Visite

Vangelo del giorno
Martedì 19 Marzo 2019


Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:


«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».


Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.


(Mt 1,16.18-21.24)
Bibbia – CEI 2008
Cerca nella BIBBIA
Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Recensione libri
 libro-Dossettir

Una pagina al giorno

4) Dalla Liturgia della Parola alla “Lectio Divina” ( pg 33 )


Quando Paolo scrive : “ Per quanto riguarda la carità fraterna, non occorre che io vi scriva, perche avete imparato da Dio stesso ad amarvi gli uni gli altri “ ( 1 Ts 4,9) e quando Giovanni dice “ È scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio” ( Gv 6,45), essi rivelano che c’è la possibilità di una Parola di Dio rivolta direttamente all’uomo. Ebbene,il bene privilegiato per questo ascolto non è forse la preghiera della Parola?. Certo, questa conoscenza è promessa a quanti conoscono la Scrittura, ma indubbiamente essa esce dallo schema della predicazione o della liturgia della Parola.

Un’altra ragione dell’importanza della lectio divina è la preparazione della liturgia. Se la Parola si riceve senza preparazione, senza fede, senza amore e senza conoscenza, essa non vivifica più, resta per noi parola morta. Se l’interpretazione e l’ascolto della Parola devono essere dosso logici, cioè devono avvenire con il criterio di commentare la Parola con la Parola, occorre conoscerla bene e profondamente, e ciò è possibile con l’amorosa assiduità alla Parola.

I brani scelti dalla chiesa per il lezionario sono il minimo per vivere la fede, ma occorre conoscere tutta la Parola per capirli in profondità. Alla loro proclamazione il credente dovrebbe saper vibrare ricordando tutti i testi e tutta la teologia richiamata dalla pericope liturgica. Insomma, il credente dovrebbe essere una summa vivente di concordanze.

Ma non è solo questione di allargamento, di estensione e di approfondimento della conoscenza della Scrittura, è anche questione di personalizzazione. Nella Liturgia Dio parla al popolo, ma questo è solo l’inizio e la causa di quello che dev’essere un incontro personale con Dio.

(Enzo Bianchi – Pregare la Parola)
Poesia del giorno

"Sono un viandante ..."
Libri da leggere

 

Click sulle copertine per aprire i libri

 

Racconti di un pellegrino russo

Il piccolo Principe

Il gabbiano Jonathan Livingston

Dio su una Harley

Ascoltare la parola

Concili nei secoli

 

Clck sull’icona per aprire il documento

 




 

È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/

… E VI PRECEDERANNO ….

 Nuovo lavoro  del gruppo ” Jubilate Deo”, assente dalle manifestazioni castelbuonesi ormai dal 2002, quando presentò ” Dio su una Harley “.  Questo ritorno in occasione delle celebrazioni per l’Anno Giubilare della Parrocchia Maria Assunta.   Dedicato a Enzo La Grua, celebrerà chi non è mai celebrato: gli ultimi, i diserededati, i disprezzati, i dimenticati,  gli sfruttati, gli ” usati” …. ( Pieghevole della manifestazione : e-vi-precederanno)   

Una risposta a … E VI PRECEDERANNO ….

  • LETTERA DEL SANTO FRATE FRANCESCO AI FEDELI

    Nel nome del Signore, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.

    A tutti i cristiani, religiosi, sacerdoti e laici, uomini e donne, agli uomini di tutto il mondo, il loro fratello Francesco, umile servo, manda il suo saluto riverente, augurando dal cielo la pace vera e l’amore sincero nel Signore.Io ritengo che il Signore mi abbia messo al servizio di tutti perché io faccia giungere a tutti il fragrante profumo delle sue parole.
    Ma poiché sono debole e ammalato, non posso presentarmi a tutti, come vorrei. Così ho pensato di scrivere questa lettera, per far giungere ovunque la parola del mio Signore, perché essa dà la vita in quanto proviene dallo Spirito di Dio e dal Signore nostro Gesù Cristo.

