{"id":12004,"date":"2013-07-09T09:58:03","date_gmt":"2013-07-09T07:58:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilconfronto.com\/?p=12004"},"modified":"2013-07-09T10:05:20","modified_gmt":"2013-07-09T08:05:20","slug":"papa-francesco-a-lampedusa-i-valori-nascosti-di-un-gesto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilconfronto.com\/?p=12004","title":{"rendered":"Papa Francesco a Lampedusa: &#8220;I valori nascosti di un gesto&#8221;."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.chiesadicefalu.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Francesco-a-Lampedusa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-2541\" alt=\"ITALY-POPE-IMMIGRATION-REFUGEE-LAMPEDUSA\" src=\"http:\/\/www.chiesadicefalu.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Francesco-a-Lampedusa.jpg\" width=\"174\" height=\"117\" \/><\/a><a title=\"Omelia di Papa Francesco a Lampedusa\" href=\" https:\/\/www.youtube.com\/watch?feature=player_detailpage&amp;v=fizVPy98kmo\" rel=\"wp-video-lightbox\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" alt=\"www.ilconfronto.com\" src=\" http:\/\/www.chiesadicefalu.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Lam-Vid-m.jpg\" width=\"180\" height=\"117\" \/><\/a>( <em>Pubblichiamo l&#8217;articolo di <strong>Enzo Bianchi<\/strong>, priore di Bose, sulla visita di Papa Francesco a Lampedusa, apparso oggi sul quotidiano &#8221; La Stampa&#8221;. Dopo l&#8217;articolo il testo integrale dell&#8217;omelia che si pu\u00f2 anche rivedere cliccando sull&#8217;icona a destra del post<\/em> )<\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino; font-size: medium;\">Sono passati ormai sette anni \u2013 e innumerevoli sbarchi, naufraghi, profughi e morti \u2013 da quando, pubblicando un libro sugli stranieri e sull\u2019ospitalit\u00e0, volli dedicarlo \u201cagli uomini, alle donne e ai bambini che, andando verso il pane e sognando la nostra accoglienza, sono morti da stranieri nelle acque del Mediterraneo, mare che avrei voluto che potessero amare e sentire \u2018nostro\u2019 come io lo sento e lo amo\u201d. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino; font-size: medium;\">Ed ecco che un uomo, un cristiano, un papa venuto dalla fine del mondo sceglie l\u2019estrema periferia sud dell\u2019Italia per la sua prima uscita da Roma e va in pellegrinaggio a un santuario dell\u2019umanit\u00e0 sofferente, quel mare che ha inghiottito migliaia di persone. Un gesto volto a esprimere la sollecitudine verso gli ultimi, i poveri, quelle categorie sociali che il dettato biblico affida alla custodia dei credenti perch\u00e9 prive di ogni tutela e diritto: l\u2019orfano, la vedova, lo straniero. Un gesto quindi che esprime il modo con cui il vescovo di Roma vuole esercitare il suo ministero di pastore \u2013 la cui voce e i cui gesti sono indirizzati a tutti \u2013 e vuole praticare la prossimit\u00e0, la vicinanza come primo passo per amare gli altri.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino; font-size: medium;\">Un gesto altamente simbolico, ma soprattutto profetico quello posto risolutamente e semplicemente da papa Francesco, capace di interrogare le coscienze \u2013 e anche di infastidirne molte, che per\u00f2 si dicono \u201cpronte a difendere la vita\u201d, come si \u00e8 visto e letto nei giorni che lo hanno preceduto \u2013 e di ridestare non tanto l\u2019attenzione quanto le orecchie e il cuore di ciascuno, la capacit\u00e0 che ogni essere umano ha di riconoscere nell\u2019altro un proprio simile, un fratello e una sorella che condivide la comune umanit\u00e0 al di l\u00e0 di ogni differenza di etnia, lingua, appartenenza. Un gesto che vuole ricordare a tutti, a cominciare da chi ha responsabilit\u00e0 politiche ed economiche, che nessun essere umano \u00e8 clandestino su questa terra, che ciascuno ha diritto a veder riconosciuta e rispettata la propria dignit\u00e0, che migranti, profughi, esuli, vittime di guerre e di carestie non si metterebbero in viaggio se trovassero pane e giustizia l\u00e0 dove sono le loro radici e il loro cuore. Un gesto che vuole provocare la coscienza di tutti gli uomini e vuole \u201cspingere a riflettere e a cambiare comportamento\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino; font-size: medium;\">Papa Francesco ha lanciato questo appello come pastore cristiano che cerca di ritornare alla semplice essenzialit\u00e0 del vangelo che, \u201cnascosta ai sapienti e ai dotti, \u00e8 rivelata ai piccoli\u201d (Mt 11,25). Cos\u00ec la visita a Lampedusa, il ricordo dei morti e dei sopravvissuti, la gratitudine per chi si \u00e8 speso nell\u2019accoglienza, l\u2019intero evento \u00e8 stato posto sotto il segno della dimensione penitenziale e dell\u2019invocazione della remissione dei peccati. Colore dei paramenti violaceo, letture bibliche, sobriet\u00e0 di parole, gesti e riti: tutto si \u00e8 articolato nello spazio del credente che si pone di fronte a Dio chiedendo perdono per i peccati commessi, peccati che, come ben sappiamo, sono spesso segnati anche da ci\u00f2 che noi riduciamo a semplice \u201comissione\u201d ma che pu\u00f2 avere sul nostro prossimo l\u2019effetto di una condanna a morte. Come Erode ha seminato morte per il proprio benessere, anche noi di fatto per il nostro benessere procuriamo