{"id":69,"date":"2007-10-17T23:02:10","date_gmt":"2007-10-17T21:02:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilconfronto.com\/?p=69"},"modified":"2018-04-22T11:22:46","modified_gmt":"2018-04-22T09:22:46","slug":"fausto-il-pastore-e-il-mercenario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/?p=69","title":{"rendered":"Fausto, il pastore e il mercenario"},"content":{"rendered":"<p class=\"titolo\">IL PASTORE<br \/>\nE IL MERCENARIO<a href=\"http:\/\/www.ilconfronto.com\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/lapr_11324669_18270.jpg\" title=\"lapr_11324669_18270.jpg\"><\/a><br \/>\n\u00a0<em style=\"font-weight: normal\">di Fausto Bertinotti<\/em><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.ilconfronto.com\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/lapr_11324669_18270.jpg\" title=\"lapr_11324669_18270.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.ilconfronto.com\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/lapr_11324669_18270.thumbnail.jpg\" alt=\"lapr_11324669_18270.jpg\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-weight: normal\">\u00a0IV Domenica di Pasqua, Anno B 7 Maggio 2006\u00a0. ( <strong><em><font color=\"#008000\">da Adista<\/font><\/em><\/strong>: <strong>Omelia Fuoritempio )<\/strong><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"titolo\"><span style=\"font-weight: normal\"><\/span>\u00a0<strong><font color=\"#ff6600\">Vangelo di Giovanni\u00a0 ( 10,11-18 )<\/font><\/strong><\/p>\n<p><font color=\"#0000ff\"><span><font size=\"+0\"><font face=\"Calibri\"><font color=\"#0000ff\">Io sono il buon pastore.<\/font><\/font><\/font><\/span><span><font size=\"+0\"><font face=\"Calibri\"><font color=\"#0000ff\"><span>\u00a0<\/span>Il buon pastore offre la vita per le pecore. <\/font><\/font><\/font><\/span><span><font size=\"+0\"><font face=\"Calibri\"><font color=\"#0000ff\"><span>\u00a0<\/span>Il mercenario invece, che non \u00e8 pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; <span>\u00a0<\/span>egli \u00e8 un mercenario e non gli importa delle pecore. <\/font><\/font><\/font><\/span><span><font size=\"+0\"><font face=\"Calibri\"><font color=\"#0000ff\"><span>\u00a0<\/span>Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, <span>\u00a0<\/span>come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. <span>\u00a0<\/span>E ho altre pecore che non sono di quest&#8217;ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. <\/font><\/font><\/font><\/span><span><font size=\"+0\"><font face=\"Calibri\"><font color=\"#0000ff\"><span>\u00a0<\/span>Per questo il Padre mi ama: perch\u00e9 io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. <span>\u00a0<\/span>Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poich\u00e9 ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio\u00bb.<\/font><\/font><\/font><\/span><\/font><\/p>\n<p class=\"testo\">\u00c8 nota l&#8217;importanza teologica di questo passo. La fortuna anche iconografica della figura del buon pastore. Ma vorrei provare a dare a questo passo una lettura diversa, forse un po&#8217; eccentrica.<br \/>\nDa una parte sta il buon pastore, dall&#8217;altra il mercenario. Intanto, ci dice il passo, &#8220;il mercenario non \u00e8 pastore&#8221;. La differenza tra i due non \u00e8 una differenza di attivit\u00e0, una differenza accessoria, la differenza \u00e8 ontologica. &#8220;Io sono il buon pastore [\u2026], il mercenario non \u00e8 pastore&#8221;. Il pastore \u00e8 come una vita sola con le pecore: &#8220;D\u00e0 la sua vita per le pecore&#8221;. Il rapporto tra pastore e pecore \u00e8 un rapporto non scindibile, l&#8217;uno \u00e8 parte delle altre, il rapporto si gioca al livello dell&#8217;essere. Al mercenario &#8220;non importa delle pecore&#8221;. La sua sorte \u00e8 separata e opposta alle pecore: quando arriva il lupo, il suo rapporto di mero sfruttamento con le pecore, il suo rapporto utilitaristico, si interrompe, le loro sorti si separano, egli ha il suo guadagno, e che le pecore periscano non \u00e8 affare suo.