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Vangelo del giorno

Domenica 18 Novembre 2018

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».


(Mc. 13,24-32)

Bibbia – CEI 2008

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(es. Mt 28,1-20):
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Una pagina al giorno

4) Dalla Liturgia della Parola alla “Lectio Divina” ( pg 33 )


Quando Paolo scrive : “ Per quanto riguarda la carità fraterna, non occorre che io vi scriva, perche avete imparato da Dio stesso ad amarvi gli uni gli altri “ ( 1 Ts 4,9) e quando Giovanni dice “ È scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio” ( Gv 6,45), essi rivelano che c’è la possibilità di una Parola di Dio rivolta direttamente all’uomo. Ebbene,il bene privilegiato per questo ascolto non è forse la preghiera della Parola?. Certo, questa conoscenza è promessa a quanti conoscono la Scrittura, ma indubbiamente essa esce dallo schema della predicazione o della liturgia della Parola.

Un’altra ragione dell’importanza della lectio divina è la preparazione della liturgia. Se la Parola si riceve senza preparazione, senza fede, senza amore e senza conoscenza, essa non vivifica più, resta per noi parola morta. Se l’interpretazione e l’ascolto della Parola devono essere dosso logici, cioè devono avvenire con il criterio di commentare la Parola con la Parola, occorre conoscerla bene e profondamente, e ciò è possibile con l’amorosa assiduità alla Parola.

I brani scelti dalla chiesa per il lezionario sono il minimo per vivere la fede, ma occorre conoscere tutta la Parola per capirli in profondità. Alla loro proclamazione il credente dovrebbe saper vibrare ricordando tutti i testi e tutta la teologia richiamata dalla pericope liturgica. Insomma, il credente dovrebbe essere una summa vivente di concordanze.

Ma non è solo questione di allargamento, di estensione e di approfondimento della conoscenza della Scrittura, è anche questione di personalizzazione. Nella Liturgia Dio parla al popolo, ma questo è solo l’inizio e la causa di quello che dev’essere un incontro personale con Dio.

(Enzo Bianchi – Pregare la Parola)

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È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/

Costituzione del Comitato No-priv contro la privatizzazione dell’acqua.

Ieri, sabato 6 ottobre, nel corso di una partecipata riunione svoltasi nella sede della lega pensionati – Cisl in piazza Minà Palumbo, si è formalizzata a Castelbuono la costituzione del Comitato No-priv contro la privatizzazione dell’acqua.
Portavoce è stato nominato Silvio Bonomo.
Nel corso delle due giornate di protesta del 29 e 30 settembre hanno aderito al nascente comitato decine di persone (studenti, operai, professionisti, impiegati, pensionati), ed altre si sono aggiunte nel corso della riunione di ieri.
Il comitato, che è aperto a tutti senza distinzione di appartenenze partitiche, intende farsi promotore di attività di documentazione e di vigilanza sui prossimi eventi riguardo alla privatizzazione dell’acqua, e di manifestazioni di protesta contro la consegna delle reti e degli impianti ai privati;a tal fine saranno organizzate attività di sensibilizzazione verso la cittadinanza, che peraltro non ha mancato di manifestare ai promotori, in diverse forme, il proprio appoggio.
Inoltre il comitato intende raccordarsi con le altre realtà istituzionali, associative, politiche e sindacali che da tempo si muovono a livello provinciale e regionale su questo tema.
é in programma per sabato prossimo una manifestazione pubblica, nel corso della quale sarà rilanciata la proposta di un referendum sulla scelta del Sindaco Cicero e conseguentemente del Consiglio comunale unanime di consegnare gli impianti e le reti idirche al gestore privato, idea dallo stesso espressa e subito abbandonata.
Si può aderire al comitato anche scrivendo all’indirizzo 
nopriv@gmail.com, in modo da essere contattati per partecipare alle iniziative in programma. Le novità su http://tranquillopoli.altervista.org/  e su http://www.ilconfronto.com/..
Gioacchino Cannizzaro
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Piccole clip sull’acqua

Padre Zanotelli:

«Fermare i privati è fondamentale, dall’acqua dipende il futuro di milioni di persone»

«Sull’acqua ci giochiamo tutto e guai a noi  se non riusciremo a vincere questa battaglia,  è fondamentale per la vita di milioni di persone».