    Cristo Redentore

    L’altissimo Padre celeste volle che il suo Figlio, il Verbo santo e glorioso, assumesse il fragile corpo dell’uomo nel seno della Vergine Maria e a lei mandò l’angelo Gabriele, affinché le recasse il lieto annuncio. Il Cristo, che era ricco più di ogni altro, volle scegliere la povertà in questo mondo, insieme con la sua santissima madre.
    Alla vigilia della sua Passione egli consegnò ai discepoli anche il suo corpo e il suo sangue nell’Eucarestia, dicendo: Prendete e mangiate: questo è il mio corpo…..Questo é il sangue della nuova alleanza, che sarà sparso per voi e per tutti in remissione dei peccati (I Cor. 11, 24).
    Infine rimise la sua stessa volontà nelle mani del Padre.
    Egli, mentre il suo sudore cadeva a terra come gocce di sangue, pregava perché si allontanasse da lui la morte vista come un calice di dolore. Concluse però la sua preghiera dicendo: Padre, sia fatta la tua volontà. Non come voglio io, ma come vuoi tu.
    Ora la volontà del Padre fu che il suo Figlio benedetto e glorioso offrisse il suo sangue come vittima sulla croce, non per se stesso, che è il creatore di tutte le cose, ma per i nostri peccati, perché per noi era nato e a noi è stato donato.
    In questo modo Cristo ci ha lasciato un esempio, affinché seguiamo le sue orme, e vuole che tutti ci salviamo per i suoi meriti e siamo uniti a lui, ricevendo il suo corpo e il suo sangue in un cuore puro e in un corpo casto.
    Ma pochi sono coloro che lo vogliono ricevere e salvarsi per mezzo di lui, sebbene ciò che ci domanda sia per il nostro bene e ci dia un peso leggero da portare.

