{"id":23388,"date":"2021-01-23T12:32:41","date_gmt":"2021-01-23T10:32:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/?p=23388"},"modified":"2021-03-06T18:58:06","modified_gmt":"2021-03-06T16:58:06","slug":"herbert-haag-riflessioni-tratte-dal-libro-gesu-al-sacerdozio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/?p=23388","title":{"rendered":"Herbert Haag &#8211; Riflessioni tratte dal libro &#8221; Ges\u00f9 al Sacerdozio&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\"><em>P<span style=\"color: #000000;\">ubblichiamo una \u201criflessione\u201d tratta \u00a0<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">da<\/span> \u00ab <span style=\"color: #800080;\"><strong>Ges\u00f9 al sacerdozio<\/strong><\/span>\u00bb &#8211; <span style=\"color: #000000;\"><em>edizioni Claudiana &#8211;\u00a0<\/em><em> sulle considerazioni\u00a0 del teologo Herbert Haag in merito a Ges\u00f9 e i sacerdoti, valutazioni che mettiamo in evidenza per suscitare riflessioni sui tanti temi aperti in merito al dibattitto sotterraneo e non troppo sul \u201c clericalismo\u201d.<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\"><em>Herbert Haag \u00e8 \u00a0nato in Germania nel 1915, ed \u00e8 morto nella sua casa di Lucerna a 86 anni. \u00a0Ordinato sacerdote nel 1940, ha studiato filosofia a Roma, teologia a Parigi e Friburgo (Svizzera), scienze bibliche a Roma. <\/em><\/span><!--more--><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\"><em>Dal 1948 al 1960 \u00e8 stato docente di Antico Testamento alla Facolt\u00e0 teologica di Lucerna, e dal 1960 al 1980 professore alla Facolt\u00e0 teologica di Tubinga, in Germania, dove per vari anni \u00e8 stato collega di insegnamento del futuro papa Benedetto XVI. <\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">\u00a0Diversi importanti vescovi e teologi di tutto il mondo sono diventati destinatari di un premio assegnato ogni anno dalla Fondazione Haag, istituita in suo onore nel 1985. Due dei vincitori pi\u00f9 importanti del premio sono stati il \u200b\u200bvescovo francese, Jacques Gaillot, che \u00e8 stato sollevato dai suoi doveri diocesani dal Papa, e l&#8217;attivista anti-apartheid, C F Bayers-Naud\u00e9.<\/span><\/p>\n<h2 align=\"center\"><\/h2>\n<h2 align=\"center\"><a name=\"t3\"><\/a><span style=\"color: #000080;\"><b>GES\u00d9 NON VOLEVA SACERDOTI<\/b><\/span><\/h2>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Tratto da &#8220;<i>Da Ges\u00f9 al sacerdozio<\/i>&#8221; ~ <\/span><a href=\"http:\/\/www.claudiana.it\"><i><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"> edizioni Claudiana<\/span><\/i><\/a><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\"> ~<br \/>\ndi <a href=\"http:\/\/xoomer.virgilio.it\/ikthys\/sacerdoti.htm#haag\">Herbert Haag<\/a>, teologo cattolico<\/span><\/p>\n<hr size=\"3\" width=\"92%\" \/>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Premessa<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">ORDINAZIONE E CELIBATO: DUE &#8220;INVENZIONI&#8221; ECCLESIASTICHE<br \/>\nCHE DANNEGGIANO LA CHIESA<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">La crisi del sacerdozio cattolico romano \u00e8 evidente. Tutto ci\u00f2 che la chiesa ufficiale ha intrapreso finora per fronteggiarla non ha sortito alcun effetto. Mancanza di sacerdoti, comunit\u00e0 senza eucaristia, celibato, ordinazione delle donne sono i problemi che, accanto ad altri, maggiormente caratterizzano l&#8217;attuale difficolt\u00e0 della Chiesa cattolica. Accade sempre pi\u00f9 spesso che la conduzione delle comunit\u00e0 sia affidata a laici, i quali, tuttavia, non essendo &#8220;ordinati&#8221;, non possono celebrare l&#8217;eucaristia con la loro comunit\u00e0, anche se ci\u00f2 dovrebbe propriamente far parte dei loro doveri. Nella Chiesa delle origini ci\u00f2 non costituiva un problema. La celebrazione dell&#8217;eucaristia era di esclusiva competenza della comunit\u00e0. Coloro i quali presiedevano l&#8217;eucaristia, con l&#8217;accordo della comunit\u00e0, non erano &#8220;ordinati&#8221;. Erano semplici membri della comunit\u00e0. Oggi li definiremmo dei laici, uomini, ma anche donne, di regola sposati, ma anche non sposati. L&#8217;elemento determinante era l&#8217;incarico affidato dalla comunit\u00e0. Perch\u00e9 oggi non dovrebbe essere realizzabile ci\u00f2 che ieri era possibile?<br \/>\nSe Ges\u00f9, come si sostiene, ha istituito il sacerdozio della nuova alleanza, occorre chiedersi come mai non se ne trovi traccia nei primi quattrocento anni di storia della Chiesa. Si dice inoltre che i sette sacramenti che la Chiesa cattolica conosce siano stati tutti istituiti da Ges\u00f9. In pi\u00f9 di un caso risulta tuttavia difficile dimostrare che le cose stiano davvero cos\u00ec. Nel caso del sacramento dell&#8217;ordinazione sacerdotale la dimostrazione \u00e8 del tutto impossibile. Ges\u00f9 ha piuttosto indicato, con parole e gesti, di non volere sacerdoti. Egli stesso non era un sacerdote, nessuno dei &#8220;dodici&#8221;, e nemmeno Paolo, lo erano.