Dobbiamo tenere gli occhi aperti,  i grandi maghi della finanza, soprattutto in America, suggeriscono di investire sull’acqua, perché i profitti sono del 30% in più rispetto ad altri settori di investimento

Francesco Forgione, ha messo in guardia dal rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.

«Dalle lotte di Danilo Dolci in poi – ha detto – il binomio acqua-mafia ha assunto connotazioni storiche.

Non è un caso che abbiamo ancora oggi dissalatori gestiti da imprenditori condannati per associazione mafiosa, come Pietro Di Vincenzo».

Ecco perché ha ribadito Forgione «l’acqua deve rimanere pubblica, è necessario bloccare tutti i processi che intendono consegnarne ai privati la gestione».

Gestione mista equivale a privatizzare, i Comuni perdono la gestione del servizio idrico integrato e resta un rapporto tra il consiglio di amministrazione dell´Ato e il privato».

«Sull’acqua ci giochiamo tutto.

Senza petrolio potremo anche vivere, ma senza l’acqua no».  Parola di Padre Alex Zanotelli.

«Sull’acqua ci giochiamo la democrazia – dice Zanotelli – è qualcosa di troppo importante.

 Se adesso si combattono le guerre per il petrolio, in futuro si faranno guerre per l’acqua».

Ll’acqua è un dono di Dio, il cantico di San Franceso declamava l’acqua: “Umile, preziosa et casta”.

 Nel mondo di oggi, dove tutto viene trattato come una merce di scambio, anche l’acqua è mercificata e privatizzata. L’uomo è fatto di acqua, e chi mercifica l’acqua mercifica l’uomo.

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Manifestazione contro la privatizzazione del’acqua

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Manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua 29 – 30/09/07 
Significativa manifestazione in piazza Margherita il 30.09.07  contro la privatizzazione dell’acqua alla quale hanno partecipato Giuseppe Mattei, di LIBERACQUA, Gioacchino Cannizzaro, Silvio Bonomo.

 Sono intervenuti il Capo Gruppo PD Cons. Carmelo Mazzola e Rosario Bonomo, segretario comunale del Comune di Gangi.  

 Tutti i partecipanti hanno  ribadito che  in ogni provincia la privatizzazione dell’acqua e l’affidamento degli Ato ,sta avvenendo in modo anomalo.
In alcuni casi, alle gare si è presentato un solo concorrente  facendo pensare a una spartizione a tavolino.
 L’affare è “ un grosso affare “ ci saranno da gestire soldi ( pericolo di possibili infiltrazioni mafiose, specie nella gestione dei subappalti ) e posti di lavoro ( pericolo di voti di scambio ).  Di contro nessuna garanzia sul costo che ricadrà sul cittadino che sicuramente a distanza di un anno si vedrà triplicare le bollette. 
 Privatizzare l’acqua è un grosso danno per l’uomo in quanto tale.
Silvio Bonomo, nel corso del suo intervento, ha richiamato un passaggio di P. Alex Zanotelli “ l’uomo per  circa il 70 % è costituito d’acqua: privatizzare l’acqua significa privatizzare l’uomo e assoggettarlo alla tirannia dei “ magnati dell’acqua” 
 Gioacchino Cannizzaro dopo una esauriente disanima dei vari passaggi amministrativi consumati nelle varie sedi istituzionali, che hanno portato alla privatizzazione,  ha sottolineto l’incoerenza della giunta di sinistra guidata da Mario Cicero e del Consiglio comunale che, attraverso varie perfomance ( contrarietà, indifferenza, disponibilità ), hanno deciso di non opporsi nell’ affidare la gestione dell’acqua ai privati.  
Carmelo Mazzola ha cercato di spiegare, non convincendo, che la scelta adottata dall’amministrazione era una scelta obbligata alla quale ormai l’amministrazione non si poteva sottrarre, dato che, anche deliberando di non consegnare le reti idriche ci saremmo veduti piovere un commissario. 
In replica gli è stato detto che al di sopra di ogni imposizione non condivisa dovrebbe prevalere la coerenza con i successivi atti derivanti. 
 A conclusione Rosario Bonomo ha invitato a non demordere :ancora c’è la legge  da approvare in senato e si è in attesa della pronunzia del TAR del Lazio, per cui ha invitato tutti a continuare in modo efficace la protesta perché è impossibile soffocare la speranza. 
 Qualcun altro dalla folla ha detto che, come in val di Susa con la forza del popolo è stata bloccata la TAV, così anche una opposizione condivisa e efficace potrà produrre gli stessi frutti  sulla privatizzazione dell’acqua. 
 Un plauso al movimento spontaneo unica forza di opposizione in un paese soffocato e mortificato dal “piccolo principe“.
Rosario Ignatti

