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Vangelo del giorno
Mercoledì 13 Novembre 2019


Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce:


«Gesù, maestro, abbi pietà di noi!».


Appena li vide, Gesù disse loro:


«Andate a presentarvi ai sacerdoti».


E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.Ma Gesù osservò:


«Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?».


E gli disse:


«Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».


(Lc. 17,11-19)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

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I° CONCILIO DI NICEA



I° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



I° CONCILIO DI EFESO



I° CONCILIO DI CALCEDONIA



II° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



III° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



II° CONCILIO DI NICEA



IV° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



LETTERA A DIOGNETO


I° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



IV° CONCILIO LATERANENSE



I° CONCILIO DI LIONE



II° CONCILIO DI LIONE



CONCILIO DI VIENNA



CONCILIO DI COSTANZA



CONCILIO DI BASILEA



V CONCILIO LATERANENSE


CONCILIO DI TRENTO



CONCILIO VATICANO I°

 

È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/

Tirisan

Costituzione del Comitato No-priv contro la privatizzazione dell’acqua.

Ieri, sabato 6 ottobre, nel corso di una partecipata riunione svoltasi nella sede della lega pensionati – Cisl in piazza Minà Palumbo, si è formalizzata a Castelbuono la costituzione del Comitato No-priv contro la privatizzazione dell’acqua.
Portavoce è stato nominato Silvio Bonomo.
Nel corso delle due giornate di protesta del 29 e 30 settembre hanno aderito al nascente comitato decine di persone (studenti, operai, professionisti, impiegati, pensionati), ed altre si sono aggiunte nel corso della riunione di ieri.
Il comitato, che è aperto a tutti senza distinzione di appartenenze partitiche, intende farsi promotore di attività di documentazione e di vigilanza sui prossimi eventi riguardo alla privatizzazione dell’acqua, e di manifestazioni di protesta contro la consegna delle reti e degli impianti ai privati;a tal fine saranno organizzate attività di sensibilizzazione verso la cittadinanza, che peraltro non ha mancato di manifestare ai promotori, in diverse forme, il proprio appoggio.
Inoltre il comitato intende raccordarsi con le altre realtà istituzionali, associative, politiche e sindacali che da tempo si muovono a livello provinciale e regionale su questo tema.
é in programma per sabato prossimo una manifestazione pubblica, nel corso della quale sarà rilanciata la proposta di un referendum sulla scelta del Sindaco Cicero e conseguentemente del Consiglio comunale unanime di consegnare gli impianti e le reti idirche al gestore privato, idea dallo stesso espressa e subito abbandonata.
Si può aderire al comitato anche scrivendo all’indirizzo 
nopriv@gmail.com, in modo da essere contattati per partecipare alle iniziative in programma. Le novità su http://tranquillopoli.altervista.org/  e su http://www.ilconfronto.com/..
Gioacchino Cannizzaro
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Piccole clip sull’acqua

Padre Zanotelli:

«Fermare i privati è fondamentale, dall’acqua dipende il futuro di milioni di persone»

«Sull’acqua ci giochiamo tutto e guai a noi  se non riusciremo a vincere questa battaglia,  è fondamentale per la vita di milioni di persone».

Dobbiamo tenere gli occhi aperti,  i grandi maghi della finanza, soprattutto in America, suggeriscono di investire sull’acqua, perché i profitti sono del 30% in più rispetto ad altri settori di investimento

Francesco Forgione, ha messo in guardia dal rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.

«Dalle lotte di Danilo Dolci in poi – ha detto – il binomio acqua-mafia ha assunto connotazioni storiche.

Non è un caso che abbiamo ancora oggi dissalatori gestiti da imprenditori condannati per associazione mafiosa, come Pietro Di Vincenzo».

Ecco perché ha ribadito Forgione «l’acqua deve rimanere pubblica, è necessario bloccare tutti i processi che intendono consegnarne ai privati la gestione».

Gestione mista equivale a privatizzare, i Comuni perdono la gestione del servizio idrico integrato e resta un rapporto tra il consiglio di amministrazione dell´Ato e il privato».

«Sull’acqua ci giochiamo tutto.

Senza petrolio potremo anche vivere, ma senza l’acqua no».  Parola di Padre Alex Zanotelli.

