{"id":1681,"date":"2009-01-14T20:31:05","date_gmt":"2009-01-14T18:31:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilconfronto.com\/?p=1681"},"modified":"2009-02-19T20:34:56","modified_gmt":"2009-02-19T18:34:56","slug":"gli-aquiloni-di-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/?p=1681","title":{"rendered":"Gli aquiloni di Gaza"},"content":{"rendered":"<table border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><a rel=\"attachment wp-att-1500\" href=\"http:\/\/www.ilconfronto.com\/?attachment_id=1500\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-thumbnail wp-image-1500\" title=\"815f7db8be165fac741e6a95e3e44c95\" src=\"http:\/\/www.ilconfronto.com\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/815f7db8be165fac741e6a95e3e44c95-150x150.jpg\" alt=\"815f7db8be165fac741e6a95e3e44c95\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/td>\n<td><span style=\"font-size: 13.5pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-size: 11.0pt;\"><strong>Un invito a leggere\u00a0 questa lettera di Ettore Masina con attenzione, \u00e8 molto lunga, ma molto importante per avere una visione storica e obiettiva sulle origini del conflitto fra Israele e Palestina.\u00a0<\/strong><\/span><span style=\"font-size: 13.5pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\"><br \/>\n<\/span><em><span style=\"font-size: 13.5pt; color: #333399; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-size: 11.0pt;\">Vi sono momenti in cui la storia e il vangelo si incrociano e pare si confermino a vicenda. Il 28 dicembre di ogni anno la Chiesa rilegge la pagina del Nuovo Testamento in\u00a0 cui si racconta della strage di bambini di Betlemme ordinata da Erode. La Chiesa definisce quei piccoli con il nome di Santi Martiri Innocenti. In realt\u00e0 si tratta di un racconto midrashico, cio\u00e8 simbolico: nessun testo storico registra un avvenimento del genere nella Palestina di quel tempo.<\/span><\/em><\/td>\n<td><a rel=\"attachment wp-att-1496\" href=\"http:\/\/www.ilconfronto.com\/?attachment_id=1496\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-thumbnail wp-image-1496\" title=\"aquilone\" src=\"http:\/\/www.ilconfronto.com\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/aquilone-150x150.jpg\" alt=\"aquilone\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"font-size: 13.5pt; color: #333399;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Adesso questo avvenimento e il nome che lo descrive sono diventati realt\u00e0: proprio a partire dagli ultimi giorni del dicembre scorso e proprio in\u00a0 Palestina, decine e decine di bambini vengono uccisi, non da sgherri assatanati, ma da un esercito fra i pi\u00f9 potenti della Terra con generali, bandiere,\u00a0 ferrea disciplina, minuziosi piani di battaglia.<\/span><\/span><\/em><em><span style=\"font-size: 13.5pt; color: #333399;\"><br \/>\n<span style=\"font-family: Times New Roman;\"><em>Perch\u00e9 Santi e Martiri quei bambini di Betlemme coetanei del Signore? La liturgia risponde con una formula che a me pare stupenda: martiri e dunque santi perch\u00e9 \u201cnon loquendo sed moriendo confessi sunt\u201d, perch\u00e9 non con parole ma con la morte hanno testimoniato il Cristo. Cos\u00ec, una volta di pi\u00f9, la riflessione evangelica coglie il nesso intimo fra il Salvatore e i pi\u00f9 poveri dei poveri: il loro destino, la loro storia ignorata dai libri, persino la storia effimera (di pochi giorni, mesi o anni) dei piccini uccisi dalla violenza degli adulti sono storia sacra, inscritta nel mistero della croce. Qualcuno mi ha detto tempo fa che nelle icone ortodosse dell\u2019Epifania la culla di Ges\u00f9 bambino ha la forma di una bara. (Ma le notizie che arrivano da Gaza mentre scrivo, il 6 gennaio, dicono che la popolazione non riesce pi\u00f9 a seppellire i suoi morti).