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Vangelo del giorno

Martedì 19 Marzo 2019


Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:


«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».


Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.


(Mt 1,16.18-21.24)

Bibbia – CEI 2008

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(es. Mt 28,1-20):
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4) Dalla Liturgia della Parola alla “Lectio Divina” ( pg 33 )


Quando Paolo scrive : “ Per quanto riguarda la carità fraterna, non occorre che io vi scriva, perche avete imparato da Dio stesso ad amarvi gli uni gli altri “ ( 1 Ts 4,9) e quando Giovanni dice “ È scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio” ( Gv 6,45), essi rivelano che c’è la possibilità di una Parola di Dio rivolta direttamente all’uomo. Ebbene,il bene privilegiato per questo ascolto non è forse la preghiera della Parola?. Certo, questa conoscenza è promessa a quanti conoscono la Scrittura, ma indubbiamente essa esce dallo schema della predicazione o della liturgia della Parola.

Un’altra ragione dell’importanza della lectio divina è la preparazione della liturgia. Se la Parola si riceve senza preparazione, senza fede, senza amore e senza conoscenza, essa non vivifica più, resta per noi parola morta. Se l’interpretazione e l’ascolto della Parola devono essere dosso logici, cioè devono avvenire con il criterio di commentare la Parola con la Parola, occorre conoscerla bene e profondamente, e ciò è possibile con l’amorosa assiduità alla Parola.

I brani scelti dalla chiesa per il lezionario sono il minimo per vivere la fede, ma occorre conoscere tutta la Parola per capirli in profondità. Alla loro proclamazione il credente dovrebbe saper vibrare ricordando tutti i testi e tutta la teologia richiamata dalla pericope liturgica. Insomma, il credente dovrebbe essere una summa vivente di concordanze.

Ma non è solo questione di allargamento, di estensione e di approfondimento della conoscenza della Scrittura, è anche questione di personalizzazione. Nella Liturgia Dio parla al popolo, ma questo è solo l’inizio e la causa di quello che dev’essere un incontro personale con Dio.

(Enzo Bianchi – Pregare la Parola)

Poesia del giorno

"Sono un viandante ..."

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Racconti di un pellegrino russo

Il piccolo Principe

Il gabbiano Jonathan Livingston

Dio su una Harley

Ascoltare la parola

Concili nei secoli

 

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È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/

Monti sale in campo benedetto dalle ” alte gerarchie “

MonBaMonti “ è salito” in campo azzerando certezze, scombinando le carte, aprendo, forse, la strada a una continuità che sembrava ormai chiusa.

   Da fastidio la terribile ingerenza della Gerarchia Ecclesiastica, subito pronta a “ benedirLo”.

Il popolo di Dio penso che non abbia bisogno di strateghi politici, ma di discepoli che sappiano indossare il grembiule del servizio, lavare i piedi della povera gente, consolare il pianto di chi è senza lavoro, senza casa, senza amicizie, di chi vive nella disperazione.

   Sono troppi i “tromboni” gerarchici che “ sputano” indicazioni con subdoli tatticismi dialettici, forse per ” garantirsi ” privilegi acquisiti.

   Gesù non ha mai soddisfatto la richiesta dei suoi amici di schierarsi contro “ Cesare” …. E’ sceso in campo solo per difendere e proteggere gli ultimi e degli ultimi ha condiviso tutto … facendosi ultimo degli ultimi.

   La campagna elettorale che si è aperta è terribile; il desiderio di giustizia sociale è enorme; il pericolo di compravendita di voti da parte di chi ha grossi patrimoni,  pescando nella disperazione di chi non ha assolutamente niente, è spaventosamente grande.

   Penso che – ad ogni costo – bisognerà premiare chi ha veramente a cuore il riscatto degli ultimi; chi avrà il coraggio di togliere ai ricchi per distribuire ai poveri, per garantire servizi, per attuare pienamente il dettato costituzionale.

Auguri Scomodi

Don Tonino BelloCarissimi,Buon Natale
non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non posso, infatti, sopportare l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla “routine” di calendario. Mi lusinga, addirittura, l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini, o il bidone della spazzatura, o l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame.

I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. Che il numero 167 non è la cifra di matricola data ai condannati dal sistema.

Che i ricorsi a tutti i T.A.R. della terra sono inammissibili quando a farne le spese sono i diritti sacrosanti di chi non conta mai niente. Che i poveri, i poveri veri, hanno sempre ragione, anche quando hanno torto.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge” e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che è poi l’unico modo per morire da ricchi.

Buon Natale! Sul vostro vecchio mondo che muore nasca la speranza.

 

 

Documento dei Vescovi Siciliani in vista delle prossime Elezioni Regionali: BASTA DEGRADO IN POLITICA !!!

“Ora che il degrado morale e sociale della politica ha oltrepassato ampiamente il livello di guardia, noi riteniamo – per non mancare ad una responsabilità di guida del popolo di Dio – di dover tornare ad alzare la nostra voce, per denunciare che lo stile e le modalità di approccio dell’attuale assetto politico, manifestano incontestabile carenza di seria fondazione morale”.

E’ un passo del documento dei vescovi siciliani, in vista delle prossime elezioni regionali, sul tema “Amate la giustizia, voi che governate sulla terra”, presentato oggi dal cardinale di Parlamento e presidente della Conferenza episcopale siciliana, Paolo Romeo.Superare l’individualismo è la prima sfida da vincere.

E’ l’ora di una solidarietà lungimirante, di una concentrazione assoluta e senza distrazioni su alcune priorità: il lavoro per tutti, la lotta penetrante e inesorabile alla corruzione e al malaffare, la riforma dei meccanismi e degli strumenti della partecipazione democratica.

Occorre ripartire dalla stima per l’originaria vocazioni al bene, che ciascuno uomo, nella sua unicità irripetibile, rappresenta.“In nome di questa centralità intendiamo fare appello a tutte le coscienze, affinché la partecipazione al voto sia ampia, piena, consapevole, libera da occulti e fuorvianti condizionamenti soprattutto di natura criminale, affrancata da logiche clientelari o di mera tutela di rendita parassitaria o privilegi prevaricanti”.

Bene comune e lo spirito di servizio, le istanze etico-sociali non occupano la priorità di attenzione che loro compete nella gestione della cosa pubblica. E’ in atto uno scontro tra scelte politiche e contrastanti : deprimente logica di spartizione del potere, scontro tra forze più o meno occulte, strumentalizzazione delle persone, pressione mediatica e condizionamento dell’opinione pubblica.Questo degrado etico-sociale non può non inquietarci come pastori,in quanto uomini di Chiesa non abbiamo né particolari
 parametri di valutazione o ricette politiche da indicare, né piani strategici da proporre: non è questo il nostro compito.Ma il dovere di orientare, di richiamare e di denunciare siamo convinti di averli!”.

 

Misericordia voglio !!!

Paolo Gabriele,il maggiordomo  di Benedetto XVI rischia fino a quattro anni di carcere, che trascorrerebbe in un istituto di pena italiana, secondo Giovanni Giacobbe, ‘promotore di giustizia’  del tribunale d’appello vaticano, dove vige il codice di procedura penale italiano del 1913 (codice Zanardelli) e il codice penale promulgato da Umberto I nel 1889.

In base all’articolo 403 del codice penale – ha spiegato Giacobbe –  l’imputato per furto aggravato rischia fino a quattro anni“.

 

L’altro imputato, Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della segreteria di Stato rinviato a giudizio per favoreggiamento del furto, rischia invece “fino a un anno“.La pena, ad ogni modo, verrebbe scontata in un carcere italiano perché in Vaticano non c’è una struttura carceraria,  e vige pertanto un accordo con lo Stato italiano.

Ci sembra in contrasto tutta questa “procedura”  con l’invito evangelico a perdonare 70 volte 7.

Ci fa rabbrividire che nel terzo millennio  le “ strutture giudiziare vaticane” possano solo minimamente pensare a pene detentive, quando in contemporanea, Napolitano, proprio oggi invita a considerare  misure alternative al carcere, perché carcere è luogo di emarginazione e isolamento, luogo dove perdendo la libertà si perde la dignità di persona, perché carcere è luogo dove i suicidi sono in aumento.