    La scelta giusta

    Si condannano da soli coloro che non vogliono fare esperienza della bontà del Signore e preferiscono le tenebre alla luce, perché fanno il male e non obbediscono ai comandamenti del Signore. A costoro si riferisce la Scrittura quando dice: maledetto chi si allontana dai tuoi comandamenti. Ma fortunati e felici coloro che amano il Signore e realizzando la legge del Vangelo: Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima e il prossimo tuo come te stesso (MT. 22, 37).
    Amiamo, dunque, Dio e adoriamolo con purezza di cuore, perché questo è ciò che sopratutto vuole da noi quando dice: Chi adora Dio deve lasciarsi guidare dallo Spirito e dalla verità (Gv. 4, 23).
    Tutta la nostra vita sia una preghiera e un canto di lode a Dio. Non stanchiamoci di invocare il Padre che è in cielo, poiché bisogna pregare sempre senza stancarsi mai.
    Dobbiamo poi confessare al sacerdote tutti i nostri peccati e ricevere da lui il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, perché chi non mangia il suo corpo e non beve il suo sangue non può entrare nel regno di Dio.
    Tuttavia lo si deve mangiare e bere con le necessarie disposizioni, perché chi ne mangia indegnamente, mangia e beve la propria condanna, non riconoscendo il corpo del Signore, cioè non distinguendolo dagli altri cibi (1 Cor. 11, 29).
    Dobbiamo, inoltre, dimostrare con i fatti che abbiamo cambiato vita. E la prova della tua conversione è che ami il tuo prossimo come te stesso. Se non sei capace di amarlo fino a questo punto, incomincia almeno a non fargli del male e poi ti proverai a fargli del bene. Quelli che hanno ricevuto il potere di giudicare altri esercitino la giustizia con misericordia, perché Dio sarà senza misericordia quando giudicherà chi non ha avuto misericordia degli altri ( Gc 12, 13).
    Tutti pratichiamo l’amore, l’umiltà e siamo generosi nell’aiutare i poveri, perché l’elemosina purifica l’anima dal peccato.
    È nostro dovere osservare le disposizioni della Chiesa circa il digiuno ed evitare sempre gli eccessi nel mangiare e nel bere; ma il nostro vero digiuno consiste nell’astenerci dai peccati e dalle cattive abitudini. Aderiamo in tutto alla fede cattolica; frequentiamo assiduamente le chiese e dimostriamo rispetto per i sacerdoti, non tanto per loro stessi, che possono anche essere peccatori, ma per l’ufficio sacro che essi esercitano. Esso soli, infatti consacrano sull’altare il santissimo corpo e sangue del Signore, lo ricevono e lo amministrano agli altri.
    Di una cosa dobbiamo essere assolutamente certi: che non ci possiamo salvare se non per mezzo di Cristo, accogliendole sue parole, che i sacerdoti, e non altri, proclamano e diffondono.
    Coloro poi che hanno rinunciato ad occuparsi delle cose del mondo, senza trascurare i doveri comuni a tutti i cristiani, hanno assunto l’impegno di aspirare a cose più alte.
    Noi dobbiamo combattere contro il nostro io, i nostri vizi e i nostri peccati, perché, come dice il Signore: è dal cuore dell’uomo che vengono tutti i pensieri malvagi che portano al male. Ci siamo impegnati ad osservare non solo i precetti, ma anche i consigli del Signore. La carità perfetta alla quale aspiriamo deve estendersi anche, a particolarmente, ai nostri nemici, a quelli che ci odiano. Dobbiamo mantenere fede all’impegno della santa obbedienza, in tutto ciò che non è peccato. Ma colui al quale è affidato il compito di comandare ed è ritenuto come superiore, si reputi il più piccolo e chi comanda diventi il servo di tutti i fratelli. Si comporti con bontà verso di loro, come vorrebbe si facesse con lui se si trovasse al loro posto. Non si lasci vincere dall’ira contro il fratello che ha commesso qualche errore, ma con pazienza e umiltà lo aiuti a correggersi.
    Evitiamo di cercare continuamente nella semplicità, nell’umiltà e nella purezza della vita.
    Non è proprio il caso di avere troppi riguardi per la nostra personalità, poiché il peccato ha corrotto l’uomo e lo ha reso misero e ripugnante, tantoché il salmista non esita a paragonare se stesso ad un verme, quando dice: Sono un verme, non un uomo, infamia degli uomini e rifiuto del mio popolo (Sal. 21, 7).
    Mai dobbiamo desiderare di contare più degli altri, ma piuttosto di essere gli ultimi e al servizio di tutti gli uomini per amore di Dio.

    L’intimità con Dio

    Su tutti coloro che così faranno e saranno perseveranti sino alla fine scenderà lo Spirito del Signore, abiterà con loro e saranno figli del Padre Celeste, suoi collaboratori, sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.
    Siamo realmente sposi di Cristo quando l’anima fedele è congiunta a lui per mezzo dell’amore che ci dono lo Spirito Santo; suoi fratelli quando insieme a lui facciamo la volontà del Padre suo che è in cielo; madri quando lo portiamo in noi con amore e con coscienza schietta e lo generiamo per mezzo delle opere buone che devono illuminare agli altri con l’esempio.
    Non c’è nulla di più glorioso, santo e grande che avere un Padre nel cielo; niente più santo, confortante, bello e ammirabile che avere un simile sposo, non c’è gioia più grande, pensiero più rassicurante, consolazione che rechi maggior pace, dolcezza aspirazione più alta, che avere un fratello il quale diede la vita per noi e per noi pregò il Padre dicendo : Padre santo, conserva uniti a te quelli che mi ahi affidato. Padre, tu li hai scelti da questo mondo; erano tuoi e tu li ahi dati a me. Anche le parole che ut mi hai affidato io le ho comunicate a loro. Esso le hanno accolte e hanno riconosciuto senza esitare che io provengo da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo. Io offro me stesso in sacrificio per loro, perché anch’essi siano veramente consacrati a te e siano una cosa sola come noi. Padre, benedicili e santificali. Voglio che dove sono io siano anche essi, affinché vedano la mia gloria nel tuo regno (Gv. 17). Poiché egli ha tanto sofferto per noi, ci ha fatto tanto bene e tanto cé ne riserva per l’avvenire, è giusto che ogni creatura renda al Signore la lode, la gloria, l’onore e la benedizione, perché sua è la forza e la potenza, egli solo è buono, il solo altissimo, il solo onnipotente e ammirevole, glorioso e santo, degno di lode e benedetto per l’infinità dei secoli; Amen.