<\/em><br \/>\n<em>Non con le parole ma con la morte testimoniano la realt\u00e0 tutti i piccoli schiantati\u00a0 dalla nostra foll\u00eca o dalla nostra inerzia. Siano i bambini violati dai \u201cturisti del sesso\u201d o quelli schiacciati dalle fatiche di certi lavori \u201cminorili\u201d,\u00a0 le creaturine vietnamite che nascono deformi a causa dei defolianti disseminati dagli americani durante la guerra; o siano\u00a0 i ragazzini-soldati di certe aree africane o quelli uccisi, mutilati o psichicamente straziati dai conflitti, come i piccoli afghani e congolesi e sudanesi, quelli israeliani assassinati dai terroristi o, adesso, quelli massacrati dall\u2019esercito israeliano, le vittime infantili del nostro tempo testimoniano che il male distende le sue ali di tenebra in tutte le epoche e i luoghi, e pu\u00f2 insediarsi nel cuore di ogni uomo.\u00a0 I bambini violati e uccisi\u00a0 accompagnano con le loro ombre il nostro cammino e vanificano con i loro lamenti o i loro insanguinati silenzi la nostra pretesa di essere autori di una civilt\u00e0 sempre pi\u00f9 \u201cumana\u201d: giusta, cio\u00e8, libera, generosa. E tenera.<\/em><br \/>\n<em>Credo fermamente che nessuno di noi possa \u201cchiamarsi fuori\u201d da queste realt\u00e0 planetarie, che legami pi\u00f9 o meno visibili ci saldino ai mali del nostro tempo e che non sia possibile\u00a0 uscire dalla nostra inevitabile condizione di carnefici (o, almeno, di favoreggiatori di carnefici) se non cercando di cogliere in tutta la sua valenza le nostre responsabilit\u00e0. <\/em><strong>Credo, cio\u00e8, che innanzi tutto il nostro dovere non sia soltanto di piangere le piccole vittime ma di conoscere le condizioni storiche che le hanno crocifisse<\/strong><em>, per vedere se non sia possibile da parte nostra qualche intervento per un mutamento della realt\u00e0. Senza questa ricerca di informazioni \u00e8 come se ci rifiutassimo di vedere il volto di quei bambini, di conoscerne il nome, di ascoltarne il lamento. Questa mancanza di informazioni emerge pi\u00f9 che mai, oggi, davanti a Gaza. Mi sembra terribile: su un dramma planetario che da pi\u00f9 di sessant\u2019anni\u00a0 insanguina una Terra santa a tre religioni monoteiste, dunque a miliardi di persone, la gente ha idee confuse o addirittura non ne ha.<\/em><br \/>\n<em>Gaza,\u00a0 la strage di tanti bambini (e dei loro genitori), la nostra pretesa di neutralit\u00e0 o addirittura la nostra compassione pesata al bilancino per l\u2019una e l\u2019altra parte in lotta, sono infatti una tragedia alimentata dalla disinformazione o dalla manipolazione dell\u2019informazione. Se i palestinesi, i loro diritti violati, la libert\u00e0 che gli viene negata sono cos\u00ec spesso ignorati da noi, cio\u00e8 condannati, da mezzo secolo, all\u2019insignificanza, \u00e8 perch\u00e9 l\u2019opinione pubblica internazionale \u00e8 stata fortemente condizionata dalla propaganda israeliana. \u00c8 ovviamente impossibile esaminare dettagliatamente\u00a0 come e perch\u00e9, ma chi, come me, segue con attenzione, da cinquant\u2019anni la vicenda medio-orientale sa bene che\u00a0 \u00e8 un discorso necessario per uscire da una situazione di profonda ingiustizia: e che si possono porre, al riguardo, alcune considerazioni\u00a0\u00a0 incontrovertibili. Bisogna cominciare da lontano: dopo la prima guerra mondiale, che aveva disgregato l\u2019impero ottomano, le cosiddette Grandi Potenze\u00a0 ridisegnarono a loro piacimento, con sprezzante cinismo, la carta geopolitica dell\u2019area. Con tutta la violenza dell\u2019ideologia colonialista, considerarono primitivi e indegni di piena libert\u00e0\u00a0 i popoli arabi: imposero loro monarchi feudali o\u00a0 regimi corrotti, servili nei confronti di Londra e di Parigi. Fu in quel tempo che si cominci\u00f2 a progettare, su pressione del movimento sionista, dei