Vogliamo sperare che mai la chiesa possa applicare pene detentive, ma attenzioni con l’amore del pastore che cerca la pecorella smarrita chi ha sbagliato agevolando percorsi di recupero.

Quanto sarà lontana l’immagine del Padre che attende alla finestra il figlio che ritorna da quella del Padre che priva il figlio della libertà.

E’ polemica sull’ora di Religione

Mentre è in arrivo il tanto contestato concorso docenti scoppia una polemica dopo le dichiarazioni del ministro Profumo sull’opportunità di ripensare l’ora di religione.

Un modo nuovo di fare scuola.

E’ quanto espresso dal Ministro che, partecipando alla festa di Sinistra ecologia  e libertà  ha dichiarato:

 

 “ Credo che l’insegnamento della religione nelle scuole così come concepito oggi non abbia più molto senso. Probabilmente quell’ora di religione andrebbe adattata, potrebbe diventare un corso di storia delle religioni o di etica”.  Successivamente correggendo il tiro ha dichiarato “ Credo che il paese sia cambiato, nelle scuole ci sono studenti che vengono da culture, religioni e paesi diversi. Credo che si debba cambiare il modo di fare scuola, che debba essere più aperto …  E’ necessaria “una revisione dei programmi”   a partire  dall’insegnamento della religione ma anche della geografia.”Radicali, Italia dei valori e studenti medi hanno plaudito all’iniziativa del ministro dell’Istruzione. I primi si dichiarano favorevoli “purché – spiega la senatrice Donatella Poretti – sia “chiaro che si deve passare dall’abolizione dell’esistente…. Oggi  nelle scuole italiane non si insegna storia delle religioni, ma si fa catechismo coi soldi pubblici. E non basta rivedere i programmi perché quell’ora è anche gestita dalla chiesa cattolica“.Rivedere l’ora di religione – commenta Pierfelice Zazzera (Idv), vicepresidente della Commissione Cultura della Camera – è giusto ma non sufficiente: bisogna procedere al taglio dei fondi stanziati per le scuole private e confessionali. …. Ci auguriamo che le dichiarazioni del Ministro sull’ora di religione non siano un’arma di distrazione di massa, mentre è in arrivo il concorso”.
Le reazioni alle parole del ministro non si sono fatte attendere. Sull’argomento  è intervenuto il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura: “sì” alla proposta del ministro del ministro Francesco Profumo sull’ora di religione, ma con la certezza che essa deve restare cristiana come stabilito dagli accordi concordatari. “È importante – spiega – il rinnovamento della didattica nel metodo: il messaggio evangelico e i grandi insegnamenti cristiani vanno sempre insegnati, ma c’è spazio anche per un aggancio con il mutare della società e lo sviluppo dei tempi e della cultura“. In questo senso – ha precisato Ravasi – ciò che ha detto il ministro Profumo può essere declinato”.
Nei programmi attuali “certamente – ha spiegato Ravasi – ci sono contenuti fondanti. Non penso solo alla religione, ma anche alla scienza. Non si può, ad esempio, prescindere dalle grandi leggi della fisica, ma ci sono anche interpellanze nuove, come la bioetica. Oppure penso alla comunicazione, che oggi non funziona più con la carta e il pennino come nella mia infanzia. Lo stesso discorso  vale per la religione”.
Ricordiamo le parole del card. Martini  sull’importanza dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole: esso «svolge un servizio alla scuola e alle sue finalità. Abbiamo visto che una finalità della scuola è quella di porre il problema del rapporto dei dati scientifici e storici con il significato che essi hanno per la coscienza e la libertà. Orbene la coscienza e la libertà chiamano in causa i beni ultimi, universali, fondamentali dell’esistenza. Quello che, poi, la coscienza e la libertà decideranno circa questi beni, è un compito delle singole persone.
Ma è compito della scuola porre correttamente il problema. L’insegnamento della religione, che riguarda appunto le questioni decisive, i fini ultimi della vita, aiuta la scuola a svolgere questo compito. L’aiuta entrando in dialogo con le altre materie di insegnamento, ma conservando una propria specificità, che non può essere confusa con gli scopi delle altre materie. […] Presentando il cattolicesimo nella scuola, la Chiesa aiuta gli alunni italiani a capire la cultura in cui vivono, perché, come dice anche il Concordato “i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano” (art. 9, par. 2)».

 

Grazie, Signore, per la testimonianza data alla Tua chiesa attraverso il Tuo amato figlio Carlo Maria Martini

 

E’ morto ieri pomeriggio, all’età di 85 anni, il cardinale Carlo Maria Martini, profeta del nostro tempo, disponibile a mettersi in discussione e stimolare la chiesa  ad essere sempre più aperta e dialogante facendosi portavoce della sofferenza degli “ esclusi “ invitandola ad essere misericordiosa per essere sempre più credibile.

Le sue condizioni erano gravissime e giudicate irreversibili gia’ da giovedi’ sera. E chi gli e’ stato accanto sapeva che gli restavano solo “poche ore” di vita.

Cosi’ come Giovanni Paolo II, anche Martini soffriva del morbo di Parkinson ed era ospite dal 2008 del collegio Aloisianum di Gallarate (Varese )

Il cardinale Carlo Maria Martini ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa“, ha detto Benedetto XVI in un messaggio al cardinale Scola, attuale successore di Martini, esprimendo la propria “tristezza” per la morte del porporato gesuita “dopo lunga malattia, vissuta con animo sereno e fiducioso abbandono in Dio”.

Tra i tanti meriti di Martini, Benedetto XVI ricorda “il competente e fervido servizio reso alla Parola di Dio, aprendo sempre piu’ alla comunita’ ecclesiale i tesori della Scrittura“.Nel novembre 1980 ha introdotto nella Diocesi di Milano la “Scuola della Parola” che consiste nell’aiutare il popolo di Dio ad accostare la Scrittura secondo il metodo della lectio divina.

Uomo del dialogo, nel 1983 fu scelto come interlocutore dai militanti di Prima Linea in una “conferenza di organizzazione” che si tenne nel carcere  Le Vallette di Torino, dove erano concentrati la gran parte degli imputati del “maxiprocesso” che era in corso contro l’organizzazione, che decisero di far consegnare proprio all’arcivescovo Carlo Maria Martini le armi ancora in disponibilita’ dei piellini rimasti liberi.

A 75 anni esatti  si dimette da ogni incarico,  e  l’11 luglio 2002 si trasferisce a Gerusalemme dove riprende gli studi biblici. E là lo si vedeva passeggiare con il panama bianco e un bastone elegante nella citta’ vecchia, tra la Porta di Damasco e quella di Jaffa, un itinerario che compiva spesso per recarsi dalla casa dei gesuiti biblisti al Santo Sepolcro.Il Parkinson poi lo costringe qualche anno fa a rientrare in Italia, a Gallarate, da dove, non potendosi spostare facilmente, grazie a internet inizia la sua collaborazione con  diverse testate, tra le quali il Corriere della Sera che ogni 15 giorni gli dava una pagina per rispondere ai lettori sui temi della fede e della morale.

Riportiamo la testimonianza del priore di Bose Enzo Bianchi apparsa sulla “ Stampa” di oggi.

 

Se n’è andato accompagnato dalla preghiera di tutta la diocesi, dei suoi confratelli gesuiti, di quanti lo hanno amato e gli sono stati vicini durante il suo ministero pastorale e gli ultimi anni segnati dalla malattia e dal progressivo affievolirsi della voce e delle forze. Se n’è andato accompagnato anche dal pensiero grato – forse anche dalla preghiera – di tanti che cristiani non sono e nemmeno credenti, ma che hanno trovato in lui un pastore, un padre, un amico, un confidente.Ci ha lasciato da un letto di malattia, luogo dove aveva voluto chiudere il suo ministero di vescovo a Milano: negli ultimi mesi del suo episcopato si recava ogni giorno, nel silenzio e nella discrezione, a salutare uno per uno i suoi presbiteri ammalati, andandoli a trovare nelle loro case,negli ospedali
 nei luoghi di cura…

Del resto, proprio dagli ammalati aveva voluto iniziare la sua missione a Milano: la prima parrocchia da lui visitata fu quella della Madonna di Lourdes, in occasione della giornata del malato: segno tangibile della sua consapevolezza di essere pastore in quanto discepolo fedele del Signore venuto come medico per i malati e non per i sani, sollecito verso i peccatori più che verso i giusti.