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Giù le mani dall’acqua. Castelbuono ..come Firenze

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Sabato 29 e Domenica 30 ore 18

manifestazione a Castelbuono

P.zza Margherita contro

a privatizzazione dell’acqua

Giorno 17 settembre il consiglio comunale di Castelbuono, convocato in seduta aperta alla presenza di un pubblico insolitamente numeroso ed attento, ha dato il via libera richiesto dal Sindaco Mario Cicero per consegnare le reti idriche e gli impianti alla società aggiudicataria (ed unica concorrente) della gestione monopolistica del servizio idrico integrato nella provincia di Palermo per 30 anni.

Nel corso del dibattito hanno preso la parola Gioacchino Cannizzaro, in rappresentanza dei cittadini promotori di una delibera che invece intendeva bloccare la consegna delle reti e degli impianti, e Giuseppe Mattei, per il comitato civico Liberacqua.
Entrambi hanno sottolineato l’opportunità che la proposta di delibera fosse approvata nella sua stesura originaria; in particolare Mattei ha fatto rilevare che le modifiche proposte dal partito democratico di Castelbuono, come la richiesta di una percentuale del 3 per cento sul fatturato, l’esecuzione entro i tre anni delle opere indifferivbili e l’esenzione per le fasce più basse, non possono avere applicabilità pratica, perchè in contrasto con il piano d’ambito e con le decisioni prese dall’autorità d’ambito, e comunque incompatibili con i principi privatistici che vengono invece supinamente di fatto accettati consegnando gli impianti; ha ricordato che più di 50.000 siciliani hanno firmato la proposta di legge per l’acqua pubblica, e che è in discussione la moratoria delle privatizzazioni al Senato.
Cannizzaro ha ricordato che diversi amministratori, tra cui l’assessore Genchi in prima linea, avevano preso pubblici impegni a favore della scelta di portare a fondo la lotta per la gestione pubblica dell’acqua, impegni che oggi vengono clamorosamente disattesi; ha affermato tra l’altro che la paventata perdita dei finanziamenti  non può giustificare un atteggiamento succube verso i privati, in quanto, nel caso di successo dell’opzione pubblica, per la quota parte dei comuni sarebbe comunque dovere di Stato e Regione intervenire, essendo le opere idriche di prioritaria importanza tra i lavori pubblici da realizzare nel Paese.
In ogni caso, ha continuato, il rischio di perdita dei finanziamenti c’è comunque, visto che le opere andrebbero rendicontate entro il 2008, ed anche alla luce delle illegittimità denunziate nella procedura di aggiudicazione oggi all’attenzione del TAR e visto inoltre quanto si sa circa l’esistenza di una indagine giudiziaria in corso: in questo caso la responsabilità sarebbe addebitabile non certo a chi si è opposto a tutto ciò ma a chi ha sostenuto a testa bassa questo strano percorso di privatizzazione, a cominciare dal Presidente Musotto e dai Sindaci che lo hanno seguito fin dall’inizio, tra cui quello di Castelbuono.
Il Sindaco, da parte sua, ha sentito la necessità di articolare argomentazioni molto elaborate per circa un’ora, al fine di contestare quanto affermato dagli interlocutori, difendendo le modifiche apportate alla delibera dal gruppo del partito democratico; anzi ha affermato che esse sono state redatte con la sua fattiva partecipazione, ed ha motivato la volontà sua e del suo gruppo di consegnare le reti agitando il pericolo della perdita dei finanziamenti per il comune, e dando così per scontato che tra i primi impegni del gestore privato ci sia il rifacimento della rete idrica di Castelbuono (ma così non è, visto quanto si legge nel piano delle opere da realizzare nel primo quinquennio, diffuso dall’ATO).
D’altra parte non è mancata l’accusa di populismo ai promotori della delibera ed al rappresentante di Liberacqua da parte dello stesso Sindaco di Castelbuono (!).
L’assessore Genchi, chiamato in causa, ha risposto affermando con convinzione cose che sono rimaste oscure ai più, ed incomprensibili agli altri; l’unica cosa chiara a tutti è che non si dimetterà.
Altri importanti esponenti del gruppo consiliare del PD hanno convintamente e con elaborate argomentazioni difeso non solo la consegna delle reti, ma anche le privartizzazioni in generale dell’acqua e di tutti i servizi pubblici, tra cui, in particolare, la sanità.
I consiglieri di centrodestra hanno preso con soddisfazione atto  e si sono rallegrati del fatto che il PD sia venuto sulle loro posizioni, da sempre favorevoli alla privatizzazione, ed hanno proposto a loro volta altre modifiche a loro dire migliorative alla delibera.
Alla fine la proposta di delibera, svuotata di ogni contenuto di rottura, e cassato l’impegno a non consegnare le reti e a non segnalare personale al gestore privato, è stata approvata all’unanimità dai consiglieri presenti, i quali hanno pertanto suggellato quanto ormai era chiaro, e cioè la sostanziale assenza di differenze tra i due (cosiddetti) schieramenti presenti in Consiglio, che si sono trovati d’accordo anche su questa scelta.
é chiaro che il dissenso popolare verso la privatizzazione dell’acqua rimane forte e non potrà essere messo a tacere da questo provvedimento del Consiglio comunale di Castelbuono: altre iniziative sono in programma in questo ed in tutti i comuni della provincia.
Per i cittadini firmatari della proposta di delibera di non consegnare le reti e gli impianti al gestore privato
Gioacchino Cannizzaro