suoi amici altolocati e della vergogna dei pogrom europei, uno stato ebraico da erigere nelle antiche terre dei Patriarchi e dei Profeti. Subito dopo la seconda guerra mondiale, il progetto fu tradotto in realt\u00e0. Fu la realizzazione di un sogno per gli ebrei, ma una terribile sciagura per gli arabi che abitavano da secoli la Palestina. Su di loro si abbatt\u00e9 come un maglio la cattiva coscienza dell\u2019Europa e degli Stati Uniti per non avere efficacemente impedito il genocidio ebraico: il nuovo stato\u00a0 fu insediato non gi\u00e0 in una regione semi-deserta (\u201cUna terra senza popolo per un popolo senza terra\u201d) come sosteneva la propaganda sionista, ma in una zona popolosa, in cui esistevano condizioni di vita superiori a quelle di certi \u201ccantoni neri\u201d europei. Grandi masse di arabi furono costrette all\u2019esodo dalle terre in cui erano nate, erano nati i loro padri e i padri dei padri dei padri. Per affrettare la fondazione del nuovo Israele, alla crescente opposizione palestinese si contrappose un feroce terrorismo sionista:\u00a0 la strage della popolazione del villaggio di Deir Yazzin (trucidati 250 uomini, donne, vecchi e bambini), la distruzione di un\u2019ala dell\u2019hotel King David, a Gerusalemme (91 morti), l\u2019assassinio del mediatore delle Nazioni Unite, Folke Bernadotte\u2026 Non pochi degli autori di questi atti di terrorismo entrarono poi a far parte dei governi del nuovo Stato. Che io ricordi, non vi furono efficaci censure morali da parte dei politici\u00a0 o dei mass-media occidentali. Sembr\u00f2 allora a molti (anche a me, debbo dire) che questi \u201cpartigiani\u201d riscattassero con l\u2019ardimento di molte loro imprese l\u2019inerme rassegnazione con la quale milioni di ebrei europei erano andati al macello nei lager. E sembr\u00f2\u00a0 a moltissimi (e sembra ancora) che l\u2019incomparabile gravit\u00e0 della Shoah concedesse ai superstiti una specie di salvacondotto\u00a0 che permettesse loro qualunque crudelt\u00e0. Questa legittimazione alla violenza venne\u00a0 sostenuta con enorme efficacia dai mass-media vicini alla (o posseduti dalla) ricca diaspora ebraica negli Stati Uniti: ricordo ancora con quanta emozione vidi\u00a0 film come \u201cExodus\u201d di Preminger, lessi romanzi come \u201cLadri nella notte\u201d di Koestler. Anche a me, come a moltissimi cittadini dell\u2019Occidente, la fondazione dello stato di Israele, la guerra del 1948 apparvero l\u2019ultima grande epopea del XX secolo.<\/em><br \/>\n<em>\u00a0A questa \u201ccopertura\u201d mediatica non potevano certo rispondere i palestinesi: alcuni \u201ccontenuti\u201d in stati non loro (come la Giordania), altri divenuti profughi di precaria sopravvivenza,\u00a0 altri ancora rimasti minoranza priva di qualunque potere politico nel nuovo stato ebraico. Cos\u00ec, quasi per una reazione spontanea, l\u2019opinione pubblica occidentale introiett\u00f2 la convinzione, tipicamente razzista,\u00a0 che il nuovo Stato ( non pochi cittadini del quale e molti sostenitori all\u2019estero appartenevano \u2013 o erano collegati &#8211; all\u2019intellighentzia occidentale), fosse un caposaldo della civilt\u00e0 \u201cbianca\u201d nel Medio Oriente,\u00a0 di fronte a un nazionalismo arabo straccione e feudale.