<br \/>\nAllo stesso modo il ministero episcopale non pu\u00f2 essere fatto risalire a Ges\u00f9. L&#8217;ipotesi secondo cui gli apostoli, allo scopo di garantire la successione del loro ministero, avrebbero insediato dei vescovi quali loro successori, \u00e8 indifendibile. Il ministero episcopale, come ogni altro ministero ecclesiastico, \u00e8 una creazione della Chiesa, il prodotto di uno sviluppo storico. Stando cos\u00ec le cose, la Chiesa pu\u00f2 disporre liberamente, in ogni momento, dei ministeri del vescovo e del sacerdote. Essa pu\u00f2 decidere di mantenerli, modificarli o abolirli.<br \/>\nLa crisi della Chiesa durer\u00e0 fino a quando essa non si decider\u00e0 a darsi una nuova costituzione. In questa nuova costituzione non ci potr\u00e0 pi\u00f9 essere posto per due classi &#8211; sacerdoti e laici, consacrati e non consacrati &#8211; ed essa dovr\u00e0 stabilire che un incarico affidato dalla Chiesa \u00e8 sufficiente per condurre una comunit\u00e0 e celebrare con essa l&#8217;eucaristia. Questo incarico potr\u00e0 essere affidato a uomini e donne, sposati e non sposati. In questo modo sarebbero risolti due problemi in una volta sola, quello dell&#8217;ordinazione delle donne e quello del celibato.<br \/>\nA chi sostiene che nella Chiesa non possono esserci due classi, si risponde spesso che esistono altri esempi di sviluppi organici la cui origine pu\u00f2 essere fatta risalire solo indirettamente al Nuovo Testamento. Quale esempio si cita il battesimo dei bambini, che non trova diretto riscontro nel Nuovo Testamento, ma che nemmeno lo contraddice. Il richiamo ad altri sviluppi \u00e8 per\u00f2 accettabile solo nella misura in cui quelli rispettino i principi fondamentali dell&#8217;evangelo. Allorquando essi li contraddicono su questioni decisive, sono illegittimi, inaccettabili e dannosi.<br \/>\nTutto ci\u00f2 si applica sicuramente alla Chiesa sacerdotale. Lo studio dei testimoni biblici e delle origini cristiane rivela in modo chiaro e convincente che la gerarchia e il sacerdozio si sono sviluppati, nella Chiesa, senza alcun rapporto con la Scrittura. Solo in una fase successiva \u00e8 stata data una giustificazione dogmatica alla loro esistenza. Tutto indica che per la Chiesa \u00e8 giunto il momento di recuperare la propria essenza originale.<br \/>\n(&#8230;)<br \/>\nDedico questo libro, in modo particolare, ai credenti delle diocesi nelle quali ho prestato il mio servizio ecclesiastico: Coira, Basilea e Rottenburg-Stoccarda.<\/span><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Lucerna, Capodanno 1997<\/span><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Herbert Haag<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\"><br \/>\n<span style=\"font-family: arial black, sans-serif; font-size: 14pt; color: #0000ff;\"><b>LO DICE LA TRADIZIONE: L&#8217;ORDINAZIONE<br \/>\nRISPONDE AD UNA ESIGENZA DI CLASSE<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">di Herbert Haag<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #800000;\"><strong><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\">C&#8217;\u00e8 il sacerdote perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 il sacrificio<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Non \u00e8 un caso se l&#8217;istituzione del sacerdozio nasce all&#8217;inizio del terzo secolo &#8211; &#8220;il termine &#8220;sacerdos&#8221;, sacerdote, appare, per la prima volta, per designare i vescovi e anche i presbiteri cristiani, in Tertulliano (83).<br \/>\nDall&#8217;inizio del terzo secolo la comprensione sacrificale dell&#8217;eucaristia \u00e8 saldamente radicata. Per arrivare a ci\u00f2 occorsero circa cento anni. Fin dall&#8217;inizio, a cominciare dai racconti neotestamentari dell&#8217;istituzione, l&#8217;originaria cena degli amici con il Signore risorto subisce una reinterpretazione e viene celebrata come <i>memoria<\/i>, per ricordare la passione di Ges\u00f9 e richiamarla alla mente. A partire dal secondo secolo troviamo indicazioni del fatto che la comunit\u00e0 offre al Padre il suo Figlio sacrificato (84). Cristo diventa il sacrificio della Chiesa, uno sviluppo dovuto, come abbiamo visto (pp. 103 ss.), all&#8217;accusa di ateismo mossa dallo Stato romano.<br \/>\nLa prima lettera di Clemente riconosce che i presbiteri allontanati dal loro servizio (<i>leiturgia<\/i>) &#8220;hanno servito (<i>leiturgesantes<\/i>) il gregge di Cristo umilmente e in modo esemplare&#8221; (44,3) e &#8220;hanno offerto con devozione e in modo esemplare i sacrifici (<i>dora<\/i>)&#8221; (44,4). \u00c8 chiaro che il termine <i>leiturgia<\/i> non ha qui nessun significato cultuale, ma indica genericamente l&#8217;esercizio di un ministero. Si discute invece se &#8220;sacrificio&#8221; non indichi anche e in modo particolare l&#8217;eucaristia (85).