Uomo della Scrittura, tra i più autorevoli studiosi del Nuovo Testamento, è stato uomo della Parola nel senso più profondo del termine: letta, studiata, meditata, pregata, amata, la parola di Dio per Martini era “lampada per i suoi passi, luce per il cammino” ed era anche, e proprio per questo, chiave di lettura del proprio e dell’altrui agire, luogo di ascolto, di discernimento, di visione profetica.

La sua prima lettera pastorale volle dedicarla a “La dimensione contemplativa della vita”, a quella ricerca dell’essenziale attraverso uno sguardo lungimirante, desideroso di assumere la visione stessa di Dio sulle persone e sugli eventi, uno sguardo che solo l’assiduità con la parola di Dio arriva ad affinare. 

E uomo, cristiano, vescovo della Parola, Martini lo è stato anche per la sua grande capacità di ascolto: incontrarlo era sperimentare di persona cosa è un orecchio attento e un cuore accogliente, cosa significa pensare e pregare prima di formulare una risposta, cogliere il non detto a partire dalle poche parole proferite dall’interlocutore, capirne i silenzi.

Dall’ascolto attento, della Parola e dell’altro, nasceva nel card. Martini la capacità di gesti profetici, la sollecitudine per la chiesa e per la sua unità, la vicinanza ai poveri, il farsi prossimo ai lontani, il dialogo con i non credenti fino a considerarli propri maestri cui affidare cattedre per la ricerca del senso delle cose e della dignità delle persone. E questa docilità alla Parola ha fatto di lui uno dei rari ecclesiastici in cui non si trovavano né tattiche, né strategie, né calcoli di governo, ma la parresia evangelica di chi si affida al Signore.

Tra i numerosi incontri avuti con lui nel corso di una lunga amicizia – nata nell’inverno del 1977, quando entrambi sostavamo a Gerusalemme – vorrei in questo momento ricordare l’ultima sua visita a Bose, quando le forze già cominciavano ad abbandonarlo senza minimamente intaccare la sua lucidità e la sua passione per il Vangelo e per la “corsa della Parola” tra gli uomini e le donne del nostro tempo.

“Vedo ormai davanti a me la vita eterna – ci disse con grande semplicità e forza – sono venuto per darvi il mio ultimo saluto, il mio grazie al Signore per questa lunga amicizia nel Suo nome: conto sulla vostra preghiera e sul vostro affetto”.

E così, come un padre pieno di sollecitudine, ci parlò della morte e del morire, della risurrezione e della vita:

Si muore soli! Tuttavia, come Gesù, chi muore in Dio si sa accolto dalle braccia del Padre che, nello Spirito, colma l’abisso della distanza e fa nascere l’eterna comunione della vita. Nella luce della risurrezione di Gesù possiamo intuire qualcosa di ciò che sarà la risurrezione della carne. L’anticipazione vigilante della risurrezione finale è in ogni bellezza, in ogni letizia, in ogni profondità della gioia che raggiunge anche il corpo e le cose”.

Sì, aver conosciuto e amato il card. Martini, aver avuto il grande dono della sua amicizia è stata occasione di questa letizia e gioia profonda, ha significato comprendere perché i padri della chiesa erano soliti dire che i discepoli autentici del Signore sono sequentiae sancti Evangelii, brani del Vangelo, narrazioni dell’amore di Dio per l’umanità tutta.

 Per questo il sentimento di gratitudine al Signore per il dono che è stato padre Carlo Maria Martini, come semplicemente si faceva chiamare in questi ultimi anni, abita i cuori di tanti, ben al di là dei confini della diocesi ambrosiana.

 
Oltre alla testimonianza di Enzo Bianchi riportiamo l‘ultima intervista: «Chiesa indietro di 200 anni. Perché non si scuote, perché abbiamo paura? » a cura di Georg Sporschill e Federica Radice Fossati Confalonieri ( da il “Corriere della Sera” del 1 settembre 2012 )(Padre Georg Sporschill, il confratello gesuita che lo intervistò in Conversazioni notturne a Gerusalemme , e Federica Radice hanno incontrato Martini l’8 agosto: «Una sorta di testamento spirituale. Il cardinale Martini ha letto e approvato il testo». )
 
 Come vede lei la situazione della Chiesa?

«La Chiesa è stanca, nell’Europa del benessere e in America.

La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l’apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? (…)

 Il benessere pesa.

 Noi ci troviamo lì come il giovane ricco che triste se ne andò via quando Gesù lo chiamò per farlo diventare suo discepolo.

Lo so che non possiamo lasciare tutto con facilità. Quanto meno però potremmo cercare uomini che siano liberi e più vicini al prossimo. Come lo sono stati il vescovo Romero e i martiri gesuiti di El Salvador.

Dove sono da noi gli eroi a cui ispirarci? Per nessuna ragione dobbiamo limitarli con i vincoli dell’istituzione».

 Chi può aiutare la Chiesa oggi?

«Padre Karl Rahner usava volentieri l’immagine della brace che si nasconde sotto la cenere.

Io vedo nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace che spesso mi assale un senso di impotenza.Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell’amore?

Per prima cosa dobbiamo ricercare questa brace.

Dove sono le singole persone piene di generosità come il buon samaritano?

 Che hanno fede come il centurione romano?

Che sono entusiaste come Giovanni Battista?

Che osano il nuovo come Paolo? Che sono fedeli come Maria di Magdala?

Io consiglio al Papa e ai vescovi di cercare dodici persone fuori dalle righe per i posti direzionali.

Uomini che siano vicini ai più poveri e che siano circondati da giovani e che sperimentino cose nuove. Abbiamo bisogno del confronto con uomini che ardono in modo che lo spirito possa diffondersi ovunque».

Che strumenti consiglia contro la stanchezza della Chiesa?«Ne consiglio tre molto forti.

Il primo è la conversione: la Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi.

Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione.Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio.Questi sono importanti per ognuno e a volte forse sono anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale.La Chiesa è ancora in questo campo un’autorità di riferimento o solo una caricatura nei media?
Il secondo la Parola di Dio.

Il Concilio Vaticano II ha restituito la Bibbia ai cattolici. (…) 

Solo chi percepisce nel suo cuore questa Parola può far parte di coloro che aiuteranno il rinnovamento della Chiesa e sapranno rispondere alle domande personali con una giusta scelta.La Parola di Dio è semplice e cerca come compagno un cuore che ascolti (…)

Né il clero né il Diritto ecclesiale possono sostituirsi all’interiorità dell’uomo.Tutte le regole esterne, le leggi, i dogmi ci sono dati per chiarire la voce interna e per il discernimento degli spiriti.

Per chi sono i sacramenti?

Questi sono il terzo strumento di guarigione.

I scramenti non sono uno strumento per la disciplina, ma un aiuto per gli uomini nei momenti del cammino e nelle debolezze della vita.Portiamo i sacramenti agli uomini che necessitano una nuova forza?Io penso a tutti i divorziati e alle coppie risposate, alle famiglie allargate. Questi hanno bisogno di una protezione speciale.

La Chiesa sostiene l’indissolubilità del matrimonio. È una grazia quando un matrimonio e una famiglia riescono (…). L’atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l’avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli.

Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. Se questa famiglia viene discriminata, viene tagliata fuori non solo la madre ma anche i suoi figli.

Se i genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura.

Prima della Comunione noi preghiamo: “Signore non sono degno…” Noi sappiamo di non essere degni (…)

L’amore è grazia. L’amore è un dono.

La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta.

Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?»

 

Lei cosa fa personalmente?

«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni.

 Come mai non si scuote?

Abbiamo paura?

Paura invece di coraggio?

Comunque la fede è il fondamento della Chiesa.

 La fede, la fiducia, il coraggio.

Io sono vecchio e malato e dipendo dall’aiuto degli altri.

 Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l’amore.

Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa.

 Solo l’amore vince la stanchezza.

Dio è Amore.

 

Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».