    La schiavitù del peccato

    Ma tutti coloro che non cambiano vita, che non la orientano verso Dio, che non ricevono il corpo e il sangue del Signore, che vivono nei peccati e seguono le loro cattive inclinazioni, che non mantengono quanto hanno promesso a Dio, che si preoccupano unicamente degli interessi di questo mondo, che si fanno ingannare dalle idee seminte dal demonio e le incarnano nella loro vita, costoro sono come ciechi, perché non conoscono la luce vera che è Cristo Signore. Non possiedono la sapienza di Dio, poiché non hanno in sé lui che è la sapienza del Padre. Parla di loro la Scrittura quando dice: La loro sapienza è finita nel nulla. Non vedono e non conoscono, non vogliono capire; così fanno solo il male e consapevolmente perdono la loro anima. Cercate di conoscere, o ciechi, quali sono i vostri veri nemici: il demonio, le vanità del mondo e voi stessi, perché, come dice il Vangelo: è dal cuore dell’uomo che vengono tutti i vizi e i peccati (MT. 15, 18).Comportandovi in questo modo, non guadagnate nulla che abbia veramente valore in questa vita e non ne acquisterete nell’altra. Vi illuderete di godervi a lungo i beni di questo mondo, ma vi ingannate, perché improvvisa verrà l’ora della vostra morte.

    Ironia di una vita sbagliata

    Arriva la malattia, si avvicina la morte. La moglie e i figli fingono di piangere ma, più che altro, si preoccupano dei beni del moribondo. Egli si lascia commuovere, vedendoli addolorati e, ingannato, pensa tra sé: Ecco io affido me stesso e tutte le mie cose nelle vostre mani. In questo modo determina la propria rovina; perché, come dice il Signore: È sventurato l’uomo che confida negli altri uomini (Ger. 17, 5). Viene chiamato il sacerdote e gli dice:”Vuoi ricevere l’assoluzione di tutti i tuoi peccati?”.
    Risponde:”Certo che lo voglio”.
    “Vuoi riparare a tutto il male che hai fatto e restituire, per quanto ti è possibile, ciò che hai rubato?”
    Risponde: “Questo non lo posso fare”.”Perché no?”
    “Perché ho già lasciato tutto nelle mani dei miei parenti e dei miei amici”.
    E in questo momento perde l’uso della parola e muore con il rimorso nel cuore. Non dobbiamo dimenticare questa realtà: quando qualcuno muore in peccato grave, senza aver riparato, se poteva, il male commesso, la sua anima cade in potere del demonio. E soltanto in quel momento sarà in grado di capire tutta la gravità della sua situazione: tutto ciò che credeva di possedere, i beni e le capacità, la scienza e la furbizia, tutto gli viene tolto. Parenti ed amici pensano soltanto a dividersi le sue sostanze e, magari, inveiscono contro di lui, perché non aveva accumulato abbastanza roba da lasciare a loro. Il corpo se lo rodono i vermi e l’anima é condannata per sempre.

    Benedizione

    Io, frate Francesco, il servo di tutti, nel nome di Dio che è sommo amore, pronto a baciarvi i piedi, prego e scongiuro coloro ai quali perverrà questa lettera di accogliere e mettere in pratica queste e le altre parole del Signore nostro Gesù Cristo, con amore e umiltà. E tutti quelli che così le accoglieranno, rifletteranno su di esse e le faranno conoscere ad altri, purché rimangano fedeli sino alla fine nell’osservarle, siano benedetti dal Signore, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.