<br \/>\nAbbiamo gi\u00e0 constatato (vedi pagina 81 ss.) che in Giustino si trovano espressioni che solo difficilmente possono essere intese in modo diverso da come sono presentate nella dottrina cattolica successiva. <i>Ignazio<\/i> <i>di Antiochia<\/i> non sostiene apertamente il carattere sacrificale dell&#8217;eucaristia, ma &#8220;lo lascia certamente intendere&#8221;. Egli stesso desidera essere sacrificato a Dio finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 ancora un altare dei sacrifici (<i>thysiasterion<\/i>), dando quindi per scontato che la comunit\u00e0 si riunisca intorno a un simile altare (86). <i>Clemente di Alessandria<\/i> non elabora il tema dei sacramenti, nemmeno quello dell&#8217;eucaristia. Da affermazioni occasionali emerge tuttavia che l&#8217;eucaristia \u00e8, per lui, nel contempo, preghiera, pasto e sacrificio (87). &#8220;Rimane [&#8216;] da notare che anche Clemente collega l&#8217;idea del sacrificio all&#8217;eucaristia&#8221; (88).<br \/>\nConsideriamo infine i cartaginesi Tertulliano e Cipriano. Sorprende che <i>Tertulliano<\/i> abbia scritto un trattato sul battesimo e uno sulla penitenza, ma non uno sull&#8217;eucaristia. Tuttavia dobbiamo proprio a lui il pi\u00f9 ricco vocabolario sull&#8217;eucaristia. A questo appartengono per esempio la definizione <i>dominica solemnia<\/i> e in particolare l&#8217;espressione, divenuta da allora classica nella Chiesa, &#8220;sacramento dell&#8217;eucaristia&#8221; (<i>eucharistiae sacramentum<\/i>) (89). Presenza reale e sacramento sono, per Tertulliano, i tratti essenziali dell&#8217;eucaristia (90). Da notare infine che, in Tertulliano, gli &#8220;anziani che hanno dato buona prova di s\u00e9&#8221; (<i>probati seniores<\/i>) presiedono l&#8217;eucaristia (91).<br \/>\nDi <i>Cipriano<\/i> di Cartagine dobbiamo occuparci un po&#8217; pi\u00f9 dettagliatamente. Per quanto riguarda l&#8217;eucaristia egli \u00e8 conosciuto per averne sottolineato, pi\u00f9 di ogni altro, il carattere sacrificale. Su questo punto dobbiamo per\u00f2 procedere con cautela. In particolare la sua sessantatreesima lettera, scritta nell&#8217;anno 253, dimostra infatti che sebbene egli consideri l&#8217;eucaristia <i>sacrificium, passio, oblatio<\/i>, intenda tutto ci\u00f2 nel senso antico di memoria, <i>commemoratio<\/i>. Essa \u00e8 <i>dominicae passionis et nostrae redemptionis sacramentum<\/i>. E <i>sacramentum<\/i> indica, in questo caso, la presenza sacramentale (92).<br \/>\nDetto questo, bisogna riconoscere che la comprensione eucaristica del terzo secolo \u00e8 dominata dal tema dell&#8217;<i>offerta<\/i> del sacrificio di Ges\u00f9 e non da quello<i> della presenza<\/i>. E dove si offre un sacrificio non pu\u00f2 non esserci &#8211; stando al pensiero dell&#8217;epoca &#8211; il sacerdote. &#8220;Dapprima si sviluppa il concetto di un culto e di un particolare rito sacrificale cristiano, subito dopo sorge quello di un ministero e di uno stato sacerdotale [&#8216;] L&#8217;idea del sacerdozio \u00e8, come detto, successiva al concetto del sacrificio cultuale&#8221; (93). In questo periodo si tratta tuttavia sempre ancora del sacerdozio inteso come ministero.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">La svolta di Cipriano<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Anche per Cipriano (met\u00e0 del terzo secolo) l&#8217;ordinazione sacerdotale non \u00e8 un sacramento (94). Il suo pensiero e quello del suo tempo &#8211; la met\u00e0 del terzo secolo &#8211; contribuiscono tuttavia a modificare in modo significativo le strutture del clero. Queste cambiano sotto tre punti di vista.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">1. Uffici come quello del dottore, che in origine erano posti <i>accanto<\/i> a quello dei vescovi e dei presbiteri, e dunque <i>al di fuori<\/i> del clero, vengono integrati nella gerarchia. In tal modo essi sottostanno alla sorveglianza e al controllo del vescovo (95).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">2. D&#8217;ora in poi esiste la possibilit\u00e0 di salire da un ministero inferiore, come quello del lettore, che era finora permanente, a un ministero superiore, quale quello di presbitero o addirittura di vescovo. La temporanea assegnazione a un gradino inferiore poteva dipendere da vari fattori: giovane et\u00e0 (96), periodo di prova o retribuzione. Il presbitero occupava un&#8217;altra &#8220;fascia salariale&#8221; (97).