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Vangelo del giorno
Martedì 07 Luglio 2020


In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».


(Mt. 9,32-38)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

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I° CONCILIO DI NICEA



I° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



I° CONCILIO DI EFESO



I° CONCILIO DI CALCEDONIA



II° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



III° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



II° CONCILIO DI NICEA



IV° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



LETTERA A DIOGNETO


I° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



IV° CONCILIO LATERANENSE



I° CONCILIO DI LIONE



II° CONCILIO DI LIONE



CONCILIO DI VIENNA



CONCILIO DI COSTANZA



CONCILIO DI BASILEA



V CONCILIO LATERANENSE


CONCILIO DI TRENTO



CONCILIO VATICANO I°

 

È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/

Tirisan

Auguri Walter

                                 veltroni7.jpg                                                                

Non si può restare indifferenti a quanto è successo.

E’ tempo di mettere da parte tensioni,ambiguità, veleni, furbizie.

La vittoria di Walter è segnale inequivocabile di  un’opinione pubblica non  così superficiale e disinteressata come  la si voleva far passare .

Quello che  più colpisce è che per  la prima volta oltre tre milioni di elettori sono fondamento di un partito, che, pur restando un oggetto misterioso, affascina per le promesse di voler fare una cosa nuova.

Per continuare a testimoniare che veramente è una “ cosa nuova” è necessario ora che Veltroni, forte della leadership consegnatagli da una forza popolare,  testimoni che il PD non è una “ fusione a freddo” tra DS e Margherita ma  un qualcosa che li trascende.

L’augurio che sappia essere forte e capace di dominare le varie correnti che i vecchi della politica, in transmigrazione nel PD, tenteranno di fare; ma soprattutto che non dimentichi la schiera dei  nuovi poveri che giorno per giorno aumentano nel nostro paese.

Carlo Carretto: sulla questione del presbiterato agli uomini sposati

 

Più volte la Congregazione per la Dottrina della fede, nella persona del suo prefetto, l’allora card-. Joseph Ratzinger, scrisse al vescovo di Foligno  mons. Giovanni Benedetti, perche Carlo fosse richiamato e invitato a leggere alcuni testi sulla questione del presbiterato a uomini sposati ( HH 125-133) 

 “ Sono sicuro che non passeranno molti anni e si comincerà ad ordinare sacerdoti degli sposati.

 E’ direi una cosa fatale anche per togliere dalla Chiesa una specie di complesso che esiste, per cui solo coloro che non sono sposati hanno diritto al sacerdozio.

  Il  sacerdozio è un servizio che può essere svolto anche da degli sposati che abbiano ricchezza di fede e speranza nella vita eterna.

 Rimarrà invece salda la consacrazione religiosa che è un’altra cosa che ci interessa direttamente, e che dobbiamo difendere, perché sono proprio i religiosi i testimoni dell’Invisibile e questo loro essere segno nel mondo del mondo invisibile non verrà mai a mancare nella Chiesa” 

«Come è possibile lasciare tanti sacerdoti, che con la parola ingiusta si definiscono “spretati” in un dolore lancinante, senza tentare qualche via per un lavoro di reinserimento vero e generoso nella comunità?…

Apri­te, Padri, le porte a Cristo e alla sua misericordia!

Non ascoltate soltanto coloro che sono i difensori della mo­rale; ascoltate di più le lacrime e l’angoscia dei peccato­ri.

 Non leggete soltanto il Diritto Canonico così compli­cato. Leggete anche il Vangelo e può darsi che se lo aprite a caso, siccome il caso non esiste, vi troviate scritto: misericordia, forse, e non sacrificio. o meglio ancora: sono venuto a cercare i peccatori e non i giusti» (Adista, 2767-68-69 [1983] 4-5). ( Da ” Innamorato di Dio )

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Grande vittoria di Ragusa: comunicato stampa FP CGIL regionale

Palermo 03/10/2007

 

la Funzione Pubblica regionale Cgil esprime la sua soddisfazione per la grande vittoria ottenuta a Ragusa da tutti quelli che in questi mesi si sono mobilitati contro la privatizzazione dell’acqua.

 Il 2 ottobre, presso la provincia regionale di Ragusa, l’assemblea dei Sindaci ha finalmente deliberato per l’annullamento della gara per l’aggiudicazione al socio privato della gestione del S.i.i.