Lascia un commento

Utenti collegati
Horloge pour site Orologi per blog
Utility

Se si fossero problemi nella visualizzazzione del blog sul proprio smartphone, attivare – in quest’ultimo – la modalità ” desktop”

 

 

Articoli in evidenza
Suor Rosina della Croce
Cliccando sulle due icone puoi vedere il primo e secondo atto del "musical",
YouTube YouTube
Io Francesco piccolo ….
In questo box il Testo del Teatro-Musica " Io Francesco piccolo ... l'ultimo dei minori"

( Cliccando sulla locandina è possibile aprire il file del "copione" e/o scaricarlo)

Di seguito alcune clip video di prova.

( Cliccando sull' icona della clip è possibile aprire il video) www.ilconfronto.com
PRIMA PARTE: La conversione- La spogliazione.


SECONDA PARTE: la regola.


TERZA PARTE: Francesco e Chiara: " Audite poverelle"
Kenosis-Passio Domini
Cliccando sulle tre icone puoi vedere i tre filmati "Staba Mater" e " Passio Domini" " Apocalypsis Die " eseguiti a Castelbuono il 21 Aprile 2004 ore 20,30 nella Chiesa di San Francesco. - Cliccando sull'icona " Kenosis" potrai leggere o scaricare il libretto dei testi in pdf,
Passio Domini www.ilconfronto.com

Video new
Per vedere i filmati clik sull'icona di quello che scegli di vedere
www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com www.ilconfronto.com YouTube
Articoli in evidenza






Francesco 5 anni di pontificato: un papa in Avvento
Tornare all’essenziale della fede