 

 

YouTube Il 3 Settembre i funerali . La Celebrazione eucaristica con il Rito delle Esequie è stata presieduta dall’Arcivescovo di Milano cardinale Angelo Scola che nella sua omelia ha ricordato il cardinal Martini con queste parole:

”La sua eredità è tutta nella sua vita e nel suo magistero e noi dovremo continuare ad attingervi a lungo.

Ha, però, scelto la frase da porre sulla sua tomba, tratta dal Salmo 119-118: Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino’. In tal modo, egli stesso ci ha dato la chiave per interpretare la sua esistenza e il suo ministero“.E ancora: “Egli, che viveva eucaristicamente nella fede della risurrezione, ha sempre cercato di abbracciare tutto l’uomo e tutti gli uomini. Lo ha potuto fare proprio perché era ben radicato nella certezza incrollabile che Gesù Cristo, con la Sua morte e risurrezione, è perennemente offerto alla libertà di ognuno“.

 

Benedetto XVI rappresentato dal cardinale Angelo Comastri, ha inviato un messaggio letto all’inizio della celebrazione.

 

Cari fratelli e sorelle, in questo momento desidero esprimere la mia vicinanza, con la preghiera e l’affetto, all’intera Arcidiocesi di Milano, alla Compagnia di Gesù, ai parenti e a tutti coloro che hanno stimato e amato il Cardinale Carlo Maria Martini e hanno voluto accompagnarlo per questo ultimo viaggio.

“Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 118-117, 105): le parole del Salmista possono riassumere l’intera esistenza di questo Pastore generoso e fedele della Chiesa.

È stato un uomo di Dio, che non solo ha studiato la Sacra Scrittura, ma l’ha amata intensamente, ne ha fatto la luce della sua vita, perché tutto fosse “ad maiorem Dei gloriam”, per la maggior gloria di Dio.

E proprio per questo è stato capace di insegnare ai credenti e a coloro che sono alla ricerca della verità che l’unica Parola degna di essere ascoltata, accolta e seguita è quella di Dio, perché indica a tutti il cammino della verità e dell’amore.

Lo è stato con una grande apertura d’animo, non rifiutando mai l’incontro e il dialogo con tutti, rispondendo concretamente all’invito dell’Apostolo di essere “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15).

Lo è stato con uno spirito di carità pastorale profonda, secondo il suo motto episcopale, Pro veritate adversa diligere, attento a tutte le situazioni, specialmente quelle più difficili, vicino, con amore, a chi era nello smarrimento, nella povertà, nella sofferenza. In un’omelia del suo lungo ministero a servizio di questa Arcidiocesi ambrosiana pregava così: “Ti chiediamo, Signore, che tu faccia di noi acqua sorgiva per gli altri, pane spezzato per i fratelli, luce per coloro che camminano nelle tenebre, vita per coloro che brancolano nelle ombre di morte.

Signore, sii la vita del mondo; Signore, guidaci tu verso la tua Pasqua; insieme cammineremo verso di te, porteremo la tua croce, gusteremo la comunione con la tua risurrezione.

Insieme con te cammineremo verso la Gerusalemme celeste, verso il Padre” (Omelia del 29 marzo 1980). Il Signore, che ha guidato il Cardinale Carlo Maria Martini in tutta la sua esistenza accolga questo instancabile servitore del Vangelo e della Chiesa nella Gerusalemme del Cielo. A tutti i presenti e a coloro che ne piangono la scomparsa, giunga il conforto della mia Benedizione.

Da Castel Gandolfo, 3 Settembre 2012. BENEDICTUS PP. XVI

QUANTO RESTA DELLA NOTTE? un film su Giuseppe Dossetti

 
[Fonte ER – IL portale dell’Emilia Romagna]
 

E’ stato presentato in Regione il primo film mai realizzato su Giuseppe Dossetti (1913 – 1996), sacerdote e protagonista importante della storia italiana del ’900 .

Il documentario del titolo “Quanto resta della notte?” richiama una citazione del profeta Isaia che Dossetti utilizzò in un celebre discorso del 1994 per introdurre una riflessione religiosa e politica sull’Italia di quel periodo.

“Il documentario è stato prodotto dalla Lab Film ed è diretto da Lorenzo K. Stanzani. E’ stato presentato in anteprima nazionale a Bologna, in Piazza Maggiore, venerdì 27 luglio 2012 alle 21.30, nell’ambito dell’iniziativa “Sotto le stelle del cinema” a cura della Cineteca di Bologna.

Quanto resta della notte?” sarà trasmesso il prossimo autunno nella trasmissione Rai “La storia siamo noi”. ( Click sull’icona accanto per aprire il trailer del film ) www.ilconfronto.com
[ fonte l’Unità 29 Luglio 2012 ]
Dossetti è una grande figura di italiano, ma il suo radicamento in Bologna, città e chiesa locale, ha prodotto una attenzione che è all’origine anche di libri e realtà come il film di Stanzani, prodotti ora anche da giovani che di fatto non hanno conosciuto Dossetti di persona, ma ne hanno incontrato il ricordo e lavorano per metterne a fuoco opera e figura, un po’ reagendo alle ambigue censure che, in settori della cultura politica e dell’opinione ecclesiale, preferiscono marginalizzarlo, avvertendo che attenzione e fedeltà a questo italiano, l’unico che è stato importante in due «eventi» come l’Assemblea costituente (1946-47) e il Concilio Vaticano II (1959-1965), e dopo anni vissuti in Terra Santa su una frontiera di confronti cruciali, ha giocato di nuovo un ruolo nazionale e pubblico nel fronteggiamento democratico ed etico che ha resistito nella stagione confusa, politica e culturale, del berlusconismo ora finalmene in definitivo declino.

Che si siano prodotti un film, serio e sobrio, come «Quanto resta della Notte?», e un libro breve ma preciso come quello scritto su Dossetti dal giovane sacerdote bolognese don Fabrizio Mandreoli, ora pubblicato dal Margine, piccolo ma coraggioso editore legato in qualche modo alla esperienza della «Rosa bianca» (largamente intervistato da Stanzani nel suo film), permettono di guardare alla vicenda di Dossetti come ad una pagina storica che chiede di servire nella nostra attualità non facile e sicuramente non così banale e volgare come può anche sembrarci, ma solo se guardiamo troppo in piccolo e in superficie.

La «globalizzazione», che Dossetti ha percepito in anticipo, obbliga ormai tutti a riconoscere la piena unità del genere umano (e la forte influenza che ognuno esercita su ognuno); questo dato, terribilmente responsabilizzante, non opera solo nello spazio, ma coinvolge e lega i tempi storici, per cui poi tanti fattori interagiscono (sociali, giuridici, economici, tecnici, militari, non meno che i culturali), e con grande coerenza in Dossetti, si esprime un primato pratico della coscienza e della interiorità per intera la specie umana, schiacciata dai suoi ritardi più devastanti degli avanzamenti pur acquisiti…

La costellazione dei valori che Dossetti ha saputo vedere necessari nelle tragedie delle guerre mondiali e nelle «unità» che esse hanno fatto intravvedere, per cui le maggiori e più penetranti istituzioni (Stati e Chiese), e il miglior metodo politico da consolidare, cioè democrazia e parità tendenziale di risorse e di formazioni personali, non possiamo trascurarle, senza pericoli gravi, ma certo anche con colpe gravi un po’ di tutti e alla lunga pagate da tutti: ma con quali enormi sperequazioni, seminatrici di odi e di impotenze.

L’attualità della proposta dossettiana si affaccia nella energia morale e nella testimonianza di vita di questo italiano singolare, che è giusto e opportuno non dimenticare.

Metterebbe conto di conoscerlo di più, interrogandosi con serietà sui fattori reali della sua formazione; non necessariamente per cercare di imitarla, ma per non trascurare o lasciar perdere troppo l’occasione di un confronto stimolante e certo significativo, lungo l’intero secolo che fu grande e terribile e che Dossetti ebbe il merito e la serietà di considerare come tale.

 

Don Alberto Maggi operato per dissecazione dell’aorta

Da Alcune settimane non sono presenti le omelie Padre Alberto Maggi frate dell’ordine dei Servi di Maria, fondatore del Centro Studi Biblici di Montefano, conosciuto in tutto il mondo.