«Sull’acqua ci giochiamo la democrazia – dice Zanotelli – è qualcosa di troppo importante.

 Se adesso si combattono le guerre per il petrolio, in futuro si faranno guerre per l’acqua».

Ll’acqua è un dono di Dio, il cantico di San Franceso declamava l’acqua: “Umile, preziosa et casta”.

 Nel mondo di oggi, dove tutto viene trattato come una merce di scambio, anche l’acqua è mercificata e privatizzata. L’uomo è fatto di acqua, e chi mercifica l’acqua mercifica l’uomo.

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Manifestazione contro la privatizzazione del’acqua

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Manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua 29 – 30/09/07 
Significativa manifestazione in piazza Margherita il 30.09.07  contro la privatizzazione dell’acqua alla quale hanno partecipato Giuseppe Mattei, di LIBERACQUA, Gioacchino Cannizzaro, Silvio Bonomo.

 Sono intervenuti il Capo Gruppo PD Cons. Carmelo Mazzola e Rosario Bonomo, segretario comunale del Comune di Gangi.  

 Tutti i partecipanti hanno  ribadito che  in ogni provincia la privatizzazione dell’acqua e l’affidamento degli Ato ,sta avvenendo in modo anomalo.
In alcuni casi, alle gare si è presentato un solo concorrente  facendo pensare a una spartizione a tavolino.
 L’affare è “ un grosso affare “ ci saranno da gestire soldi ( pericolo di possibili infiltrazioni mafiose, specie nella gestione dei subappalti ) e posti di lavoro ( pericolo di voti di scambio ).  Di contro nessuna garanzia sul costo che ricadrà sul cittadino che sicuramente a distanza di un anno si vedrà triplicare le bollette. 
 Privatizzare l’acqua è un grosso danno per l’uomo in quanto tale.
Silvio Bonomo, nel corso del suo intervento, ha richiamato un passaggio di P. Alex Zanotelli “ l’uomo per  circa il 70 % è costituito d’acqua: privatizzare l’acqua significa privatizzare l’uomo e assoggettarlo alla tirannia dei “ magnati dell’acqua” 
 Gioacchino Cannizzaro dopo una esauriente disanima dei vari passaggi amministrativi consumati nelle varie sedi istituzionali, che hanno portato alla privatizzazione,  ha sottolineto l’incoerenza della giunta di sinistra guidata da Mario Cicero e del Consiglio comunale che, attraverso varie perfomance ( contrarietà, indifferenza, disponibilità ), hanno deciso di non opporsi nell’ affidare la gestione dell’acqua ai privati.  
Carmelo Mazzola ha cercato di spiegare, non convincendo, che la scelta adottata dall’amministrazione era una scelta obbligata alla quale ormai l’amministrazione non si poteva sottrarre, dato che, anche deliberando di non consegnare le reti idriche ci saremmo veduti piovere un commissario. 
In replica gli è stato detto che al di sopra di ogni imposizione non condivisa dovrebbe prevalere la coerenza con i successivi atti derivanti. 
 A conclusione Rosario Bonomo ha invitato a non demordere :ancora c’è la legge  da approvare in senato e si è in attesa della pronunzia del TAR del Lazio, per cui ha invitato tutti a continuare in modo efficace la protesta perché è impossibile soffocare la speranza. 
 Qualcun altro dalla folla ha detto che, come in val di Susa con la forza del popolo è stata bloccata la TAV, così anche una opposizione condivisa e efficace potrà produrre gli stessi frutti  sulla privatizzazione dell’acqua. 
 Un plauso al movimento spontaneo unica forza di opposizione in un paese soffocato e mortificato dal “piccolo principe“.
Rosario Ignatti

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Giù le mani dall’acqua. Castelbuono ..come Firenze

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Sabato 29 e Domenica 30 ore 18

manifestazione a Castelbuono

P.zza Margherita contro

a privatizzazione dell’acqua

Giorno 17 settembre il consiglio comunale di Castelbuono, convocato in seduta aperta alla presenza di un pubblico insolitamente numeroso ed attento, ha dato il via libera richiesto dal Sindaco Mario Cicero per consegnare le reti idriche e gli impianti alla società aggiudicataria (ed unica concorrente) della gestione monopolistica del servizio idrico integrato nella provincia di Palermo per 30 anni.