<\/em><br \/>\n<em>Le guerre dei regimi arabi contro lo Stato ebraico rinforzarono questa supremazia mediatica: i farneticanti proclami del loro odio, la loro incapacit\u00e0 di promuovere l\u2019idea di uno stato pluralista e laico anzich\u00e9 di due stati creati con\u00a0\u00a0 drammatici spostamenti della popolazione locale, rinsaldarono nell\u2019opinione pubblica internazionale l\u2019immagine di un piccolo Israele permanentemente minacciato da una enorme valanga di nemici e dunque costretto a un duro esercizio della forza. Ben pochi si accorsero, nel passare degli anni, che questa immagine era sempre meno autentica perch\u00e9 non teneva conto dei crescenti aiuti e garanzie prestati dagli Stati Uniti allo stato ebraico, tali da creare ormai una realt\u00e0 inattaccabile dai suoi vicini: uno stato che possiede il quinto esercito della Terra per potenza di fuoco e un rilevante armamento nucleare. Chi ha indicato questa evidente realt\u00e0, sostenendo che, ormai garantita la sicurezza di Israele, era giunto il momento di chiedergli\u00a0 un maggiore e sincero assenso a una pace che garantisse giustizia ai palestinesi, \u00e8 stato sempre messo a tacere con l\u2019accusa di antiebraismo: vorresti forse una nuova Shoah? Tre generazioni di israeliani si sono ormai succedute dalla fondazione del nuovo Stato, accade persino che i nonagenari scampati al genocidio lamentino che il \u201cloro\u201d governo lesini aiuti alla loro vecchiaia, la caratteristica di Israele come \u201cstato-rifugio\u201d per gli ebrei in diaspora \u00e8 ormai una romantica illusione, <\/em><strong>ma l\u2019accusa di antigiudaismo viene ancora rivolta a chi critica i governanti di Israele. Qualche volta l\u2019accusa \u00e8 di \u201cantisemitismo\u201d: i filo-israeliani meno colti non sanno neppure che anche i palestinesi sono semiti.<\/strong><br \/>\n<em>Le sconfitte arabe hanno consegnato a Israele, di fatto, l\u2019intera area destinata, secondo gli illusori progetti dell\u2019ONU, a uno stato palestinese. Questo avvenimento epocale ha stravolto gli stessi\u00a0 fondamenti ideali\u00a0 dello stato ebraico. Nella sua dichiarazione di Indipendenza stava scritto: \u201c<\/em><strong>Lo Stato di Israele si\u00a0 dedicher\u00e0 allo sviluppo di questo paese per il bene di tutti i suoi cittadini; sar\u00e0\u00a0 fondato\u00a0 sui principi di libert\u00e0, giustizia e pace, e sar\u00e0 guidato dalla visione dei profeti di Israele; garantir\u00e0 pieni e eguali diritti, sociali e politici, a tutti i suoi\u00a0 cittadini, indipendentemente dalle differenze\u00a0 di religione, di razza o di sesso; tuteler\u00e0\u00a0 la libert\u00e0 di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura\u201d<\/strong><em>. Di fatto, invece, Israele, quasi sospinta da un vento malvagio, si \u00e8 trasformata in una potenza brutalmente coloniale che opprime con continue violazioni dei diritti umani un popolo in crescente disperazione. <\/em><strong>Centinaia di risoluzioni dell\u2019ONU contro questi eccessi sono finiti nei cestini della carta straccia premurosamente forniti dagli Stati Uniti, grazie al loro potere di veto.<\/strong><em> Hanno vita durissima i pacifisti israeliani, coraggiosi, creativi, incessanti costruttori di ponti fra i due popoli che il cinismo dei governanti distrugge\u00a0 demolendo ogni speranza di pace. Nello stato ebraico sono presenti, distruttivamente, forze politiche che sognano di costringere gli arabi a un esodo definitivo dalla loro terra, altre, pi\u00f9 numerose, che premono per la costruzione di un regime permanente di apartheid\u00a0 affidato all\u2019esercito perch\u00e9 lo indurisca di quando in quando affinch\u00e9 i palestinesi \u201cnon creino problemi \u201c, altre ancora disponibili alla creazione di uno stato arabo ma a pelle di leopardo: bantustan collegati fra loro da esili corridoi. Queste forze eversive si sono sempre schierate (esplicitamente o sotterraneamente) contro ogni piano di pace. <\/em><strong>Certamente, al riguardo, non mancano responsabilit\u00e0 palestinesi.<\/strong><em> Vergognosamente traditi dai paesi arabi, condizionati da una frammentazione della loro dirigenza politica, continuamente provocati dall\u2019esercito israeliano, gli abitanti dei territori occupati hanno commesso anche loro profondi errori di valutazione e di azione.