 

Un risultato dovuto alla grande mobilitazione che il forum provinciale dei movimenti per l’acqua pubblica, ha saputo sostenere informando e tenendo viva l’attenzione dei cittadini sull’importanza di mantenere in mano pubblica un bene comune primario come l’acqua, che non può essere oggetto di mercificazione.

 

Auspichiamo che la decisione assunta dall’assemblea dell’Ato di Ragusa apra una riflessione nuova affinchè le assemblee di Agrigento e  di Siracusa assumano la stessa decisione.

 

Ricordiamo che in Ottobre la commissione ambiente della camera inizierà a discutere la proposta di legge di iniziativa popolare per la gestione dell’acqua pubblica, per la quale in Sicilia sono state raccolte oltre 53.000 firme, che da sole bastavano a presentare la legge in parlamento.

  

I siciliani si sono espressi in modo inequivocabile ribadendo la propria contrarietà ad ogni forma di privatizzazione che rappresenta, come dimostrano le provincie in cui i servizi idrici sono stati privatizzati, un affare per pochi a fronte di disservizi e rincari abnormi sulle bollette.

 

Alla luce di queste riflessioni chiediamo alle deputazioni regionali di prendere atto della contrarietà alle privatizzazioni espressa dai cittadini, e di dedicare una sessione straordinaria dell’assemblea regionale per discutere una immediata revisione delle politiche sull’acqua in sicilia.

 

La F.p. Cgil Sicilia continuera’ a battersi per l’acqua pubblica in tutte le sedi di confronto ed è impegnata a sostenere la grande manifestazione nazionale del 1° Dicembre organizzata dal forum nazionale dei movimenti per l’acqua a sostegno della legge in discussione.

 il segretario generale:   Teodoro lamonica

Aspettando Walter

Sabato prossimo con Liberazione, editoriale di Rifondazione uscirà un opuscolo su Walter Veltroni, ecco la prefazione.
 
