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Vangelo del giorno
Giovedì 26 Aprile 2018

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse  loro:

«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».



( Gv. 13,16-20 )
Bibbia – CEI 2008
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(es. Mt 28,1-20):
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4) Dalla Liturgia della Parola alla “Lectio Divina” ( pg 33 )


Quando Paolo scrive : “ Per quanto riguarda la carità fraterna, non occorre che io vi scriva, perche avete imparato da Dio stesso ad amarvi gli uni gli altri “ ( 1 Ts 4,9) e quando Giovanni dice “ È scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio” ( Gv 6,45), essi rivelano che c’è la possibilità di una Parola di Dio rivolta direttamente all’uomo. Ebbene,il bene privilegiato per questo ascolto non è forse la preghiera della Parola?. Certo, questa conoscenza è promessa a quanti conoscono la Scrittura, ma indubbiamente essa esce dallo schema della predicazione o della liturgia della Parola.

Un’altra ragione dell’importanza della lectio divina è la preparazione della liturgia. Se la Parola si riceve senza preparazione, senza fede, senza amore e senza conoscenza, essa non vivifica più, resta per noi parola morta. Se l’interpretazione e l’ascolto della Parola devono essere dosso logici, cioè devono avvenire con il criterio di commentare la Parola con la Parola, occorre conoscerla bene e profondamente, e ciò è possibile con l’amorosa assiduità alla Parola.

I brani scelti dalla chiesa per il lezionario sono il minimo per vivere la fede, ma occorre conoscere tutta la Parola per capirli in profondità. Alla loro proclamazione il credente dovrebbe saper vibrare ricordando tutti i testi e tutta la teologia richiamata dalla pericope liturgica. Insomma, il credente dovrebbe essere una summa vivente di concordanze.

Ma non è solo questione di allargamento, di estensione e di approfondimento della conoscenza della Scrittura, è anche questione di personalizzazione. Nella Liturgia Dio parla al popolo, ma questo è solo l’inizio e la causa di quello che dev’essere un incontro personale con Dio.

(Enzo Bianchi – Pregare la Parola)
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Processioni….no grazie !!!

     Riproponiamo un post di tre anni fa un  piccolo  stimolo a riflettere sulla nostra fede.
santa22.jpg Che m’importa dei vostri sacrifici senza numero?” dice il Signore.Sono sazio di olocausti di montone e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi a me chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri? Smettete di presentare offerte inutili, l’incenso è un abominio per me; noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità.I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli.  Quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi.

Anche se moltiplicate le preghiere, io non vi ascolto.

Le vostre mani grondano di sangue.Lavatevi, purificatevi, togliete il male dalle vostre azioni dalla mia vista.

 Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova “(Isaia 1,11-17 )

Le nostre feste,… le nostre processioni,… le nostre offerte votive…, siamo sicuri che sono gradite al Signore?

Ogni volta che vedo la Croce passare con un drappo di velluto stracolmo di anelli, orecchini, bracciali,( in passato anche banconote )… piango …  piango perché non riesco a capire cosa se ne faccia Dio di queste cianfrusaglie preziose ai nostri occhi e alla nostra economia di mercato, ma spazzature per Lui, che per primo si è fatto piccolo, ultimo e povero per condividere, fino in fondo, tutta la sofferenza dell’uomo.

  E poi le tante statue di “Santi” e “ Madonne”,( ultimamente il più gettonato è P. Pio ) ognuno con i propri “tesoretti”, intoccabili… ma la ruggine li consumerà !!!

Abbiamo perso il senso della Festa.

Per il “Santo di turno “  ogni sforzo è proteso a raccogliere  soldi:  soldi per.. la musica…il cantante di turno.. il sorteggio… e svariate altre manifestazioni; …. ma alla sera: stanchezza, insoddisfazione, vuoto.

Vivere la festa è mettersi in cammino ( per la strada impervia e passando per la porta stretta ), dopo aver scrostato dal proprio cuore [ con dolore ] ogni “sozzura” , per ritornare alla casa del Padre, dove c’è la vera gioia, che non finirà mai.