Come Lui racconta:

«È il 9 aprile  lunedì dell’angelo, sono solo in casa, Ricardo (Perez, suo collaboratore ndr) è già a Bologna in procinto di imbarcarsi per la Spagna. Alle 10,30 sento come una pugnalata al petto e mi manca il respiro, penso che sia un infarto e chiamo il 118.

Arriva l’ambulanza, e riparte, ma dopo alcuni minuti si ferma perché verra un’altra ambulanza, più attrezzata a prelevarmi. Il trasbordo avviene sotto il cimitero di Montefiore. Chiedo ai barellieri: già arrivati? caspita che fretta!
L’ambulanza riparte, il medico mi fa l’elettrocardiogramma, mi mette la maschera per ossigeno, poi, gentile mi avverte che la sirena non è per le mie condizioni, ma per il traffico.Uhm,sarà vero, ma forse è una pietosa bugia e siccome il dolore cresce e si fa insopportabile penso che sto per morire. Non sono mai morto prima e questa è la prima esperienza della morte. Mi meraviglio di non provare paura ansia o altro, nulla. Penso che il mio morire sarà l’ultimo regalo che potrò fare della mia vita, perché si conosce la morte solo dal morire degli altri. Così atteggio il mio volto a un grande soddisfatto sorriso. Desidero che vedano quanto sono stato contento di morire!
Mi portano a Civitanova , subito ecografie, elettrocardiogrammi. Intanto avverto Ricardo. Lo prendo proprio al volo perché si sta gia imbarcando. Decide di tornare e una nostra amica che aveva accompagnato la figlia a ll’aeroporto si offre di accompagnarlo in macchina… Il Signore comincia a agire e prendersi cura di ogni aspetto. Intanto i medici propendono per una gastrite e trascorro la notte in un lettino del pronto soccorso. Nel momento del bisogno il Signore manda sempre una angelo: arriva il filosofo Roberto Mancini, che mi sta accanto per tutta la notte. Al mattino finalmente decidono per la tac: disseccazione dell’aorta. Di corsa all’ospedale di Ancona dove ora mi trovo.
I primi giorni sono pieno di dolori e senza forze, ma con una serenità crescente. Questa esperienza mi conferma che: quando si vive per gli altri, al momento del bisogno si riceve cento volte di più. Che il Signore tutto trasforma in bene e che si prende cura di ogni particolare. Di nuovo c’è stata l’esperienza del morire. Senza alcuna paura!».

 

Padre Alberto ha aggiornato costantemente tutti i suoi amici di Facebook con il racconto di ogni momento della sua convalescenza.  

 

 21 Giugno:

“Ieri è stata una giornata così intensa di emozioni che alle 20,30 già dormivo esausto.

Mi sveglio verso le 22,30 e suono per il solito rituale del pappagallo… Non viene un infermiere, ma tutti quelli del turno di notte! Sono felici per il buon esito della Tac e desiderosi di festeggiare. Così ognuno con un pocket espresso che Marco e Lucilla forniscono in quantità industriale, festeggiano la giornata e si fanno raccontare tutto.

La giornata era iniziata con una sorpresa: alle otto si apre la porta,pensavo fosse per la prima colazione… Invece mi portano a fare la Tac! Resto sorpreso… Mi avevano detto che avrei dovuto farla tra un paio di giorni… Arrivo, mi preparano, e colgo una novità.

L’ambiente della Tac è sempre molto freddo e,ogni volta seminudo vengo colto da brividi di freddo. Di norma mi coprono con un telo, che poco o nulla ripara. Invece questa volta l’infermiera, volto dolce, tira fuori una … coperta! Alla Tac c’era la coperta! C’era sempre  stata, ma ci voleva il cuore della persona per utilizzarla!

Comprendo che la sanità più che dalle strutture è fatta dalle persone! Entro nel macchinario e mi rivolgo così al Signore: spero che vada tutto bene, ma se ci fossero ancora problemi sono fiducioso perché tu tutto fai concorrere al bene di chi ami.

Mi riportano in reparto… Clima di festa, medici infermieri, tutti, con le lacrime agli occhi… È andata! Mi festeggiano e io piango di felicità. E ancor prima di essere felice per me lo sono per tutta l’equipe medica… Non meritava un’altra delusione!

Ma c’è poco tempo,per festeggiare…

Ora c’è da operare….

Entra il medico, è il primo che vidi quando venni ricoverato, è un uomo di grande competenza e ricco,di umanità e sensibilità .

Mi fa coricare supino e mi dice che mi deve togliere i fili… epicardici (?). Prende un filo che emerge da una delle tante cicatrici che ho sul,petto e mi fa: adesso fai un bel,respiro… Respiro e lui comincia a estrarre dal petto un filo che mi sembra interminabile (guardo con un occhio solo perché mi fa impressione).

 Tira tira… Circa 20 cm…. ! Dove stava, chiedo. Risponde come se fosse la cosa più normale del mondo: appoggiato sul cuore!

Non faccio in tempo a riavermi che mi fa sedere sul letto con le gambe fuori e dice che mi deve… siringare… Per togliere il veramente pleurico.

Di lui ho una stima e una fiducia così grande che eseguo e collaboro.. Con una siringa nella schiena inizia a estrarre il liquido… Sono incredulo, più di un litro! Ora, mi dice, coricati sul lato dove ho estratto il liquido per venti minuti… Lo faccio volentieri perché sono esausto…

 Dopo,qualche minuto arriva Francesca, la fisioterapista, deve farmi alzare dal letto… Allora contratta con il medico, i minuti coricati diventano dieci, e subito in piedi, in giro per il reparto…

Torniamo per l’ora di pranzo, sono digiuno dal mattino e sono affamato…

Non c’è spazio per elaborare le emozioni, ma la,gioia è incontenibile.

E nel pomeriggio viene a trovarmi Tommaso, il giovane e straordinario chirurgo che ha eseguito i primi interventi, e per più di un’ora resta a parlare, spiegare… Ha gli occhi felici ! Aveva intuito tutto e aveva indovinato tutto… E dopo cena crollo esausto , felice… E grazie a tutti voi… Stiamo vivendo .”

 

26 Giugno:

“Si conclude ormai una giornata intensa e ricca di emozioni

. È confermato che domani nel primo pomeriggio mi dimettono.

Così da questa mattina hanno cominciato a venirmi a salutare medici e infermieri dell’Utic, dove dal 10 aprile sono stato ricoverato.

 Sembra di rivedere vecchi amici o parenti, saluti carichi di affetto, occhi lucidi, e ognuno ci tiene a dirmi qualcosa della degenza e in particolare dell’ultimo delicato intervento.

Nell’ordine, secondo i punti di vista mi hanno definito un miracolato, un sopravvissuto, un caso eccezionale, un caso disperato, e comunque tutti sorpresi di come stia bene e della mia rapida ripresa.

 Ho detto loro,che era grazie alla loro alta professionalità e che mi ero sempre fidato di loro.

 No, mi replica un giovane medico, con gli occhi lucidi: se tu ora sei vivo e sano lo devi alla grande forza interiore che avevi prima dell’intervento ma che poi giorno dopo giorno abbiamo visto come lievitare…

Ti guardavamo sorpresi, increduli, poi ci siamo lasciati coinvolgere anche noi e ora dopo la tua permanenza con noi è come se in ognuno di noi fosse emerso qualcosa che prima era nascosto…

Tu puoi considerarti un sopravvissuto, ma credimi, ognuno di noi, dopo la tua permanenza si trova diverso, più ricco… Poi la commozione prende il sopravvento e ci abbracciamo commossi, e le,lacrime si fondono ….” “

 

Dal nostro blog gli auguri più sinceri

 

òUIGDCIUGCIL

Recuperiamo la cultura dell’accoglienza

Nella pièce teatrale scritta nel 1956 da John Osborne la rabbia viene definita come  un sentimento di frustrazione e di esclusione, di inutilità e di angoscia,  un rancore che apre a un realismo crudele. ….

La rabbia è improduttiva , è sentimento che consuma l’anima per esplodere in furibonda violenza.

L’arrabbiato è pieno di cattiveria, di quella cattiveria che si presenta con grande fragore per poi implodere e portare all’autodistruzione.

