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Vangelo del giorno
Giovedì 26 Aprile 2018

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse  loro:

«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».



( Gv. 13,16-20 )
Bibbia – CEI 2008
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(es. Mt 28,1-20):
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Una pagina al giorno

4) Dalla Liturgia della Parola alla “Lectio Divina” ( pg 33 )


Quando Paolo scrive : “ Per quanto riguarda la carità fraterna, non occorre che io vi scriva, perche avete imparato da Dio stesso ad amarvi gli uni gli altri “ ( 1 Ts 4,9) e quando Giovanni dice “ È scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio” ( Gv 6,45), essi rivelano che c’è la possibilità di una Parola di Dio rivolta direttamente all’uomo. Ebbene,il bene privilegiato per questo ascolto non è forse la preghiera della Parola?. Certo, questa conoscenza è promessa a quanti conoscono la Scrittura, ma indubbiamente essa esce dallo schema della predicazione o della liturgia della Parola.

Un’altra ragione dell’importanza della lectio divina è la preparazione della liturgia. Se la Parola si riceve senza preparazione, senza fede, senza amore e senza conoscenza, essa non vivifica più, resta per noi parola morta. Se l’interpretazione e l’ascolto della Parola devono essere dosso logici, cioè devono avvenire con il criterio di commentare la Parola con la Parola, occorre conoscerla bene e profondamente, e ciò è possibile con l’amorosa assiduità alla Parola.

I brani scelti dalla chiesa per il lezionario sono il minimo per vivere la fede, ma occorre conoscere tutta la Parola per capirli in profondità. Alla loro proclamazione il credente dovrebbe saper vibrare ricordando tutti i testi e tutta la teologia richiamata dalla pericope liturgica. Insomma, il credente dovrebbe essere una summa vivente di concordanze.

Ma non è solo questione di allargamento, di estensione e di approfondimento della conoscenza della Scrittura, è anche questione di personalizzazione. Nella Liturgia Dio parla al popolo, ma questo è solo l’inizio e la causa di quello che dev’essere un incontro personale con Dio.

(Enzo Bianchi – Pregare la Parola)
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Racconti di un pellegrino russo

Il piccolo Principe

Il gabbiano Jonathan Livingston

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Concili nei secoli

 

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Parrocchia Maria Assunta

50 Sacerdozio Don Angelo Calì

In questo post le conferenze e i filmati proiettati a termine  degli incontri in preparazione al 50° anniversario dell’Ordinazione Sacerdotale

12 Giugno 2016: Don Lorenzo : Marzullo: Sacerdozio ed evangelizzazione

 

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Con l’arrivo dell’organo a canne un artista umile, semplice pieno di fede ci ha visitato: tra noi Mons. Marco Frisina.

  L’abbiamo atteso con ansia, curiosità, forse anche timore …  ma incontrandolo ci ha testimoniato che il vero grande è assolutamente semplice umiledisponibile.  

 Marco  Frisina è stato tra noi meno di 24 ore, ma, nella comprensibile stanchezza, si è donato con tutte le sue forze alla nostra comunità …  e ci ha regalato grandi emozioni, soprattutto quando la sera del 23 Luglio,  con grande sensibilità e gentilezza – lui che dirige un grande e vero coro – ha diretto il coro della nostra comunità parrocchiale nell’esecuzione del canto “ Chi ci separerà”.

  Il suo arrivo tra noi, come annunziato, chiude il percorso dell’anno giubilare del 50° dell’Istituzione della Parrocchia Maria Assunta che ha avuto come epilogo la consegna dell’organo a canne costruito dai Fratelli Cimino di Agrigento.

  E’ rimasto entusiasta del nostro paese e delle sue tradizioni, raccomandandoci di averne rispetto, perché lo Spirito agisce indipendentemente dal nostro sentire che spesso, in una ventata di modernità, vorrebbe abolire, cancellare più che completare ….