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">3. Con ci\u00f2 siamo gi\u00e0 al terzo punto: il ministero ecclesiastico diviene, d&#8217;ora in poi, un impiego a tempo pieno, dunque un mestiere che d\u00e0 da vivere, mentre in epoche precedenti era un&#8217;occupazione accessoria (accanto a un&#8217;occupazione profana). La Chiesa divenne un&#8217;organizzazione simile allo Stato (98).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Non stupisce dunque di trovare in Cipriano, all&#8217;interno del clero come pure nei rapporti del clero con i laici, un quadro mutato. Nel clero l&#8217;ordine gerarchico vescovo-presbitero-diacono \u00e8 divenuto ormai un istituto fisso. Rispetto alla &#8220;Traditio apostolica&#8221; si notano tuttavia due mutamenti gravidi di conseguenze:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">1. La posizione del vescovo trova la sua massima esaltazione. Per Cipriano <i>sacerdos<\/i> \u00e8 sempre il vescovo, egli \u00e8 il sacerdos <i>par<\/i> <i>excellence<\/i> (99). Egli assume il ruolo di Cristo (<i>sacerdos vice Christi<\/i>) (100). In quanto tale, il vescovo deve rendere conto soltanto a Dio (101). I vescovi sono i successori degli apostoli, i primi vescovi (102). Nel contempo in Cipriano lo stato dei <i>presbiteri<\/i> acquista maggiore autonomia. Essi presiedono autonomamente l&#8217;eucaristia e impersonano, svolgendo questo ruolo, il sacerdozio levitico del tempio. I diritti del vescovo (elezione, possesso dello Spirito, assoluzione, eucaristia) sono da questo conferiti anche ai presbiteri. Il vescovo distribuisce le &#8220;parti&#8221; (<i>kleroi<\/i>) e i destinatari diventano, ricevendole, &#8220;clero&#8221; (103). Del clero non fanno parte soltanto i gradi pi\u00f9 alti (vescovo, presbitero, diacono), ma anche quelli inferiori, tra cui gli accoliti e i lettori (104). L&#8217;appartenenza al clero non dipende pi\u00f9 dalla liturgia. Chierico \u00e8 semplicemente chi riveste un ministero ecclesiastico.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">2. Di conseguenza la distanza tra clero e popolo aumenta. <i>Clerus<\/i> e <i>plebs<\/i> sono una coppia di parole ricorrente negli scritti di Cipriano (105). Chierici e laici sono chiaramente distinti. Quando il vescovo &#8211; o il presbitero &#8211; entra in Chiesa, il popolo deve alzarsi (106). Si pu\u00f2 propriamente parlare del passaggio da un &#8220;popolo sacerdotale&#8221; a un &#8220;popolo dei sacerdoti&#8221; (107).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Tale sviluppo ha determinato la relegazione dei laici in un ruolo sempre pi\u00f9 passivo. Un&#8217;immagine eloquente, che esprime tale situazione, la troviamo nelle Pseudo-Clementine, un romanzo cristiano &#8211; il primo romanzo cristiano in assoluto &#8211; risalente alla prima met\u00e0 del terzo secolo (108). In quest&#8217;opera Pietro d\u00e0 a Clemente, suo successore (!) indicazioni sull&#8217;esercizio del proprio ministero e sui doveri dei presbiteri, dei diaconi, dei catechisti e dei fedeli. La Chiesa \u00e8 paragonata a una barca il cui timoniere \u00e8 Cristo. Il vescovo \u00e8 il secondo timoniere, i presbiteri sono i marinai, i diaconi i capi della ciurma, i catechisti sono gli ufficiali contabili. La &#8220;massa dei fratelli&#8221;, cio\u00e8 i fedeli, sono i passeggeri. Essi non conducono la nave, ma sono trasportati e affidati, in tutto e per tutto, alle capacit\u00e0 o incapacit\u00e0 dell&#8217;equipaggio: questa \u00e8 l&#8217;immagine della Chiesa clericale, mantenutasi, attraverso i secoli, fino a oggi.<br \/>\nL&#8217;immagine \u00e8 completata dalla seguente raccomandazione: &#8220;I passeggeri stiano seduti ai loro posti e non si muovano, affinch\u00e9 non provochino, con i loro spostamenti disordinati, pericolosi movimenti e sbandamenti\u00a0della nave&#8221;.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\"><i><b>Il carattere indelebile del sacerdote<\/b><\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">\u00c8 <i>Agostino<\/i> (354-430) a provocare la svolta che porta al sacerdozio <i>personale<\/i>, &#8220;distinguendo tra la grazia dello Spirito Santo, che pu\u00f2 essere persa, dalla grazia del sacramento dell&#8217;ordine, che non si cancella mai&#8221; (109). Il sacramento rimane valido anche per chi perde il proprio ministero ecclesiastico. &#8220;Anche chi viene allontanato dal ministero per avere commesso un grave errore conserva il sacramento del Signore ricevuto una volta per tutte&#8221; (110).<br \/>\nPer questo motivo Agostino ritiene che l&#8217;ordinazione non possa essere ripetuta. Essa \u00e8 impressa indelebilmente nel sacerdote e appartiene al suo carattere. In altre parole essa esprime, come il marchio (<i>character<\/i>) impresso sugli schiavi, sui soldati e sugli animali, un rapporto incancellabile di propriet\u00e0 (schiavo-padrone, soldato-imperatore, gregge-pastore). &#8220;Il disertore non porta il marchio del disertore, ma quello del condottiero. Cos\u00ec anche il battezzato porta in s\u00e9 il sacramento del battesimo e l&#8217;ordinato quello dell&#8217;ordine, e non se ne pu\u00f2 disfare, anche se \u00e8 separato dalla Chiesa&#8221; (111).