A che vale percorrere per nove sere a piedi nudi le strade del nostro paese… se nel nostro cuore restano l’invidia, l’autoreferenzialità, la voglia di successo, la disonestà fiscale, etc…

  A che valgono le nostre “promesse”, se pretendiamo misericordia, e non riusciamo ad essere misericordiosi?

                   pro.jpg      

piedi-scalzi.jpg

 

ipocrita.jpg   Io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le vostre riunioni; anche se voi mi offrite olocausti, io non gradisco i vostri doni e le vittime grasse come pacificazione io non le guardo.  Lontano da me il frastuono dei tuoi canti; il suono delle tue arpe non posso sentirlo! Piuttosto scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne(Amos 5,21- 25 ).  Efraim ha moltiplicato gli altari, ma gli altari sono diventati per lui un’ occasione di peccato. Ho scritto numerose leggi per lui, ma esse sono considerate come una cosa straniera. Essi offrono sacrifici e ne mangiano le carni, ma il Signore non li gradisce; si ricorderà della loro iniquità e punirà i loro peccati: dovranno tornare in Egitto”  (Osea,8,11-13 ).  Non chi dice “ Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio.” (Matteo 7, 21 )   Guardatevi dal praticare le vostre opere buone davanti agli uomini per essere da loro ammirati,altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli… Quando fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà. Quando pregate non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle loro sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini.” ( Matteo 6, 1;3;5)    Dice il Signore: “ Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani, perciò, eccomi, continuerò ad operare meraviglie e prodigi con questo popolo; perirà la sapienza dei suoi sapienti e si eclisserà l’intelligenza dei suoi intelligenti “. (Isaia 29,13-14 )

La cosa più terribile, dinanzi a tanta contraddizione, è pensare che, cambiare, per ritornare all’autenticità è impossibile. Il peccato più grande che l’uomo possa fare è perdere la speranza!

Perdere la speranza significa non credere più che Dio esiste e compie meraviglie, e rende possibile ciò che ai nostri occhi è impossibile.

Quando si perde la speranza ci si sostituisce  a Dio e il nostro Io  diventa Dio.

 Il vero miracolo per noi, uomini del nostro tempo,  è recuperare la speranza.

                                            valenz1.JPG
   

“Su , venite e discutiamo” dice il Signore. “ Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve. Se fossero rossi come la porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha Parlato(Isaia 1,18-20 )

 

 

2 risposte a Processioni….no grazie !!!

  • non è il contestare aspramente tutto ciò che è (processioni e ori votivi) nè il criticarlo che risolverà il problme!
    hai mai provato ad indagare i motivi di tali usanze? ti sei mai chiesto perchè sono tali? bhe forse è il caso dic moinciare perchè
    non è tutto negativo quel che vediamo. forse bisognerebbe rieducare, far capire che quei gesti, quelle consuetudini, quegi atti
    non sono soltanto tali. ma parte di un significato più ampio, più vasto, più grande.
    una processione NON è il giocherellare con una statua, ma il sentirsi più vicini a quel Fratello che ha avuto
    la forza di diventare Santo. Purtroppo siamo uomini e abbiamo bisogno di immagini per riuscire a concentrare la nostra attenzione
    ecco allora il nostro problema. non capire più il senso di un’immagine. la vediamo come semplice oggetto d’arte
    o come qualcosa a cui essere affezzionati… bisognerà solo spiegare alla gente che l’immagine serve
    a stimolare la voglia di seguire l’esempio. Siamo uomini purtroppo, non tiusciamo a prescindere dalla fisicità,
    abbiamo il bisogno, la necessità morbosa di vedere per avere la gran forza che serve per credere. chiediamo
    solo di aver un’immagine di riferimento quando parliamo di Sant’Anna, di Cristo, della Madonna. un’immagine che ti si presenti
    quando preghi, quando gli occhi sono grondanti di lacrime. un’immagine da condurre anche tra le nostre case dimostrando che la chiesa sa essere anche pellegrina e “apostola” di fede. Non condanniamo per folklore tutto ciò che ci sembra solo “antico e medievale”
    la fede si dimostra in mille modi. non possiamo mettere limiti a nessuno. c’è chi, e ha tutta la mia stima,
    riesce ad esulare da ogni aspetto terreno. Ma c’è anche chi, come me, si commuove all’uscita di Sant’Anna e ha il desiderio di accompagnarLa in processione con la consapevolezza che la Santa non è la statua, ma che la statua è l’unico modo per sentirla più vicina e più materiale durante la processione alla quale Lei è presente in Spirito.
    per quanto concerne i voti, ammoniva un antico saggio, guai a chi critcherà l’altro per l’offerta presentata al Signore.
    Egli dice di non presentare incensi e sacrifici inutili, ma solo Lui sa quanto qualsiasi sacrificio sia importante per ognuno di noi..
    così Egli sa se io o tu faremo un viaggio a piedi scalzi tanto per farlo o se in quel sacrificio c’è tanta timidezza accantonata, tanta voglia di mostrare che per tutti c’è speranza. non giudichiamo mai a prescindere o ci troveremo come quel tale che posto su un monte guarda tutti dall’alto e scorgendone solo i capi li giudica in base ai capelli.
    per quanto riguarda gli ori… trascendiamo un pò dall’aspetto materialistico. è solo un dono per dir grazie.
    Sono d’accordo con te se ti metti nella prospettiva che il sacrificio valeva più un tempo che ora. Ma conoscendo la pratica e aendola analizzata non è un semplice dono di denaro, donare qualcosa ad un Santo è il nostro modo (nostro come popolo siciliano) di dimostrare affetto, gratitudine e fiducia. è sbagliato solo se a questa pratica non si affioanca un rinnovamento del cuore. Resta comunque un atto di pietà non giudicabile.
    sul fatto di esporli in processione una anziana signora mi rispose “quannu unu a ghiri a na festa comi si
    vesti? si para a festa e si metti i robbi tisi. accussi puri i Santi pa festa su vistuti a festa”.
    aggiungerebbe qualcuno che vedere gli ex voto (che siano di legno, oro, argento o foglie) sul Santo è come sentirsi
    più legato a Lui. un pò come quando regaliamo un bracciale ad un amico e ci compiaciamo di vederglielo addosso.
    che ci vogliamo fare?? siamo SICILIANI e come tali ci rapportiamo a tutto con familiarità. abbiamo bisogno
    di sentimenti umani anche nella metafisica e di sentimenti “metafisici” nei rapporti umani.
    non cerchiamo di sovvertire ciò che è ma di renderlo migliore.
    mi sovviene l’esempio del Pane di San Biagio… spieghiamo alla gente che non è scaramanzia ma segno di unità (se già non lo sa) e avrà un sapore nuovo, il sapore vero e autentico di quella tradizione. sarà nuova lampada accesa nella FEDE, sarà un segno che ci ricorda, nella corsa della nostra frenetica esistenza, ch ci si può anche fermare un attimo a condividere….o in altri casi (processione) a
    riappropriarci di una dimensione nostra, la dimensione dell’anima che va verso lo Spirito.