<\/em><br \/>\n<em>Quarant\u2019anni di dominio militare con l\u2019uso di punizioni collettive (le case abbattute, i blocchi stradali che per giorni e giorni isolano villaggi e citt\u00e0, impedendo il transito persino alle autoambulanze), la diffusione dell\u2019uso della tortura, l\u2019imprigionamento di ragazzi, la chiusura delle scuole, la devastazione degli uliveti, l\u2019erezione di un muro che taglia paesi e li separa dai campi, il sequestro di terre per i villaggi dei coloni armati, hanno avvelenato l\u2019anima dei due popoli. <\/em><strong>Da un lato (quello palestinese) la ferocia di un terrorismo che per essere segno di disperazione non \u00e8 meno criminale<\/strong><em>, oppure una rassegnazione che spinge all\u2019inerzia, la corruzione di buona parte della dirigenza politica, un crescente fondamentalismo\u00a0 religioso. Dall\u2019altro lato (quello israeliano) l\u2019uso della paura e dei raid come strumento elettorale, una cultura violentemente razzista e nazionalista, la convinzione che gli arabi siano del tutto inaffidabili e persone senza dignit\u00e0.\u00a0 I grandi scrittori di Israele (gli Yehoshua, i Grossman, gli Oz\u2026.) registrano con dolore questo scadimento etico, che si estende al trattamento dei cittadini arabo-israeliani. Spesso il comportamento delle truppe di occupazione \u00e8 tanto crudele che quando, ai tempi della prima Intifada, Yitzchak Rabin sugger\u00ec ai soldati di non sparare contro i ragazzi palestinesi che lanciavano pietre ma di spaccare loro le braccia, egli fu considerato una \u201ccolomba\u201d, un buono e persino un \u201cmolle\u201d.<\/em><br \/>\n<em>\u00a0Gli psicologi israeliani denunziano l\u2019insorgenza di nevrosi collettive. Vi sono segni di insensibilit\u00e0 crescente. Eccone uno, di oggi: \u201cPiombo fuso\u201d \u00e8 un giocattolo donato ai bambini israeliani nella recente festa di Hanukkah.\u00a0 I generali hanno dato questo nome (Operazione Piombo fuso) ai piani dell\u2019offensiva contro Gaza. I generali sanno bene che met\u00e0 della popolazione di Gaza ha meno di 15 anni\u2026\u00a0 E sanno che Gaza e la Striscia, con 2500 persone per chilometro quadrato, sono la pi\u00f9 popolosa area della Terra. Bombardarla dal cielo e dal mare, come si sta facendo, o invaderla per combattere casa per casa significa mettere in atto un macello che ricorda certe imprese naziste.<\/em><br \/>\n<em>Scrivo queste cose non per esecrare il popolo di Israele, al quale auguro invece di tutto cuore di diventare propulsore di pace e di benessere, ma perch\u00e9 sono convinto che molti non le sappiano, e che, invece, la diffusione della verit\u00e0 sia la strada necessaria alla giustizia. Ma interessa la verit\u00e0\u00a0 ai mass-media italiani? Voglio raccontare un episodio al\u00a0 riguardo. Nel 1991 ero presidente del Comitato della Camera per\u00a0 i diritti umani.\u00a0 L\u2019agenzia dell\u2019ONU per i profughi mi invit\u00f2 a portare una delegazione di parlamentari in visita ai campi in cui si accalcavano decine di migliaia di palestinesi. Fu un\u2019esperienza drammatica: vedemmo un popolo che ci sembr\u00f2 allo stremo, angariato da anni in mille modi, portato al furore da una congerie di leggi, decreti, bandi militari che ne impedivano ogni crescita e libert\u00e0. Ricordo come questa mancanza di diritto fosse evidente a Gaza, immensa metropoli di poverissima gente. Gli occupanti vi applicavano leggi israeliane, egiziane e persino del mandato britannico\u2026 Tornati a Roma presentammo la nostra relazione al presidente della Commissione Esteri, Flaminio Piccoli. Egli rilev\u00f2 che nonostante la diversit\u00e0 politica (la delegazione \u201candava\u201d da Democrazia Proletaria al MSI), il documento era unitario e\u00a0 la documentazione era importante. Decise di convocare una conferenza stampa. I giornalisti accreditati a Montecitorio sono pi\u00f9 di 300. <\/em><strong>Non uno (non uno, avete\u00a0 capito bene) venne ad ascoltarci.