<br \/>\nPrima del quinto secolo non si pu\u00f2 parlare di un sacerdozio inteso nel senso attribuitogli oggi. &#8220;Nei Padri pi\u00f9 antichi non si trova alcuna traccia di un <i>character indelebilis<\/i> o di un &#8220;sacramento&#8221; dell&#8217;ordine sacerdotale e l\u00e0 dove si crede di trovare qualcosa di simile si tratta di un fraintendimento [&#8230;] La svolta decisiva verso una nuova, assoluta comprensione del concetto di sacerdote avviene al passaggio dal quarto al quinto secolo&#8221; (112).<br \/>\nQuesta carrellata ha mostrato che tutti gli uffici sono creazioni della Chiesa. <i>Nessuno<\/i> di essi pu\u00f2 essere fatto risalire a Ges\u00f9, nemmeno quello del vescovo e meno di ogni altro quello del sacerdote. Ci\u00f2 significa che anche oggi questi uffici sono a disposizione della Chiesa. La pi\u00f9 grande variet\u00e0 di possibilit\u00e0 si riscontra nella celebrazione dell&#8217;eucaristia. Essa era celebrata dall&#8217;intera comunit\u00e0 (113), dagli ospiti delle comunit\u00e0 che si riunivano nelle case, da profeti, dottori, anziani, vescovi, presbiteri e infine &#8211; a partire dal quinto secolo &#8211; da sacerdoti che hanno ricevuto il sacramento dell&#8217;ordine. Per la durata di quasi quattrocento anni non \u00e8 stata necessaria la &#8220;consacrazione sacerdotale&#8221; per la celebrazione dell&#8217;eucaristia. Per quale motivo essa dovrebbe essere oggi indispensabile? (114)<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\"><b><i>Risultato<\/i><\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Possiamo concludere:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">1. Nella Chiesa cattolica ci sono due stati, clero e laicato, che hanno privilegi, diritti e obblighi diversi. Questa struttura ecclesiastica non corrisponde a ci\u00f2 che Ges\u00f9 ha fatto e insegnato. Nella storia della Chiesa questa struttura non ha dato frutti positivi.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">2. Il Concilio Vaticano II ha cercato, in parte, di colmare il profondo divario esistente tra clero e laicato, ma non lo ha eliminato. Anche nei documenti del Concilio i laici appaiono come gli assistenti della gerarchia e non hanno possibilit\u00e0 di esigere il rispetto dei loro diritti.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">3. Ges\u00f9 ha rifiutato il sacerdozio giudaico e il culto sacrificale cruento del suo tempo. Con il tempio e con il culto celebrato dai sacerdoti nel tempio Ges\u00f9 aveva un cattivo rapporto. Egli annunci\u00f2 la distruzione del tempio e fece capire che al suo posto non sarebbe sorto alcun altro tempio. Per questo motivo il sacerdozio giudaico lasci\u00f2 che morisse sulla croce.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">4. Ges\u00f9 non disse mai che tra i suoi discepoli dovessero sorgere un nuovo sacerdozio e un nuovo culto sacrificale. Egli stesso non era sacerdote e non lo erano neppure i &#8220;dodici&#8221;, gli apostoli e Paolo. Nessuno degli scritti del Nuovo Testamento parla del sorgere di un nuovo sacerdozio.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">5. Ges\u00f9 non voleva che ci fossero, tra i suoi discepoli, classi o stati. &#8220;Voi siete tutti fratelli&#8221;, \u00e8 la sua indicazione (Matteo 23,8). Perci\u00f2 i primi cristiani si consideravano e si definivano &#8220;fratelli&#8221; e &#8220;sorelle&#8221;.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">6. In contrasto con questa indicazione di Ges\u00f9 si costitu\u00ec per\u00f2, nel terzo secolo, una &#8220;gerarchia&#8221;, un'&#8221;autorit\u00e0 santa&#8221;. Questo port\u00f2 alla divisione dei credenti in due stati, clero e laicato, &#8220;ordinati&#8221; e &#8220;popolo&#8221;. La gerarchia pretese per s\u00e9 la guida delle comunit\u00e0 e soprattutto l&#8217;ambito liturgico. Essa estese sempre di pi\u00f9 il proprio potere. Ai laici furono affidati ruoli di servizio e fu imposta l&#8217;obbedienza.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">7. La diffusione della Chiesa su scala mondiale richiese la creazione di uffici. Questi potevano assumere, come mostra la storia, forme diverse. Tutti gli uffici, anche quello del vescovo, sono istituzioni della Chiesa. La Chiesa ha dunque, di volta in volta, secondo la situazione, la possibilit\u00e0 di mantenerli, modificarli o sopprimerli.