  • L’articolo propone la conversione del cuore così come la Parola di Dio in vari passi la propone. Un richiamo all’essenziale è opportuno e doveroso. Ma giudico poco opportuno parlare delle processioni in termini di inutilità e quasi di contraddizione al messaggio della Parola di Dio. Come tutte le realtà anche le processioni sono soggette a revisione e purificazione, soprattutto certe forme di sfarzo o di strumentalizzazioni per raccogliere soldi in vista di feste esterne che di religioso hanno poco. Sarebbe interessante proporre un nuovo modo di fare le tradizionali processioni con contenuti e forme pastoralmente, liturgicamente e biblicamente più significativi. La processione è, tradizionalmente, una forma pubblica di manifestazione della fede; è, quindi, un’opportunità di bene da salvare e da promuovere. Rinunciare allo sforzo e alla speranza di purificazione di certe tradizioni secolari di espressione della devozione popolare potrebbe aprire la strada ad un intimismo religioso poco fecondo nella crescita della fede come popolo di Dio.

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Francesco 5 anni di pontificato: un papa in Avvento
Tornare all’essenziale della fede

Il pontificato di papa Francesco compie 5 anni. Più che un bilancio, conviene qui richiamarne l’indirizzo di fondo, come fa anche il saggio del card. W. Kasper sulle radici teologiche del pontificato (cf. qui a p. 183).
Qualche nota va aggiunta sul percorso, che rimane imprevedibile, perché imprevedibile è sempre la storia che cammina su tornanti inattesi. Basti pensare a questa nuova fase della globalizzazione, alle elezioni di Donald Trump o alla Brexit, nel corso del 2016. E nel 2017-2018 alla svolta imperialista cinese o alla sconfitta militare dell’ISIS; all’aggravarsi ulteriore della crisi delle democrazie occidentali, cui non sono esenti le nazioni europee (Italia compresa), e al nuovo protagonismo militare russo. Al centro del magistero di Francesco c’è l’indicazione che la Chiesa torni all’essenziale della propria fede. Al centro del Vangelo. La sua è una svolta kerygmatica. A «quell’umiltà amante di Dio» – come egli l’ha definita – che nell’incarnazione, nella morte e risurrezione del Figlio ha condiviso la nostra umanità.
C’è una radicale corrispondenza tra la figura della kenosis, lo svuotamento di Dio, e la condizione umana, fino alla sua estremità. La scelta preferenziale per i poveri ha come obiettivo l’annuncio di Cristo e della sua salvezza. Più che una visione sociologica, economica, ambientale della povertà emerge in Francesco una visione teologica.
Per papa Bergoglio vivere il Vangelo è possibile perché esso tocca il centro della nostra esistenza. Vi è una corrispondenza profonda tra il centro della nostra umanità e il centro divino dell’umanità di Cristo. Per questo l’annuncio della fede deve essere fatto risuonare nuovamente, come fosse la prima volta, andando oltre le forme culturali prevalenti che sin qui l’hanno espresso.
Il papa cerca e vuole quell’umanità che è l’impronta sconvolgente di Dio nei meandri della nostra storia. Poiché è da quella umanità oscura e sofferente, che assume volta a volta i tratti della povertà, dell’infelicità, dello sconforto, della malattia, della libertà negata, della persecuzione, della migrazione, che occorre ripartire.
È da quella umanità che il mondo attuale, globalizzato anche nell’indifferenza, deve ripartire se vuole evitare pericolosi riduzionismi antropologici. Se il nostro mondo tematizza e accetta la «cultura dello scarto» umano, se rinuncia al primato socialmente esigente della dignità della persona finirà per distruggersi. Quella umanità, Francesco l’ha identificata con la «carne di Cristo».