Nel corso del dibattito hanno preso la parola Gioacchino Cannizzaro, in rappresentanza dei cittadini promotori di una delibera che invece intendeva bloccare la consegna delle reti e degli impianti, e Giuseppe Mattei, per il comitato civico Liberacqua.
Entrambi hanno sottolineato l’opportunità che la proposta di delibera fosse approvata nella sua stesura originaria; in particolare Mattei ha fatto rilevare che le modifiche proposte dal partito democratico di Castelbuono, come la richiesta di una percentuale del 3 per cento sul fatturato, l’esecuzione entro i tre anni delle opere indifferivbili e l’esenzione per le fasce più basse, non possono avere applicabilità pratica, perchè in contrasto con il piano d’ambito e con le decisioni prese dall’autorità d’ambito, e comunque incompatibili con i principi privatistici che vengono invece supinamente di fatto accettati consegnando gli impianti; ha ricordato che più di 50.000 siciliani hanno firmato la proposta di legge per l’acqua pubblica, e che è in discussione la moratoria delle privatizzazioni al Senato.
Cannizzaro ha ricordato che diversi amministratori, tra cui l’assessore Genchi in prima linea, avevano preso pubblici impegni a favore della scelta di portare a fondo la lotta per la gestione pubblica dell’acqua, impegni che oggi vengono clamorosamente disattesi; ha affermato tra l’altro che la paventata perdita dei finanziamenti  non può giustificare un atteggiamento succube verso i privati, in quanto, nel caso di successo dell’opzione pubblica, per la quota parte dei comuni sarebbe comunque dovere di Stato e Regione intervenire, essendo le opere idriche di prioritaria importanza tra i lavori pubblici da realizzare nel Paese.
In ogni caso, ha continuato, il rischio di perdita dei finanziamenti c’è comunque, visto che le opere andrebbero rendicontate entro il 2008, ed anche alla luce delle illegittimità denunziate nella procedura di aggiudicazione oggi all’attenzione del TAR e visto inoltre quanto si sa circa l’esistenza di una indagine giudiziaria in corso: in questo caso la responsabilità sarebbe addebitabile non certo a chi si è opposto a tutto ciò ma a chi ha sostenuto a testa bassa questo strano percorso di privatizzazione, a cominciare dal Presidente Musotto e dai Sindaci che lo hanno seguito fin dall’inizio, tra cui quello di Castelbuono.
Il Sindaco, da parte sua, ha sentito la necessità di articolare argomentazioni molto elaborate per circa un’ora, al fine di contestare quanto affermato dagli interlocutori, difendendo le modifiche apportate alla delibera dal gruppo del partito democratico; anzi ha affermato che esse sono state redatte con la sua fattiva partecipazione, ed ha motivato la volontà sua e del suo gruppo di consegnare le reti agitando il pericolo della perdita dei finanziamenti per il comune, e dando così per scontato che tra i primi impegni del gestore privato ci sia il rifacimento della rete idrica di Castelbuono (ma così non è, visto quanto si legge nel piano delle opere da realizzare nel primo quinquennio, diffuso dall’ATO).
D’altra parte non è mancata l’accusa di populismo ai promotori della delibera ed al rappresentante di Liberacqua da parte dello stesso Sindaco di Castelbuono (!).
L’assessore Genchi, chiamato in causa, ha risposto affermando con convinzione cose che sono rimaste oscure ai più, ed incomprensibili agli altri; l’unica cosa chiara a tutti è che non si dimetterà.
Altri importanti esponenti del gruppo consiliare del PD hanno convintamente e con elaborate argomentazioni difeso non solo la consegna delle reti, ma anche le privartizzazioni in generale dell’acqua e di tutti i servizi pubblici, tra cui, in particolare, la sanità.
I consiglieri di centrodestra hanno preso con soddisfazione atto  e si sono rallegrati del fatto che il PD sia venuto sulle loro posizioni, da sempre favorevoli alla privatizzazione, ed hanno proposto a loro volta altre modifiche a loro dire migliorative alla delibera.
Alla fine la proposta di delibera, svuotata di ogni contenuto di rottura, e cassato l’impegno a non consegnare le reti e a non segnalare personale al gestore privato, è stata approvata all’unanimità dai consiglieri presenti, i quali hanno pertanto suggellato quanto ormai era chiaro, e cioè la sostanziale assenza di differenze tra i due (cosiddetti) schieramenti presenti in Consiglio, che si sono trovati d’accordo anche su questa scelta.
é chiaro che il dissenso popolare verso la privatizzazione dell’acqua rimane forte e non potrà essere messo a tacere da questo provvedimento del Consiglio comunale di Castelbuono: altre iniziative sono in programma in questo ed in tutti i comuni della provincia.
Per i cittadini firmatari della proposta di delibera di non consegnare le reti e gli impianti al gestore privato
Gioacchino Cannizzaro