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">8. Dal quinto secolo la celebrazione dell&#8217;eucaristia richiede la partecipazione di un sacerdote che abbia ricevuto il sacramento dell&#8217;ordinazione. Dal quinto secolo si diffonde anche la concezione secondo cui l&#8217;ordinazione sacerdotale conferirebbe a chi la riceve un carattere indelebile. Questa dottrina, ulteriormente sviluppata dalla teologia medievale, \u00e8 stata dichiarata dottrina di fede vincolante dal Concilio di Trento (sedicesimo secolo).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">9. Per quattrocento anni l&#8217;eucaristia \u00e8 stata presieduta da quelli che, nel nostro linguaggio, sono definiti &#8220;laici&#8221;. Questo mostra che non occorre avere un sacerdote che abbia ricevuto il sacramento dell&#8217;ordinazione e che tale necessit\u00e0 non pu\u00f2 essere dimostrata n\u00e9 biblicamente n\u00e9 dogmaticamente.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">10. La condizione per la celebrazione dell&#8217;eucaristia non dovrebbe dunque essere un'&#8221;ordinazione&#8221;, ma un &#8220;incarico&#8221;. Questo pu\u00f2 essere affidato a un uomo o a una donna, sposato o non sposato. Per entrambi, uomo e donna, deve essere richiesta la possibilit\u00e0 di accedere all&#8217;intero ministero ecclesiastico che comprende l&#8217;autorizzazione a celebrare l&#8217;eucaristia.<\/span><\/p>\n<hr size=\"3\" width=\"92%\" \/>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\"><br \/>\n<b>NOTE<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium; color: #000000;\"><b><span style=\"font-family: Arial;\"><br \/>\n<\/span><\/b><span style=\"font-family: Arial;\">83 h. von campenhausen, <i>Die Anf\u00e4nge des Priesterbegriffs<\/i>, cit., p. 276.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">84 Cfr. w. rordorf, <i>Le sacrifice eucharistique<\/i>, in <i>Liturgie<\/i>, cit., pp. 59-71.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">85 Fischer risponde positivamente (&#8220;in particolare&#8221; l&#8217;eucaristia\u00a0) e in maniera ancora pi\u00f9 esplicita g. blond, <i>Cl\u00e9ment de Rome<\/i>, in <i>L&#8217;eucharistie<\/i>, cit., pp. 29-51, 37 s. Lindemann mette in dubbio che &#8220;ci troviamo qui di fronte alla prima dimostrazione della comprensione cattolica della cena&#8221;.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">86 j.a. fischer, <i>Die Apostolischen V\u00e4ter<\/i>, cit., p. 131.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">87 a. m\u00e9hat, <i>Clement d&#8217;Alexandrie<\/i>, in <i>L&#8217;eucharistie<\/i>, cit., pp. 101-127, 111-113.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">88 Johannes betz, <i>Eucharistie. In der Schrift und Patristik<\/i>, in &#8220;Handbuch der Dogmengeschichte&#8221;, IV\/4a, 1979, p. 47.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">89 Vedi v. saxer, <i>Tertullien<\/i>, in <i>L&#8217;eucharistie<\/i>, cit., pp. 129-150.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">90 &#8220;Presenza reale e vero sacrificio, in questi termini si potrebbe definire l&#8217;eucaristia di Tertulliano&#8221;, <i>op. cit.<\/i>, p. 149.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">91 <i>Ibidem<\/i>, pp. 132-147.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">92 r. johanny <i>Cyprien de Carthage<\/i>, in <i>L&#8217;eucharistie<\/i>, cit., pp. 151-175, 161-164; cfr. richard seagraves, <i>Pascentes cum disciplina. A Lexical Stud&#8217; of the Clerg&#8217; in the C&#8217;prianic Correspondence<\/i>, Friburgo, 1993, p. 260. B Cipriano \u00e8 il pi\u00f9 antico testimone della consuetudine di celebrare ogni giorno l&#8217;eucaristia.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">93 h. von campenhausen, <i>Die Anf\u00e4nge des Priesterbegriffs<\/i>, cit., pp. 174-176.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">94 r. seagraves, <i>Pascentes cum disciplina<\/i>, cit., p. 105.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">95 Esempi per tale sviluppo in b. van damme, <i>Bekenner und Lehrer. Bemerkungen zu zwei nichtordinierten Kirchen\u00e4mtern in der Traditio Apostolica<\/i>, in <i>Divitiae Aeg&#8217;pti. FS f\u00fcr Martin Krause<\/i>, Wiesbaden, 1995, pp. 321-330.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">96 Van Damme parla di &#8220;confessori&#8221; (cristiani che hanno testimoniato, davanti al giudice, la propria fede, sono stati di conseguenza puniti, ma non sono stati uccisi) che Cipriano, a motivo della loro giovane et\u00e0, nomina dapprima lettori, &#8220;in attesa che diventino, pi\u00f9 tardi, presbiteri&#8221; (p. 326). Anche agli ufficiali municipali civili era richiesta un&#8217;et\u00e0 minima di 25 anni (e. herrmann, <i>Ecclesia in Re Publica<\/i>, cit., p. 46; cfr. pi\u00f9 avanti nota 98). Un esempio particolarmente illuminante si trova nella lettera di Cipriano 55,8, nella quale egli parla del suo confratello Cornelio: &#8220;Ci\u00f2 che rende del tutto degno presso Dio e Cristo e presso la sua Chiesa e tutti i sacerdoti il nostro carissimo Cornelio \u00e8 il fatto che egli non sia arrivato alla carica episcopale direttamente&#8221;, ma che vi sia giunto solo dopo aver salito tutta la trafila degli uffici (&#8220;officia&#8221;) ecclesiastici, rendendosi spesso benemerito nel servizio divino, giungendo all&#8217;episcopato passando per tutti i gradini.