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Vangelo del giorno
Venerdì 06 Dicembre 2019 2019


In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando:


«Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».


Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro:


«Credete che io possa fare questo?».


Gli risposero:

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«Sì, o Signore!».


Allora toccò loro gli occhi e disse


«Avvenga per voi secondo la vostra fede».


E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo:


«Badate che nessuno lo sappia!».


Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.


(Mt. 9,27-31)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

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La conferenza Episcopale tedesca accelera il cammino sinodale

Chiuso  il Sinodo per l’Amazzonia i vescovi tedeschi accelerano i tempi definendo  modalità e strutture del ”cammino sinodale“ pubblicandone lo Statuto.

Sei pagine e quindici articoli, per definire organi, calendari, composizione dei forum, temi a dibattito, modalità di votazione. Al documento manca solo la formalità dell´approvazione del Comitato dei cattolici tedeschi (ZdK), che arriverà il prossimo 22 novembre.

La decisione di aprire un cammino sinodale era stata presa dalla Conferenza episcopale tedesca (CET) lo scorso marzo durante una riunione plenaria presso il centro Ludwig-Windthorst-Haus della città di Lingen, nella diocesi di Osnabrück. Con questa decisione la riunione di Lingen intendeva offrire una risposta ad uno studio sugli abusi sessuali commessi in Germania dal 1946 al 2014 – intitolato “Abuso sessuale di minori da parte di sacerdoti cattolici, diaconi e religiosi di sesso maschile nella giurisdizione della Conferenza Episcopale Tedesca” – commissionato dalla stessa CET a tre università tedesche (Mannheim, Heidelberg e Gießen) e pubblicato il 25 settembre 2018.

Lo Statuto fissa, tra le altre cose, anche i quattro forum deputati alla discussione degli argomenti a tema del cammino: “Potere e distribuzione dei poteri nella Chiesa: Comune partecipazione e condivisione del mandato missionario”; “Vita sacerdotale oggi”; “Le donne nei ruoli amministrativi della Chiesa”; l´ultimo forum  dedicato alla morale sessuale “Vivere in relazioni funzionanti – Vivere l´amore nella sessualità e nella relazione”. I quattro forum cominceranno a riunirsi la prima domenica di Avvento, mentre la prima riunione sinodale (Synodalversammlung) avverrà dal 30 gennaio al 1 febbraio 2020 a Francoforte e vi parteciperanno in 230.

Oltre ai 69 vescovi e ai 69 membri del ZdK, faranno parte della riunione sinodale anche general vicari, rappresentanti degli ordini religiosi e dei consigli dei sacerdoti, referenti pastorali e parrocchiali, rappresentanti delle facoltà universitarie cattoliche e delle nuove comunità spirituali e, infine, anche quindici giovani (sotto i 30 anni). La CET e il ZdK possono poi nominare a loro scelta ciascuno dieci ulteriori membri. La presenza dei due terzi dei membri garantisce validità alle votazioni sinodali, dove varrà il principio “una testa, un voto”: i voti dei vescovi varranno cioè quanto quelli dei laici.

Oltre alla riunione sinodale (Synodalversammlung) e ai già citati quattro forum, l´articolo 2 dello Statuto prevede, come organi del “Cammino sinodale” anche il Presidio sinodale, composto dal presidente della CET, cardinale Reinhard Marx; dal presidente del ZdK, Thomas Sternberg; dal vescovo di Osnabrück Franz-Josef Bode, in qualità di vicepresidente del Presidio e da uno o una dei quattro vicepresidenti del ZdK.

Le decisioni della Synodalversammlung non hanno efficacia giuridica diretta. Spetterà ai vescovi diocesani, nella loro competenza, accogliere queste decisioni e trasformarle in diritto.

Con una lettera del 4 settembre scorso il prefetto della Congregazione dei vescovi, cardinale Marc Ouellet, aveva espresso più una perplessità rispetto al progetto del Cammino sinodale in Germania, allegando anche una perizia di diritto canonico di quattro pagine, redatta dal presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, l´arcivescovo Filippo Iannone.

