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Vangelo del giorno
Venerdì 27 Novembre 2020
In quel  tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».


(Lc. 21,29-33)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

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I° CONCILIO DI NICEA



I° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



I° CONCILIO DI EFESO



I° CONCILIO DI CALCEDONIA



II° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



III° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



II° CONCILIO DI NICEA



IV° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



LETTERA A DIOGNETO


I° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



IV° CONCILIO LATERANENSE



I° CONCILIO DI LIONE



II° CONCILIO DI LIONE



CONCILIO DI VIENNA



CONCILIO DI COSTANZA



CONCILIO DI BASILEA



V CONCILIO LATERANENSE


CONCILIO DI TRENTO



CONCILIO VATICANO I°

 

È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/

Politica

Nella pièce teatrale scritta nel 1956 da John Osborne la rabbia viene definita come  un sentimento di frustrazione e di esclusione, di inutilità e di angoscia,  un rancore che apre a un realismo crudele. ….

La rabbia è improduttiva , è sentimento che consuma l’anima per esplodere in furibonda violenza.

L’arrabbiato è pieno di cattiveria, di quella cattiveria che si presenta con grande fragore per poi implodere e portare all’autodistruzione.

Quanto è triste vedere i vinti arrabbiati, ribellarsi alla “ immeritata sconfitta” con l’adozione di percorsi vendicativi, fuori controllo, tendenti a denigrare, epurare, separare, processare in nome di  una idea distorta del “ bene comune”,  di “ codici etici”, di” decenza politica”, etc ….

E’ necessario recuperare la cultura dell’accoglienza, soprattutto per chi si allontana   …. E la meraviglia è grande quando chi, apertamente, ha fatto più volte riferimento alla figura di Don Paolo Raimondi [ la sua comunità è stata sempre comunità aperta e accogliente ] non pratica questo percorso ma conduce se stesso e altri all’adozione di sentimenti contrari alla “ comprensione”, al “ dimenticare”, al “ non ricordate più le cose passate

  Se veramente si vuole interpretare la politica come servizio  è necessario che chi si auto-referenzia  tale virtù ricordi che il servo è mite, docile, mansueto così come è detto nel brano di Vangelo di Luca al cap. 17:

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?  Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?  Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?  Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».”

 

Il servo non giudica, non separa, non allontana … si dimentica per l’altro … serve fino alla fine !!!

 

 

Riceviamo e pubblichiamo una lettera del Dr. Vincenzo Capuana, del circolo del Partito Democratico di Castelbuono che, in vista del prossimo congresso locale – previsto per il 27 – 28 Marzo p.v -,  intravede nell’evento l’opportunità che  lo stesso possa essere “laboratorio di idee ed incubatore di proposte politiche” per le future elezioni comunali della nostra città.       Tante le possibili strategie dette e/o nascoste tra le righe. Noi speriamo che i vari laboratori politici che si costituiranno non siano come i precedenti, svaniti nel nulla dopo i risultati elettorali.

HO IMPARATO CHE IL PROBLEMA DEGLI ALTRI E’ UGUALE AL MIO; SORTIRNE TUTTI INSIEME E’ POLITICA, SORTIRNE DA SOLI E’ AVARIZIA (Don Milani)

 Viviamo una fase di grave crisi economica che rischia di disintegrare il tessuto sociale delle Comunità e  in una Società dove il decadimento della moralità, il mercimonio della donna come strumento di corruzione e l’avarizia nel soddisfacimento di bisogni individuali, anche a discapito dell’affermazione e la difesa di diritti collettivi, sono basi della deriva  individualistica cui causa ed effetto sono il “berlusconismo”; in questo momento, forse più che in altri, è necessario  riaffermare la Politica come nobile arte per costruire una società migliore, una società di eguali e senza discriminazioni, per combattere le precarietà, le povertà e le ingiustizie.

Il Congresso di Circolo del Partito Democratico di Castelbuono, che si svolgerà il 27 e 28 marzo, può divenire a 2 anni dalla scadenza naturale del mandato del Sindaco, una opportunità come laboratorio di idee ed incubatore di proposte politiche.