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">97 &#8220;Non \u00e8 possibile stabilire a quanto ammonti lo stipendio. Sappiamo solamente che esso deve permettere di vivere. In modo esplicito Cipriano vieta ai sacerdoti di svolgere un altro lavoro&#8221; (b. van damme, <i>Bekenner und Lehrer<\/i>, cit., p. 327). Gli effetti negativi della scalata verso i vertici e dell&#8217;aumento dello stipendio sono (fino a oggi!) ben noti: ambizione, avidit\u00e0 di guadagno, carrierismo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">98 Fino a che punto la Chiesa, nelle sue strutture, abbia fatto proprie le forme costitutive romane \u00e8 dimostrato in modo impressionante da e. herrmann, <i>Ecclesia in Re Publica<\/i>, cit., pp. 42-52 (Cipriano). Questo vale anche per la terminologia. Esempio: &#8220;ordinare&#8221; \u00e8 il termine tecnico per l&#8217;insediamento al servizio dell&#8217;imperatore (p. 44). Lo stesso vale anche per Cipriano, riguardo alla gerarchia ecclesiastica. &#8220;Nelle opere di Cipriano il verbo &#8220;ordinare&#8221; e il corrispondente sostantivo &#8220;ordinatio&#8221; non equivalgono ai termini moderni, ordinare e ordinazione (r. seagraves, <i>Pascentes cum disciplina<\/i>, cit., p. 28), ovvero, essi non hanno nulla a che fare con &#8220;ordinazione&#8221; [&#8220;Weihe&#8221;].<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">99 h. von campenhausen, <i>Kirchliches Amt<\/i>, cit., p. 310; r. seagraves, <i>Pascentes cum disciplina<\/i>, cit., p. 68.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">100 <i>Ibidem<\/i>, p. 68.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">101 <i>Ibidem<\/i>, p. 3, secondo Seagraves Cipriano \u00e8 &#8220;il primo autore a sostenere che il vescovo \u00e8 responsabile solo di fronte a Dio&#8221;.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">102 <i>Ibidem<\/i>, p. 27.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">103 a. faivre,<i> Ordonner la fraternit\u00e9<\/i>, cit., pp. 80-82.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">104 r. seagraves, <i>Pascentes cum disciplina<\/i>, cit., p. 18.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">105 &#8220;Si trova spesso, negli scritti di Cipriano, il binomio clero-plebe. La plebe indica il popolo cristiano e il clero il gruppo dirigente della Chiesa&#8221; (a. vilela, <i>La condition coll\u00e9giale<\/i>, cit., p. 295).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">106 h. von campenhausen, <i>Kirchliches Amt<\/i>, cit., pp. 297-300.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">107 &#8220;Da popolo di preti a popolo dei preti&#8221; (a. faivre,<i> Ordonner la fraternit\u00e9<\/i>, cit., p. 83).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">108 A partire da un unico testo originale si sono sviluppate due versioni che raccontano, in forma romanzata, i viaggi di Pietro in Palestina e Siria e la biografia di Clemente Romano. Il romanzo \u00e8 preceduto da una lettera di Pietro e una lettera di Clemente a Giacomo, vescovo di Gerusalemme. La citazione precedente \u00e8 tratta da questa seconda lettera. Da circa due secoli l&#8217;importanza delle Pseudo-Clementine per la nostra conoscenza della Chiesa antica \u00e8 fuori discussione. La ricerca pi\u00f9 recente \u00e8 stata inaugurata da Oscar Cullmann, <i>Le probl\u00e8me litt\u00e9raire et historique du roman Pseudo-Cl\u00e9mentin<\/i>, Parigi, 1930. Una panoramica sullo stato attuale della ricerca si trova in Georg Strecker, <i>Das Judenchristentum in den Pseudoklementinen<\/i>, Berlino, 19812; nuova trattazione: j. wehnert, <i>Abriss der Entstehungsgeschichte des Pseudoklementinischen Romans<\/i>, in &#8220;Apocrypha&#8221;, 3 (1992), pp. 211-235. Traduzione tedesca di J. Irmscher e G. Strecker in: w. schneemelcher, <i>Neutestamentliche Apokr&#8217;phen<\/i>, Tubinga, 19895, pp. 439-488; traduzione francese: Andr\u00e9 siouville,<i> Les hom\u00e9lies cl\u00e9mentines<\/i>, Parigi, (1933) 1991.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">109 Ludwig ott, <i>Das Weihe-Sakrament<\/i>, in &#8220;Handbuch der Dogmengeschichte&#8221;, IV\/5, Friburgo in B., 1969, p. 29.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">110 <i>Ibidem.