MANIFESTO DEI CITTADINI CASTELBUONESI
PER LA DIFESA DELLE SORGENTI,
DEGLI IMPIANTI E DELLE RETI IDRICHE
DALLA PRIVATIZZAZIONE

Noi sottoscritti cittadini di Castelbuono

Dissentiamo fermamente dal proposito manifestato dal Sindaco di Castelbuono Mario Cicero di consegnare le reti idriche e gli impianti alla società Acque Potabili Siciliane.

Dissentiamo anche dal voto concordemente espresso dai consiglieri comunali  di centrodestra e centrosinistra, che ha autorizzato il Sindaco a  procedere in tal senso.

Non dimentichiamo che in campagna elettorale il Sindaco e il suo raggruppamento politico avevano espresso pubblicamente il proposito di opporsi alla cessione ai privati del servizio idrico.

Ricordiamo anche che, con una delibera del gennaio scorso, il passato Consiglio comunale aveva deliberato la revoca della convenzione di gestione tra il Comune di Castelbuono e l'ATO idrico, con il voto favorevole di diversi amministratori attuali di entrambi gli schieramenti.

Pertanto in base a quale convenzione il Sindaco Cicero si appresta a consegnare impianti e reti? In base a quella redatta dal commissario ad acta contro la quale lo stesso Sindaco ha proposto ricorso?

Ricordiamo infine che il 22 giugno, in pubblica assemblea, l'Assessore Genchi aveva espresso l'impegno della Giunta ad opporsi al passaggio alla gestione privata del servizio idrico.

Siamo decisi a difendere dalla mercificazione e dall'assoggettamento al lucro la nostra risorsa idrica e gli impianti, realizzati grazie all'impegno e alle battaglie di generazioni di Castelbuonesi.

Riteniamo infatti che l'acqua vada distribuita prima di tutto in base ai principi della solidarietà, dell'utilità collettiva e del risparmio della risorsa.

Non ci facciamo ingannare dal miraggio dei finanziamenti, che intendiamo preservare a favore della collettività, assicurandoli alla gestione pubblica, e sottraendoli a chi invece li vuole utilizzare per arricchirsi.

Non ci convincono le retoriche richieste di percentuali ed esenzioni con cui il Sindaco ed il Consiglio comunale hanno accompagnato la delibera con la quale intendono consegnare la nostra acqua al colorito raggruppamento privato aggiudicatario di una gara con un unico concorrente.