Il Partito Democratico, consapevole che una scelta strategica è l’unità del centrosinistra, necessaria ed opportuna, per il senso di responsabilità derivante dall’essere la forza politica che ha vinto le elezioni nel 2007 e che dal 1992, ininterrotamente con altre formule e altri partiti, esprime  l’Amministrazione nel Nostro Paese, intende aprire un momento di confronto prima, dentro e dopo il Congresso sia con le forze politiche che costituiscono l’alveo naturale del centrosinistra sia con quelle che, a livello nazionale e regionale, stanno intrattenendo con il nostro partito, alleanze elettorali per il governo delle Regioni e convergenze per le Riforme. Tale dibattito intendiamo aprirlo anche a chi, presentandosi con una Lista Civica nelle Amministrative del 2007, è rimasto fuori dalla rappresentanza in Consiglio Comunale.

La nostra ambizione, oltre che continuare  a governare i processi virtuosi in itinere e correggere le invitabili discrasie che, nel tempo, si sono determinate, è quella di responsabilizzare una nuova generazione che apporti innovazione, spinga sulla partecipazione e  consideri le identità di appartenenza di ognuno non come recinti dentro cui chiudersi ma come elementi di dinamicità sociale e di emancipazione per affermare “la castelbuonesità”  e un modello di sviluppo, tutt’altro che filosofico e dogmatico, quale “la decrescita sostenibile”.

La Politica deve avere i piedi per terra ma muoversi a tempo di utopia. Quell’utopia che serve a  percorrere  vie alla ricerca  dell’orizzonte dove andare, ad oggi, il bene comune.

Il Circolo del Partito Democratico di Castelbuono ha individuato “La Sua Via” in questo percorso; una via all’altezza delle sue donne, dei suoi uomini, dei sui talenti e dei suoi narcisismi.

Una via da percorrere da protagonisti: protagonisti, non egemoni.

 

Castelbuono, lì 22 febbraio 2010

                                                                                                                        

                                                                                                                         Per Il Coordinamento
                                                                                                                                 Il Reggente
                                                                                                                           Capuana Dr. Vincenzo
  Riportiamo da “ www.castelbuono.org” una inquietante comunicazione del nostro Sindaco Mario Cicero:

Nel constatare che, da parte del gruppo Dirigente Regionale e Provinciale del Partito Democratico, vi è la scientifica  volontà di disconoscere l’attività politico-amministrativa svolta dal 1993 ininterrottamente sino ad oggi, da parte di un gruppo di “compagni ed amici” della Sezione di Castelbuono; considerato il “mai” coinvolgimento dei suoi amministratori nello stilare proposte idee e programmi per l’azione politica; e non ultimo l’aver notato, venerdì 19 e sabato 20 settembre 2008,  la presenza a Castelbuono del Gruppo Dirigente Regionale e Parlamentare, ospiti presso una struttura ricettiva del nostro paese, senza che l’Amministrazione Comunale, nè il suo sindaco siano stati preventivamente informati.

  Tutto ciò non fa altro che acclarare la sensazione di non voler riconoscere e dar valore all’attività politico-amministrativa svolta in questi anni a Castelbuono. Infatti, tutti sappiamo che, spesse volte, la “forma” ha un valore più alto della “sostanza”.
Il Sindaco Mario Cicero, nel constatare tutto ciò, suo mal grado, lascia con amarezza il Partito Democratico, ribadendo la sua fedeltà al programma ed alla coalizione che lo ha sostenuto in questi anni, garantendo le forme e i modi condivisi che saranno più utili per portare avanti l’attività amministrativa di cui si è fatto carico in qualità di Sindaco, rimanendo sempre disponibile a collaborare per continuare a far crescere la Comunità di Castelbuono.
Infine, con una lettera che invierà al Segretario 
nazionale  Walter Veltroni ed al Segretario della locale Sezione, argomenterà e spiegherà tutte le motivazioni che lo hanno spinto a prendere questa dolorosa decisione.

IL SINDACO
Mario Cicero

   Lo “ sgrammaticato e slegato” periodare, la terminologia e le argomentazioni di tale comunicazione rivelano la rabbia di chi, abituato alla “ onnipotenza”,si sente “ dimenticato “ mortificato dallo scorrere delle “ cose”.

   Non si possono fare comunicazioni così gravi e disorientanti, soprattutto se dettate da “ stizza” o, ancor peggio,[ speriamo proprio non sia così ], se “ collegialmente” non condivise.

