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Vangelo del giorno
Martedì 19 Marzo 2019


Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:


«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».


Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.


(Mt 1,16.18-21.24)
Bibbia – CEI 2008
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4) Dalla Liturgia della Parola alla “Lectio Divina” ( pg 33 )


Quando Paolo scrive : “ Per quanto riguarda la carità fraterna, non occorre che io vi scriva, perche avete imparato da Dio stesso ad amarvi gli uni gli altri “ ( 1 Ts 4,9) e quando Giovanni dice “ È scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio” ( Gv 6,45), essi rivelano che c’è la possibilità di una Parola di Dio rivolta direttamente all’uomo. Ebbene,il bene privilegiato per questo ascolto non è forse la preghiera della Parola?. Certo, questa conoscenza è promessa a quanti conoscono la Scrittura, ma indubbiamente essa esce dallo schema della predicazione o della liturgia della Parola.

Un’altra ragione dell’importanza della lectio divina è la preparazione della liturgia. Se la Parola si riceve senza preparazione, senza fede, senza amore e senza conoscenza, essa non vivifica più, resta per noi parola morta. Se l’interpretazione e l’ascolto della Parola devono essere dosso logici, cioè devono avvenire con il criterio di commentare la Parola con la Parola, occorre conoscerla bene e profondamente, e ciò è possibile con l’amorosa assiduità alla Parola.

I brani scelti dalla chiesa per il lezionario sono il minimo per vivere la fede, ma occorre conoscere tutta la Parola per capirli in profondità. Alla loro proclamazione il credente dovrebbe saper vibrare ricordando tutti i testi e tutta la teologia richiamata dalla pericope liturgica. Insomma, il credente dovrebbe essere una summa vivente di concordanze.

Ma non è solo questione di allargamento, di estensione e di approfondimento della conoscenza della Scrittura, è anche questione di personalizzazione. Nella Liturgia Dio parla al popolo, ma questo è solo l’inizio e la causa di quello che dev’essere un incontro personale con Dio.

(Enzo Bianchi – Pregare la Parola)
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Mons. Vincenzo Manzella incontra la comunità di Castelbuono

Vescovo di Cefalù Commosso, partecipato, ricco di emozioni e di sentimenti di simpatia il primo incontro col Nuovo Vescovo di Cefalù, Mons. Vincenzo Manzella,  con la comunità di Castelbuono, riunita ad accoglierlo nella chiesa di S. Vincenzo in occasione della festa di Santa Lucia.  

  Cordiali e sincere le parole con le quali  Don Angelino Calì  lo ha salutato per primo, presentandogli una comunità ancora profondamente

Testo Omelia

Omelia 

Don. A. Calì D. A. Di Giorgi – Prof. Spallino Sind. M. Cicero – Sg. M. Vignieri Saluto di Mons Manzella
I  
Omelia Mons. Manzella ( 1 P.) Omelia Mons. Manzella ( 2 P.) Omelia Mons. Manzella ( 3 P.)
   

religiosa,variegata nelle diverse, ma sinergiche, realtà che la compongono .  

A Mons. Manzella ha trasmesso i sentimenti di affetto  di tutto il popolo castelbuonese, da sempre terreno fertile di vocazioni, ricordando  fra tutte quella del diacono fr. Emanuele Puccia chiamato proprio in questa chiesa, nella festa di Santa Lucia ad un cammino coi frati rinnovati di P. Umile.

Dopo P. Calì al saluto di benvenuto si è associato l’Arciprete Don Antonino Di Giorgi, che ha iniziato a parlare ricordando ,dal Vangelo di Giovanni, le parole di Gesù “ come il Padre conosce me, Io conosco il Padre e per le mie pecore do la mia vita .. e ho altre pecore ad fuori dell’ovile che bisogna che io guidi  “ . Ha continuato poi : “ Con queste parole Gesù garantisce la sua presenza tra noi nel corso dei secoli …. E in diocesi  pastore del suo ovile è il vescovo che presiede la comunità dei fedeli . La sua voce noi  con attenzione dobbiamo ascoltare ed attuare perché guida e sostiene il nostro cammino di fede. E’ maestro della nostra crescita spirituale, della nostra trasfigurazione.  San Gregorio Magno, grande papa ci dice “ siate sottomessi al vostro vescovo come Gesù è sottomesso al Padre” . Sant’Ignazio d’Antiochia considera il vescovo l’immagine del Padre in mezzo a noi.  Al nostro vescovo rivolgiamo oggi  i nostri  affettuosi auguri e offriamo la nostra filiale disponibilità e docilità

   Subito dopo , il benvenuto del Prof Martino Spallino, nella duplice veste di Presidente del Consiglio Comunale e Presidente della San Vincenzo.

