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Vangelo del giorno
Martedì 07 Luglio 2020


In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».


(Mt. 9,32-38)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

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È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/

7 e 8 -14 Gennaio Teatro Musica ” Suor Rosina della croce … io … povera inferma …”

Dopo mesi di lavoro finalmente in scena il “ Teatro-musica” “ Suor Rosina della Croce … io … povera … inferma … “

Data la mancanza di spazi teatrali si è riadattato il refettorio delle suore “ Figlie della Croce “ … e forse non è stata una cattiva idea dato che Suor Rosina La Grua ha trascorso tutta la vita nella sua angusta stanzetta al piano di sopra.

Al fine di poter consentire la visione a tutti quelli che lo desiderano , per la limitatezza ricettiva della sala, il lavoro andrà in scena il 7 e l’8 Gennaio 2012 alle ore 21,00

Sarà necessario prenotarsi, fino ad esaurimento posti, presso la boutique per bambini “ Ninna nanna” in piazza Margherita a Castelbuono.  Nel lavoro che presentiamo c’è molto di “ immaginato” che – a nostro avviso – ben si adatta a quanto Suor Rosina ha lasciato nei suoi scritti e nella “tradizione orale” consegnata alle suore.Raccontando ” Suor Rosina facciamo anche memoria di alcuni personaggi Castelbuonesi che ci hanno preceduto e hanno contribuito a formare una “ coscienza castelbuonese” orgogliosa di testimoniare laboriosità, fantasia, onestà, accoglienza, condivisione.
 
 Personaggi e Interpreti
 
Suor Rosina  Flavia Giambelluca
Padre di S. Rosina Michele Crivello
Madre di Suor Rosina Ina Mazzola
Arciprete Cipolla Ivan Schimmenti
Dr. Mariano Mitra Vincenzo Gambelluca
D. Angelino Mazzola Tommaso Cascio
Suor Benigna Mariacatena Pantano
Suor Chiara Irene Miccianza
Suor Teresa Manuela Restivo
Myriam Valentina Cusenza
Carmela Mariacatena Pantano
Maeesro Pisstorio Tommaso Cascio
 Cronista  Mario Gugliuzza
Trinità Stefania Sperandeo
 
Voci Soliste
 Daniela Gentile – Elisa Cicala – Giusy Pace – Santino Leta
 
 CORO
 
 Antonella Schicchi – Anna Bellino – Pina Spallino – Mariapina Ignatti – Mimma Putiri – Natalina Franco – Annamaria Biundo – Antonietta Abbate – Angela Fesi – Maddalena Messina – Giuliano Cinquegrani – Mario Pitingaro – Antonio Guarcello
 
 Direzione Musicale
 M.stro Angelo Di Bella
 
 CORPO DI BALLO  ( Diretto dalla M.stra Maria Luisa Alaimo )
 Cristina Occorso – Marica Venturella – Valeria Sferruzza – Viviana Fina – Laura Obbole – Maria Vittioria Incaprera – Clelia Caruso – Sara Portogallo – Giorgia Guarcello – Cecilia Cangelosi – Andrea Lagrua – Maria Chiara Coniglio – Isabella D’Angelo –  Flavia Scaffidi – Giada Guarcello – Chiara Portogallo – Erica Guarcello – Adriana Cicero – Anna Castiglia – Maria Luisa Alaimo
 
Scenografia  Giovanni Sottile
Aiuto Scenografia  Totò Cicala
Collaboratori – Costumi Marienza Lima
Luci Giuseppe Carrozza
Tecnico del Suono Ernesto Vaccarella
 Regia Rosaria Mazzola
Testi e musiche originali Rosario Ignatti
   
 Brochure della serata 

(Clik sull’immagine per aprire file )

 

 

2 risposte a 7 e 8 -14 Gennaio Teatro Musica ” Suor Rosina della croce … io … povera inferma …”

  • Dire che e’ stato emozionante e’ dir poco !…….. ringrazio tutti, in particolare il Dott.. Ignatti e Rosaria M …che mi hanno fatto rivivere una Grande Donna, l’emozione che ho provato e’ stata grande……….. GRAZIE

  • Fantastico…un emozione una dietro l’altra , si è visto con quale passione e spiritualità è stata messa in scena.
    Dottore, la sua mano è stata guidata , nel cercare le parole giuste per poter entrare non nella mente ma nel cuore della gente, dalla mano di Dio e dalle preghiere di suor Rosina.
    Ha messo in risalto l’umiltà , in questi anni che l’ho conosciuta , lei ha sempre parlato dell’umiltà , raccontandoci come esempio la parola del servo inutile…
    …..
    rientrando a casa
    quella sera del l’otto gennaio ero gioisa. allegra , ma soprattutto mi sono sentita dentro un gran calore…un calore cosi forte , da voler gridare, da voler coinvolger altri.., un calore che equivale all’amore…
    GRAZIE TANTE , Spero che continui in altre rassegne cosi…
    Antonella

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( Cliccando sulla locandina è possibile aprire il file del "copione" e/o scaricarlo)

Di seguito alcune clip video di prova.

