In ogni liturgia della Parola, in proporzione alla nostra fede, il testo è svolto sotto i nostri occhi e Cristo lo spiega ai nostri cuori.
Egli, attraverso la potenza dello Spirito santo, oggi ce lo fa sentire attuale in proporzione alla fede personale, all’intensità dell’invocazione, della preghiera comune.
Ecco perché la Lectio divina deve essere preceduta da uno sforzo di preghiera. Il commento non è la cosa più importante: è più importante prepararsi con cuore libero a leggere la Scrittura.
Allora cristo si fa presente ed egli stesso annuncia la sua parola, egli stesso ce la spiega. Dice il Deuteronomio: “ i tuoi occhi hanno visto le parole ( Dt 4,9 ); e Isaia: “ visione della parola di Dio avuta da Isaia” ( Is 2,1).
Perché queste espressioni singolari? Perché è detto” hanno visto”, “ visione”, se la parola si sente”.
In realtà se la parola è Parola di Dio e se gli ascoltatori l’ascoltano nella fede, allora nella forza dello Spirito la parola si vede, cioè si vede dentro di noi e noi la cogliamo nel profondo, con un’intima visione, quale essa veramente è, quale Parola di Dio che ci giudica, che ci interpella, che ci inizia al mistero, che predispone tutta la nostra realtà all’accentramento in Cristo.
Non solo Cristo è presente, no solo lo si ascolta,ma lo si vede. Occorre certo una capacità negli uditori di aprirsi alla visione, apertura tanto maggiore quanto maggiore è la capacità di ascolto, “perché nelle parole della scrittura si trova nascosto il Regno dei cieli che si svela a coloro che perseverano nella preghiera, nella pace del cuore, nei salmi e nella lettura, in tutto ciò dunque tramite cui lo spirito riceve di norma l’illuminazione”
E’ “ finita” la“ Settimana Santa “ con le sue celebrazioni liturgiche, folclore, tradizioni popolari, processioni perfette e impeccabili…
Quanta commozione davanti ad una statua o a un simulacroe quanta indifferenza per il povero, l’emarginato, l’abbandonato in ospedalein un letto di piaghe, l’emigrato, la badante “ non collocata”, il carcerato, l’ alcolizzato ..il drogato … lo sfruttato di ogni genere … …. Però , per partecipare alla processione, è “ gradito “ un impeccabile abito scuro !!!
Quanto è triste far finta di non vedere e proseguire la vita nella ritualità monotona di un susseguirsi di eventi effimeri chelasciano posto alla noia distruttrice di speranza ed entusiasmo, nella tristezza e nella solitudine più terribile .. anche se, prendendo in giro noi stessi, facciamo finta di essere soddisfatti dell’avvicendarsidelle varie inutilità che rincorriamo.
NEL NOME DEL SIGNORE! INCOMINCIA LA VITA DEI FRATI MINORI
La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.
Frate Francesco promette obbedienza e reverenza al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana.
E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.
Resurrezione di Bruno Forte (Arcivescovo di Chieti-Vasto)
Terremoto del Belice … per non dimenticare
Era impressionante la lunga fila di bare disposte su quattro fila parallele. Colpivano in modo particolare le piccole bare bianche, appoggiate sopra o accanto a quelle scure, più grandi. E poi, il silenzio di quell’immensa folla venuta a piangere i suoi morti, a stringersi accanto ai loro cari, a meditare, pregare, amare. Si leggeva sul volto di tanti l’inevitabile domanda: perché? Perché queste vite strappate in pochi secondi, nel cuore di una notte di distruzione e di morte? Perché nessun futuro più in questo mondo per tanti bambini e giovani, per tanti affetti veri e profondi, per tanti sogni, già in parte realizzati o ancora da tradurre in realtà? Il silenzio composto della folla, la preghiera comune, il rispetto di tutti, facevano risuonare l’assordante silenzio di quel «perché?».
ALLELUIA !
Fratelli e amici,
l´ alleluia pasquale , che risuona in questi giorni nelle nostre celebrazioni della Risurrezione del Signore , ci ricorda che l´ ultima parola non é del male , della violenza e della morte , ma della vita , della speranza e dell´amore.