Io comunista non mi fido di Veltroni
di Piero Sansonetti

Walter Veltroni ha solo 52 anni, nel ’68 era un ragazzino, aveva 13 anni, non faceva ancora il liceo. Però Walter è stato un ragazzo precoce, aveva un fratello più grande e seguiva le sue tracce. Gli è sempre piaciuto mostrarsi un po’ più vecchio di quello che è. Per esempio adora ricordare la morte dei Kennedy come passaggio chiave della sua formazione sentimental-politica, eppure quando morì John aveva otto anni e quando morì Bob non ne aveva compiuti ancora tredici. Così Walter nel ’68 già era impegnato in politica. Però era un moderato, il movimento studentesco non gli andava a genio. Non gli andavano a genio quei metodi, quei fuochi di rivolta, certe ideologie, Mao, gli estremismi.
C’è una intera generazione di dirigenti prima del Pci, poi dei Ds, ora di questo nuovo Partito democratico, che pur essendo ragazzi nel ’68, e pur essendo appassionati di politica, non fecero il ’68, ma preferirono mettersi su un lato a guardare, decisero di iscriversi alla Fgci e fare i funzionari seri e saggi di quel partitino di giovani che imitava i riti dei grandi (la Fgci era l’organizzazione giovanile del Pci). (…) Io, un po’, ho sempre sospettato di quelli che avendo vissuto l’adolescenza in pieno ’68, e amando la politica, preferivano Luigi Longo a Cohn Bendit. (…) Mi sembra gente senz’anima, che non chiede alla politica qualcosa di importante, cioè la rivolta, il cambiamento, il progetto, l’impegno, gli chiede solo amministrazione, carriera. A me sembra gente che non crede alla politica. Forse intendeva dire questo, Walter, quando ha detto di non essere mai stato comunista. Intendeva dire cioè che non ha mai pensato che la politica fosse lo strumento della speranza e del cambiamento, l’ha sempre solo considerata una via del potere. Se intendeva questo, non ha mentito. Lui è così. Se invece intendeva dire proprio che non è mai stato comunista, allora era una bugia enorme. C’è stato dentro fino al collo, era dentro i riti brezneviani. (…)
Walter è intelligente, ha capacità di lavoro mostruose, ha incredibili doti di relazione e di comunicazione, e poi un amore vero, fortissimo, limpido – nel senso che non è affatto torbido, lo dico senza ironia – per il potere. Walter adora il potere, la possibilità di comandare, di dirigere, di lasciare il suo segno. Su questo piano – per determinazione, lucidità, capacità organizzative, lungimiranza – non ha rivali a sinistra. D’Alema è un dilettante. Forse il suo unico vero rivale è Berlusconi. Però Walter ha un problema, e io sono convinto che questo problema, questo limite della sua personalità, gli impedisca di fare il grande salto, di diventare un leader vero, autentico, come lo sono stati Berlinguer, De Gasperi, Moro, Togliatti, Nenni e anche Craxi. Walter adopera la parola «vision» a ogni piè sospinto, ma non possiede neanche l’ombra di «vision», e oltretutto non la ritiene per niente importante. A Walter interessa la sovrastruttura della politica, i suoi meccanismi, le vie della comunicazione e alcuni aspetti – non tutti – della cattura e dell’organizzazione del consenso. Non gli interessa affatto la storia, la lotta delle classi, l’organizzazione degli interessi, lo Stato, la comunità, la riforma. (…)
Walter entra in politica penso a 13 o 14 anni. A 17 è già un dirigente di rilievo nella Fgci romana. (…) Nel ’76, a ventun anni, Walter entra in consiglio comunale, è il pupillo di Petroselli. A 25 anni è il viceresponsabile della stampa e propaganda del Pci, a livello nazionale ruolo importantissimo. (…) Ho conosciuto bene Walter quando è venuto all’Unità. Io allora ero vicedirettore, il direttore era Renzo Foa. Io ero contrario all’arrivo di Walter, per tante ragioni, prima di tutto per la battaglia che avevamo fatto in quegli anni per l’autonomia del giornale, alla quale credevamo e che ci sembrava ricevesse un colpo mortale (…). L’operazione di Walter era chiarissima e tutt’altro che fessa: fare dell’Unità un giornale politicamente leggero, poco impegnato – anzi per niente – nel campo delle idee e dell’elaborazione del pensiero, forte nell’intrattenimento, nel ringiovanimento, nel rapporto con la cultura intesa nel suo lato spettacolare. Fu così che nacque lo straordinario successo delle figurine dei calciatori e poi delle videocassette e altre iniziative editoriali analoghe, brillantissime e leggere. Per l’Unità forse non si prospettava un grande futuro (qualche anno dopo, infatti, chiuse) ma un giornale fatto in quel modo fu utilissimo per Veltroni per farsi una immagine molto diversa da quella del ragazzetto sveglio figlio dell’apparato comunista. Si presentò come un uomo più vicino a Paolo Villaggio (che aveva una rubrica fissa sul giornale) che ad Enrico Berlinguer. Firmò la sua trasformazione e il suo riscatto.
Poco dopo passò alla «politica superiore», entrò nel governo e poi diventò segretario dei Ds, quando il suo rivale D’Alema lasciò il partito per Palazzo Chigi. (…) E sulla sua avventura romana, sul suo modello per Roma, troverete tutto nelle pagine seguenti.
Piero Sansonetti
direttore di “Liberazione”

Costituzione del Comitato No-priv contro la privatizzazione dell’acqua.

Ieri, sabato 6 ottobre, nel corso di una partecipata riunione svoltasi nella sede della lega pensionati – Cisl in piazza Minà Palumbo, si è formalizzata a Castelbuono la costituzione del Comitato No-priv contro la privatizzazione dell’acqua.
Portavoce è stato nominato Silvio Bonomo.
Nel corso delle due giornate di protesta del 29 e 30 settembre hanno aderito al nascente comitato decine di persone (studenti, operai, professionisti, impiegati, pensionati), ed altre si sono aggiunte nel corso della riunione di ieri.
Il comitato, che è aperto a tutti senza distinzione di appartenenze partitiche, intende farsi promotore di attività di documentazione e di vigilanza sui prossimi eventi riguardo alla privatizzazione dell’acqua, e di manifestazioni di protesta contro la consegna delle reti e degli impianti ai privati;a tal fine saranno organizzate attività di sensibilizzazione verso la cittadinanza, che peraltro non ha mancato di manifestare ai promotori, in diverse forme, il proprio appoggio.
Inoltre il comitato intende raccordarsi con le altre realtà istituzionali, associative, politiche e sindacali che da tempo si muovono a livello provinciale e regionale su questo tema.
é in programma per sabato prossimo una manifestazione pubblica, nel corso della quale sarà rilanciata la proposta di un referendum sulla scelta del Sindaco Cicero e conseguentemente del Consiglio comunale unanime di consegnare gli impianti e le reti idirche al gestore privato, idea dallo stesso espressa e subito abbandonata.
Si può aderire al comitato anche scrivendo all’indirizzo 
nopriv@gmail.com, in modo da essere contattati per partecipare alle iniziative in programma. Le novità su http://tranquillopoli.altervista.org/  e su https://www.ilconfronto.com/..
Gioacchino Cannizzaro
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Piccole clip sull’acqua