Il pontificato di papa Francesco compie 5 anni. Più che un bilancio, conviene qui richiamarne l’indirizzo di fondo, come fa anche il saggio del card. W. Kasper sulle radici teologiche del pontificato (cf. qui a p. 183).
Qualche nota va aggiunta sul percorso, che rimane imprevedibile, perché imprevedibile è sempre la storia che cammina su tornanti inattesi. Basti pensare a questa nuova fase della globalizzazione, alle elezioni di Donald Trump o alla Brexit, nel corso del 2016. E nel 2017-2018 alla svolta imperialista cinese o alla sconfitta militare dell’ISIS; all’aggravarsi ulteriore della crisi delle democrazie occidentali, cui non sono esenti le nazioni europee (Italia compresa), e al nuovo protagonismo militare russo. Al centro del magistero di Francesco c’è l’indicazione che la Chiesa torni all’essenziale della propria fede. Al centro del Vangelo. La sua è una svolta kerygmatica. A «quell’umiltà amante di Dio» – come egli l’ha definita – che nell’incarnazione, nella morte e risurrezione del Figlio ha condiviso la nostra umanità.
C’è una radicale corrispondenza tra la figura della kenosis, lo svuotamento di Dio, e la condizione umana, fino alla sua estremità. La scelta preferenziale per i poveri ha come obiettivo l’annuncio di Cristo e della sua salvezza. Più che una visione sociologica, economica, ambientale della povertà emerge in Francesco una visione teologica.
Per papa Bergoglio vivere il Vangelo è possibile perché esso tocca il centro della nostra esistenza. Vi è una corrispondenza profonda tra il centro della nostra umanità e il centro divino dell’umanità di Cristo. Per questo l’annuncio della fede deve essere fatto risuonare nuovamente, come fosse la prima volta, andando oltre le forme culturali prevalenti che sin qui l’hanno espresso.
Il papa cerca e vuole quell’umanità che è l’impronta sconvolgente di Dio nei meandri della nostra storia. Poiché è da quella umanità oscura e sofferente, che assume volta a volta i tratti della povertà, dell’infelicità, dello sconforto, della malattia, della libertà negata, della persecuzione, della migrazione, che occorre ripartire.
È da quella umanità che il mondo attuale, globalizzato anche nell’indifferenza, deve ripartire se vuole evitare pericolosi riduzionismi antropologici. Se il nostro mondo tematizza e accetta la «cultura dello scarto» umano, se rinuncia al primato socialmente esigente della dignità della persona finirà per distruggersi. Quella umanità, Francesco l’ha identificata con la «carne di Cristo».
Per il papa non si può ridurre il cristianesimo alla sua sola forma dottrinale, ma esso deve riguardare l’insieme della vita, di ogni vita, nelle sue espressioni e nelle sue relazioni nei diversi contesti culturali e ambientali. Pascal, nel Mystère de Jésus, fa dire a Gesù, a proposito del suo costato aperto: «quelle gocce di sangue le ho versate per te». Nel costato aperto di Gesù si manifesta per ciascuno l’ospitalità attraente del Dio misericordioso.
Una concezione processuale
In questo papa Francesco ha proposto un ri-orientamento della Chiesa: da un approccio cumulativo, preoccupato di dare ragione sempre, in ogni punto dell’enunciazione e della comunicazione del contenuto dogmatico della fede cristiana, si passa a una concezione processuale e relazionale, incentrata sull’offerta del Vangelo di Dio che implica il riconoscimento della libertà della coscienza. La parola di Dio procede nelle coscienze. Avviene sempre nuovamente. Da qui scaturiscono conseguenze profonde sul piano della figura della Chiesa e del suo rapporto col mondo.
Esse hanno riguardato anche l’assunzione convinta del metodo sinodale come stile ecclesiale. I sinodi sulla famiglia e quello in preparazione sui giovani, il Giubileo della misericordia, che ha modificato il tradizionale impianto degli anni santi, decentrando l’attenzione da Roma e rivolgendola alla periferia della Chiesa.
Dopo l’incremento continuo della centralità della Chiesa di Roma nel postconcilio, Francesco ha cercato un’inversione di tendenza nel timore di un’estinzione d’ogni tensione creativa e d’ogni identità delle Chiese locali. Non sempre gli è riuscita e gli riesce, perché egli vive della contraddizione non risolta di una sussidiarietà imposta dall’alto.
Vanno poi ricordati gli incontri ecumenici: la visita agli ebrei del Tempio maggiore di Roma (gli incontri ad Auschwitz e a Gerusalemme), l’incontro storico con il patriarca di Mosca, Cirillo, a Cuba; quello con il patriarca armeno Karekin II a Erevan; con il primate anglicano J. Welby; e quelli ripetuti con il patriarca ecumenico Bartolomeo I; e ancora con il patriarca copto Tawrados II; infine la commemorazione a Lund, in Svezia, dei 500 anni della Riforma protestante e gli incontri di preghiera con i principali esponenti delle Chiese evangeliche. Incontri che mirano a proporre un modello d’unità e di riconoscimento reciproco che procede attraverso la diversità.
Dei documenti del pontificato, rimane paradigmatica l’esortazione Evangelii gaudium. Qui è il cuore del pontificato. L’esortazione postsinodale Amoris laetitia ha segnato il punto più impegnativo sul piano dottrinale, perché accoglie il metodo sinodale e affida alle Chiese una sensibilità pastorale nuova da esercitare nella disciplina matrimoniale.