Quanto è triste vedere i vinti arrabbiati, ribellarsi alla “ immeritata sconfitta” con l’adozione di percorsi vendicativi, fuori controllo, tendenti a denigrare, epurare, separare, processare in nome di  una idea distorta del “ bene comune”,  di “ codici etici”, di” decenza politica”, etc ….

E’ necessario recuperare la cultura dell’accoglienza, soprattutto per chi si allontana   …. E la meraviglia è grande quando chi, apertamente, ha fatto più volte riferimento alla figura di Don Paolo Raimondi [ la sua comunità è stata sempre comunità aperta e accogliente ] non pratica questo percorso ma conduce se stesso e altri all’adozione di sentimenti contrari alla “ comprensione”, al “ dimenticare”, al “ non ricordate più le cose passate

  Se veramente si vuole interpretare la politica come servizio  è necessario che chi si auto-referenzia  tale virtù ricordi che il servo è mite, docile, mansueto così come è detto nel brano di Vangelo di Luca al cap. 17:

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?  Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?  Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?  Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».”

 

Il servo non giudica, non separa, non allontana … si dimentica per l’altro … serve fino alla fine !!!

 

 

Chi vi potrà consolare

Gesto di un folle, matrice terrostica, matrice mafiosa … tante le costruzioni che i vari esperti si esercitano a fare.

Il dato di fatto: episodio “stragista “ unico, mostruoso,impensabile se non da parte di qualcuno che altro non è che “ una bestia diabolica”.

E’ terribilmente difficile pensare alla parola “ misericordia “  …. verso chi ha pensato la strage

 verso chi ha fatto partire il “ timer “ o qualunque altro micidiale congegno di innesco. 

Gesù , solitudine d’amore,  immolato su un pezzo di legno, oggi che celebriano il mistero della tua ascensione, … ritorna ! … ritorna !  nella casa dei poveri genitori di Melissa e prova ad asciugare le loro lacrime … prova a parlare di vita la dove tutto parla solo di morte… la dove è assurdo parlare di risurrezione … la dove altro non esiste che rabbia, disperazione, incredulità.

 

   Torna tra le “bestie” o la “bestia” che ha concepito tale atrocità … conducili alla redenzione, … alla presa di coscienza del “disastro” che ha o che hanno combinato …. Parla al loro cuore  … Solo Tu puoi avere la forza e l’amore per un invito alla conversione, … noi, poveri uomini, restiamo con le pietre in mano, … non ce la facciamo a perdonare … 

 

Converti anche noi !!!!

 

Antonio Tumminello nuovo sindaco di Castelbuono

Su questo blog, per tutto il periodo della campagna elettorale per le amministrative del nostro paese c’è stato sempre un “sacro e rispettoso silenzio ”.

A termine della competizione ci siano consentite alcune riflessioni. 

I primi comizi,improntati al fair play si sono  riempiti, strada facendo, di nervosismo, aggressività.

Pian piano all’annunciata  volontà di parlare di programmi è seguita  – con coloriture e tonalità diverse – la voglia di distruggere il proprio  “competitor” [ è questo il termine usato dai tre candidati ] frugando  nel negativo [ che ogni uomo ha ] per suscitare nell’ascoltatore emotività avverse e, spesso, preannunciando  – per gli appuntamenti successivi – ulteriori “ rivelazioni “.

Ma la campagna elettorale non è stata solo questo.

 

Ci ha colpito la freschezza e la spontaneità dei “nuovi arrivi” specialmente giovani e la pesantezza dei “ navigati”,  questi ultimi arroccati alla loro visione di “paese”, prigionieri di una politica ormai vecchia che non affascina, né trascina, né coinvolge.

Ora, però è necessario recuperare la capacità di collaborare [ scambio in cui i partecipanti traggono vantaggio dall’essere insieme (Richard Sennett  – Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, Feltrinelli, 2012)] e  questa capacità è una dote sociale preziosa che rischia di essere smarrita.

Collaborare presuppone sensibilità verso l’altro, capacità di ascolto, disponibilità a modificare la propria progettualità se quella dell’altro ,oggettivamente, è migliore della mia.

Secondo Sennett “il desiderio di neutralizzare la differenza, di addomesticarla, nasce… dall’angoscia tutta moderna per la differenza, un’angoscia che si interseca con l’economia della cultura consumistica globalizzata. Uno dei suoi effetti è quello di indebolire l’impulso a collaborare con coloro che rimangono irriducibilmente  Altro da noi

 

Al neo Sindaco l’invito a non dimenticare che anche nel nostro paese i poveri sono sempre di più e come diceva La Pira  i poveri non sono una Eucaristia sociale: essi sono il documento vivente, doloroso, di una iniquità: sono il segno inequivocabile di uno squilibrio tremendo -il più grave fra gli squilibri umani dopo quello del peccato- insito nelle strutture del sistema economico e sociale del paese che li tollera: essi sono la testimonianza della ulteriore sofferenza che gli uomini (i credenti) infliggono a Cristo medesimo

 

Se io sono uomo di Stato il mio no alla disoccupazione ed al bisogno non può che significare questo: -che la mia politica economica deve essere finalizzata dallo scopo dell’occupazione operaia e della eliminazione della miseria: è chiaro! Nessuna speciosa obbiezione tratta dalle c. d. «leggi economiche» può farmi deviare da questo fine: devo sempre ricordarmi che il Vangelo non è un «libro di pietà» [anche!]: esso è anzitutto un «manuale di ingegneria» [parabola del costruttore, Mt. VII, 24-29]: cioè un rivelatore delle leggi costituzionali, ontologiche dell’uomo; le sole leggi che permettono una solida costruzione della vita personale, sociale e storica dell’uomo.” (L’attesa della povera gente-Cronache Sociali 1950)

 E poi ancora “ quando Cristo mi giudicherà io so di certo che Egli mi farà questa domanda unica (nella quale tutte le altre sono conglobate): – Come hai moltiplicato, a favore dei tuoi fratelli, i talenti privati e pubblici che ti ho affidato? Cosa hai fatto per sradicare dalla società nella quale ti ho posto come regolatore e dispensatore del bene comune la miseria dei tuoi fratelli e, quindi, la disoccupazione che ne è la causa fondamentale?

Né potrò addurre, a scusa della mia inazione o della mia inefficace azione, le « ragioni scientifiche» del sistema economico fondato su un gruppo di pretese « leggi » inviolabili -si dice!- come le leggi vere, quelle della natura fisica.

Non potrò dire: -Signore, non sono intervenuto per non turbare il libero giuoco delle forze di cui consta il sistema economico; per non violare la norma «ortodossa» che regola la circolazione monetaria; ho lasciato nella fame alcuni milioni di persone per non diminuire il pane a 30 altri milioni di persone; ho dovuto «temporeggiare» perché certe regole di prudenza monetaria (cioè della «mia» prudenza monetaria) mi impedivano di rispondere organicamente e rapidamente alla domanda dolorosa di lavoro e di pane che mi veniva con tanta urgenza da tante labbra. No: non posso addurre a mia giustificazione queste risposte: il fatto resta: «ebbi fame e non mi desti da mangiare ».”