Ha ribadito al Vescovo come Castelbuono sia stata ed è terra fertile di vocazioni ( tra le tante quella di Mons. Domenico Mogavero, attuale vescovo di Mazzara del Vallo ) .Apprezzamenti per il modo sincero, semplice e cordiale di porgersi di Mons. Manzella  … di andare subito a quello che è il cuore dell’uomo .

Poi , riprendendo quanto già detto da Mons Manzella all’arrivo a Cefalù, ha sottolineato  la disponibilità da parte del popolo di Dio a lavorare insieme  per la promozione dell’uomo nella diversità e complementarietà dei ruoli.

   Di seguito ha confermato come la parrocchia Maria Assunta è una parrocchia attiva dove sono presenti diversi gruppi impegnati.

  Richiamandosi alla festa di Santa Lucia, dopo ricordi personali, ha continuato dicendo che questa è festa della luce, prolessi del Natale, della grande luce.

  Ricordando i predecessori di Mons Manzella , si è poi augurato che la comunità di Castelbuono [che è viva, dinamica, produttiva,che ha fede, che ha speranza, che è caritatevole] possa camminare  col suo nuovo vescovo “ a passo spedito “.

   Ha preso poi la parola il Sindaco di Castelbuono, Mario Cicero che ha presentato Castelbuono come una comunità viva, attiva, laboriosa; comunità sempre protagonista della sua storia, che ha cercato sempre di affrancarsi da qualsiasi condizionamento e dove non esiste il fenomeno mafioso: prerogative queste per costruire assieme un futuro migliore per tutto il comprensorio madonita.

  “Castelbuono”- ha detto il sindaco – dopo Cefalù è la comunità più grossa della diocesi … Negli ultimi anni ha cercato di valorizzare al massimo la propria storia, la propria cultura, le sue origini senza rinnegare niente del passato, ma valorizzando al massimo la tradizioni.

  In questa crescita abbiamo messo al centro l’uomo con i suoi bisogni, le sue esigenze…

 Attorno all’uomo abbiamo costruito una società che possa dare risposte alla varie esigenze dell’uomo stesso investendo perché ci possa sempre più essere una consapevolezza della crescita culturale della comunità stessa.

  E’ questo un comune dove ci sono diverse realtà teatrali, musicali, diverse associazioni di anziani, di giovani e di volontariato. …

  E’ la nostra una comunità attenta all’ambiente e consapevole di contribuire nel piccolo alla salvaguardia del pianeta che soffre per l’uomo che molte volte guarda più all’apparire che all’essere.

Così, nel nostro piccolo, abbiamo adottato delle pratiche che possono contribuire a questo scopo.

  E’ la nostra una comunità dove è forte il senso della solidarietà. …”

Ha poi proseguito: “  Sento che c’è l’esigenza di un incontro del territorio con lei, perché in uno sforzo si cerchi di investire oltre che sul versante economico sull’uomo e soprattutto sui giovani perché possano restare a vivere sulle nostre terre

  Di seguito anche il “ governatore” della confraternita di Santa Lucia, Sig. Mario Vignieri ha voluto, a nome della confraternita stessa ( donando al Vescovo una immagine della Santa martire ] consegnare a Mons. Manzella la gioia  per questa visita e la gratitudine, come anche l’entusiasmo vissuto da tutta la confraternita nel prepare in ogni dettaglio la visita stessa.

Subito dopo ha preso la parola Mons. Manzella  ringraziando tutti quelli che gli hanno rivolto il saluto di benvenuto.

 Poi ha proseguito: “ Colgo dagli interventi che si sono susseguiti tanta ricchezza, tanta buona volontà, tanto impegno.  Colgo un territorio ricco di un patrimonio di fede, di arte, di sane tradizioni che certamente da tanta speranza e che ci proietta con audacia verso un futuro che ci consentirà con  un lavoro di sinergia, di comunione, di camminare insieme nel nome del Signore. Vi guardo con tanta gioia nel cuore. Vedo i presbiteri e sono contento di vederli questa sera qui insieme a voi santo popolo di Dio affidato alle loro cure e alle mie cure pastorali.