Ci sdegna la sottomissione degli organi politico-amministrativi di questo comune alle scelte imposte dalla giunta provinciale Musotto, contro la volontà dei cittadini più volte manifestata con migliaia di firme.

Siamo peraltro consapevoli che la privatizzazione piace alla casta dei politici,  perché farebbe aumentare la loro presa ed il loro peso sulla società e sull'economia, grazie ai privati che li "faranno sognare" aprendo loro ampi spazi senza alcun controllo per incarichi, consulenze, appalti, subappalti, cariche societarie e simili per amici in carriera e clienti da nutrire.

Noi non ci stiamo.

E quindi:

Ci impegniamo a manifestare con forza in ogni modo pacifico e non violento il nostro dissenso e la nostra opposizione al passaggio delle reti idriche e degli impianti ai privati.

A tal fine diamo vita al "Comitato castelbuonese no privatizzazione - Liberacqua", e ci impegniamo a partecipare alle iniziative che via via saranno programmate.


Dedicato a Madre Teresa

 

        

 Il giorno più bello?  Oggi.
L’ostacolo più grande?  La paura.
La cosa più facile?  Sbagliarsi.
L’errore più grande?  Rinunciare.
La radice di tutti i mali?  L’egoismo.
La distrazione migliore?  Il lavoro.
La sconfitta peggiore?  Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti?  I bambini.
Il primo bisogno?  Comunicare.
La felicità più grande?  Essere utili agli altri.
Il mistero più grande?  La morte.
Il difetto peggiore?  Il malumore.
La persona più pericolosa?  Quella che mente.
Il sentimento più brutto?  Il rancore.
Il regalo più bello?  Il perdono.
Quello indispensabile?  La famiglia.
La rotta migliore?  La via giusta.
La sensazione più piacevole?  La pace interiore.
L’accoglienza migliore?  Il sorriso.
La miglior medicina?  L’ottimismo.
La soddisfazione più grande?  Il dovere compiuto.                 
La forza più grande?  La fede.
Le persone più necessarie?  I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo?  L’amore. 
                                          

  Madre Teresa di Calcutta
                                               

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Francesco 5 anni di pontificato: un papa in Avvento
Tornare all’essenziale della fede