 

Riportiamo di seguito i risutati delle varie liste

 

2081 voti

325

CAPUANA ANTONIO

    (Castelbuono   in Movimento)

314

PISCITELLO MAURO

(Castelbuono   in Movimento)

190

CAPUANA FABIO

(Castelbuono   in Movimento)

190

MAZZOLA ANNA MARIA

(Castelbuono   in Movimento)

189

CALÌ  LAURA

(Castelbuono   in Movimento)

177

CUCCO GIOVANNA

(Castelbuono   in Movimento)

166

LETA SANTO

(Castelbuono   in Movimento)

142

MAZZOLA PIETRO

(Castelbuono   in Movimento)

136

PITINGARO GIUSEPPE

(Castelbuono   in Movimento)

129

CUSIMANO ANNA LISA

(Castelbuono   in Movimento)

105

CASTIGLIA ROSARIO

(Castelbuono   in Movimento)

86

NASELLI GIUSEPPE

(Castelbuono   in Movimento)

77

FERRAUTO PIETRO

(Castelbuono   in Movimento)

73

PRESTIANNI ANTONIO

(Castelbuono   in Movimento)

64

LA GRUA MARCO

(Castelbuono   in Movimento)

 

1892 voti

282

CICERO MARIO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

180

ALLEGRA GIOACCHINO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

122

MARGUGLIO  VINCENZO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

112

GENCHI  GIUSEPPE

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

101

FIASCONARO GIUSEPPE

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

100

SARCONA ALESSANDRO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

98

SPALLINO  MYRIAM

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

95

PAPPALARDO FANINO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

86

CASTIGLIA MARILENA

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

86

CUCCO    LIBORIO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

76

CAROLLO ROBERTA

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

72

VETERE LAURA

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

69

PRISINZANO  FRANCESCO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

67

VENTIMIGLIA MARIO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

64

ALESSI MARIO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

 

1506 voti
359 ALLEGRA   EUGENIO (Castelbuono   Libera)
260 MAZZOLA   ROSARIA (Castelbuono   Libera)
150 DI   GARBO DARIO (Castelbuono   Libera)
142 CAMPO   GIORGIO (Castelbuono   Libera)
109 CAROLLO   SALVATORE (Castelbuono   Libera)
105 MOGAVERO   GIORGIO (Castelbuono   Libera)
92 VENTURELLA   VINCENZO (Castelbuono   Libera)
63 FAILLA   NICOLA (Castelbuono   Libera)
56 PROIETTO MASSIMILIANO (Castelbuono   Libera)
55 VIGNIERI   ANGELICA (Castelbuono   Libera)
52 CICERO   ENZA (Castelbuono   Libera)
37 SFERRUZZA   ROSALBA (Castelbuono   Libera)
32 CASTIGLIA  GIUSEPPE (detto Peppe) (Castelbuono   Libera)
28 CASTIGLIA   GIALUIGI (Castelbuono   Libera)
12 BAIO   FRANCESCO (Castelbuono   Libera)

 

 

 

Auguri di Buona Pasqua

Se è lecito esprimere delle preferenze, quella che mi commuove di più è l’apparizione a Maria di Magdala, piangente accanto al sepolcro vuoto. Le si avvicina Gesù e le dice: “Perché piangi?”. Donna, le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che tu non pianga per gioia o per amore.

Vedi: la collina del Calvario, che l’altro ieri sera era solo un teschio coperto di fango, oggi si è improvvisamente allagata di un mare d’erba.

I sassi si sono coperti di velluto. Le chiazze di sangue sono tutte fiorite di anemoni e asfodeli. Il cielo, che venerdì era uno straccio pauroso, oggi è limpido come un sogno di libertà. Siamo appena al terzo giorno, ma sono bastate queste poche ore perché il mondo facesse un balzo di millenni.
No, non misurare sui calendari dell’uomo la distanza che separa quest’alba luminosa dal tramonto livido dell’ultimo venerdì. Non è trascorso del tempo: è passata un’eternità. Donna, tu non lo sai: ma oggi è cominciata la nuova creazione. 

Cari amici, nel giorno solennissimo di Pasqua anch’io debbo rivolgere a ciascuno di voi la stessa domanda di Gesù: “Perché piangi?”

Le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che non siano l’ultimo rigagnolo di un pianto antico.  O l’ultimo fiotto di una vecchia riserva di dolore da cui ancora la tua anima non è riuscita a liberarsi.
Lo so che hai buon gioco a dirmi che sto vaneggiando.

 Lo so che hai mille ragioni per tacciarmi di follia.

Lo so che non ti mancano gli argomenti per puntellare la tua disperazione.

 Lo so.
Forse rischio di restare in silenzio anch’io, se tu mi parli a lungo dei dolori dell’umanità: della fame, delle torture, della droga, della violenza.

 Forse non avrò nulla da replicarti se attaccherai il discorso sulla guerra nucleare, sulla corsa alle armi o, per non andare troppo lontano, sul mega poligono di tiro che piazzeranno sulle nostre terre, attentando alla nostra sicurezza, sovvertendo la nostra economia e infischiandosene di tutte le nostre marce della pace.
Forse rimarrò suggestionato anch’io dal fascino sottile del pessimismo, se tu mi racconterai della prostituzione pubblica sulla statale, del dilagare dei furti nelle nostre case, della recrudescenza di barbarie tra i minori della nostra città.
Forse mi arrenderò anch’io alle lusinghe dello scetticismo, se mi attarderò ad ascoltarti sulle manovre dei potenti, sul pianto dei poveri, sulla miseria degli sfrattati, sulle umiliazioni di tanta gente senza lavoro.
Forse vedrai vacillare anche la mia speranza se continuerai a parlarmi di Teresa che, a trantacinque anni, sta morendo di cancro.

 O di Corrado che, a dieci, è stato inutilmente operato al cervello.

 O di Lucia che, dopo Pasqua, farà la Prima Comunione in casa perché in chiesa, con gli altri compagni, non potrà andarci più.

O di Nicola e Annalisa che, dopo tre anni di matrimonio e dopo aver messo al mondo una creatura, se ne sono andati ognuno per la sua strada, perché non hanno più nulla da dirsi.
Queste cose le so: ma io voglio giocarmi, fino all’ultima, tutte le carte dell’incredibile e dire ugualmente che il nostro pianto non ha più ragione di esistere.
La Resurrezione di Gesù ne ha disseccate le sorgenti. E tutte le lacrime che si trovano in circolazione sono come gli ultimi scoli delle tubature dopo che hanno chiuso l’acquedotto.

 

Riconciliamoci con la gioia.


La Pasqua sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte, dal versante giusto: quello del “terzo giorno”.

Da quel versante, il luogo del cranio ci apparirà come il Tabor.

Le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del Cielo.

 Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell’agonia, ma i travagli del parto.
E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d’ora le luci di un mondo nuovo!
BUONA PASQUA!

 

 Don Tonino Bello

 

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Francesco 5 anni di pontificato: un papa in Avvento
Tornare all’essenziale della fede

