezzato, stimato ed amato.

A Don Franco ci lega un cammino di quasi quattro anni, nel corso del quale siamo stati introdotti alla lettura continuata della Parola seguendo il calendario della Piccola Famiglia dell’Annunziata di Monte Sole alla quale siamo “uniti ” , grazie alla sua“ mediazione “ .

  A testimonianza di questa comunione la presenza, alla celebrazione, di Suor Anita, della comunità di Modena, chiamata da Don Franco a fare da testimone, nonché l’annuncio di proporre alla comunità di Collesano l’esperienza della lettura continuata.

    Non stiamo qui a fare la cronaca di una celebrazione che spesso ci ha fatto cogliere le lacrime di commozione di Franco mentre scorrevano i numerosi e sinceri apprezzamenti per la sua umiltà, la sua cultura, il suo desiderio di autenticità, la sua forza nell’affrontare terribili tragedie che mai hanno scalfito la sua fede e il suo abbandono a Dio, del quale sa bene di non aver ricevuto peso più grande di quello che avrebbe potuto “ sopportare “.

   Vorremo solo dire che tutta la celebrazione è stata pervasa da gioia vera, speranza di novità nello spirito di una continuità instancabilmente in divenire , desiderio autentico di collaborazione tra comunità ecclesiale e comunità civile per una rinascita di tutta Collesano.

   Significative le parole del Vescovo nel sottolineare come le separazioni di un presbitero dalla sua comunità sono sempre dolorose  (“meraviglia sarebbe se non fosse così !” ) ma vanno vissute nella convinzione profonda che il succedersi di sacerdoti non inficia la continuità di un cammino pastorale ma lo arricchisce per la diversità di carismi che ogni singola persona irrepetibilmente ha, pur non essendo, la singola persona, indispensabile  per la continuità del cammino.

  Delicato, sincero il saluto del Sindaco di Collesano.

Toccanti le parole del vecchio parroco, Don Angelo Onorato,  “muto per 12 anni” ma ora irrefrenabilmente loquace nel manifestare la gioia per una vocazione, quella di Franco,  nata e cresciuta nel corso del suo “ parrocato” . Tra le  cose dette, l’invito al vescovo a continuare la strada del “turnover” dei parroci con oltre 9 anni di permanenza in una parrocchia al fine di adempiere a quanto prescritto dal diritto canonico nell’obiettivo di donare plurarità di carismi alle varie comunità.

Intriganti le parole del rappresentante della comunità che, dopo aver tracciato tutto il percorso vocazionale e ministeriale di Don Franco, lo invitava ad intervenire nella locale situazione politica “litigiosa”.

      L’adorazione in preghiera davanti l’altare del Sacramento, l’acqua , il fonte battesimale, i rintocchi della campana, il confessionile, questi i segni  esplicitati nella parte iniziale della celebrazione. Ma noi siamo sicuri che Franco continuerà ad esser icona dell’altro segno fondamentale che Gesù ci ha lasciato: cingersi il grembiule, chinarsi, lavare i piedi e asciugarli.

   In tutta la celebrazione, poi,  il profumo di una presenza impercettibile ma immancabile: quella di Giacomo, fratello di Franco prematuramente scomparso.

  Lo ha invocato il Vescovo, lo ha invocato Franco quando, a termine della celebrazione, si è affidato a Dio, al Vescovo e a Giacomo.

 

   

Protetto: Collatio

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Da ” Testimoni” : lectio divina quotidiana.

Natura e funzione della lectio è di aprire e accompagnare la giornata, come costituisse il respiro segreto e cadenzato, il punto di riferimento d’ogni giorno ; della vita, senz’alcuna eccezione.

Non è qualcosa di speciale, da fare una volta alla settimana, ma qualcosa che va collocato all’inizio di ogni giornata ( apri file  speciale-testimoni   per leggere tutto )

Protetto: Promessa

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Di seguito alcune clip video di prova.

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PRIMA PARTE: La conversione- La spogliazione.


SECONDA PARTE: la regola.


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L’arte consapevole del toccare

 

Qual è stata la rinuncia più grande nei mesi di “clausura” e di distanza richieste per fermare il contagio? Nel conversare con amici, al telefono o sui social, fin dall’inizio è emerso che la fatica maggiore era il non poter più neppure dare la mano a chi si incontrava, tantomeno un abbraccio.
Già nei giorni precedenti la “clausura” questa distanza veniva richiesta e, anche se di malavoglia, ci sorridevamo di lontano, alzavamo la voce per farci sentire, senza avvicinarci. Non è stato facile imparare di colpo la regola della non-prossimità. Anche nella mia convivenza-comunità abbiamo obbedito a queste norme: posti a tavola distanziati, nessun abbraccio nella liturgia, niente segni di attenzione e di confidenza che mettessero in funzione il senso del tatto.
Per spontanea reazione, siamo diventati più che mai digitali per comunicare, per non sentirci soli, in una sorta di bulimia di contatti, pur virtuali. Paradossale: negazione del contatto corporeo e folle bisogno di essere sempre “in contatto”, molto più di quanto facevamo prima (che già non era poco!). L’ho verificato anch’io: molti che non sentivo o vedevo da tempo sono tornati a cercarmi in questo modo. Abbiamo dunque vissuto senza contatti fisici, reprimendo l’affezione e l’empatia che solo l’incontro personale può dare. E siamo stati feriti dal sapere che i malati andavano verso la morte isolati e privati della possibilità di contatti fisici, quando più ne avrebbero avuto bisogno.
Tutto ciò mi ha fatto riflettere sul tatto, il senso più “antico”, attivo in ciascuno di noi fin dalla condizione di feto nel grembo materno. Il tatto è sempre in esercizio per ogni animale vivente. Ogni giorno della nostra vita, fino a quello della morte, quando qualcuno, toccandoci, dirà: “Non respira più!”. Il tatto è reciproco, si accende grazie al con-tatto. È mediante il tatto che realizziamo la relazione del corpo con il mondo: il nostro corpo tocca e prende qualcosa dal mondo che, a sua volta, è tangibile. Ed è il tatto che, più degli altri sensi, attesta l’esperienza certa, secondo l’espressione comune: “Toccare per credere”.
Il tatto ci dice in particolare dove l’altro si situa, vicino o lontano, appena sfiorato o stretto, abbracciato; è il senso che più ci accende di gioia e piacere nelle relazioni, fino all’esultanza. Per questo abbiamo bisogno non solo di scambiare parole o sguardi ma di sentire reciprocamente i corpi accanto, di accarezzare o imprimere un bacio. Nell’esercizio del tatto le mani sono il linguaggio comune, ben oltre le parole. Quale ineffabile arte la carezza…
Quando – speriamo presto – torneremo a stringerci la mano, ad abbracciarci e a baciarci, cerchiamo di essere consapevoli di questo senso e della sua qualità decisiva per la nostra vita. Senza demonizzare la comunicazione virtuale, così utile in questo tempo di pandemia, torniamo a usare le mani e il corpo per vivere la comunicazione come opera d’arte. E il cuore accompagni il tatto, affinché l’epidermide viva e vibri grazie all’arte consapevole del toccare, capace di illuminare le nostre giornate.

(Enzo Bianchi- “Repubblica” – 11 Maggio 2020)