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MANIFESTO DEI CITTADINI CASTELBUONESI
PER LA DIFESA DELLE SORGENTI,
DEGLI IMPIANTI E DELLE RETI IDRICHE
DALLA PRIVATIZZAZIONE

Noi sottoscritti cittadini di Castelbuono

Dissentiamo fermamente dal proposito manifestato dal Sindaco di Castelbuono Mario Cicero di consegnare le reti idriche e gli impianti alla società Acque Potabili Siciliane.

Dissentiamo anche dal voto concordemente espresso dai consiglieri comunali  di centrodestra e centrosinistra, che ha autorizzato il Sindaco a  procedere in tal senso.

Non dimentichiamo che in campagna elettorale il Sindaco e il suo raggruppamento politico avevano espresso pubblicamente il proposito di opporsi alla cessione ai privati del servizio idrico.

Ricordiamo anche che, con una delibera del gennaio scorso, il passato Consiglio comunale aveva deliberato la revoca della convenzione di gestione tra il Comune di Castelbuono e l'ATO idrico, con il voto favorevole di diversi amministratori attuali di entrambi gli schieramenti.

Pertanto in base a quale convenzione il Sindaco Cicero si appresta a consegnare impianti e reti? In base a quella redatta dal commissario ad acta contro la quale lo stesso Sindaco ha proposto ricorso?

Ricordiamo infine che il 22 giugno, in pubblica assemblea, l'Assessore Genchi aveva espresso l'impegno della Giunta ad opporsi al passaggio alla gestione privata del servizio idrico.

Siamo decisi a difendere dalla mercificazione e dall'assoggettamento al lucro la nostra risorsa idrica e gli impianti, realizzati grazie all'impegno e alle battaglie di generazioni di Castelbuonesi.

Riteniamo infatti che l'acqua vada distribuita prima di tutto in base ai principi della solidarietà, dell'utilità collettiva e del risparmio della risorsa.

Non ci facciamo ingannare dal miraggio dei finanziamenti, che intendiamo preservare a favore della collettività, assicurandoli alla gestione pubblica, e sottraendoli a chi invece li vuole utilizzare per arricchirsi.

Non ci convincono le retoriche richieste di percentuali ed esenzioni con cui il Sindaco ed il Consiglio comunale hanno accompagnato la delibera con la quale intendono consegnare la nostra acqua al colorito raggruppamento privato aggiudicatario di una gara con un unico concorrente.

Ci sdegna la sottomissione degli organi politico-amministrativi di questo comune alle scelte imposte dalla giunta provinciale Musotto, contro la volontà dei cittadini più volte manifestata con migliaia di firme.

Siamo peraltro consapevoli che la privatizzazione piace alla casta dei politici,  perché farebbe aumentare la loro presa ed il loro peso sulla società e sull'economia, grazie ai privati che li "faranno sognare" aprendo loro ampi spazi senza alcun controllo per incarichi, consulenze, appalti, subappalti, cariche societarie e simili per amici in carriera e clienti da nutrire.

Noi non ci stiamo.

E quindi:

Ci impegniamo a manifestare con forza in ogni modo pacifico e non violento il nostro dissenso e la nostra opposizione al passaggio delle reti idriche e degli impianti ai privati.

A tal fine diamo vita al "Comitato castelbuonese no privatizzazione - Liberacqua", e ci impegniamo a partecipare alle iniziative che via via saranno programmate.