Il pontificato di papa Francesco compie 5 anni. Più che un bilancio, conviene qui richiamarne l’indirizzo di fondo, come fa anche il saggio del card. W. Kasper sulle radici teologiche del pontificato (cf. qui a p. 183).
Qualche nota va aggiunta sul percorso, che rimane imprevedibile, perché imprevedibile è sempre la storia che cammina su tornanti inattesi. Basti pensare a questa nuova fase della globalizzazione, alle elezioni di Donald Trump o alla Brexit, nel corso del 2016. E nel 2017-2018 alla svolta imperialista cinese o alla sconfitta militare dell’ISIS; all’aggravarsi ulteriore della crisi delle democrazie occidentali, cui non sono esenti le nazioni europee (Italia compresa), e al nuovo protagonismo militare russo. Al centro del magistero di Francesco c’è l’indicazione che la Chiesa torni all’essenziale della propria fede. Al centro del Vangelo. La sua è una svolta kerygmatica. A «quell’umiltà amante di Dio» – come egli l’ha definita – che nell’incarnazione, nella morte e risurrezione del Figlio ha condiviso la nostra umanità.
C’è una radicale corrispondenza tra la figura della kenosis, lo svuotamento di Dio, e la condizione umana, fino alla sua estremità. La scelta preferenziale per i poveri ha come obiettivo l’annuncio di Cristo e della sua salvezza. Più che una visione sociologica, economica, ambientale della povertà emerge in Francesco una visione teologica.
Per papa Bergoglio vivere il Vangelo è possibile perché esso tocca il centro della nostra esistenza. Vi è una corrispondenza profonda tra il centro della nostra umanità e il centro divino dell’umanità di Cristo. Per questo l’annuncio della fede deve essere fatto risuonare nuovamente, come fosse la prima volta, andando oltre le forme culturali prevalenti che sin qui l’hanno espresso.
Il papa cerca e vuole quell’umanità che è l’impronta sconvolgente di Dio nei meandri della nostra storia. Poiché è da quella umanità oscura e sofferente, che assume volta a volta i tratti della povertà, dell’infelicità, dello sconforto, della malattia, della libertà negata, della persecuzione, della migrazione, che occorre ripartire.
È da quella umanità che il mondo attuale, globalizzato anche nell’indifferenza, deve ripartire se vuole evitare pericolosi riduzionismi antropologici. Se il nostro mondo tematizza e accetta la «cultura dello scarto» umano, se rinuncia al primato socialmente esigente della dignità della persona finirà per distruggersi. Quella umanità, Francesco l’ha identificata con la «carne di Cristo».
Per il papa non si può ridurre il cristianesimo alla sua sola forma dottrinale, ma esso deve riguardare l’insieme della vita, di ogni vita, nelle sue espressioni e nelle sue relazioni nei diversi contesti culturali e ambientali. Pascal, nel Mystère de Jésus, fa dire a Gesù, a proposito del suo costato aperto: «quelle gocce di sangue le ho versate per te». Nel costato aperto di Gesù si manifesta per ciascuno l’ospitalità attraente del Dio misericordioso.
Una concezione processuale
In questo papa Francesco ha proposto un ri-orientamento della Chiesa: da un approccio cumulativo, preoccupato di dare ragione sempre, in ogni punto dell’enunciazione e della comunicazione del contenuto dogmatico della fede cristiana, si passa a una concezione processuale e relazionale, incentrata sull’offerta del Vangelo di Dio che implica il riconoscimento della libertà della coscienza. La parola di Dio procede nelle coscienze. Avviene sempre nuovamente. Da qui scaturiscono conseguenze profonde sul piano della figura della Chiesa e del suo rapporto col mondo.
Esse hanno riguardato anche l’assunzione convinta del metodo sinodale come stile ecclesiale. I sinodi sulla famiglia e quello in preparazione sui giovani, il Giubileo della misericordia, che ha modificato il tradizionale impianto degli anni santi, decentrando l’attenzione da Roma e rivolgendola alla periferia della Chiesa.
Dopo l’incremento continuo della centralità della Chiesa di Roma nel postconcilio, Francesco ha cercato un’inversione di tendenza nel timore di un’estinzione d’ogni tensione creativa e d’ogni identità delle Chiese locali. Non sempre gli è riuscita e gli riesce, perché egli vive della contraddizione non risolta di una sussidiarietà imposta dall’alto.
Vanno poi ricordati gli incontri ecumenici: la visita agli ebrei del Tempio maggiore di Roma (gli incontri ad Auschwitz e a Gerusalemme), l’incontro storico con il patriarca di Mosca, Cirillo, a Cuba; quello con il patriarca armeno Karekin II a Erevan; con il primate anglicano J. Welby; e quelli ripetuti con il patriarca ecumenico Bartolomeo I; e ancora con il patriarca copto Tawrados II; infine la commemorazione a Lund, in Svezia, dei 500 anni della Riforma protestante e gli incontri di preghiera con i principali esponenti delle Chiese evangeliche. Incontri che mirano a proporre un modello d’unità e di riconoscimento reciproco che procede attraverso la diversità.
Dei documenti del pontificato, rimane paradigmatica l’esortazione Evangelii gaudium. Qui è il cuore del pontificato. L’esortazione postsinodale Amoris laetitia ha segnato il punto più impegnativo sul piano dottrinale, perché accoglie il metodo sinodale e affida alle Chiese una sensibilità pastorale nuova da esercitare nella disciplina matrimoniale.
Accanto a questi testi c’è l’enciclica Laudato si’ e una miriade di interventi che riguardano modifiche liturgiche e del Codice di diritto canonico, l’accorpamento di 7 diversi dicasteri curiali in 2 nuovi: sui laici e sulla carità. Infine la costituzione sulla vita contemplativa femminile e quella sull’insegnamento teologico Veritatis gaudium (cf. qui a p. 131).
Poi ci sono i viaggi. Soprattutto quelli internazionali (in tutto 27), che hanno toccato tutti i continenti tranne l’Australia, seguendo una linea di geopolitica religiosa, in particolare quelli in Bangladesh, Myanmar, Messico, Cuba, Grecia, Georgia e Azerbaigian, Egitto, Israele, Palestina, Stati Uniti, Turchia. Ci sono stati quelli nati da appuntamenti ecumenici, la Giornata mondiale della gioventù, quelli effettuati per il rafforzamento delle relazioni diplomatiche e dedicati al tema della povertà, della guerra, dei rifugiati (in Asia e in Africa), alla legittimazione ecclesiale (America Latina).
Tra questi, il viaggio a Lesbo ha posto l’attenzione sulla tragedia dei migranti e dei rifugiati. Di qui passa il tema della globalizzazione e della pace, il tema della giustizia e dell’integrazione in Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Quelli italiani hanno seguito un itinerario interno alla Chiesa e come tali hanno riguardato la ridefinizione del rapporto tra il papa, la Chiesa italiana e la sua Conferenza episcopale, un rapporto che si è, dopo una iniziale incomprensione, pressoché pacificato, soprattutto dopo l’elezione a presidente della CEI del card. G. Bassetti.
2018: Curia, finanze e comunicazione
Gli eventi inattesi della Brexit e della vittoria di Trump nelle presidenziali americane hanno modificato e potenzialmente indebolito l’azione del papa sul piano internazionale. Sul piano europeo non c’è un asse forte tra Unione Europea e Santa Sede, la rotta atlantica della Gran Bretagna e la crisi delle democrazie nell’Est europeo indeboliscono il quadro generale, nonostante la tenuta della Francia e della Germania. Di certo non aiuta l’incognita italiana.
Complessivamente la Santa Sede e il papa non potranno non riaffrontare il dossier Europa. Esso non ha a che fare solo con i numeri drammatici dell’immigrazione, del terrorismo islamista, della difficile integrazione sociale e culturale, ma riguarda soprattutto una ripresa incerta e stanca del ruolo del cristianesimo in Europa. Alla paura degli europei si affianca il tema dell’identità dell’Europa e del ruolo del cristianesimo.
Se il viaggio negli Stati Uniti del settembre 2015 aveva segnato un forte riavvicinamento tra la Santa Sede, un papa latinoamericano e gli USA, l’elezione di Trump ha allontanato e modificato quel risultato.
L’attenzione alla Russia (anche in chiave mediorientale) e alla Cina apre possibilità nuove di convivenza alla Chiesa cattolica e al suo ruolo internazionale. Ma sono strade impervie, per la natura di quei regimi e per le incomprensioni storiche.
Il 2018 dovrebbe essere finalmente l’anno della riforma della Curia. È uno degli appuntamenti centrali del pontificato, assieme a quello del riordino finanziario e della pulizia morale. La riforma della curia era stata chiesta dai cardinali durante le congregazioni generali alla vigilia del conclave. Ed è necessaria conseguenza della impostazione ecclesiologica di Francesco.
Nonostante resistenze che il papa riconosce in parte «aperte», in parte «nascoste» e «malevole», questa riforma dovrà toccare il ruolo e la funzione della Curia romana in relazione con Pietro e con la Chiesa universale. Ci si attende una nuova costituzione che sostituisca la Pastor bonus di Giovanni Paolo II e che tematizzi quella che il teologo J. Werbick definiva una «conversione delle strutture». Non solo la conversione dei singoli o qualche aggiustamento funzionale ma il cambiamento istituzionale ed ecclesiale delle strutture stesse.
Se il tema geo-politico e quello geo-religioso hanno trovato uno sviluppo significativo e coerente; se il tema dell’approfondimento teologico del ri-orientamento ecclesiale del pontificato sta muovendo i primi importanti passi, e i «dubia» sulla sua ortodossia trovano nella lettera di Benedetto XVI un’archiviazione definitiva; se il tema della pulizia morale nella Chiesa ha fatto passi avanti; forse il riordino finanziario e il tema della comunicazione rimangono questioni aperte.
Il riordino finanziario e la sua trasparenza costituiscono uno dei punti di maggiore resistenza interna, mentre la comunicazione presenta una sfida in sé: è oggi la dimensione più secolarizzante che agisce anche all’interno della Chiesa. Si applaude il papa e si fa altro rispetto al suo insegnamento.
Papa Francesco sa che questo è un tempo nuovo, incognito. Ma esso è anche un kairos. O, come dice Kasper, un nuovo avvento. Mantenere con rigore la propria ispirazione, senza cedere a facili narrazioni, è forse la risposta migliore.

(Gianfranco Brunelli – Il regno – Marzo 2018)