Accanto a questi testi c’è l’enciclica Laudato si’ e una miriade di interventi che riguardano modifiche liturgiche e del Codice di diritto canonico, l’accorpamento di 7 diversi dicasteri curiali in 2 nuovi: sui laici e sulla carità. Infine la costituzione sulla vita contemplativa femminile e quella sull’insegnamento teologico Veritatis gaudium (cf. qui a p. 131).
Poi ci sono i viaggi. Soprattutto quelli internazionali (in tutto 27), che hanno toccato tutti i continenti tranne l’Australia, seguendo una linea di geopolitica religiosa, in particolare quelli in Bangladesh, Myanmar, Messico, Cuba, Grecia, Georgia e Azerbaigian, Egitto, Israele, Palestina, Stati Uniti, Turchia. Ci sono stati quelli nati da appuntamenti ecumenici, la Giornata mondiale della gioventù, quelli effettuati per il rafforzamento delle relazioni diplomatiche e dedicati al tema della povertà, della guerra, dei rifugiati (in Asia e in Africa), alla legittimazione ecclesiale (America Latina).
Tra questi, il viaggio a Lesbo ha posto l’attenzione sulla tragedia dei migranti e dei rifugiati. Di qui passa il tema della globalizzazione e della pace, il tema della giustizia e dell’integrazione in Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Quelli italiani hanno seguito un itinerario interno alla Chiesa e come tali hanno riguardato la ridefinizione del rapporto tra il papa, la Chiesa italiana e la sua Conferenza episcopale, un rapporto che si è, dopo una iniziale incomprensione, pressoché pacificato, soprattutto dopo l’elezione a presidente della CEI del card. G. Bassetti.
2018: Curia, finanze e comunicazione
Gli eventi inattesi della Brexit e della vittoria di Trump nelle presidenziali americane hanno modificato e potenzialmente indebolito l’azione del papa sul piano internazionale. Sul piano europeo non c’è un asse forte tra Unione Europea e Santa Sede, la rotta atlantica della Gran Bretagna e la crisi delle democrazie nell’Est europeo indeboliscono il quadro generale, nonostante la tenuta della Francia e della Germania. Di certo non aiuta l’incognita italiana.
Complessivamente la Santa Sede e il papa non potranno non riaffrontare il dossier Europa. Esso non ha a che fare solo con i numeri drammatici dell’immigrazione, del terrorismo islamista, della difficile integrazione sociale e culturale, ma riguarda soprattutto una ripresa incerta e stanca del ruolo del cristianesimo in Europa. Alla paura degli europei si affianca il tema dell’identità dell’Europa e del ruolo del cristianesimo.
Se il viaggio negli Stati Uniti del settembre 2015 aveva segnato un forte riavvicinamento tra la Santa Sede, un papa latinoamericano e gli USA, l’elezione di Trump ha allontanato e modificato quel risultato.
L’attenzione alla Russia (anche in chiave mediorientale) e alla Cina apre possibilità nuove di convivenza alla Chiesa cattolica e al suo ruolo internazionale. Ma sono strade impervie, per la natura di quei regimi e per le incomprensioni storiche.
Il 2018 dovrebbe essere finalmente l’anno della riforma della Curia. È uno degli appuntamenti centrali del pontificato, assieme a quello del riordino finanziario e della pulizia morale. La riforma della curia era stata chiesta dai cardinali durante le congregazioni generali alla vigilia del conclave. Ed è necessaria conseguenza della impostazione ecclesiologica di Francesco.
Nonostante resistenze che il papa riconosce in parte «aperte», in parte «nascoste» e «malevole», questa riforma dovrà toccare il ruolo e la funzione della Curia romana in relazione con Pietro e con la Chiesa universale. Ci si attende una nuova costituzione che sostituisca la Pastor bonus di Giovanni Paolo II e che tematizzi quella che il teologo J. Werbick definiva una «conversione delle strutture». Non solo la conversione dei singoli o qualche aggiustamento funzionale ma il cambiamento istituzionale ed ecclesiale delle strutture stesse.
Se il tema geo-politico e quello geo-religioso hanno trovato uno sviluppo significativo e coerente; se il tema dell’approfondimento teologico del ri-orientamento ecclesiale del pontificato sta muovendo i primi importanti passi, e i «dubia» sulla sua ortodossia trovano nella lettera di Benedetto XVI un’archiviazione definitiva; se il tema della pulizia morale nella Chiesa ha fatto passi avanti; forse il riordino finanziario e il tema della comunicazione rimangono questioni aperte.
Il riordino finanziario e la sua trasparenza costituiscono uno dei punti di maggiore resistenza interna, mentre la comunicazione presenta una sfida in sé: è oggi la dimensione più secolarizzante che agisce anche all’interno della Chiesa. Si applaude il papa e si fa altro rispetto al suo insegnamento.
Papa Francesco sa che questo è un tempo nuovo, incognito. Ma esso è anche un kairos. O, come dice Kasper, un nuovo avvento. Mantenere con rigore la propria ispirazione, senza cedere a facili narrazioni, è forse la risposta migliore.

(Gianfranco Brunelli – Il regno – Marzo 2018)