Nella perizia si contestava, nella sostanza, il diritto di una chiesa locale a discutere in un sinodo temi di competenza della Chiesa universale: “Si capisce facilmente – scriveva così l´arcivescovo Iannone – che i temi oggetto di discussione [del cammino sinodale] non riguardano solo la Chiesa in Germania, ma la Chiesa universale e, a parte alcune eccezioni, non possono essere oggetto di riflessioni o decisioni di una chiesa particolare, senza mettere in discussione quanto espresso dal Santo Padre nella sua lettera [al «popolo pellegrino di Germania» del 29 giugno 2019, ]”.

Il cardinale Marx aveva risposto esprimendo invece la speranza che “i risultati di queste discussioni nel nostro Paese possano essere di aiuto alla Chiesa universale o, in casi particolari, ad altre conferenze episcopali”.

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La bellezza: vedere l’invisibile nel visibile

 

Per affrontare in profondità un discorso sulla bellezza, occorre anzitutto il coraggio di dire che la bellezza è un enigma, anche se oggi se ne parla spesso con troppa ingenuità. Dall’alba della modernità risuonano come sempre attuali le inquiete parole di Albrecht Dürer: “Che cosa sia la bellezza non lo so”, perché ogni tentativo di definirla appare inadeguato, insufficiente. La bellezza è ambigua, come tutte le cose che si manifestano quali realtà terrestri, sperimentate dagli umani. La bellezza seduce, ferisce, intimorisce, esalta, ammutolisce…

Occorre fare una distinzione preliminare: c’è una bellezza cantata dalla fede, la bellezza di Dio, il Creatore, della quale fanno esperienza quanti e quante, grazie alla dýnamis dello Spirito santo, sanno esercitare i sensi della fede; c’è d’altra parte una bellezza delle creature esperibile da ogni essere umano, nella pienezza dei suoi sensi corporei. Il credente può addirittura dare del tu alla bellezza di Dio, confessando che la bellezza non è un attributo, una proprietà, ma un soggetto, Dio stesso, secondo le note parole di Agostino: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato” (Confessioni 10,27). Così nelle sante Scritture si proclama: “Splendido sei tu e magnifico, o Dio!” (Sal 76,5), e si afferma che Dio sarà la bellezza della città santa: “Dominus erit pulchritudo tua” (Is 60,19). Ma quando il salmista e il profeta dichiarano questo, si riferiscono a una bellezza confessabile solo nella fede, perché “Dio nessuno l’ha mai visto” (Gv 1,18).

Più facile da decifrare è la bellezza del Re Messia, celebrato come “il più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 45,3), cantato dalla sposa del Cantico con le parole: “Tu sei bello e grazioso, o mio amato!” (Ct 1,15). Ma nella misura in cui le Scritture si applicano al Messia Gesù, questa bellezza può essere intesa come “altra”, bellezza del pastore, di colui che si prende cura del suo popolo: “Io sono il pastore buono e bello (kalós)” (Gv 10,11.14); addirittura può essere non-bellezza, quando egli si rivela come il Servo del Signore: “Lo abbiamo visto, non aveva né bellezza né splendore” (Is 53,2). La bellezza di Cristo trascende il visibile: solo l’agápe, l’amore, è in grado di narrarla e dunque di indurre a contemplarla.

Vi è d’altra parte la bellezza delle creature, quelle che Dio, dopo averle create, vide che erano “cosa bella e buona” (tob: Gen 1,4.10.12.18.21.25); tra di esse si segnala l’adam, il terrestre, creatura “molto bella” (tob me‘od: Gen 1,31). Questa bellezza si offre alla nostra contemplazione: è la bellezza del cielo (cf. Sal 8,4); è la bellezza della natura, delle epifanie cosmiche (cf. Sir 42,15-43,33), nelle quali “ogni opera di Dio supera la bellezza dell’altra: chi può stancarsi di contemplare il loro splendore?” (Sir 42,25). Questa creazione è carica di bellezza, così che il libro della Sapienza può proclamare: “Tu ami tutte le creature esistenti, non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato … Come potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza, … o Signore, amante della vita?” (Sap 11,24-26).

