{"id":23108,"date":"2020-12-31T16:44:56","date_gmt":"2020-12-31T14:44:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/?p=23108"},"modified":"2021-02-20T17:48:21","modified_gmt":"2021-02-20T15:48:21","slug":"a-proposito-del-sindo-diocesano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/?p=23108","title":{"rendered":"A proposito del Sinodo Diocesano"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Abbiamo letto con attenzione e riflettuto molto sul regolamento del Sinodo della nostra Chiesa che \u00e8 in Cefal\u00f9.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Quante norme.. articoli .. commi .. parole .. citazioni ricercate per avvalorare le scelte normative \u2026<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Il testo \u00a0sembra il regolamento di una SPA.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt; color: #000000;\">Se poi si guarda la formazione dei membri di diritto, dei membri designati e dei membri elettivi si nota una assoluta predominanza di clero \u2026 e il popolo di Dio ???!!!<\/span><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\">A<span style=\"color: #000000;\"> tal proposito ci sembra efficace proporre una riflessione di Salvo Coco \u00a0pubblicata su<\/span> \u201c <a href=\"https:\/\/www.vinonuovo.it\/teologia\/pensare-la-fede\/chi-decide-nella-chiesa\/\">Vino Nuovo<\/a> \u201c<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\">Il clericalismo si configura come particolarmente disdicevole anche perch\u00e9 fomenta una serie di comportamenti adottati in nome di un potere sacro. Esso ha le sue radici nel ripristino del regime di sacralit\u00e0 che Ges\u00f9 aveva abolito. \u00c9 il clero che separandosi dalla comunit\u00e0 assegna a s\u00e9 un potere sacro e questo potere \u00e8 stato poi legittimato in sede dottrinale e giuridica. Taluni passi delle scritture sono stati letti ed interpretati in modo da fornire una base giustificativa per intendere ed esercitare il potere dei \u201csacri pastori\u201d sulla comunit\u00e0. Poi queste giustificazioni si sono accumulate una sull\u2019altra e si sono sorrette a vicenda sino a delineare una tradizione consolidata. Per cui i responsabili ecclesiali potevano dire di fondare la loro autorit\u00e0 sulle scritture e sulla tradizione, ovvero sulle scritture per come loro le avevano interpretate e sulla tradizione per come loro l\u2019avevano via via formata.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\">Ecco perch\u00e9 il sistema di potere clericale \u00e8 autoreferenziale ovvero si auto sostiene e si auto legittima. Quando le scritture iniziarono ad essere studiate da studiosi laici con metodi scientifici non clericali pian piano l\u2019edificio fu sottoposto a critica e mostr\u00f2 le prime vistose crepe. Questo \u00e8 il motivo per cui nell\u2019ottocento e nel novecento l\u2019esegesi e la teologia moderne sono state rifiutate dai vertici della chiesa cattolica. Esse costringono il magistero gerarchico ad abbandonare talune posizioni, lo sospingono a fare autocritica, lo inducono a riformulare la dottrina ed a revisionare il codice di diritto canonico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\">Focalizziamo la nostra attenzione sulla modalit\u00e0 attraverso la quale si assumono le decisioni in seno alla chiesa. Sappiamo come il clericalismo ha escluso i laici dal governo della chiesa e come non abbia riservato loro alcuna partecipazione attiva alle decisioni. Lo stesso Concilio Vaticano II non affronta l\u2019argomento, se non a margine e con esiti insoddisfacenti. Si parla infatti nei documenti conciliari di collaborazione e di consultazione, si accenna ai consigli pastorali, ma non si afferma mai in maniera netta ed esplicita che i laici, oltre che essere consultati ed oltre che consigliare, possiedono sin dal battesimo (grazie al <em>munus regale<\/em>) il diritto-dovere di partecipare alle decisioni e di co-determinarle. Infatti finch\u00e9 un laico pu\u00f2 (gli viene concesso di) consigliare, ma non pu\u00f2 assumere decisioni, finch\u00e9 pu\u00f2 essere ascoltato e consultato (nel migliore dei casi), ma non partecipa alla determinazione delle decisioni, il laico rimarr\u00e0 sempre separato dal clero e sar\u00e0 sempre considerato un cristiano \u2018di serie B\u2019. Egli \u00e8 pi\u00f9 simile ad un oggetto di cui si dispone che non ad un soggetto responsabile.