   Non c’è più a Castelbuono alcun dibattito politico. 

  Se non ci fosse stata la presenza del “ Comitato nopriv”,  e qualche isolata riflessione sulla questione “ museo civico “, >> silenzio assoluto intorno all’amministrazione comunale ..  tutta dietro alle personali e “bizzarre progettualità” del suo sindaco.

  Eppure prima delle elezioni  .. “ laboratori politici “  ,  fermenti vari di novità …

  Dove si sono rifugiati tutti coloro che pensavano ad un cambiamento ?

Diceva Dossetti: ” l’unica possibilità e la condizione pregiudiziale stanno proprio in questo, che una buona volta le persone coscienti e oneste si persuadono come è conforme al vantaggio proprio, restare assenti dalla vita politica e lasciare quindi libero campo alle rovinose esperienze dei disonesti e degli avventurieri. “

 E’ un appello alla partecipazione alla vita politica che adesso diventa sempre più pressante per la nostra comunità Castelbuonese.

Questo messaggio di Dossetti possa essere  luce per chi  alla partecipazione politica ha preferito la quiete del “ proprio quotidiano ” di “ tranquillità “.

 

bonomo.jpg  Sono trascorsi cinque anni da quando mi fu proposta la candidatura a Consigliere Provinciale. Dopo la campagna elettorale, che vedeva la presenza di altri sei candidati locali, con la fiducia e il consenso di 1865 cittadini, di cui 1150 di Castelbuono, venni eletto Consigliere Provinciale. Oggi, trascorsi questi anni e avendo deciso da tempo di non ricandidarmi, è del tutto naturale guardare indietro, riflettere e fare anche un bilancio di coscienza, che  poi,  nella vita è sempre quello più difficile da far “quadrare”.Come Consigliere di opposizione ho cercato di portare serietà, professionalità e sobrietà in un contesto istituzionale alquanto deteriorato.

Certamente avrò commesso degli errori organizzativi, soprattutto nella comunicazione con i cittadini; riconosco che sarebbe stato più opportuno, oltre le mie informazioni periodiche (agosto 2003; gennaio 2004; luglio 2004; dicembre 2005; settembre 2006;giugno 2007.), individuare forme diverse di comunicazione; mi consola comunque sapere di essermi sempre assunto le mie responsabilità nel ruolo che ho svolto.

Concretamente, in questi cinque anni, senza ricorrere a compromessi indecorosi, ho potuto attenzionare e sollecitare con interrogazioni, interpellanze, mozioni, ordini del giorno, emendamenti, la soluzione delle seguenti problematiche:

1.     l’inserimento nel Programma Triennale delle Opere Pubbliche dei lavori della strada di collegamento Castelbuono-S.Mauro C.le; i lavori di ricostruzione dei muri e la sistemazione della strada per Liccia; la definizione dei lavori per lo svincolo autostradale “Irosa”; i lavori della strada di collegamento Scillato-Caltavuturo;

2.     i lavori di sistemazione dell’area esterna del Liceo Scientifico di Castelbuono; la costruzione del nuovo ITG di Polizzi Generosa; l’adeguamento della struttura dell’ex Caserma dei Vigili del Fuoco di Petralia Sottana; l’accelerazione dei tempi per la riapertura del chiostro del Duomo di Cefalù; la  pressante sollecitazione per l’approvazione di un ordine del giorno che ha evitato la chiusura del Liceo Linguistico di Alimena.

3.     iniziative varie, fin dal mese di novembre del 2003, contro la privatizzazione dell’acqua e la gestione dei rifiuti; interpellanze, che, in gran parte, ancora oggi attendono risposta, sul funzionamento dell’Ospedale di Cefalù, del Consorzio Universitario, dell’Ente Parco delle Madonie; ordini del giorno sullo sperpero dei fondi per la realizzazione dell’annuale festa della Provincia, o sui contributi elargiti per finalità di dubbia assistenza sociale, o sul funzionamento delle società di servizi cui la Provincia è socia ( GESAP;CIEM; etc…)

Un forte rammarico riguarda la mancata realizzazione degli ultimi interventi di manutenzione per il chiostro di S. Francesco a Castelbuono, tra l’altro, sede del Consorzio Universitario. Interessi e pressioni per l’affidamento di alcuni  incarichi professionali e contrasti tra la Provincia e l’Amministrazione comunale di Castelbuono hanno impedito l’ulteriore finanziamento.