Ma la bellezza delle creature – come si diceva – non è priva di ambiguità e di equivoci, perché può diventare bellezza dell’idolo, falso antropologico prima che teologico, può essere una bellezza seducente che induce alla tentazione: “la donna vide che l’albero era … affascinante per gli occhi” (Gen 3,6), così come era buono (tob) e appetitoso; e David, vedendo la bellissima Betsabea dalla terrazza della sua reggia, fu sedotto fino a causare l’omicidio di suo marito pur di averla (cf. 2Sam 11). Tutti conoscono la frase di Fëdor Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo” (ma nel testo de L’idiota si tratta di una domanda!); si dimentica però che per lui la bellezza è tanto quella epifanica, divina, quanto quella idolatrica che egli dichiara bellezza di Sodoma. Dunque entrambi queste bellezze feriscono: o sono effroi, “sorprendente spavento” – come amava dire Jean-Louis Chrétien – oppure inducono all’ékstasis, ma sono bellezze differenti!

Ogni essere umano è affamato e assetato di bellezza, ma il discernimento della bellezza rivelativa di Dio e della sua azione richiede un’educazione dell’intelligenza del cuore, un cammino di discernimento mai concluso, un cammino faticoso di ricerca del senso inscritto in ogni bellezza. Più l’aspetto sensibile attira per la sua bellezza, più l’uomo è tentato di non ascoltare la propria interiorità, per restare invece catturato dall’esteriorità. Sono note le riflessioni contenute nel capitolo 13 del libro della Sapienza e, in particolare, in quel passo che intenerisce il cuore e, nel contempo, denuncia il processo di seduzione della bellezza, la quale desta il desiderio di possedere e di consumare:

Se gli uomini, affascinati dalla bellezza delle creature, le hanno prese per dèi …
se, colpiti da stupore per esse,
non sono stati capaci di contemplare,
attraverso la loro grandezza e la loro bellezza, il loro autore,
per costoro leggero è il rimprovero,
perché si sono ingannati cercando Dio e volendolo trovare …
e perché le cose viste sono belle (Sap 13,3-7).

Ecco il dramma della bellezza: è facile proclamare che la bellezza indica, in-segna, rivela Dio, ma fare l’itinerario attraverso la bellezza per giungere alla contemplazione della bellezza divina non è facile, anzi è drammatico! Basti pensare al volto, al corpo dell’adam, maschio e femmina: più vediamo il bello, più potremmo cogliere in esso il sacramento della bellezza di Dio; ma più facilmente noi umani, come incantati, scegliamo la via idolatrica dell’adorazione della creatura, ci prostriamo a causa della sua bellezza, fino alla cosificazione del bello, al consumismo del bello privato della sua soggettività e della sua sacramentalità divina. L’uomo è immagine di Dio (cf. Gen 1,26-27), ma non è così facile giungere a questo riconoscimento. Non a caso Gesù – come recita un suo splendido detto non canonico – ha affermato: “Hai visto un uomo, hai visto Dio”, rivelazione che dovrebbe causare soprattutto una responsabilità del soggetto verso l’altro.

Amo molto l’interpretazione della trasfigurazione di Cristo fornita dalla spiritualità orientale cristiana. Secondo alcuni autori non fu Gesù a trasfigurarsi, ma furono gli occhi dei discepoli che conobbero un processo di trasfigurazione e così furono resi capaci di vedere in lui ciò che prima non vedevano: egli era carne fragile come loro ma, nello stesso tempo, Figlio di Dio, immagine del Padre invisibile. Sì, noi abbiamo bisogno di trasfigurazione per percepire la vera bellezza, per vedere l’invisibile nel visibile.

(Enzo Biancihi- “Avvenire” – 14 Ottobre 2019)