Padre Zanotelli:

«Fermare i privati è fondamentale, dall’acqua dipende il futuro di milioni di persone»

«Sull’acqua ci giochiamo tutto e guai a noi  se non riusciremo a vincere questa battaglia,  è fondamentale per la vita di milioni di persone».

Dobbiamo tenere gli occhi aperti,  i grandi maghi della finanza, soprattutto in America, suggeriscono di investire sull’acqua, perché i profitti sono del 30% in più rispetto ad altri settori di investimento

Francesco Forgione, ha messo in guardia dal rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.

«Dalle lotte di Danilo Dolci in poi – ha detto – il binomio acqua-mafia ha assunto connotazioni storiche.

Non è un caso che abbiamo ancora oggi dissalatori gestiti da imprenditori condannati per associazione mafiosa, come Pietro Di Vincenzo».

Ecco perché ha ribadito Forgione «l’acqua deve rimanere pubblica, è necessario bloccare tutti i processi che intendono consegnarne ai privati la gestione».

Gestione mista equivale a privatizzare, i Comuni perdono la gestione del servizio idrico integrato e resta un rapporto tra il consiglio di amministrazione dell´Ato e il privato».

«Sull’acqua ci giochiamo tutto.

Senza petrolio potremo anche vivere, ma senza l’acqua no».  Parola di Padre Alex Zanotelli.

«Sull’acqua ci giochiamo la democrazia – dice Zanotelli – è qualcosa di troppo importante.

 Se adesso si combattono le guerre per il petrolio, in futuro si faranno guerre per l’acqua».

Ll’acqua è un dono di Dio, il cantico di San Franceso declamava l’acqua: “Umile, preziosa et casta”.

 Nel mondo di oggi, dove tutto viene trattato come una merce di scambio, anche l’acqua è mercificata e privatizzata. L’uomo è fatto di acqua, e chi mercifica l’acqua mercifica l’uomo.

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Manifestazione contro la privatizzazione del’acqua

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Manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua 29 – 30/09/07 
Significativa manifestazione in piazza Margherita il 30.09.07  contro la privatizzazione dell’acqua alla quale hanno partecipato Giuseppe Mattei, di LIBERACQUA, Gioacchino Cannizzaro, Silvio Bonomo.

 Sono intervenuti il Capo Gruppo PD Cons. Carmelo Mazzola e Rosario Bonomo, segretario comunale del Comune di Gangi.  

 Tutti i partecipanti hanno  ribadito che  in ogni provincia la privatizzazione dell’acqua e l’affidamento degli Ato ,sta avvenendo in modo anomalo.
In alcuni casi, alle gare si è presentato un solo concorrente  facendo pensare a una spartizione a tavolino.
 L’affare è “ un grosso affare “ ci saranno da gestire soldi ( pericolo di possibili infiltrazioni mafiose, specie nella gestione dei subappalti ) e posti di lavoro ( pericolo di voti di scambio ).  Di contro nessuna garanzia sul costo che ricadrà sul cittadino che sicuramente a distanza di un anno si vedrà triplicare le bollette. 
 Privatizzare l’acqua è un grosso danno per l’uomo in quanto tale.
Silvio Bonomo, nel corso del suo intervento, ha richiamato un passaggio di P. Alex Zanotelli “ l’uomo per  circa il 70 % è costituito d’acqua: privatizzare l’acqua significa privatizzare l’uomo e assoggettarlo alla tirannia dei “ magnati dell’acqua” 
 Gioacchino Cannizzaro dopo una esauriente disanima dei vari passaggi amministrativi consumati nelle varie sedi istituzionali, che hanno portato alla privatizzazione,  ha sottolineto l’incoerenza della giunta di sinistra guidata da Mario Cicero e del Consiglio comunale che, attraverso varie perfomance ( contrarietà, indifferenza, disponibilità ), hanno deciso di non opporsi nell’ affidare la gestione dell’acqua ai privati.  
Carmelo Mazzola ha cercato di spiegare, non convincendo, che la scelta adottata dall’amministrazione era una scelta obbligata alla quale ormai l’amministrazione non si poteva sottrarre, dato che, anche deliberando di non consegnare le reti idriche ci saremmo veduti piovere un commissario. 
In replica gli è stato detto che al di sopra di ogni imposizione non condivisa dovrebbe prevalere la coerenza con i successivi atti derivanti. 
 A conclusione Rosario Bonomo ha invitato a non demordere :ancora c’è la legge  da approvare in senato e si è in attesa della pronunzia del TAR del Lazio, per cui ha invitato tutti a continuare in modo efficace la protesta perché è impossibile soffocare la speranza. 
 Qualcun altro dalla folla ha detto che, come in val di Susa con la forza del popolo è stata bloccata la TAV, così anche una opposizione condivisa e efficace potrà produrre gli stessi frutti  sulla privatizzazione dell’acqua. 
 Un plauso al movimento spontaneo unica forza di opposizione in un paese soffocato e mortificato dal “piccolo principe“.
Rosario Ignatti