Il pontificato di papa Francesco compie 5 anni. Più che un bilancio, conviene qui richiamarne l’indirizzo di fondo, come fa anche il saggio del card. W. Kasper sulle radici teologiche del pontificato (cf. qui a p. 183).
Qualche nota va aggiunta sul percorso, che rimane imprevedibile, perché imprevedibile è sempre la storia che cammina su tornanti inattesi. Basti pensare a questa nuova fase della globalizzazione, alle elezioni di Donald Trump o alla Brexit, nel corso del 2016. E nel 2017-2018 alla svolta imperialista cinese o alla sconfitta militare dell’ISIS; all’aggravarsi ulteriore della crisi delle democrazie occidentali, cui non sono esenti le nazioni europee (Italia compresa), e al nuovo protagonismo militare russo. Al centro del magistero di Francesco c’è l’indicazione che la Chiesa torni all’essenziale della propria fede. Al centro del Vangelo. La sua è una svolta kerygmatica. A «quell’umiltà amante di Dio» – come egli l’ha definita – che nell’incarnazione, nella morte e risurrezione del Figlio ha condiviso la nostra umanità.
C’è una radicale corrispondenza tra la figura della kenosis, lo svuotamento di Dio, e la condizione umana, fino alla sua estremità. La scelta preferenziale per i poveri ha come obiettivo l’annuncio di Cristo e della sua salvezza. Più che una visione sociologica, economica, ambientale della povertà emerge in Francesco una visione teologica.
Per papa Bergoglio vivere il Vangelo è possibile perché esso tocca il centro della nostra esistenza. Vi è una corrispondenza profonda tra il centro della nostra umanità e il centro divino dell’umanità di Cristo. Per questo l’annuncio della fede deve essere fatto risuonare nuovamente, come fosse la prima volta, andando oltre le forme culturali prevalenti che sin qui l’hanno espresso.
Il papa cerca e vuole quell’umanità che è l’impronta sconvolgente di Dio nei meandri della nostra storia. Poiché è da quella umanità oscura e sofferente, che assume volta a volta i tratti della povertà, dell’infelicità, dello sconforto, della malattia, della libertà negata, della persecuzione, della migrazione, che occorre ripartire.
È da quella umanità che il mondo attuale, globalizzato anche nell’indifferenza, deve ripartire se vuole evitare pericolosi riduzionismi antropologici. Se il nostro mondo tematizza e accetta la «cultura dello scarto» umano, se rinuncia al primato socialmente esigente della dignità della persona finirà per distruggersi. Quella umanità, Francesco l’ha identificata con la «carne di Cristo».
Per il papa non si può ridurre il cristianesimo alla sua sola forma dottrinale, ma esso deve riguardare l’insieme della vita, di ogni vita, nelle sue espressioni e nelle sue relazioni nei diversi contesti culturali e ambientali. Pascal, nel Mystère de Jésus, fa dire a Gesù, a proposito del suo costato aperto: «quelle gocce di sangue le ho versate per te». Nel costato aperto di Gesù si manifesta per ciascuno l’ospitalità attraente del Dio misericordioso.
Una concezione processuale
In questo papa Francesco ha proposto un ri-orientamento della Chiesa: da un approccio cumulativo, preoccupato di dare ragione sempre, in ogni punto dell’enunciazione e della comunicazione del contenuto dogmatico della fede cristiana, si passa a una concezione processuale e relazionale, incentrata sull’offerta del Vangelo di Dio che implica il riconoscimento della libertà della coscienza. La parola di Dio procede nelle coscienze. Avviene sempre nuovamente. Da qui scaturiscono conseguenze profonde sul piano della figura della Chiesa e del suo rapporto col mondo.
Esse hanno riguardato anche l’assunzione convinta del metodo sinodale come stile ecclesiale. I sinodi sulla famiglia e quello in preparazione sui giovani, il Giubileo della misericordia, che ha modificato il tradizionale impianto degli anni santi, decentrando l’attenzione da Roma e rivolgendola alla periferia della Chiesa.
Dopo l’incremento continuo della centralità della Chiesa di Roma nel postconcilio, Francesco ha cercato un’inversione di tendenza nel timore di un’estinzione d’ogni tensione creativa e d’ogni identità delle Chiese locali. Non sempre gli è riuscita e gli riesce, perché egli vive della contraddizione non risolta di una sussidiarietà imposta dall’alto.
Vanno poi ricordati gli incontri ecumenici: la visita agli ebrei del Tempio maggiore di Roma (gli incontri ad Auschwitz e a Gerusalemme), l’incontro storico con il patriarca di Mosca, Cirillo, a Cuba; quello con il patriarca armeno Karekin II a Erevan; con il primate anglicano J. Welby; e quelli ripetuti con il patriarca ecumenico Bartolomeo I; e ancora con il patriarca copto Tawrados II; infine la commemorazione a Lund, in Svezia, dei 500 anni della Riforma protestante e gli incontri di preghiera con i principali esponenti delle Chiese evangeliche. Incontri che mirano a proporre un modello d’unità e di riconoscimento reciproco che procede attraverso la diversità.
Dei documenti del pontificato, rimane paradigmatica l’esortazione Evangelii gaudium. Qui è il cuore del pontificato. L’esortazione postsinodale Amoris laetitia ha segnato il punto più impegnativo sul piano dottrinale, perché accoglie il metodo sinodale e affida alle Chiese una sensibilità pastorale nuova da esercitare nella disciplina matrimoniale.