Per protesta, durante una seduta del Consiglio Provinciale, consegnai provocatoriamente alla Giunta Musotto una medaglia d’oro per il primato conseguito nella capacità, prima, di prevedere il finanziamento del completamento di un’opera di interesse territoriale  e, poi, togliere lo stesso finanziamento.

Il mio è stato un impegno non alla ricerca di una poltrona, di una visibilità fine a se stessa solo per apparire ed essere citato dalla stampa, ma un servizio disinteressato e sobrio.

Oggi, da questa esperienza, che ho più volte definito squallida e negativa, traggo alcune conclusioni.

Ritengo, insieme ad una moltitudine di persone e di studiosi, che l’Istituzione “Provincia” è un altro luogo di clientela, di inefficienza, di sperpero di denaro pubblico.

 Pertanto condivido pienamente l’ipotesi, da tempo avanzata, di abolizione delle Province.

Bisogna liberare le “Istituzioni” da quanti rincorrono interessi e privilegi particolari.

Bisogna liberare le “Istituzioni” da quanti, nel loro operare, usano il metodo delle strategie e lo strumento del complotto o del bieco compromesso.

Questo modo di essere, di pensare e di agire, purtroppo, appartiene a tanti tra i diversi schieramenti politici dove prevale la logica burocratica di apparato.

Appartiene anche ai “politici” locali che, con la categorie mentali proprie, alquanto limitate, si permettono, tra l’altro, di interpretare le mie recenti dimissioni da Consigliere provinciale.

Questi “strateghi della politica”, tra tutti i loro calcoli e i loro ragionamenti, non hanno tenuto conto o si sono dimenticati dei valori e principi per me sovrani nell’agire personale e politico: l’umiltà, la coerenza e la professionalità.

Oggi, ribadisco che umiltà, coerenza e professionalità sono stati e rimarranno i miei punti di forza.Quindi, con intenso affetto e profondo rispetto, saluto i 1865 cittadini che cinque anni fa mi hanno votato.

Li ho rappresentati a Palazzo Comitini, sede della Provincia, con l’onestà del servizio, che è la forza della vera politica.

Li ho rappresentati senza mai salire sul pulpito per fare prediche deliranti, senza mai unirmi allo stuolo degli “osannanti”, non ho mai fatto parte della “politica spettacolo”, perché, non mi stancherò mai di gridarlo, la politica è servizio disinteressato alla comunità.

Solo in questi termini la politica è giustificazione del potere.         

 28/5/2008                                                                    

Cordialmente,                                                                                            Rosario Bonomo                                                               

 gio.jpg

Nell’imminenza della campagna elettorale comprendiamo lo stato di ansia del Sindaco di Castelbuono Cicero, dovuto alle posizioni ambigue tenute sulla questione della privatizzazione dell’acqua.

Comunque precisiamo:

– il comitato no priv non ha mai detto che le chiavi sono state consegnate, ma ha soltanto reso noto all’opinione pubblica che al Comune di Castelbuono gli emissari di APS sono  già venuti e sono stati i benvenuti, e non crediamo che siano venuti ad ammirare gli Asini del Sindaco, ma a predisporre gli atti per la consegna delle reti e degli impianti idrici; se non l’avessimo fatto sapere noi, il Sindaco Mario Cicero si sarebbe ben guardato dal comunicarlo ai cittadini.

Altri Sindaci, quelli che si oppongono davvero alla privatizzazione dell’acqua, neanche li hanno fatti entrare al Municipio.

          Le decisioni sulla privatizzazione dell’acqua il Sindaco non le ha prese in via S.Anna 25 a Castelbuono, ma in via S.Lorenzo a Palermo, nella sede della Provincia dove non si è mai opposto, ed ha anzi avallato le posizioni del Presidente Musotto sulla privatizzazione dell’acqua mediante asta pubblica, fino al 2006 quando ha smesso di partecipare personalmente alle conferenze dei Sindaci.

          Prendiamo atto che è svanita negli amministratori di Castelbuono la boria con la quale, fino a pochi mesi fa, urlavano in piazza che i finanziamenti erano certi; l’unica cosa certa, come avevamo detto noi, è che questa era una ennesima enorme balla per far passare la privatizzzione.