{democracy:2}

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Giù le mani dall’acqua. Castelbuono ..come Firenze

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Sabato 29 e Domenica 30 ore 18

manifestazione a Castelbuono

P.zza Margherita contro

a privatizzazione dell’acqua

Giorno 17 settembre il consiglio comunale di Castelbuono, convocato in seduta aperta alla presenza di un pubblico insolitamente numeroso ed attento, ha dato il via libera richiesto dal Sindaco Mario Cicero per consegnare le reti idriche e gli impianti alla società aggiudicataria (ed unica concorrente) della gestione monopolistica del servizio idrico integrato nella provincia di Palermo per 30 anni.

Nel corso del dibattito hanno preso la parola Gioacchino Cannizzaro, in rappresentanza dei cittadini promotori di una delibera che invece intendeva bloccare la consegna delle reti e degli impianti, e Giuseppe Mattei, per il comitato civico Liberacqua.
Entrambi hanno sottolineato l’opportunità che la proposta di delibera fosse approvata nella sua stesura originaria; in particolare Mattei ha fatto rilevare che le modifiche proposte dal partito democratico di Castelbuono, come la richiesta di una percentuale del 3 per cento sul fatturato, l’esecuzione entro i tre anni delle opere indifferivbili e l’esenzione per le fasce più basse, non possono avere applicabilità pratica, perchè in contrasto con il piano d’ambito e con le decisioni prese dall’autorità d’ambito, e comunque incompatibili con i principi privatistici che vengono invece supinamente di fatto accettati consegnando gli impianti; ha ricordato che più di 50.000 siciliani hanno firmato la proposta di legge per l’acqua pubblica, e che è in discussione la moratoria delle privatizzazioni al Senato.
Cannizzaro ha ricordato che diversi amministratori, tra cui l’assessore Genchi in prima linea, avevano preso pubblici impegni a favore della scelta di portare a fondo la lotta per la gestione pubblica dell’acqua, impegni che oggi vengono clamorosamente disattesi; ha affermato tra l’altro che la paventata perdita dei finanziamenti  non può giustificare un atteggiamento succube verso i privati, in quanto, nel caso di successo dell’opzione pubblica, per la quota parte dei comuni sarebbe comunque dovere di Stato e Regione intervenire, essendo le opere idriche di prioritaria importanza tra i lavori pubblici da realizzare nel Paese.
In ogni caso, ha continuato, il rischio di perdita dei finanziamenti c’è comunque, visto che le opere andrebbero rendicontate entro il 2008, ed anche alla luce delle illegittimità denunziate nella procedura di aggiudicazione oggi all’attenzione del TAR e visto inoltre quanto si sa circa l’esistenza di una indagine giudiziaria in corso: in questo caso la responsabilità sarebbe addebitabile non certo a chi si è opposto a tutto ciò ma a chi ha sostenuto a testa bassa questo strano percorso di privatizzazione, a cominciare dal Presidente Musotto e dai Sindaci che lo hanno seguito fin dall’inizio, tra cui quello di Castelbuono.
Il Sindaco, da parte sua, ha sentito la necessità di articolare argomentazioni molto elaborate per circa un’ora, al fine di contestare quanto affermato dagli interlocutori, difendendo le modifiche apportate alla delibera dal gruppo del partito democratico; anzi ha affermato che esse sono state redatte con la sua fattiva partecipazione, ed ha motivato la volontà sua e del suo gruppo di consegnare le reti agitando il pericolo della perdita dei finanziamenti per il comune, e dando così per scontato che tra i primi impegni del gestore privato ci sia il rifacimento della rete idrica di Castelbuono (ma così non è, visto quanto si legge nel piano delle opere da realizzare nel primo quinquennio, diffuso dall’ATO).
D’altra parte non è mancata l’accusa di populismo ai promotori della delibera ed al rappresentante di Liberacqua da parte dello stesso Sindaco di Castelbuono (!).
L’assessore Genchi, chiamato in causa, ha risposto affermando con convinzione cose che sono rimaste oscure ai più, ed incomprensibili agli altri; l’unica cosa chiara a tutti è che non si dimetterà.
Altri importanti esponenti del gruppo consiliare del PD hanno convintamente e con elaborate argomentazioni difeso non solo la consegna delle reti, ma anche le privartizzazioni in generale dell’acqua e di tutti i servizi pubblici, tra cui, in particolare, la sanità.
I consiglieri di centrodestra hanno preso con soddisfazione atto  e si sono rallegrati del fatto che il PD sia venuto sulle loro posizioni, da sempre favorevoli alla privatizzazione, ed hanno proposto a loro volta altre modifiche a loro dire migliorative alla delibera.
Alla fine la proposta di delibera, svuotata di ogni contenuto di rottura, e cassato l’impegno a non consegnare le reti e a non segnalare personale al gestore privato, è stata approvata all’unanimità dai consiglieri presenti, i quali hanno pertanto suggellato quanto ormai era chiaro, e cioè la sostanziale assenza di differenze tra i due (cosiddetti) schieramenti presenti in Consiglio, che si sono trovati d’accordo anche su questa scelta.
é chiaro che il dissenso popolare verso la privatizzazione dell’acqua rimane forte e non potrà essere messo a tacere da questo provvedimento del Consiglio comunale di Castelbuono: altre iniziative sono in programma in questo ed in tutti i comuni della provincia.
Per i cittadini firmatari della proposta di delibera di non consegnare le reti e gli impianti al gestore privato
Gioacchino Cannizzaro