Accanto a questi testi c’è l’enciclica Laudato si’ e una miriade di interventi che riguardano modifiche liturgiche e del Codice di diritto canonico, l’accorpamento di 7 diversi dicasteri curiali in 2 nuovi: sui laici e sulla carità. Infine la costituzione sulla vita contemplativa femminile e quella sull’insegnamento teologico Veritatis gaudium (cf. qui a p. 131).
Poi ci sono i viaggi. Soprattutto quelli internazionali (in tutto 27), che hanno toccato tutti i continenti tranne l’Australia, seguendo una linea di geopolitica religiosa, in particolare quelli in Bangladesh, Myanmar, Messico, Cuba, Grecia, Georgia e Azerbaigian, Egitto, Israele, Palestina, Stati Uniti, Turchia. Ci sono stati quelli nati da appuntamenti ecumenici, la Giornata mondiale della gioventù, quelli effettuati per il rafforzamento delle relazioni diplomatiche e dedicati al tema della povertà, della guerra, dei rifugiati (in Asia e in Africa), alla legittimazione ecclesiale (America Latina).
Tra questi, il viaggio a Lesbo ha posto l’attenzione sulla tragedia dei migranti e dei rifugiati. Di qui passa il tema della globalizzazione e della pace, il tema della giustizia e dell’integrazione in Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Quelli italiani hanno seguito un itinerario interno alla Chiesa e come tali hanno riguardato la ridefinizione del rapporto tra il papa, la Chiesa italiana e la sua Conferenza episcopale, un rapporto che si è, dopo una iniziale incomprensione, pressoché pacificato, soprattutto dopo l’elezione a presidente della CEI del card. G. Bassetti.
2018: Curia, finanze e comunicazione
Gli eventi inattesi della Brexit e della vittoria di Trump nelle presidenziali americane hanno modificato e potenzialmente indebolito l’azione del papa sul piano internazionale. Sul piano europeo non c’è un asse forte tra Unione Europea e Santa Sede, la rotta atlantica della Gran Bretagna e la crisi delle democrazie nell’Est europeo indeboliscono il quadro generale, nonostante la tenuta della Francia e della Germania. Di certo non aiuta l’incognita italiana.
Complessivamente la Santa Sede e il papa non potranno non riaffrontare il dossier Europa. Esso non ha a che fare solo con i numeri drammatici dell’immigrazione, del terrorismo islamista, della difficile integrazione sociale e culturale, ma riguarda soprattutto una ripresa incerta e stanca del ruolo del cristianesimo in Europa. Alla paura degli europei si affianca il tema dell’identità dell’Europa e del ruolo del cristianesimo.
Se il viaggio negli Stati Uniti del settembre 2015 aveva segnato un forte riavvicinamento tra la Santa Sede, un papa latinoamericano e gli USA, l’elezione di Trump ha allontanato e modificato quel risultato.
L’attenzione alla Russia (anche in chiave mediorientale) e alla Cina apre possibilità nuove di convivenza alla Chiesa cattolica e al suo ruolo internazionale. Ma sono strade impervie, per la natura di quei regimi e per le incomprensioni storiche.
Il 2018 dovrebbe essere finalmente l’anno della riforma della Curia. È uno degli appuntamenti centrali del pontificato, assieme a quello del riordino finanziario e della pulizia morale. La riforma della curia era stata chiesta dai cardinali durante le congregazioni generali alla vigilia del conclave. Ed è necessaria conseguenza della impostazione ecclesiologica di Francesco.
Nonostante resistenze che il papa riconosce in parte «aperte», in parte «nascoste» e «malevole», questa riforma dovrà toccare il ruolo e la funzione della Curia romana in relazione con Pietro e con la Chiesa universale. Ci si attende una nuova costituzione che sostituisca la Pastor bonus di Giovanni Paolo II e che tematizzi quella che il teologo J. Werbick definiva una «conversione delle strutture». Non solo la conversione dei singoli o qualche aggiustamento funzionale ma il cambiamento istituzionale ed ecclesiale delle strutture stesse.
Se il tema geo-politico e quello geo-religioso hanno trovato uno sviluppo significativo e coerente; se il tema dell’approfondimento teologico del ri-orientamento ecclesiale del pontificato sta muovendo i primi importanti passi, e i «dubia» sulla sua ortodossia trovano nella lettera di Benedetto XVI un’archiviazione definitiva; se il tema della pulizia morale nella Chiesa ha fatto passi avanti; forse il riordino finanziario e il tema della comunicazione rimangono questioni aperte.
Il riordino finanziario e la sua trasparenza costituiscono uno dei punti di maggiore resistenza interna, mentre la comunicazione presenta una sfida in sé: è oggi la dimensione più secolarizzante che agisce anche all’interno della Chiesa. Si applaude il papa e si fa altro rispetto al suo insegnamento.
Papa Francesco sa che questo è un tempo nuovo, incognito. Ma esso è anche un kairos. O, come dice Kasper, un nuovo avvento. Mantenere con rigore la propria ispirazione, senza cedere a facili narrazioni, è forse la risposta migliore.

(Gianfranco Brunelli – Il regno – Marzo 2018)