Per il papa non si può ridurre il cristianesimo alla sua sola forma dottrinale, ma esso deve riguardare l’insieme della vita, di ogni vita, nelle sue espressioni e nelle sue relazioni nei diversi contesti culturali e ambientali. Pascal, nel Mystère de Jésus, fa dire a Gesù, a proposito del suo costato aperto: «quelle gocce di sangue le ho versate per te». Nel costato aperto di Gesù si manifesta per ciascuno l’ospitalità attraente del Dio misericordioso.
Una concezione processuale
In questo papa Francesco ha proposto un ri-orientamento della Chiesa: da un approccio cumulativo, preoccupato di dare ragione sempre, in ogni punto dell’enunciazione e della comunicazione del contenuto dogmatico della fede cristiana, si passa a una concezione processuale e relazionale, incentrata sull’offerta del Vangelo di Dio che implica il riconoscimento della libertà della coscienza. La parola di Dio procede nelle coscienze. Avviene sempre nuovamente. Da qui scaturiscono conseguenze profonde sul piano della figura della Chiesa e del suo rapporto col mondo.
Esse hanno riguardato anche l’assunzione convinta del metodo sinodale come stile ecclesiale. I sinodi sulla famiglia e quello in preparazione sui giovani, il Giubileo della misericordia, che ha modificato il tradizionale impianto degli anni santi, decentrando l’attenzione da Roma e rivolgendola alla periferia della Chiesa.
Dopo l’incremento continuo della centralità della Chiesa di Roma nel postconcilio, Francesco ha cercato un’inversione di tendenza nel timore di un’estinzione d’ogni tensione creativa e d’ogni identità delle Chiese locali. Non sempre gli è riuscita e gli riesce, perché egli vive della contraddizione non risolta di una sussidiarietà imposta dall’alto.
Vanno poi ricordati gli incontri ecumenici: la visita agli ebrei del Tempio maggiore di Roma (gli incontri ad Auschwitz e a Gerusalemme), l’incontro storico con il patriarca di Mosca, Cirillo, a Cuba; quello con il patriarca armeno Karekin II a Erevan; con il primate anglicano J. Welby; e quelli ripetuti con il patriarca ecumenico Bartolomeo I; e ancora con il patriarca copto Tawrados II; infine la commemorazione a Lund, in Svezia, dei 500 anni della Riforma protestante e gli incontri di preghiera con i principali esponenti delle Chiese evangeliche. Incontri che mirano a proporre un modello d’unità e di riconoscimento reciproco che procede attraverso la diversità.
Dei documenti del pontificato, rimane paradigmatica l’esortazione Evangelii gaudium. Qui è il cuore del pontificato. L’esortazione postsinodale Amoris laetitia ha segnato il punto più impegnativo sul piano dottrinale, perché accoglie il metodo sinodale e affida alle Chiese una sensibilità pastorale nuova da esercitare nella disciplina matrimoniale.
Accanto a questi testi c’è l’enciclica Laudato si’ e una miriade di interventi che riguardano modifiche liturgiche e del Codice di diritto canonico, l’accorpamento di 7 diversi dicasteri curiali in 2 nuovi: sui laici e sulla carità. Infine la costituzione sulla vita contemplativa femminile e quella sull’insegnamento teologico Veritatis gaudium (cf. qui a p. 131).
Poi ci sono i viaggi. Soprattutto quelli internazionali (in tutto 27), che hanno toccato tutti i continenti tranne l’Australia, seguendo una linea di geopolitica religiosa, in particolare quelli in Bangladesh, Myanmar, Messico, Cuba, Grecia, Georgia e Azerbaigian, Egitto, Israele, Palestina, Stati Uniti, Turchia. Ci sono stati quelli nati da appuntamenti ecumenici, la Giornata mondiale della gioventù, quelli effettuati per il rafforzamento delle relazioni diplomatiche e dedicati al tema della povertà, della guerra, dei rifugiati (in Asia e in Africa), alla legittimazione ecclesiale (America Latina).