MANIFESTO DEI CITTADINI CASTELBUONESI
PER LA DIFESA DELLE SORGENTI,
DEGLI IMPIANTI E DELLE RETI IDRICHE
DALLA PRIVATIZZAZIONE

Noi sottoscritti cittadini di Castelbuono

Dissentiamo fermamente dal proposito manifestato dal Sindaco di Castelbuono Mario Cicero di consegnare le reti idriche e gli impianti alla società Acque Potabili Siciliane.

Dissentiamo anche dal voto concordemente espresso dai consiglieri comunali  di centrodestra e centrosinistra, che ha autorizzato il Sindaco a  procedere in tal senso.

Non dimentichiamo che in campagna elettorale il Sindaco e il suo raggruppamento politico avevano espresso pubblicamente il proposito di opporsi alla cessione ai privati del servizio idrico.

Ricordiamo anche che, con una delibera del gennaio scorso, il passato Consiglio comunale aveva deliberato la revoca della convenzione di gestione tra il Comune di Castelbuono e l'ATO idrico, con il voto favorevole di diversi amministratori attuali di entrambi gli schieramenti.

Pertanto in base a quale convenzione il Sindaco Cicero si appresta a consegnare impianti e reti? In base a quella redatta dal commissario ad acta contro la quale lo stesso Sindaco ha proposto ricorso?

Ricordiamo infine che il 22 giugno, in pubblica assemblea, l'Assessore Genchi aveva espresso l'impegno della Giunta ad opporsi al passaggio alla gestione privata del servizio idrico.

Siamo decisi a difendere dalla mercificazione e dall'assoggettamento al lucro la nostra risorsa idrica e gli impianti, realizzati grazie all'impegno e alle battaglie di generazioni di Castelbuonesi.

Riteniamo infatti che l'acqua vada distribuita prima di tutto in base ai principi della solidarietà, dell'utilità collettiva e del risparmio della risorsa.

Non ci facciamo ingannare dal miraggio dei finanziamenti, che intendiamo preservare a favore della collettività, assicurandoli alla gestione pubblica, e sottraendoli a chi invece li vuole utilizzare per arricchirsi.