Come dicevamo il primo incontro con la nostra comunità la sera del 23 luglio verso le 22,30. Non si prevedevano tante persone, anche perché l’evento non è stato pubblicizzato. Eppure, il tam tam di quanti lo conoscono ha fatto convenire tanti suoi amici ed estimatori.

  Dopo un breve omaggio musicale in suo onore ( durante il quale il coro parrocchiale ha cantato brani inediti polifonici, canti dello stesso Marco Frisina e un canto del compianto Don Nino Ortolano – Aghios o Teos -), in una breve conclusione ci ha dato dei messaggi importanti e fondamentali sul canto liturgico che dovrebbe comunicare all’intimo di ognuno   quelle emozioni, spesso solo sfiorate dalla parola parlata..

  La mattina del 24 ha conosciuto, per quel che ha potuto nella limitatezza del tempo, alcuni luoghi e realtà del nostro paese.  Commovente la  visita alla stanza di Suor Rosina La Grua.

 Durante questa sosta ci ha parlato della colonna sonora della nuova fiction televisiva su San Filippo Neri che andrà in onda sulla Rai in autunno, canticchiandoci un tema ricorrente “ paradisi, paradisi ..” che ha coinvolto tutti i tecnici e gli operatori della fiction stessa.

  Nel pomeriggio del 24 la presentazione ufficiale del nuovo organo a canne alla presenza delle varie autorità cittadine.

  Ha introdotto l’incontro il Parroco Don Angelino Calì auspicando che il nuovo organo possa soprattutto essere strumento per una liturgia più autentica e partecipata.

  Ha preso poi la parola Don Marco Frisina che ha ribadito quanto detto la sera precedente in merito al canto liturgico che dovrebbe completare quanto la parola “non dice… “. Un invito ancora a non essere prevenuti dinanzi alla fede popolare che è ricca di semplicità e di umiltà.

  Di seguito ha preso la parola il M.stro Diego Cannizzaro che ha illustrato le caratteristiche del nuovo organo a canne, antico nella sonorità ma assolutamente moderno nelle varie perfomance e capacità telematiche. 

Ha poi parlato degli altri organi a canne del nostro paese,citando in modo particolare quello della Chiesa di San Francesco, il secondo, forse,  – dopo quello di Treviso – se non addirittura il primo per antichità.

  Poi gli interventi del Sindaco Mario Cicero che espresso soddisfazione per quanto questo nuovo organo potrà offrire, in  termini di cultura,   alla comunità castelbuonese e ai vari numerosi visitatori, in particolari manifestazioni, come quelle della settimana di musiche per organo.

 Un plauso tra le varie realtà musicale all’Associazione Musicale “ G. Verdi”, palestra di cultura, formazione e aggregazione.

La conclusione al Sig. Salvatore Abbate che, a nome delle varie confraternite, ha espresso sentimenti di gioia e ringraziamento per l’arrivo del nuovo organo a canne.

   Questa un po’ la cronaca vissuta o detta quando non è stato possibile presenziare i vari momenti.

Da un punto di vista personale la consapevolezza di aver incontrato un grande che cammina con la semplicità di un bimbo, l’entusiasmo dei semplici, l’estro e la fantasia di chi mette mano alla composizione solo dopo la contemplazione dell’Eterno che fa meraviglie servendosi di piccoli grandi uomini.

Mons. Vincenzo Manzella incontra la comunità di Castelbuono

Vescovo di Cefalù Commosso, partecipato, ricco di emozioni e di sentimenti di simpatia il primo incontro col Nuovo Vescovo di Cefalù, Mons. Vincenzo Manzella,  con la comunità di Castelbuono, riunita ad accoglierlo nella chiesa di S. Vincenzo in occasione della festa di Santa Lucia.  