Tra questi, il viaggio a Lesbo ha posto l’attenzione sulla tragedia dei migranti e dei rifugiati. Di qui passa il tema della globalizzazione e della pace, il tema della giustizia e dell’integrazione in Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Quelli italiani hanno seguito un itinerario interno alla Chiesa e come tali hanno riguardato la ridefinizione del rapporto tra il papa, la Chiesa italiana e la sua Conferenza episcopale, un rapporto che si è, dopo una iniziale incomprensione, pressoché pacificato, soprattutto dopo l’elezione a presidente della CEI del card. G. Bassetti.
2018: Curia, finanze e comunicazione
Gli eventi inattesi della Brexit e della vittoria di Trump nelle presidenziali americane hanno modificato e potenzialmente indebolito l’azione del papa sul piano internazionale. Sul piano europeo non c’è un asse forte tra Unione Europea e Santa Sede, la rotta atlantica della Gran Bretagna e la crisi delle democrazie nell’Est europeo indeboliscono il quadro generale, nonostante la tenuta della Francia e della Germania. Di certo non aiuta l’incognita italiana.
Complessivamente la Santa Sede e il papa non potranno non riaffrontare il dossier Europa. Esso non ha a che fare solo con i numeri drammatici dell’immigrazione, del terrorismo islamista, della difficile integrazione sociale e culturale, ma riguarda soprattutto una ripresa incerta e stanca del ruolo del cristianesimo in Europa. Alla paura degli europei si affianca il tema dell’identità dell’Europa e del ruolo del cristianesimo.
Se il viaggio negli Stati Uniti del settembre 2015 aveva segnato un forte riavvicinamento tra la Santa Sede, un papa latinoamericano e gli USA, l’elezione di Trump ha allontanato e modificato quel risultato.
L’attenzione alla Russia (anche in chiave mediorientale) e alla Cina apre possibilità nuove di convivenza alla Chiesa cattolica e al suo ruolo internazionale. Ma sono strade impervie, per la natura di quei regimi e per le incomprensioni storiche.
Il 2018 dovrebbe essere finalmente l’anno della riforma della Curia. È uno degli appuntamenti centrali del pontificato, assieme a quello del riordino finanziario e della pulizia morale. La riforma della curia era stata chiesta dai cardinali durante le congregazioni generali alla vigilia del conclave. Ed è necessaria conseguenza della impostazione ecclesiologica di Francesco.
Nonostante resistenze che il papa riconosce in parte «aperte», in parte «nascoste» e «malevole», questa riforma dovrà toccare il ruolo e la funzione della Curia romana in relazione con Pietro e con la Chiesa universale. Ci si attende una nuova costituzione che sostituisca la Pastor bonus di Giovanni Paolo II e che tematizzi quella che il teologo J. Werbick definiva una «conversione delle strutture». Non solo la conversione dei singoli o qualche aggiustamento funzionale ma il cambiamento istituzionale ed ecclesiale delle strutture stesse.
Se il tema geo-politico e quello geo-religioso hanno trovato uno sviluppo significativo e coerente; se il tema dell’approfondimento teologico del ri-orientamento ecclesiale del pontificato sta muovendo i primi importanti passi, e i «dubia» sulla sua ortodossia trovano nella lettera di Benedetto XVI un’archiviazione definitiva; se il tema della pulizia morale nella Chiesa ha fatto passi avanti; forse il riordino finanziario e il tema della comunicazione rimangono questioni aperte.
Il riordino finanziario e la sua trasparenza costituiscono uno dei punti di maggiore resistenza interna, mentre la comunicazione presenta una sfida in sé: è oggi la dimensione più secolarizzante che agisce anche all’interno della Chiesa. Si applaude il papa e si fa altro rispetto al suo insegnamento.
Papa Francesco sa che questo è un tempo nuovo, incognito. Ma esso è anche un kairos. O, come dice Kasper, un nuovo avvento. Mantenere con rigore la propria ispirazione, senza cedere a facili narrazioni, è forse la risposta migliore.

(Gianfranco Brunelli – Il regno – Marzo 2018)