morte e miseria a quelli con i quali non condividiamo l\u2019unica terra e le sue risorse. Anche l\u2019altare-barca su cui ha celebrato papa Francesco era significativo: mi sono venute in mente le parole di Giovanni Cristostomo: \u201cOgni volta che vedrete un povero, ricordatevi che sotto i vostri occhi avete un altare non da disprezzare ma da onorare\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino; font-size: medium;\">La centralit\u00e0 riservata alla dimensione penitenziale in una giornata come quella di Lampedusa, ci svela meglio di tanti discorsi come nell\u2019ottica della fede cristiana la liturgia sia una componente della storia e non un\u2019evasione dalla realt\u00e0. La preghiera agisce, ha ricadute nel quotidiano, non tanto per un intervento divino estraneo ai nostri comportamenti, non come risultato di un Dio onnipotente chiamato in causa, ma soprattutto attraverso coloro che pregano veramente: dialogando con il loro Signore, ne ascoltano la parola e la volont\u00e0, ne invocano lo spirito di discernimento e di forza, si impegnano a mettere in pratica ci\u00f2 che il vangelo esige da loro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino; font-size: medium;\">Allora riconoscere di fronte a Dio la nostra inadeguatezza o addirittura riluttanza nel prenderci cura dell\u2019altro \u2013 \u201csono forse il custode di mio fratello?\u201d \u00e8 la tragica domanda di Caino \u2013 significa gi\u00e0 predisporci a una conversione, a un mutamento radicale nel nostro modo di pensare e di agire, a un\u2019apertura verso un mondo pi\u00f9 solidale e fraterno. Noi, soprattutto noi credenti, dobbiamo chiederci: \u201cUomo, dove sei?\u201d e smettere di chiedere: \u201cDio dove sei?\u201d. Dovremmo riscoprire, come ci ricorda insistentemente papa Francesco, che la difesa della vita comincia dalla difesa degli ultimi della terra, di quelli che soffrono fame e violenza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino; font-size: medium;\">I cinici diranno che profughi, sbarchi, naufraghi e morti continueranno ugualmente anche nei prossimi giorni, mesi e anni; alcuni non cesseranno di invocare misure sempre pi\u00f9 drastiche e inumane per fronteggiare una pretesa emergenza, molti proseguiranno nel loro disinteresse colpevole o nella cieca brutalit\u00e0 di chi conosce il prezzo di ogni cosa e ignora il valore di ogni singola persona, altri vorranno ridimensionare questo evento dicendo che \u201cil papa fa il suo mestiere\u201d mentre invece, pur ispirato dal vangelo, grida quale uomo a tutti gli uomini: \u201cBasta all\u2019indifferenza, anzi a questa globalizzazione dell\u2019indifferenza che continua ad avanzare\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino; font-size: medium;\">In quell\u2019umile gesto della corona di fiori gettata pregando nel mare di Lampedusa, porta d\u2019Europa, periferia delle periferie, in quell\u2019invito a prendersi cura del fratello come di se stessi, in quella memoria resa a uomini donne che cercavano vita per s\u00e9 e i loro cari e hanno trovato morte anonima occorre cogliere un\u2019urgenza per tutti noi: patire con chi patisce, piangere con chi piange perch\u00e9 questa \u00e8 fraternit\u00e0 umana, \u00e8 custodia dell\u2019altro, \u00e8 compassione! E c\u2019\u00e8 anche la rinnovata possibilit\u00e0 di avere fiducia nell\u2019altro, c\u2019\u00e8 il sapersi parte di un\u2019unica comunit\u00e0, c\u2019\u00e8 la consapevolezza che \u201cchi ha salvato una sola vita, ha salvato l\u2019umanit\u00e0 intera\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #800000; font-family: arial black,avant garde; font-size: small;\">Omelia di Papa Francesco<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino;\"><em>\u201cImmigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte\u201d. Cos\u00ec il titolo nei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si \u00e8 ripetuta, il pensiero vi \u00e8 tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto non si ripeta, non si ripeta per favore. Prima per\u00f2 vorrei dire una parola di sincera gratitudine e di incoraggiamento a voi, abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza, che avete mostrato e mostrate attenzione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore. Voi siete una piccola realt\u00e0, ma offrite un esempio di solidariet\u00e0. Grazie!<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino;\"><em>Grazie anche all\u2019Arcivescovo Mons. Francesco Montenegro per il suo aiuto e il suo lavoro e la sua vicinanza pastorale. Saluto cordialmente il sindaco, signora Giusy Nicolini. Grazie tante per quello che lei ha fatto e fa. Un pensiero lo rivolgo ai cari immigrati musulmani che stanno oggi, alla sera, iniziando il digiuno di Ramadan, con l\u2019augurio di abbondanti frutti spirituali. La Chiesa vi \u00e8 vicina nella ricerca di una vita pi\u00f9 dignitosa per voi e le vostre famiglie.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino;\"><em>Questa mattina alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei proporre alcune parole che soprattutto provochino la coscienza di tutti, spingano a riflettere e a cambiare concretamente certi atteggiamenti. \u00abAdamo, dove sei?\u00bb: \u00e8 la prima domanda che Dio rivolge all\u2019uomo dopo il peccato. \u00abDove sei, Adamo?