  La ricchezza di fede, che certamente è il patrimonio ereditato da quanti ci hanno preceduto, dai vostri padri, da quanti hanno saputo tramandare questa ricchezza, ci torna a garanzia, a sprone, perché noi siamo i continuatori della fede dei nostri padri, di quanti hanno fatto giungere ad oggi quei valori, quella ricchezza, quel patrimonio che ci impegna non solo ad ereditarlo e a custodirlo, ma ci impegna soprattutto a valorizzarlo e a tramandarlo.

Non siamo solo i detentori di una ricchezza che ci giunge dai secoli passati, siamo i custodi e i trasmettitori, siamo i continuatori della fede dei nostri padri.

 E allora la circostanza che ci ha riunito, Santa lucia, il nuovo vescovo, i sacerdoti insieme, le confraternite, le realtà che sono state citate, i gruppi, i movimenti, le associazioni, che avrò il piacere man mano che si snoda i tempo di incontrare, di conoscere, di sapere la ricchezza di quello che avviene nel territorio, di come si svolge … ecco, tutto questo veramente da tanta speranza, tutto questo ci proietta.

 E allora ci prepariamo a celebrare la Santa messa come inno di lode e di ringraziamento al Signore,volendo ringraziare il Signore per quello che opera nella nostra vita

E chiederemo a Lui che ci aiuti ad assumere quegli impegni per poter proseguire il cammino della fede, della speranza e della carità in maniera spedita. Chiederemo a Lui che ci aiuti in questa nuova avventura che coinvolge me, vostro pastore, e tutte le comunità della diocesi.

  Quando si intraprende la via del Signore, bisogna condurla tutta con coraggio e con entusiasmo, perché è il Signore che ce lo dice: “ chi mette mano all’aratro e si volta indietro non è degno di me”.

 Noi abbiamo iniziato e vogliamo essere degni dell’amore, della benevolenza e della misericordia di Dio.

 E allora si tratta di proseguire in un cammino certamente che da secoli si snoda per le vie di questa città e di questa diocesi ma che necessita della perseveranza e dell’impegno personale e comunitario; necessita il proseguimento per raggiungere i traguardi da tutti sperati e da tutti desiderati.

E il traguardo e la meta a cui tutti agogniamo è la santità di vita.

 La celebrazione dei santi impone questo traguardo. Con sant’Agostino noi diciamo: “ se ci sono riusciti a compiere un cammino di santità quanti ci hanno preceduto nel cammino della fede, perché non dovremmo riuscirci anche noi ? “

Ecco allora il nostro impegno nel venerare questa sera la santa martire Lucia.

E adesso con questi sentimenti di gratitudine al Signore ci disponiamo a celebrare la santa messa. Grazie.”

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Francesco 5 anni di pontificato: un papa in Avvento
Tornare all’essenziale della fede