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Dedicato a Madre Teresa

 

        

 Il giorno più bello?  Oggi.
L’ostacolo più grande?  La paura.
La cosa più facile?  Sbagliarsi.
L’errore più grande?  Rinunciare.
La radice di tutti i mali?  L’egoismo.
La distrazione migliore?  Il lavoro.
La sconfitta peggiore?  Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti?  I bambini.
Il primo bisogno?  Comunicare.
La felicità più grande?  Essere utili agli altri.
Il mistero più grande?  La morte.
Il difetto peggiore?  Il malumore.
La persona più pericolosa?  Quella che mente.
Il sentimento più brutto?  Il rancore.
Il regalo più bello?  Il perdono.
Quello indispensabile?  La famiglia.
La rotta migliore?  La via giusta.
La sensazione più piacevole?  La pace interiore.
L’accoglienza migliore?  Il sorriso.
La miglior medicina?  L’ottimismo.
La soddisfazione più grande?  Il dovere compiuto.                 
La forza più grande?  La fede.
Le persone più necessarie?  I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo?  L’amore. 
                                          

  Madre Teresa di Calcutta
                                               

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TERZA PARTE: Francesco e Chiara: " Audite poverelle"
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Cliccando sulle tre icone puoi vedere i tre filmati "Staba Mater" e " Passio Domini" " Apocalypsis Die " eseguiti a Castelbuono il 21 Aprile 2004 ore 20,30 nella Chiesa di San Francesco. - Cliccando sull'icona " Kenosis" potrai leggere o scaricare il libretto dei testi in pdf,
Passio Domini www.ilconfronto.com

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La bellezza: vedere l’invisibile nel visibile

 

Per affrontare in profondità un discorso sulla bellezza, occorre anzitutto il coraggio di dire che la bellezza è un enigma, anche se oggi se ne parla spesso con troppa ingenuità. Dall’alba della modernità risuonano come sempre attuali le inquiete parole di Albrecht Dürer: “Che cosa sia la bellezza non lo so”, perché ogni tentativo di definirla appare inadeguato, insufficiente. La bellezza è ambigua, come tutte le cose che si manifestano quali realtà terrestri, sperimentate dagli umani. La bellezza seduce, ferisce, intimorisce, esalta, ammutolisce…

Occorre fare una distinzione preliminare: c’è una bellezza cantata dalla fede, la bellezza di Dio, il Creatore, della quale fanno esperienza quanti e quante, grazie alla dýnamis dello Spirito santo, sanno esercitare i sensi della fede; c’è d’altra parte una bellezza delle creature esperibile da ogni essere umano, nella pienezza dei suoi sensi corporei. Il credente può addirittura dare del tu alla bellezza di Dio, confessando che la bellezza non è un attributo, una proprietà, ma un soggetto, Dio stesso, secondo le note parole di Agostino: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato” (Confessioni 10,27). Così nelle sante Scritture si proclama: “Splendido sei tu e magnifico, o Dio!” (Sal 76,5), e si afferma che Dio sarà la bellezza della città santa: “Dominus erit pulchritudo tua” (Is 60,19). Ma quando il salmista e il profeta dichiarano questo, si riferiscono a una bellezza confessabile solo nella fede, perché “Dio nessuno l’ha mai visto” (Gv 1,18).

Più facile da decifrare è la bellezza del Re Messia, celebrato come “il più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 45,3), cantato dalla sposa del Cantico con le parole: “Tu sei bello e grazioso, o mio amato!” (Ct 1,15). Ma nella misura in cui le Scritture si applicano al Messia Gesù, questa bellezza può essere intesa come “altra”, bellezza del pastore, di colui che si prende cura del suo popolo: “Io sono il pastore buono e bello (kalós)” (Gv 10,11.14); addirittura può essere non-bellezza, quando egli si rivela come il Servo del Signore: “Lo abbiamo visto, non aveva né bellezza né splendore” (Is 53,2). La bellezza di Cristo trascende il visibile: solo l’agápe, l’amore, è in grado di narrarla e dunque di indurre a contemplarla.