          Il sindaco spera che APS, che è una società per azioni, faccia tariffe “senza speculazioni”: beato lui!

          Lui spera nelle decisioni nazionali e regionali e nel TAR del Lazio; noi pure, ma intanto, contrariamente a lui, diciamo NO alla consegna delle reti e degli impianti, perché finanziamenti per la rete idrica di Castelbuono non ce ne sono, e se mai ci saranno, gestiti dai privati, li pagheremo cari in termini di tariffe e di peggioramento del servizio.

Chiediamo pertanto ai cittadini che non l’hanno già fatto di manifestare il proprio dissenso verso la consegna delle reti e degli impianti firmando la dichiarazione sul modulo da noi predisposto.

Per informazioni rivolgersi a nopriv@gmail.com.

Il comitato No Priv – contro la privatizzazione dell’acqua

 gc.jpg COMUNICATO STAMPA          Sono state rinnovate le cariche dell’Associazione dei Verdi di Castelbuono.         L’assemblea, riunitasi oggi, domenica 17 febbraio alla presenza del Presidente provinciale Carmelo Sardegna, ha eletto all’unanimità Gioacchino Cannizzaro alla carica di Presidente, e Marcello Castiglia ed Angelo Ciolino componenti del direttivo.        

Nell’Assemblea è stata definita la linea dei Verdi, che si collocano in una posizione estranea ed alternativa rispetto all’Amministrazione comunale Cicero. 

Tenuto anche conto del nuovo quadro politico nazionale e della nascita della Sinistra Arcobaleno, l’associazione dei Verdi di Castelbuono intende  promuovere un’aggregazione insieme a tutti i soggetti politici ed associativi e le persone della società civile che,  riconoscendosi in posizioni di sinistra e di centrosinistra, vogliono lavorare ad una proposta di cambiamento, imperniata sui valori della legalità, della solidarietà e dell’ambientalismo, e sul contrasto di ogni politica e prassi clientelare.

Sono stati individuati alcuni campi sui quali l’attenzione sarà fin dall’inizio maggiore: il lavoro nero, la pianificazione urbanistica, lo sviluppo sostenibile, le politiche culturali, le fonti energetiche alternative.I Verdi inoltre individuano nella lotta alla privatizzazione dell’acqua un campo di intervento cruciale per la rilevanza politica, sociale ed etica del problema, e danno la loro adesione ed il loro appoggio al comitato no priv.

I lavori dell’assemblea, la prima svoltasi dopo la dolorosa scomparsa di Lucio  Spallino, sono stati svolti all’insegna del riferimento alla sua figura.

L’attività dell’Associazione, ha dichiarato il Presidente neo eletto, dovrà essere improntata ai suoi ideali e al suo stile. 

Castelbuono 17-2-2008                               

Gioacchino Cannizzaro

anna.jpg   

Un tandem rosa per essere vincenti!

Ci entusiasma la discesa in campo di Anna Finocchiaro e la disponibilità di Rita Borsellino a non lasciarla sola ma a “ fare squadra con lei “

“Do la mia disponibilità se c’è Rita Borsellino con me“. 

Con queste parole Anna Finocchiaro non ha deluso le speranze di quanti hanno sognato una sua discesa in campo come candidata del PD alla guida della Regione Sicilia.

Ci commuovono ed esaltano le sue parole nelle quali si riconosce la stragrande maggioranza di siciliani fatta di gente onesta, semplice ma efficace laboratorio di novità politiche.

 Mi conoscete . E conoscete la mia storia politica. Sapete da dove vengo. Da una terra magnifica e mortificata.

Non devo raccontarvi niente dei suoi splendori, delle sue miserie, dei suoi onori.

Ancora ieri oltraggiata dalla vicenda Cuffaro, per la quale prima che sdegnarmi io mi sono vergognata.

Per quelle foto che hanno fatto il giro del mondo, per la protervia di quel ‘io resto al mio posto’. Soffocata dalla mafia. Dove il centrodestra ha avuto, alle ultime regionali, il 64 per cento dei consensi e governa province, comuni, città grandi e piccole. Dove tutto è estremo ed estrema è la contraddizione e dove occorre che sia forza la contraddizione e l’eccezione diventi regola: che gli imprenditori non paghino il pizzo, i ragazzi e le ragazze restino a lavorare in Sicilia, la qualità e l’eccellenza siano il nostro metro. Per intercettare, e per sempre, sviluppo buono, buona occupazione, modernizzazione, legalità“.