  Cordiali e sincere le parole con le quali  Don Angelino Calì  lo ha salutato per primo, presentandogli una comunità ancora profondamente

Testo Omelia

Omelia 

Don. A. Calì D. A. Di Giorgi – Prof. Spallino Sind. M. Cicero – Sg. M. Vignieri Saluto di Mons Manzella  
I    
Omelia Mons. Manzella ( 1 P.) Omelia Mons. Manzella ( 2 P.) Omelia Mons. Manzella ( 3 P.)    
         

religiosa,variegata nelle diverse, ma sinergiche, realtà che la compongono .  

A Mons. Manzella ha trasmesso i sentimenti di affetto  di tutto il popolo castelbuonese, da sempre terreno fertile di vocazioni, ricordando  fra tutte quella del diacono fr. Emanuele Puccia chiamato proprio in questa chiesa, nella festa di Santa Lucia ad un cammino coi frati rinnovati di P. Umile.

Dopo P. Calì al saluto di benvenuto si è associato l’Arciprete Don Antonino Di Giorgi, che ha iniziato a parlare ricordando ,dal Vangelo di Giovanni, le parole di Gesù “ come il Padre conosce me, Io conosco il Padre e per le mie pecore do la mia vita .. e ho altre pecore ad fuori dell’ovile che bisogna che io guidi  “ . Ha continuato poi : “ Con queste parole Gesù garantisce la sua presenza tra noi nel corso dei secoli …. E in diocesi  pastore del suo ovile è il vescovo che presiede la comunità dei fedeli . La sua voce noi  con attenzione dobbiamo ascoltare ed attuare perché guida e sostiene il nostro cammino di fede. E’ maestro della nostra crescita spirituale, della nostra trasfigurazione.  San Gregorio Magno, grande papa ci dice “ siate sottomessi al vostro vescovo come Gesù è sottomesso al Padre” . Sant’Ignazio d’Antiochia considera il vescovo l’immagine del Padre in mezzo a noi.  Al nostro vescovo rivolgiamo oggi  i nostri  affettuosi auguri e offriamo la nostra filiale disponibilità e docilità

   Subito dopo , il benvenuto del Prof Martino Spallino, nella duplice veste di Presidente del Consiglio Comunale e Presidente della San Vincenzo.

Ha ribadito al Vescovo come Castelbuono sia stata ed è terra fertile di vocazioni ( tra le tante quella di Mons. Domenico Mogavero, attuale vescovo di Mazzara del Vallo ) .Apprezzamenti per il modo sincero, semplice e cordiale di porgersi di Mons. Manzella  … di andare subito a quello che è il cuore dell’uomo .

Poi , riprendendo quanto già detto da Mons Manzella all’arrivo a Cefalù, ha sottolineato  la disponibilità da parte del popolo di Dio a lavorare insieme  per la promozione dell’uomo nella diversità e complementarietà dei ruoli.

   Di seguito ha confermato come la parrocchia Maria Assunta è una parrocchia attiva dove sono presenti diversi gruppi impegnati.

  Richiamandosi alla festa di Santa Lucia, dopo ricordi personali, ha continuato dicendo che questa è festa della luce, prolessi del Natale, della grande luce.

  Ricordando i predecessori di Mons Manzella , si è poi augurato che la comunità di Castelbuono [che è viva, dinamica, produttiva,che ha fede, che ha speranza, che è caritatevole] possa camminare  col suo nuovo vescovo “ a passo spedito “.

   Ha preso poi la parola il Sindaco di Castelbuono, Mario Cicero che ha presentato Castelbuono come una comunità viva, attiva, laboriosa; comunità sempre protagonista della sua storia, che ha cercato sempre di affrancarsi da qualsiasi condizionamento e dove non esiste il fenomeno mafioso: prerogative queste per costruire assieme un futuro migliore per tutto il comprensorio madonita.

  “Castelbuono”- ha detto il sindaco – dopo Cefalù è la comunità più grossa della diocesi … Negli ultimi anni ha cercato di valorizzare al massimo la propria storia, la propria cultura, le sue origini senza rinnegare niente del passato, ma valorizzando al massimo la tradizioni.