Vi è d’altra parte la bellezza delle creature, quelle che Dio, dopo averle create, vide che erano “cosa bella e buona” (tob: Gen 1,4.10.12.18.21.25); tra di esse si segnala l’adam, il terrestre, creatura “molto bella” (tob me‘od: Gen 1,31). Questa bellezza si offre alla nostra contemplazione: è la bellezza del cielo (cf. Sal 8,4); è la bellezza della natura, delle epifanie cosmiche (cf. Sir 42,15-43,33), nelle quali “ogni opera di Dio supera la bellezza dell’altra: chi può stancarsi di contemplare il loro splendore?” (Sir 42,25). Questa creazione è carica di bellezza, così che il libro della Sapienza può proclamare: “Tu ami tutte le creature esistenti, non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato … Come potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza, … o Signore, amante della vita?” (Sap 11,24-26).

Ma la bellezza delle creature – come si diceva – non è priva di ambiguità e di equivoci, perché può diventare bellezza dell’idolo, falso antropologico prima che teologico, può essere una bellezza seducente che induce alla tentazione: “la donna vide che l’albero era … affascinante per gli occhi” (Gen 3,6), così come era buono (tob) e appetitoso; e David, vedendo la bellissima Betsabea dalla terrazza della sua reggia, fu sedotto fino a causare l’omicidio di suo marito pur di averla (cf. 2Sam 11). Tutti conoscono la frase di Fëdor Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo” (ma nel testo de L’idiota si tratta di una domanda!); si dimentica però che per lui la bellezza è tanto quella epifanica, divina, quanto quella idolatrica che egli dichiara bellezza di Sodoma. Dunque entrambi queste bellezze feriscono: o sono effroi, “sorprendente spavento” – come amava dire Jean-Louis Chrétien – oppure inducono all’ékstasis, ma sono bellezze differenti!

Ogni essere umano è affamato e assetato di bellezza, ma il discernimento della bellezza rivelativa di Dio e della sua azione richiede un’educazione dell’intelligenza del cuore, un cammino di discernimento mai concluso, un cammino faticoso di ricerca del senso inscritto in ogni bellezza. Più l’aspetto sensibile attira per la sua bellezza, più l’uomo è tentato di non ascoltare la propria interiorità, per restare invece catturato dall’esteriorità. Sono note le riflessioni contenute nel capitolo 13 del libro della Sapienza e, in particolare, in quel passo che intenerisce il cuore e, nel contempo, denuncia il processo di seduzione della bellezza, la quale desta il desiderio di possedere e di consumare:

Se gli uomini, affascinati dalla bellezza delle creature, le hanno prese per dèi …
se, colpiti da stupore per esse,
non sono stati capaci di contemplare,
attraverso la loro grandezza e la loro bellezza, il loro autore,
per costoro leggero è il rimprovero,
perché si sono ingannati cercando Dio e volendolo trovare …
e perché le cose viste sono belle (Sap 13,3-7).

Ecco il dramma della bellezza: è facile proclamare che la bellezza indica, in-segna, rivela Dio, ma fare l’itinerario attraverso la bellezza per giungere alla contemplazione della bellezza divina non è facile, anzi è drammatico! Basti pensare al volto, al corpo dell’adam, maschio e femmina: più vediamo il bello, più potremmo cogliere in esso il sacramento della bellezza di Dio; ma più facilmente noi umani, come incantati, scegliamo la via idolatrica dell’adorazione della creatura, ci prostriamo a causa della sua bellezza, fino alla cosificazione del bello, al consumismo del bello privato della sua soggettività e della sua sacramentalità divina. L’uomo è immagine di Dio (cf. Gen 1,26-27), ma non è così facile giungere a questo riconoscimento. Non a caso Gesù – come recita un suo splendido detto non canonico – ha affermato: “Hai visto un uomo, hai visto Dio”, rivelazione che dovrebbe causare soprattutto una responsabilità del soggetto verso l’altro.

Amo molto l’interpretazione della trasfigurazione di Cristo fornita dalla spiritualità orientale cristiana. Secondo alcuni autori non fu Gesù a trasfigurarsi, ma furono gli occhi dei discepoli che conobbero un processo di trasfigurazione e così furono resi capaci di vedere in lui ciò che prima non vedevano: egli era carne fragile come loro ma, nello stesso tempo, Figlio di Dio, immagine del Padre invisibile. Sì, noi abbiamo bisogno di trasfigurazione per percepire la vera bellezza, per vedere l’invisibile nel visibile.

(Enzo Biancihi- “Avvenire” – 14 Ottobre 2019)