 

L’augurio di un successo stravolgente che sarà segno di contraddizione per chi ha infangato il popolo siciliano.

walter_veltroni.jpg    Entusiasmano la “ caparbietà “  e “ determinazione” , certamente non facili, di Veltroni di conservare e rendere più credibile la “ voglia di nuovo” nella politica italiana.Chiarezza e onestà di scelta a tutti i costi anche accettando la possibilità di restare all’opposizione.

Ma se una opposizione è coesa e vincolata dagli stessi valori e dalla comune progettualità, sarà più forte e credibile di una forza governativa frastagliata, rappezzata, messa su con la vecchia ” ritualità ”  di ” vincere a tutti i costi “ . 

 La vera novità di Veltroni è la sconfitta della logica di “ unirsi ..contro “ ….contro Berlusconi: una strana unità che altro non ha prodotto che lacerazioni che sono state di scandalo alla semplicità del popolo. 

 L’augurio è che Veltroni possa tener duro e riscuotere il consenso dei cittadini onesti.

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SECONDA PARTE: la regola.


TERZA PARTE: Francesco e Chiara: " Audite poverelle"
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“Dove va la chiesa?”

 

Dove va la chiesa? Ogni tanto è bene fermarsi e tornare ai fondamenti, chiedendosi: “Chi è la chiesa?”. La chiesa, ekklesía, è un’assemblea di ekkletoí, una realtà di uomini e donne che Dio chiama, distingue dagli altri attraverso la sua Parola; una realtà plasmata dal Vangelo di Gesù Cristo; una realtà costantemente edificata in un corpo dallo Spirito santo (cf. Ef 2,22). Ecco chi è la chiesa. E dico “chi”, non “che cosa”, perché la chiesa è un soggetto, una creatura, una persona mistica.
Ma la chiesa, creatura Verbi, realtà che è nata e sempre nasce dalla Parola di Dio, vive nel mondo, nella storia e a servizio dell’umanità intera. Non è un luogo segnato dal privilegio della chiamata, ma piuttosto contraddistinto dalla responsabilità verso tutti gli altri. Come il popolo santo dell’antica alleanza è un popolo scelto da Dio in Abramo affinché la benedizione di Dio giunga a tutte le genti (cf. Gen 12,2-3), così la chiesa è chiamata a portare la salvezza al mondo intero. Per questo la chiesa è costitutivamente luogo di dialogo: luogo della parola che si lascia attraversare da un’altra parola; luogo in cui si intrecciano linguaggi e cammini di comunione; luogo in cui regna la comunicazione.
Chiamati al dialogo con Dio, i cristiani hanno il compito di intessere un dialogo anche con tutti gli altri esseri umani. Questa è la loro funzione sacerdotale tra le genti della terra (cf. 1Pt 2,5.9; Es 19,6), la loro ragion d’essere: l’essere strumento di dialogo e riconciliazione. Per questo la chiesa nata a Pentecoste è un realtà che sa esprimere la buona notizia nelle diverse lingue della terra (cf. At 2,1-11). Subito la chiesa per bocca di Pietro e degli altri proclama il Cristo risorto e vivente, e ciascuno sente risuonare l’annuncio nella propria lingua. Nella mattina di Pentecoste le persone presenti a Gerusalemme non devono assumere un’altra lingua, ma è la chiesa che annuncia il Vangelo nella loro lingua, dunque fa innanzitutto un passo di dialogo attraverso il suo linguaggio.
Sì, la chiesa nasce dialogica, è per sua natura capace di un dialogo plurale con le diverse culture e genti della terra a cui è inviata: “Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8), dice il Risorto agli Undici. Non è un caso che la chiesa abbia subito saputo dialogare con il mondo, addirittura con il mondo a lei ostile dell’impero romano, in un’epoca in cui, a fasi alterne, subiva una persecuzione a tratti persino cruenta. Anche in quei primi tre secoli i cristiani hanno dialogato con i cittadini dell’impero, con la cultura filosofica pagana, con le diverse genti del Mediterraneo. Gli scritti di apologeti come Giustino e di padri come Clemente Alessandrino e Basilio ne danno ampia testimonianza.