<\/strong><br \/>\n<em>Milioni e milioni di italiani (la grande maggioranza) hanno come esclusiva fonte di informazione il TG1. Da anni questa testata affida il notiziario sull\u2019area medio-orientale a un giornalista, Claudio Pagliara, che \u00e8 certamente assai meno obiettivo dei giornalisti israeliani. Per esempio, continua a ripetere che l\u2019offensiva israeliana \u00e8 dovuta israeliana al fatto che Hamas aveva rotto la tregua stabilita con Israele. In realt\u00e0 Hamas ha deciso di non rinnovare la tregua scaduta, motivando questa decisione con l\u2019inasprimento del blocco alla Striscia e il bombardamento del 4 novembre, che ha causato la morte di 6 miliziani. In questo modo \u2013 ha scritto la stampa israeliana &#8211; si \u00e8\u00a0 \u201cinnescato un nuovo ciclo di pericolosa, anche se controllata, violenza, caratterizzata da occasionali colpi ed incursioni da parte di Israele e da corrispondenti lanci di razzi e\u00a0 spari da parte palestinese\u201d (Daniel Levy, Haaretz, 19 dicembre\u201d).<\/em><br \/>\n<em>Tzahal, l\u2019esercito israeliano, non consente ai giornalisti di entrare nella Striscia e dunque le notizie che ci arrivano dai luoghi della battaglia sono tutto fuorch\u00e9 obiettive; ad aumentare questo squilibrio, il giornalista del TG1 \u00e8 prodigo di servizi sui danni\u00a0\u00a0 che i razzi di Hamas procurano ad alcune citt\u00e0 israeliane. Ora questi lanci sono un\u2019iniziativa criminale ma non sono, purtroppo, una prerogativa di Hamas. Pagliara ha sempre taciuto che da anni \u2013 e anche durante i tentativi di trattative di pace \u2013 Tzahal\u00a0 lancia missili sui territori occupati, dichiarando che si tratta di \u201cesecuzioni a distanza\u201d di supposti criminali. Questi missili hanno provocato ormai centinaia e centinaia di \u201cdanni collaterali\u201d palestinesi. I missili sono intrinsecamente diversi dai razzi?<\/em><br \/>\n<em>Tanto meno il giornalista italiano ha espresso i dubbi dei suoi colleghi israeliani sulle reali ragioni dell\u2019attacco a Gaza. Per esempio: \u201cFonti dell\u2019establishment della Difesa hanno dichiarato che il ministro della difesa Ehud Barak ha ordinato alle Forze Aeree Israeliane di prepararsi per l\u2019operazione pi\u00f9 di sei mesi fa, anche mentre Israele iniziava a negoziare un accordo per il cessate il fuoco con Hamas\u201d. <\/em><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"font-size: 13.5pt; color: #333399; mso-ansi-language: EN-US;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\">(Barak Ravid, Operation \u201cCast Lead\u201d: Israeli Air Force strike followed months of planning, Haaretz, 27 dicembre 2008).<\/span><\/span><\/em><em><span style=\"font-size: 13.5pt; color: #333399; mso-ansi-language: EN-US;\"><br \/>\n<\/span><\/em><em><span style=\"font-size: 13.5pt; color: #333399;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Infine l\u2019inviato del TG1 non si \u00e8 mai dilungato sulle sofferenze inflitte alla popolazione di Gaza dall\u2019assedio israeliano sottolineate da altri suoi colleghi: \u201cL\u2019assedio di Gaza ha distrutto per un\u2019intera generazione la possibilit\u00e0 di vivere una vita degna di essere vissuta\u201d (Tom Seghev, Haaretz 29 dicembre 2008); e anche \u201cMancano l\u2019acqua, l\u2019elettricit\u00e0, i medicinali e il personale sanitario \u00e8 spesso costretto alla drammatica scelta di quali feriti curare e quali abbandonare a se stessi, (New York Times, 1 gennaio 2009).