( Cliccando sull' icona della clip è possibile aprire il video) www.ilconfronto.com
PRIMA PARTE: La conversione- La spogliazione.


SECONDA PARTE: la regola.


TERZA PARTE: Francesco e Chiara: " Audite poverelle"
Kenosis-Passio Domini
Cliccando sulle tre icone puoi vedere i tre filmati "Staba Mater" e " Passio Domini" " Apocalypsis Die " eseguiti a Castelbuono il 21 Aprile 2004 ore 20,30 nella Chiesa di San Francesco. - Cliccando sull'icona " Kenosis" potrai leggere o scaricare il libretto dei testi in pdf,
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Il confine invisibile tra noi e gli altri

 

“Noi”, “gli altri”: quante volte ricorriamo a queste categorie per comprendere problemi e giustificare atteggiamenti. Ora, se siamo più attenti, ci rendiamo conto che è arduo definire i confini tra queste due entità.
Quando accostiamo i termini “noi” e “gli altri”, iniziamo un percorso suscettibile di infinite varianti: ci possiamo inoltrare su un ponte gettato tra due mondi, oppure andare a sbattere contro un muro. Possiamo anche scoprire l’opportunità di un intreccio fecondo, dell’insopprimibile connessione che abita noi e loro. Sì, perché ogni umano esiste in quanto essere-in-relazione: con quanti lo hanno preceduto, con chi gli è o è stato accanto, con il “prossimo”, con quanti ha avuto o avrà modo di incontrare, con il pensiero e le azioni di persone che non ha mai conosciuto. Addirittura, con chi non conoscerà mai, eppure contribuisce con la sua esistenza al mirabile corpo collettivo dell’umanità.
La consapevolezza dell’intima connessione tra ciascuno di noi e gli altri va ridestata con lucidità, in quest’epoca in cui si è giunti a ipotizzare la “morte del prossimo”, la scomparsa di colui che, alla lettera, è “più vicino”. Mentre veniamo quotidianamente sollecitati a una generica solidarietà con chi è lontano, siamo spinti a non vedere chi ci è accanto e attende, prima che un gesto di comunione, il semplice riconoscimento della sua esistenza. Comunichiamo a distanza, interagiamo in “tempo reale”, ci sentiamo connessi con una rete globale, ma distogliamo lo sguardo da “l’altro accanto a noi”. Ciò non discende forse dall’aver perso la consapevolezza che, in ultima analisi, “l’altro siamo noi”?
Al riguardo, possiamo prendere spunto da Michel de Certeau, teologo e antropologo, instancabile viaggiatore attraverso paesi e culture diverse, il quale definiva l’essere umano come chi cerca di “far posto all’altro”: per lui l’altro, lo straniero è al contempo “l’irriducibile e colui senza il quale vivere non è più vivere”. In questo senso possiamo declinare il rapporto tra noi e gli altri come una relazione dinamica in cui entra in gioco anche la dimensione temporale: oggi io sono quello che altri sono stati prima di me e, a loro volta, gli altri possono diventare quello che io sono o ero a un certo punto della mia vicenda.
Sì, nella dialettica tra noi e gli altri si gioca il difficile equilibrio, mai raggiunto pienamente, tra identità e convivenza. In che modo riconoscere e coltivare la propria identità senza collocarla in rapporto dinamico con l’essere accanto al diverso? E come convivere in un confronto civile tra persone, etnie e culture diverse senza aver chiara consapevolezza della propria identità e di come questa si sia formata attraverso successive, ininterrotte mescolanze con alterità che da lontane si sono fattevicine?
Scriveva Edmond Jabès: “Lo straniero ti permette di essere te stesso, facendo di te uno straniero … La distanza che ci separa dallo straniero, dall’altro è quella stessa che ci separa da noi”. Che questa distanza sia ponte o baratro dipende solo da noi, giorno dopo giorno.

(Enzo Bianchi- “Repubblica” – 25 Maggio 2020)