<br \/>\nIl rapporto del pastore con le pecore, invece, \u00e8 ancor meglio precisato al versetto 14: &#8220;conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me&#8221;. Quello che qui si mostra, quello che fa da sostrato all&#8217;interpretazione teologica della parabola, \u00e8 una realt\u00e0 altrettanto importante. Anzi, l&#8217;interpretazione teologica \u00e8 possibile proprio in quanto si basa su un&#8217;esperienza. L&#8217;esperienza del rapporto tra l&#8217;uomo ed il mondo che lo circonda, si direbbe oggi l&#8217;ambiente, ma io preferisco mondo. Il pastore \u00e8 l&#8217;uomo che riconosce l&#8217;assenza di cesura tra s\u00e9 e il mondo. E questa mancanza di cesura, questa non separabilit\u00e0 \u00e8 riconosciuta come originaria ed autentica. \u00c8 un uomo che sa la sua sorte essere strettamente legata alla sorte del mondo. Egli vive se le pecore vivono, egli conosce questo ambiente come suo ed esso lo riconosce come parte: tra questo uomo ed il mondo non c&#8217;\u00e8 estraneit\u00e0, ma reciproca conoscenza.<br \/>\nConoscenza cos\u00ec completa che permette ed anticipa la conoscenza delle cose ultramondane: &#8220;come il Padre conosce me ed io conosco il Padre&#8221;. Questa intimit\u00e0 con l&#8217;ambiente circostante \u00e8 originaria e consente come tale, perch\u00e9 \u00e8 della stessa natura, l&#8217;apertura verso l&#8217;Altro.<br \/>\nIl mercenario invece ha con il mondo (le pecore) un rapporto di estraneit\u00e0. Il suo mondo \u00e8 il mondo delle cose che si comprano e che si vendono. \u00c8 un mondo sfruttato e da cui si trae guadagno immediato, ma in questo guadagno \u00e8 gi\u00e0 iscritta la rovina sia del mercenario che del mondo. Arriva il lupo. Irrompe la realt\u00e0 che denuncia il rapporto reificato. Le pecore si disperdono, il mercenario fugge. Non c&#8217;\u00e8 scampo, n\u00e9 per il mercenario, n\u00e9 per le pecore. La reciproca estraneit\u00e0 porta alla distruzione e alla perdita di soggetto e contesto.<br \/>\nIl rapporto originario, invece, di pastore e pecore, di soggetto e ambiente consente l&#8217;apertura verso l&#8217;Altro, e con questo &#8211; attraverso di questo &#8211; anche il rapporto verso gli altri. [16] &#8220;E ho altre pecore che non sono di quest&#8217;ovile. Anch&#8217;esse io devo guidare, ascolteranno la mia voce e saranno un solo gregge, un solo pastore&#8221;. Solo per l&#8217;uomo non separato dal mondo, per l&#8217;uomo non-merce, \u00e8 possibile il rapporto con gli altri. L&#8217;altro gregge, il vicino. Gli altri sono interessanti tanto quanto il s\u00e9 e il suo gregge. E questo rapporto si presenta non come un rapporto di conquista ma di dialogo: &#8220;ascolteranno la mia voce&#8221;. Il pastore parla e gli altri rispondono alla parola, si mettono in ascolto. Fuori dal mondo mercificato, il dialogo tra diversi \u00e8 possibile ed \u00e8 possibile l&#8217;ascolto reciproco. Un ascolto che si fa rapporto, ma mai conquista perch\u00e9 non solo si dice &#8220;saranno un solo gregge&#8221;, ma anche &#8220;un solo pastore&#8221;. Un rapporto che prevede che non ci sia un includente ed un incluso. Un inculturante ed un inculturato. Lo scambio \u00e8 paritario. Non si dice &#8220;ci sar\u00e0 un solo pastore&#8221;, un conquistatore o un signore, ma &#8220;saranno un solo pastore&#8221;. Un umanesimo che non si fonda su un&#8217;idea precostituita di umanit\u00e0 ma su un&#8217;unit\u00e0 originaria di parola e ascolto.<br \/>\nE qui l&#8217;ultima, enorme, conseguenza di questo essere immediati nel mondo. La morte. Il pastore e le pecore sono legati in un destino indissolubile. Fino alla morte, perfino nella morte. Ma essa non \u00e8 pi\u00f9 elemento estraneo. [Gv 18] &#8220;[La vita] nessuno me la toglie, ma io la do da me stesso. Ho il potere di darla e ho il potere di riprenderla&#8221;. Questo versetto, letto su un piano completamente umano, \u00e8 il perfetto completamento del ragionamento fatto sopra. La morte stessa, in un&#8217;ontologia di non-separatezza, \u00e8 evento naturale di cui l&#8217;uomo diviene soggetto e non oggetto passivo. La morte e la vita sono nella natura del soggetto, sono sorte che lega uomo e mondo. Il potere stesso &#8220;di darla&#8221; non \u00e8 la forza prometeica del mercenario che sfida e sfrutta il mondo alla ricerca spasmodica di una maschera d&#8217;immor-talit\u00e0, ma energia creativa e accettazione dell&#8217;ordine naturale: &#8220;questo \u00e8 il comando che ho ricevuto dal Padre mio&#8221;.<\/p>\n<p>* segretario nazionale<br \/>\ndel Partito della Rifondazione Comunista &#8211; Sinistra Europea<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL PASTORE E IL MERCENARIO \u00a0di Fausto Bertinotti \u00a0IV Domenica di Pasqua, Anno B 7 Maggio 2006\u00a0. 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