É giá passato un anno da quando il container contenente il progetto della ceramica, frutto di tanta speranza e tante collaborazioni , arrivato in Brasile , é stato inghiottito da un vero buco nero.
Da “ Dio non era nel maremoto” – Liberazione – 5 gennaio 2005 di Raniero La Valle
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«Dio non era nel terremoto». Questa affermazione perentoria è stata fatta dallo scrittore biblico, molto prima che qualche cardinale venisse ad inquinare le acque, quelle del maremoto asiatico, col dire: “Dio ha voluto metterci alla prova”. L’intenzione del cardinale Martino era buona (alla prova sarebbe “la nostra capacità di essere solidali”) ma questo tirar Dio dentro il terremoto è devastante, perché un Dio così, a questi prezzi, nessuno lo vuole. L’ateismo ne sarebbe l’unico rimedio; e allora non ci si può lamentare se Eugenio Scalfari, nel concludere sulla Repubblica il dibattito sul laicismo, dice che Dio muore e le religioni restano, e se deve essere lui a ricordare che “Gesù di Nazareth ha modificato il Dio di Abramo, di Giobbe, del Qoelet, il creatore del Leviatano, il Dio incontinente e tuonante dall’alto dei cieli“.
Miei cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso.
Molti fatti con i quali veniamo a contatto ci dicono che oggi la Chiesa tende progressivamente a isolarsi dal mondo contemporaneo. Molti uomini e donne, specie giovani, avvertono, da parte loro, una radicale estraneità dalla Chiesa. Tra Chiesa e società si è determinata una drammatica frattura su questioni importanti come la libertà di coscienza, i diritti umani (fuori e dentro la Chiesa), il pluralismo religioso, la laicità della politica e dello Stato. La Chiesa appare ripiegata su se stessa, chiusa e incapace di dialogare con gli uomini e le donne del nostro tempo.
Siamo molto preoccupati per le conseguenze negative che tale perdurante situazione produce per l’annuncio del Vangelo. Per questo, ci sembra saggio riprendere e rilanciare la feconda intuizione di Giovanni XXIII nel suo discorso di apertura del Concilio Vaticano II: quella di «un balzo in avanti» della Chiesa per una testimonianza in grado di rispondere «alle esigenze del nostro tempo».
Domenica – Resurrezione: la profezia di Gesù ( di fr. Carlo Carretto )
….Non è difficile convincersi che la vera profezia del Cristo è la Resurrezione dai morti.
Penso sia davvero il sunto del suo insegnamento, del suo annuncio reso autentico e terribilmente vero del fatto che fu Lui a risorgere per primo, aprendo una via definitiva attesa da secoli con lo spasimo di tutte le morti.
Basta vedere un animale morire dilaniato nelle sue carni, basta vedere un uomo agonizzare per capire che sulla natura tutta quanta pesa un interrogativo insopportabile, una tragedia senza limiti, una oscurità totale.
Nessuno ha saputo dare una risposta. Le parole sono fuori posto quando da un corpo vivo esce un lamento doloroso.
«Il mucchio come mito!».
Le adunate in piazza san Pietro? O quelle, sterminate, delle GMG in giro per il mondo? O quelle, affollate ed anche tragiche, che fanno da contorno ai viaggi papali, Africa o non Africa?
Ma anche le ammucchiate dei figuranti alla Fiera di Roma!
Siamo ormai alla celebrazione quantitativa delle cose e delle persone. Non è il sapore dei soldi che interessa, ma il loro ammontare. Non è la voce delle persone che si vuole ascoltare, ma il loro peso numerico.
Un grandissimo teologo, dopo aver cercato Dio leggendo e rileggendo notte e giorno tutti i trattati , sconfortato si accostò alla riva del mare…e scrutava l’orizzonte cercando di cogliere la presenzadi Gesù.
Ma restava solo col suo tormento.
Se solo si fosse girato verso un capannello di bambini schiamazzanti, disturbatori della sua ricerca … avrebbe visto che Gesù era proprio tra loro.