Il pontificato di papa Francesco compie 5 anni. Più che un bilancio, conviene qui richiamarne l’indirizzo di fondo, come fa anche il saggio del card. W. Kasper sulle radici teologiche del pontificato (cf. qui a p. 183).
Qualche nota va aggiunta sul percorso, che rimane imprevedibile, perché imprevedibile è sempre la storia che cammina su tornanti inattesi. Basti pensare a questa nuova fase della globalizzazione, alle elezioni di Donald Trump o alla Brexit, nel corso del 2016. E nel 2017-2018 alla svolta imperialista cinese o alla sconfitta militare dell’ISIS; all’aggravarsi ulteriore della crisi delle democrazie occidentali, cui non sono esenti le nazioni europee (Italia compresa), e al nuovo protagonismo militare russo. Al centro del magistero di Francesco c’è l’indicazione che la Chiesa torni all’essenziale della propria fede. Al centro del Vangelo. La sua è una svolta kerygmatica. A «quell’umiltà amante di Dio» – come egli l’ha definita – che nell’incarnazione, nella morte e risurrezione del Figlio ha condiviso la nostra umanità.
C’è una radicale corrispondenza tra la figura della kenosis, lo svuotamento di Dio, e la condizione umana, fino alla sua estremità. La scelta preferenziale per i poveri ha come obiettivo l’annuncio di Cristo e della sua salvezza. Più che una visione sociologica, economica, ambientale della povertà emerge in Francesco una visione teologica.
Per papa Bergoglio vivere il Vangelo è possibile perché esso tocca il centro della nostra esistenza. Vi è una corrispondenza profonda tra il centro della nostra umanità e il centro divino dell’umanità di Cristo. Per questo l’annuncio della fede deve essere fatto risuonare nuovamente, come fosse la prima volta, andando oltre le forme culturali prevalenti che sin qui l’hanno espresso.
Il papa cerca e vuole quell’umanità che è l’impronta sconvolgente di Dio nei meandri della nostra storia. Poiché è da quella umanità oscura e sofferente, che assume volta a volta i tratti della povertà, dell’infelicità, dello sconforto, della malattia, della libertà negata, della persecuzione, della migrazione, che occorre ripartire.
È da quella umanità che il mondo attuale, globalizzato anche nell’indifferenza, deve ripartire se vuole evitare pericolosi riduzionismi antropologici. Se il nostro mondo tematizza e accetta la «cultura dello scarto» umano, se rinuncia al primato socialmente esigente della dignità della persona finirà per distruggersi. Quella umanità, Francesco l’ha identificata con la «carne di Cristo».
Per il papa non si può ridurre il cristianesimo alla sua sola forma dottrinale, ma esso deve riguardare l’insieme della vita, di ogni vita, nelle sue espressioni e nelle sue relazioni nei diversi contesti culturali e ambientali. Pascal, nel Mystère de Jésus, fa dire a Gesù, a proposito del suo costato aperto: «quelle gocce di sangue le ho versate per te». Nel costato aperto di Gesù si manifesta per ciascuno l’ospitalità attraente del Dio misericordioso.
Una concezione processuale
In questo papa Francesco ha proposto un ri-orientamento della Chiesa: da un approccio cumulativo, preoccupato di dare ragione sempre, in ogni punto dell’enunciazione e della comunicazione del contenuto dogmatico della fede cristiana, si passa a una concezione processuale e relazionale, incentrata sull’offerta del Vangelo di Dio che implica il riconoscimento della libertà della coscienza. La parola di Dio procede nelle coscienze. Avviene sempre nuovamente. Da qui scaturiscono conseguenze profonde sul piano della figura della Chiesa e del suo rapporto col mondo.
Esse hanno riguardato anche l’assunzione convinta del metodo sinodale come stile ecclesiale. I sinodi sulla famiglia e quello in preparazione sui giovani, il Giubileo della misericordia, che ha modificato il tradizionale impianto degli anni santi, decentrando l’attenzione da Roma e rivolgendola alla periferia della Chiesa.
Dopo l’incremento continuo della centralità della Chiesa di Roma nel postconcilio, Francesco ha cercato un’inversione di tendenza nel timore di un’estinzione d’ogni tensione creativa e d’ogni identità delle Chiese locali. Non sempre gli è riuscita e gli riesce, perché egli vive della contraddizione non risolta di una sussidiarietà imposta dall’alto.
Vanno poi ricordati gli incontri ecumenici: la visita agli ebrei del Tempio maggiore di Roma (gli incontri ad Auschwitz e a Gerusalemme), l’incontro storico con il patriarca di Mosca, Cirillo, a Cuba; quello con il patriarca armeno Karekin II a Erevan; con il primate anglicano J. Welby; e quelli ripetuti con il patriarca ecumenico Bartolomeo I; e ancora con il patriarca copto Tawrados II; infine la commemorazione a Lund, in Svezia, dei 500 anni della Riforma protestante e gli incontri di preghiera con i principali esponenti delle Chiese evangeliche. Incontri che mirano a proporre un modello d’unità e di riconoscimento reciproco che procede attraverso la diversità.
Dei documenti del pontificato, rimane paradigmatica l’esortazione Evangelii gaudium. Qui è il cuore del pontificato. L’esortazione postsinodale Amoris laetitia ha segnato il punto più impegnativo sul piano dottrinale, perché accoglie il metodo sinodale e affida alle Chiese una sensibilità pastorale nuova da esercitare nella disciplina matrimoniale.