I cristiani si mostravano cittadini leali verso l’autorità politica romana, pregavano per essa, si sottomettevano alle leggi (cf. Rm 13,1-7) e cercavano di vivere in pace con tutti. Ma dobbiamo confessare con umiltà che, a partire dal IV secolo, talvolta questo atteggiamento è stato smentito dagli stessi cristiani e la chiesa non sempre è stata luogo di dialogo. Soprattutto nella difesa della verità – come affermò con coraggio Giovanni Paolo II durante il giubileo del 2000 – i cristiani hanno assunto metodi in contraddizione con la verità di Cristo e con il suo spirito. Invece del dialogo abbiamo praticato l’esclusione; invece dell’ascolto delle differenze la condanna; invece della comprensione o della tolleranza addirittura la persecuzione di chi era “altro”: gli ebrei, gli “eretici” e, più in generale, chiunque mostrasse una diversità di opinioni, di etica, di fede.
Infine, dopo tre secoli in cui la chiesa era stata spaventata dalla modernità, dall’illuminismo, dalla rivoluzione francese e poi dalla laicità e dall’ostilità dei grandi imperi e delle ideologie totalitarie, ecco arrivare papa Giovanni XXIII, il Concilio Vaticano II, Paolo VI. Papa Giovanni fece nuovamente del dialogo l’atteggiamento della chiesa: dialogo con i “fratelli separati”, si diceva allora dei cristiani non cattolici; dialogo con gli ebrei dopo secoli di ostilità; dialogo con gli uomini non cristiani e non credenti… E qui mi corre l’obbligo di ricordare, accanto alla costituzione conciliare Gaudium et spes, anche un’enciclica di Paolo VI oggi purtroppo dimenticata: l’Ecclesiam suam (6 agosto 1964). La sua terza parte è dedicata proprio al dialogo che la chiesa, per la sua stessa natura, deve intrattenere. Da questo splendido testo cito alcune parole che accesero il cuore di tanti di noi, che lo fecero ardere di gioia e di commozione, perché vedevamo in esse l’aggiornamento, la riforma voluta da papa Giovanni e dal Concilio, confermata e indicata da Paolo VI:
Daremo a questo interiore impulso di carità, che diventa dono esteriore di carità, il nome di dialogo. La chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La chiesa si fa parola; la chiesa si fa messaggio; la chiesa si fa colloquio … Ancor prima di convertire il mondo, bisogna accostarlo e parlargli … L’origine del dialogo si trova nell’intenzione stessa di Dio. Il dialogo deve ricominciare ogni giorno; e da noi prima che da coloro a cui è rivolto (§§ 66-67.70.72.79).
Queste parole di Paolo VI sono coraggiose, ferme, convinte e piene del Vangelo e dei sentimenti di Cristo. A partire da questa intuizione centrale, il papa tracciava nell’enciclica alcuni cerchi, di costante attualità:
• dialogo con tutto ciò che umano e con tutta l’umanità. Questo in vista dell’umanizzazione, compito comune a cristiani e non cristiani; in vista della pace, dono supremo per l’umanità;
• dialogo con tutti i credenti in Dio, i cercatori di Dio nelle altre religioni;
• dialogo con i fratelli cristiani non cattolici;
• dialogo all’interno della chiesa tra pastori e fedeli, tra doni diversi, tra le diverse componenti della chiesa.
In quest’ottica, ci possiamo lasciare con le parole di un mirabile testo delle origini cristiane, indirizzato da un anonimo credente in Cristo a un certo Diogneto:
I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per abiti. Non abitano neppure città proprie, né usano una lingua particolare, … ma testimoniano uno stile di vita mirabile e, a detta di tutti, paradossale … Risiedono nella loro patria ma come stranieri domiciliati (pároikoi); a tutto partecipano come cittadini e a tutto sottostanno come stranieri (xénoi); ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non espongono i loro nati. Mettono in comune la tavola, ma non il letto … Dio ha assegnato loro una missione così importante che essi non possono disertare (A Diogneto V,1-2.4-7; VI,10).

(Enzo Bianchi- “Vita Pastorale” – Luglio 2020)

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