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\">Questo \u00e8 il punto focale: come vengono considerati i laici, e le donne in particolare, allorquando nella chiesa si devono assumere delle decisioni? Il clericalismo, di cui sono ancora intrise le strutture ecclesiali, considera sicuramente i laici alla stregua di cristiani inferiori: destinatari delle decisioni prese dal clero e non soggetti attivamente coinvolti nelle decisioni da assumere. E questo mi pare indiscutibile. Altrettanto indiscutibile \u00e8 il fatto che ci\u00f2 non dipende dal clero in s\u00e9, ma dal clericalismo, ovvero dal sistema di potere che ha influenzato ed influenza tuttora la chiesa. Tant\u2019\u00e8 che si possono verificare dei casi (e si sono verificati nella realt\u00e0) che anche dei laici, uomini e donne, sono risultati affetti da clericalismo. In quanto parte integrante della struttura clericalista essi possono manifestare una <em>forma mentis<\/em> clericalista.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\">Il concilio vaticano II ai nn.2 e 10 del decreto <em>Apostolicam Actuositatem<\/em> accenna alla partecipazione dei laici al triplice ufficio di Cristo. E la costituzione conciliare <em>Lumen Gentium<\/em> al n. 32 cos\u00ec si esprime: \u201dNon c\u2019\u00e8 quindi che un popolo di Dio scelto da lui: \u00abun solo Signore, una sola fede, un solo battesimo \u00bb (Ef 4,5); comune \u00e8 la dignit\u00e0 dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c\u2019\u00e8 che una sola salvezza, una sola speranza e una carit\u00e0 senza divisioni. Nessuna ineguaglianza quindi in Cristo e nella Chiesa per riguardo alla stirpe o nazione, alla condizione sociale o al sesso, poich\u00e9 \u00abnon c\u2019\u00e8 n\u00e9 Giudeo n\u00e9 Gentile, non c\u2019\u00e8 n\u00e9 schiavo n\u00e9 libero, non c\u2019\u00e8 n\u00e9 uomo n\u00e9 donna: tutti voi siete uno in Cristo Ges\u00f9\u00bb (Gal 3,28 gr.; cfr. Col 3,11). Se quindi nella Chiesa non tutti camminano per la stessa via, tutti per\u00f2 sono chiamati alla santit\u00e0 e hanno ricevuto a titolo uguale la fede che introduce nella giustizia di Dio (cfr. 2 Pt 1,1)\u201c.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\">Ma nella pratica quotidiana della vita della chiesa (nella dottrina e nel diritto canonico) tale uguaglianza fondamentale di ogni cristiano, proclamata a parole altisonanti, non trova riscontro alcuno. La <em>potestas jurisdictionis<\/em>, i compiti connessi al governo della chiesa rimangono saldamente in mano al clero. Nella vita quotidiana delle nostre comunit\u00e0 l\u2019uguaglianza nel partecipare alle decisioni scompare e si conferma l\u2019ineguaglianza tra chi comanda e chi ubbidisce. Detto diversamente: se la comunione di tutti nella chiesa \u00e8 cos\u00ec profonda ed \u00e8 ben al di l\u00e0 di ogni differenza di carismi e di ministeri, se tutti i battezzati sono uniti nella comunione con l\u2019unico Signore, l\u2019unico Spirito e formano un unico corpo, professano un\u2019unica fede, partecipano dell\u2019unica grazia battesimale, dell\u2019unica speranza e dell\u2019unica carit\u00e0 e quindi, alla fine, dell\u2019unica responsabilit\u00e0 dinanzi al mondo, se tutto ci\u00f2 \u00e8 vero \u2013 ed \u00e8 vero \u2013 perch\u00e9 non deve esserci nella chiesa anche comunanza e co-determinazione nell\u2019assumere decisioni che riguardano tutti ? A questa domanda i documenti conciliari non offrono risposta. Le ombre del clericalismo plurisecolare si sono allungate sul concilio e purtuttavia qualche timido passo i padri conciliari sono riusciti a compierlo. La situazione dei laici dopo il concilio, almeno in apparenza, risulta essere alquanto migliorata rispetto al passato (grazie a quanto contenuto in LG 37 e AA 26).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif; font-size: 14pt;\">Ma non \u00e8 questo il momento di occuparci di ci\u00f2. Ritorniamo al nostro tema e poniamoci le seguenti domande: esistono obiezioni di natura teologico-dottrinale che vietano l\u2019attiva partecipazione dei laici a co-determinare le decisioni nella chiesa ? Esistono dei seri ostacoli per una democratizzazione ecclesiale? La chiesa per sua natura \u00e8 impossibilitata ad assumere un modello democratico? Ci suggerisce qualcosa il fatto che coloro oggi si oppongono alla partecipazione attiva dei laici alle decisioni nella chiesa utilizzano gli stessi argomenti che usarono i tradizionalisti al concilio per rifiutare la consultazione dei laici e la comune uguaglianza di ogni battezzato nella chiesa ? E questi stessi cattolici (che chiamiamo tradizionalisti) non sono gli stessi cattolici che accettarono nei secoli scorsi senza riserva alcuna l\u2019applicazione alla chiesa del modello monarchico-assolutistico ? Non fu insultato pesantemente dagli ambienti conservatori Leone XIII quando decise di accettare l\u2019organizzazione democratica degli stati moderni dopo i \u201cnon possumus\u201d precedenti?<\/span><\/p>\n<p>[views]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo letto con attenzione e riflettuto molto sul regolamento del Sinodo della nostra Chiesa che \u00e8 in Cefal\u00f9. 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