Non ci convincono le retoriche richieste di percentuali ed esenzioni con cui il Sindaco ed il Consiglio comunale hanno accompagnato la delibera con la quale intendono consegnare la nostra acqua al colorito raggruppamento privato aggiudicatario di una gara con un unico concorrente.

Ci sdegna la sottomissione degli organi politico-amministrativi di questo comune alle scelte imposte dalla giunta provinciale Musotto, contro la volontà dei cittadini più volte manifestata con migliaia di firme.

Siamo peraltro consapevoli che la privatizzazione piace alla casta dei politici,  perché farebbe aumentare la loro presa ed il loro peso sulla società e sull'economia, grazie ai privati che li "faranno sognare" aprendo loro ampi spazi senza alcun controllo per incarichi, consulenze, appalti, subappalti, cariche societarie e simili per amici in carriera e clienti da nutrire.

Noi non ci stiamo.

E quindi:

Ci impegniamo a manifestare con forza in ogni modo pacifico e non violento il nostro dissenso e la nostra opposizione al passaggio delle reti idriche e degli impianti ai privati.

A tal fine diamo vita al "Comitato castelbuonese no privatizzazione - Liberacqua", e ci impegniamo a partecipare alle iniziative che via via saranno programmate.


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Il confine invisibile tra noi e gli altri

 

“Noi”, “gli altri”: quante volte ricorriamo a queste categorie per comprendere problemi e giustificare atteggiamenti. Ora, se siamo più attenti, ci rendiamo conto che è arduo definire i confini tra queste due entità.
Quando accostiamo i termini “noi” e “gli altri”, iniziamo un percorso suscettibile di infinite varianti: ci possiamo inoltrare su un ponte gettato tra due mondi, oppure andare a sbattere contro un muro. Possiamo anche scoprire l’opportunità di un intreccio fecondo, dell’insopprimibile connessione che abita noi e loro. Sì, perché ogni umano esiste in quanto essere-in-relazione: con quanti lo hanno preceduto, con chi gli è o è stato accanto, con il “prossimo”, con quanti ha avuto o avrà modo di incontrare, con il pensiero e le azioni di persone che non ha mai conosciuto. Addirittura, con chi non conoscerà mai, eppure contribuisce con la sua esistenza al mirabile corpo collettivo dell’umanità.
La consapevolezza dell’intima connessione tra ciascuno di noi e gli altri va ridestata con lucidità, in quest’epoca in cui si è giunti a ipotizzare la “morte del prossimo”, la scomparsa di colui che, alla lettera, è “più vicino”. Mentre veniamo quotidianamente sollecitati a una generica solidarietà con chi è lontano, siamo spinti a non vedere chi ci è accanto e attende, prima che un gesto di comunione, il semplice riconoscimento della sua esistenza. Comunichiamo a distanza, interagiamo in “tempo reale”, ci sentiamo connessi con una rete globale, ma distogliamo lo sguardo da “l’altro accanto a noi”. Ciò non discende forse dall’aver perso la consapevolezza che, in ultima analisi, “l’altro siamo noi”?
Al riguardo, possiamo prendere spunto da Michel de Certeau, teologo e antropologo, instancabile viaggiatore attraverso paesi e culture diverse, il quale definiva l’essere umano come chi cerca di “far posto all’altro”: per lui l’altro, lo straniero è al contempo “l’irriducibile e colui senza il quale vivere non è più vivere”. In questo senso possiamo declinare il rapporto tra noi e gli altri come una relazione dinamica in cui entra in gioco anche la dimensione temporale: oggi io sono quello che altri sono stati prima di me e, a loro volta, gli altri possono diventare quello che io sono o ero a un certo punto della mia vicenda.
Sì, nella dialettica tra noi e gli altri si gioca il difficile equilibrio, mai raggiunto pienamente, tra identità e convivenza. In che modo riconoscere e coltivare la propria identità senza collocarla in rapporto dinamico con l’essere accanto al diverso? E come convivere in un confronto civile tra persone, etnie e culture diverse senza aver chiara consapevolezza della propria identità e di come questa si sia formata attraverso successive, ininterrotte mescolanze con alterità che da lontane si sono fattevicine?
Scriveva Edmond Jabès: “Lo straniero ti permette di essere te stesso, facendo di te uno straniero … La distanza che ci separa dallo straniero, dall’altro è quella stessa che ci separa da noi”. Che questa distanza sia ponte o baratro dipende solo da noi, giorno dopo giorno.

(Enzo Bianchi- “Repubblica” – 25 Maggio 2020)