\u00bb. E Adamo \u00e8 un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione perch\u00e9 crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E l\u2019armonia si rompe, l\u2019uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con l\u2019altro che non \u00e8 pi\u00f9 il fratello da amare, ma semplicemente l\u2019altro che disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: \u00abCaino, dov\u2019\u00e8 tuo fratello?\u00bb. Il sogno di essere potente, di essere grande come Dio, anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che \u00e8 catena di morte, porta a versare il sangue del fratello. Queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza; tanti di noi, mi includo anch\u2019io, siamo disorientati, non siamo pi\u00f9 attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo pi\u00f9 capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino;\"><em>\u00abDov\u2019\u00e8 tuo fratello?\u00bb, la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non \u00e8 una domanda rivolta ad altri, \u00e8 una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po\u2019 di serenit\u00e0 e di pace; cercavano un posto migliore per s\u00e9 e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidariet\u00e0 \u2013 e le loro voci salgono fino a Dio. E un\u2019altra volta a voi, abitanti di Lampedusa, ringrazio per la solidariet\u00e0! Ho sentito recentemente uno di questi fratelli. Prima di arrivare qui, sono passati per le mani dei trafficanti, quelli che sfruttano la povert\u00e0 degli altri; queste persone per le quali la povert\u00e0 degli altri \u00e8 una fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto. E alcuni non sono riusciti ad arrivare.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino;\"><em>\u00abDov\u2019\u00e8 tuo fratello?\u00bb Chi \u00e8 il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c\u2019\u00e8 una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della citt\u00e0 di Fuente Ovejuna uccidono il Governatore perch\u00e9 \u00e8 un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l\u2019esecuzione. E quando il giudice del re chiede: \u00abChi ha ucciso il Governatore?\u00bb, tutti rispondono: \u00abFuente Ovejuna, Signore\u00bb. Tutti e nessuno. Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi \u00e8 il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo cos\u00ec: non sono io, io non c\u2019entro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: \u00abDov\u2019\u00e8 il sangue di tuo fratello che grida fino a me?\u00bb. Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilit\u00e0 fraterna; siamo caduti nell\u2019atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell\u2019altare, di cui parlava Ges\u00f9 nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo \u201cpoverino\u201d, e continuiamo per la nostra strada, non \u00e8 compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l\u2019illusione del futile, del provvisorio, che porta all\u2019indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell\u2019indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell\u2019indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell\u2019altro, non ci riguarda, non ci interessa, non \u00e8 affare nostro.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino;\"><em>Ritorna la figura dell\u2019Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell\u2019indifferenza ci rende tutti \u201cinnominati\u201d, responsabili senza nome e senza volto. \u00abAdamo dove sei?\u00bb, \u00abDov\u2019\u00e8 tuo fratello?\u00bb, sono le due domande che Dio pone all\u2019inizio della storia dell\u2019umanit\u00e0 e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: \u00abChi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?\u00bb, chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una societ\u00e0 che ha dimenticato l\u2019esperienza del piangere, del \u201cpatire con\u201d: la globalizzazione dell\u2019indifferenza ci ha tolto la capacit\u00e0 di piangere. Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: \u00abRachele piange i suoi figli\u2026 perch\u00e9 non sono pi\u00f9\u00bb. Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi\u2026 Domandiamo al Signore che cancelli ci\u00f2 che di Erode \u00e8 rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudelt\u00e0 che c\u2019\u00e8 nel mondo, in noi, anche in coloro che nell\u2019anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo. \u00abChi ha pianto?\u00bb, chi ha pianto oggi nel mondo?.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua,palatino;\"><em>Signore in questa Liturgia, che \u00e8 una Liturgia di penitenza, chiediamo perdono per l\u2019indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo, Padre, perdono per chi si \u00e8 accomodato, si \u00e8 chiuso nel proprio benessere che porta all\u2019anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore; Signore, che sentiamo anche oggi le tue domande: \u00abAdamo dove sei?\u00bb, \u00abDov\u2019\u00e8 il sangue di tuo fratello?\u00bb.\u201d<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>( Pubblichiamo l&#8217;articolo di Enzo Bianchi, priore di Bose, sulla visita di Papa Francesco a Lampedusa, apparso oggi sul quotidiano &#8221; La Stampa&#8221;. 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