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">111 <i>Ibidem<\/i>, p. 30. Agostino parla solo raramente del carattere sacerdotale e invece molto spesso del carattere battesimale; gli elementi sono tuttavia presenti per essere applicati al sacerdozio (cfr. e. dassmann, <i>Character<\/i>, in: &#8220;Augustinus-Lexikon&#8221;, I, 1986-1994, pp. 835-840). Quanto poco precise siano, in Agostino, le relative concezioni, \u00e8 dimostrato dal fatto che egli usa indistintamente &#8220;sacramentum&#8221;, &#8220;sanctitas&#8221;, &#8220;consecratio&#8221;, &#8220;baptismus&#8221; e &#8220;ordinatio&#8221; quali sinonimi di &#8220;character&#8221;. In definitiva si tratta semplicemente di un rapporto di propriet\u00e0 che viene stabilito, mediante il battesimo, una volta per tutte (per questo esso non pu\u00f2 essere ripetuto). Per Agostino non si tratta di un carattere impresso nell&#8217;anima (cfr. g. bavaud, in: <i>Oeuvres de Saint-Augustin<\/i>, 29, <i>Trait\u00e9s Anti-Donatistes<\/i>, II, <i>De Baptismo libri VII<\/i>, Parigi, pp. 581 s.) e perci\u00f2 si pu\u00f2 dire che nella sua opera la dottrina del carattere sacerdotale \u00e8 soltanto accennata\u00a0(&#8220;Ce qui sera plus tard la th\u00e9ologie du caract\u00e8re est seulement en germe dans la doctrine augustinienne&#8221;, j. pintard, <i>Le sacerdoce selon Saint Augustin<\/i>, 1960, p. 128). La dottrina del <i>character indelebilis<\/i>, come la troviamo in Tommaso d&#8217;Aquino, \u00e8 il prodotto della teologia medievale ed \u00e8 stata trasmessa attraverso i secoli fino a noi. I dogmatici contemporanei faticano nel definire essenza ed effetto di questo &#8220;carattere incancellabile&#8221;. &#8220;Nella tradizione della Chiesa, questa capacit\u00e0 (di agire al posto di Cristo), data mediante l&#8217;ordinazione, porta il nome di &#8220;character indelebilis&#8221;. Esso \u00e8 indelebile perch\u00e9 \u00e8 fondato nella incrollabile promessa e nella volont\u00e0 di Cristo, di voler continuare a compiere la sua opera salvifica mediante il servizio dell&#8217;ordinato&#8221; (g. greshake, <i>Priester sein<\/i>, Friburgo in B., 1982, p. 114 [ed edizioni successive]).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">112 h. von campenhausen, <i>Die Anf\u00e4nge des Priesterbegriffs<\/i>, cit., p. 280. Le prove a favore di una datazione anteriore, fornite da Joseph l\u00e9cuyer, <i>Le sacrement de l&#8217;ordination<\/i>, Parigi, 1983, non sono convincenti. Solo i dogmatici possono spiegare come un sacramento, del quale nella Chiesa non c&#8217;\u00e8 alcuna traccia per quattrocento anni, possa essere stato istituito da Ges\u00f9 e debba addirittura essere considerato un &#8220;ministero fondamentale della Chiesa&#8221; (Kurt koch, <i>Kirche der Laien?<\/i>, p. 12). Per gli esegeti la questione \u00e8 chiarita gi\u00e0 da lungo tempo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">113 p. hoffmann, <i>Priestertum und Amt im Neuen Testament<\/i>, cit., p. 29, scrive, a proposito della presidenza in occasione della Cena del Signore: &#8220;In I Corinzi 11 la celebrazione sembra essere affidata all&#8217;intera comunit\u00e0&#8217; Responsabile degli &#8220;atti sacramentali&#8221; \u00e8 il &#8220;noi&#8221; della comunit\u00e0&#8221;. Questo legittima l&#8217;uso, che si sta diffondendo sempre di pi\u00f9 nelle comunit\u00e0 rimaste senza sacerdote, di pronunciare, tutti insieme, le parole dell&#8217;istituzione.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium; color: #000000;\">114 Che ci sia una crescente presa di coscienza di fronte a questo problema lo ha dimostrato il recente convegno della &#8220;Arbeitsgemeinschaft der deutschsprachigen Liturgiker&#8221;, svoltosi dal 23 al 27 settembre 1996 (cfr. &#8220;Herder-Korrespondenz&#8221;, 50 (1996), pp. 641-644).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">[views]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo una \u201criflessione\u201d tratta \u00a0da \u00ab Ges\u00f9 al sacerdozio\u00bb &#8211; edizioni Claudiana &#8211;\u00a0 sulle considerazioni\u00a0 del teologo Herbert Haag in merito a Ges\u00f9 e i sacerdoti, valutazioni che mettiamo in evidenza per suscitare riflessioni sui tanti temi aperti in merito al dibattitto sotterraneo e non troppo sul \u201c clericalismo\u201d. \u00a0Herbert Haag \u00e8 \u00a0nato in Germania [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1248,"featured_media":23588,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-23388","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-fede"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23388","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1248"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=23388"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23388\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/23588"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=23388"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=23388"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=23388"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}