<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"font-size: 13.5pt; color: #333399;\"><br \/>\n<span style=\"font-family: Times New Roman;\"><em>Concludo questo tragico cammino per le strade insanguinate della Palestina e di Israele facendo mie le parole con le quali Pietro Ingrao ha commentato la strage in atto a Gaza: \u201cSono convinto che non \u00e8 con quella violenza iniqua che Israele pu\u00f2 tutelare il suo domani. Anzi credo, temo che con questa aggressione infausta essa seminer\u00e0 nuovo alimento per gli estremisti disperati di Hamas\u201d. Nel 1991 io credetti di vedere nascere nei campi profughi una nuova leva di kamikaze. Ricordo gli occhi di un quindicenne a Deishah mentre mi raccontava del pianto disperato di una sua sorellina quando, a un chek-point un soldato le aveva sventrato una bambola, convinto che in essa si celasse dell\u2019esplosivo. A Gaza ci sono pi\u00f9 di 750 mila bambini. Ricordo con il cuore che piange gli aquiloni che essi levavano in mezzo al fango dell\u2019inverno in cui li vidi e che mi sembrarono speranze levate verso il cielo. Quanto odio sta fermentando nel cuore di quei piccini, accanto alla paura? Non solo le lacrime degli orfani ma anche il rancore muto, e forse ancor pi\u00f9 desolato, degli orfani \u201cpsicologici\u201d: quelli che si sentono traditi da un padre che sembra non sapere, non volere difenderli, lui stesso terrorizzato, affamato. Che ricco raccolto per gli estremisti, per la violenza del loro odio che a un bambino pu\u00f2 sembrare forza. I sedicenti amici di Israele non lo capiscono?<\/em><br \/>\n<em>La pace \u00e8 una bambina che corre verso un rifugio in cui sentirsi finalmente al sicuro. Palestinese o israeliana, che importa? Il suo grido dovrebbe strapparci alla nostra inerzia, che forse non \u00e8 tale ma disperata sensazione di inutilit\u00e0. Ma non dobbiamo cedere al pessimismo della ragione. Come cittadini, come cristiani (quelli di noi che osano dirsi tali) dobbiamo trovare modi per far sentire ai nostri governanti\u00a0 che la loro prudenza ci sembra vilt\u00e0. Nella triste decadenza dei partiti la nostra solidariet\u00e0 deve trovare nuove forme. Internet ne offre e non dobbiamo ritenerle troppo piccole, troppo deboli. Tra il poco e il nulla c\u2019\u00e8 un abisso. <\/em><br \/>\n<em>Ai diplomatici Benedetto XVI ha detto che per vincere \u201cl\u2019inaudita violenza\u201d dell\u2019attacco a Gaza \u00e8 forse necessario un ricambio generazionale dei governi, dunque un grande coraggio. Io ricordo quello di Paolo Vi che, per riportare lo sguardo della Chiesa sul mistero del Cristo, non si lasci\u00f2 fermare dalla situazione militare della Terra Santa, ma sfid\u00f2 la prudenza dei diplomatici annunziando con semplicit\u00e0 che lui sarebbe comunque partito. Davanti a lui, almeno per qualche ora, si apr\u00ec una meravigliosa strada che io ricordo di avere percorso con Eugenio Montale: era un viottolo che zigzagava fra crateri di bombe nella no men\u2019s land, la terra di nessuno fra la Gerusalemme della Legione Araba e quella di Tzahal. Per qualche ora la Citt\u00e0 Santa torn\u00f2 una, la Bella dei Profeti, del Vangelo e del Corano.<\/em><br \/>\n<em>\u00a0E per\u00f2 noi non possiamo richiedere coraggio soltanto ai governanti. Decine di riservisti israeliani in questo momento si stanno trasformando in refuznik, obiettori di coscienza, che per questo saranno incarcerati. Non vogliamo assomigliargli almeno un poco? Davvero ci terrorizza la probabilit\u00e0 di essere definiti \u201camici di Hamas\u201d?<\/em><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<div><em><span style=\"font-size: 13.5pt; color: #333399;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\"><em>Ettore Masina<\/em><\/span><\/span><\/em><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un invito a leggere\u00a0 questa lettera di Ettore Masina con attenzione, \u00e8 molto lunga, ma molto importante per avere una visione storica e obiettiva sulle origini del conflitto fra Israele e Palestina.\u00a0 Vi sono momenti in cui la storia e il vangelo si incrociano e pare si confermino a vicenda. 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