Accanto a questi testi c’è l’enciclica Laudato si’ e una miriade di interventi che riguardano modifiche liturgiche e del Codice di diritto canonico, l’accorpamento di 7 diversi dicasteri curiali in 2 nuovi: sui laici e sulla carità. Infine la costituzione sulla vita contemplativa femminile e quella sull’insegnamento teologico Veritatis gaudium (cf. qui a p. 131).
Poi ci sono i viaggi. Soprattutto quelli internazionali (in tutto 27), che hanno toccato tutti i continenti tranne l’Australia, seguendo una linea di geopolitica religiosa, in particolare quelli in Bangladesh, Myanmar, Messico, Cuba, Grecia, Georgia e Azerbaigian, Egitto, Israele, Palestina, Stati Uniti, Turchia. Ci sono stati quelli nati da appuntamenti ecumenici, la Giornata mondiale della gioventù, quelli effettuati per il rafforzamento delle relazioni diplomatiche e dedicati al tema della povertà, della guerra, dei rifugiati (in Asia e in Africa), alla legittimazione ecclesiale (America Latina).
Tra questi, il viaggio a Lesbo ha posto l’attenzione sulla tragedia dei migranti e dei rifugiati. Di qui passa il tema della globalizzazione e della pace, il tema della giustizia e dell’integrazione in Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Quelli italiani hanno seguito un itinerario interno alla Chiesa e come tali hanno riguardato la ridefinizione del rapporto tra il papa, la Chiesa italiana e la sua Conferenza episcopale, un rapporto che si è, dopo una iniziale incomprensione, pressoché pacificato, soprattutto dopo l’elezione a presidente della CEI del card. G. Bassetti.
2018: Curia, finanze e comunicazione
Gli eventi inattesi della Brexit e della vittoria di Trump nelle presidenziali americane hanno modificato e potenzialmente indebolito l’azione del papa sul piano internazionale. Sul piano europeo non c’è un asse forte tra Unione Europea e Santa Sede, la rotta atlantica della Gran Bretagna e la crisi delle democrazie nell’Est europeo indeboliscono il quadro generale, nonostante la tenuta della Francia e della Germania. Di certo non aiuta l’incognita italiana.
Complessivamente la Santa Sede e il papa non potranno non riaffrontare il dossier Europa. Esso non ha a che fare solo con i numeri drammatici dell’immigrazione, del terrorismo islamista, della difficile integrazione sociale e culturale, ma riguarda soprattutto una ripresa incerta e stanca del ruolo del cristianesimo in Europa. Alla paura degli europei si affianca il tema dell’identità dell’Europa e del ruolo del cristianesimo.
Se il viaggio negli Stati Uniti del settembre 2015 aveva segnato un forte riavvicinamento tra la Santa Sede, un papa latinoamericano e gli USA, l’elezione di Trump ha allontanato e modificato quel risultato.
L’attenzione alla Russia (anche in chiave mediorientale) e alla Cina apre possibilità nuove di convivenza alla Chiesa cattolica e al suo ruolo internazionale. Ma sono strade impervie, per la natura di quei regimi e per le incomprensioni storiche.
Il 2018 dovrebbe essere finalmente l’anno della riforma della Curia. È uno degli appuntamenti centrali del pontificato, assieme a quello del riordino finanziario e della pulizia morale. La riforma della curia era stata chiesta dai cardinali durante le congregazioni generali alla vigilia del conclave. Ed è necessaria conseguenza della impostazione ecclesiologica di Francesco.
Nonostante resistenze che il papa riconosce in parte «aperte», in parte «nascoste» e «malevole», questa riforma dovrà toccare il ruolo e la funzione della Curia romana in relazione con Pietro e con la Chiesa universale. Ci si attende una nuova costituzione che sostituisca la Pastor bonus di Giovanni Paolo II e che tematizzi quella che il teologo J. Werbick definiva una «conversione delle strutture». Non solo la conversione dei singoli o qualche aggiustamento funzionale ma il cambiamento istituzionale ed ecclesiale delle strutture stesse.
Se il tema geo-politico e quello geo-religioso hanno trovato uno sviluppo significativo e coerente; se il tema dell’approfondimento teologico del ri-orientamento ecclesiale del pontificato sta muovendo i primi importanti passi, e i «dubia» sulla sua ortodossia trovano nella lettera di Benedetto XVI un’archiviazione definitiva; se il tema della pulizia morale nella Chiesa ha fatto passi avanti; forse il riordino finanziario e il tema della comunicazione rimangono questioni aperte.
Il riordino finanziario e la sua trasparenza costituiscono uno dei punti di maggiore resistenza interna, mentre la comunicazione presenta una sfida in sé: è oggi la dimensione più secolarizzante che agisce anche all’interno della Chiesa. Si applaude il papa e si fa altro rispetto al suo insegnamento.
Papa Francesco sa che questo è un tempo nuovo, incognito. Ma esso è anche un kairos. O, come dice Kasper, un nuovo avvento. Mantenere con rigore la propria ispirazione, senza cedere a facili narrazioni, è forse la risposta migliore.

(Gianfranco Brunelli – Il regno – Marzo 2018)