  In questa crescita abbiamo messo al centro l’uomo con i suoi bisogni, le sue esigenze…

 Attorno all’uomo abbiamo costruito una società che possa dare risposte alla varie esigenze dell’uomo stesso investendo perché ci possa sempre più essere una consapevolezza della crescita culturale della comunità stessa.

  E’ questo un comune dove ci sono diverse realtà teatrali, musicali, diverse associazioni di anziani, di giovani e di volontariato. …

  E’ la nostra una comunità attenta all’ambiente e consapevole di contribuire nel piccolo alla salvaguardia del pianeta che soffre per l’uomo che molte volte guarda più all’apparire che all’essere.

Così, nel nostro piccolo, abbiamo adottato delle pratiche che possono contribuire a questo scopo.

  E’ la nostra una comunità dove è forte il senso della solidarietà. …”

Ha poi proseguito: “  Sento che c’è l’esigenza di un incontro del territorio con lei, perché in uno sforzo si cerchi di investire oltre che sul versante economico sull’uomo e soprattutto sui giovani perché possano restare a vivere sulle nostre terre

  Di seguito anche il “ governatore” della confraternita di Santa Lucia, Sig. Mario Vignieri ha voluto, a nome della confraternita stessa ( donando al Vescovo una immagine della Santa martire ] consegnare a Mons. Manzella la gioia  per questa visita e la gratitudine, come anche l’entusiasmo vissuto da tutta la confraternita nel prepare in ogni dettaglio la visita stessa.

Subito dopo ha preso la parola Mons. Manzella  ringraziando tutti quelli che gli hanno rivolto il saluto di benvenuto.

 Poi ha proseguito: “ Colgo dagli interventi che si sono susseguiti tanta ricchezza, tanta buona volontà, tanto impegno.  Colgo un territorio ricco di un patrimonio di fede, di arte, di sane tradizioni che certamente da tanta speranza e che ci proietta con audacia verso un futuro che ci consentirà con  un lavoro di sinergia, di comunione, di camminare insieme nel nome del Signore. Vi guardo con tanta gioia nel cuore. Vedo i presbiteri e sono contento di vederli questa sera qui insieme a voi santo popolo di Dio affidato alle loro cure e alle mie cure pastorali.

  La ricchezza di fede, che certamente è il patrimonio ereditato da quanti ci hanno preceduto, dai vostri padri, da quanti hanno saputo tramandare questa ricchezza, ci torna a garanzia, a sprone, perché noi siamo i continuatori della fede dei nostri padri, di quanti hanno fatto giungere ad oggi quei valori, quella ricchezza, quel patrimonio che ci impegna non solo ad ereditarlo e a custodirlo, ma ci impegna soprattutto a valorizzarlo e a tramandarlo.

Non siamo solo i detentori di una ricchezza che ci giunge dai secoli passati, siamo i custodi e i trasmettitori, siamo i continuatori della fede dei nostri padri.

 E allora la circostanza che ci ha riunito, Santa lucia, il nuovo vescovo, i sacerdoti insieme, le confraternite, le realtà che sono state citate, i gruppi, i movimenti, le associazioni, che avrò il piacere man mano che si snoda i tempo di incontrare, di conoscere, di sapere la ricchezza di quello che avviene nel territorio, di come si svolge … ecco, tutto questo veramente da tanta speranza, tutto questo ci proietta.

 E allora ci prepariamo a celebrare la Santa messa come inno di lode e di ringraziamento al Signore,volendo ringraziare il Signore per quello che opera nella nostra vita

E chiederemo a Lui che ci aiuti ad assumere quegli impegni per poter proseguire il cammino della fede, della speranza e della carità in maniera spedita. Chiederemo a Lui che ci aiuti in questa nuova avventura che coinvolge me, vostro pastore, e tutte le comunità della diocesi.

  Quando si intraprende la via del Signore, bisogna condurla tutta con coraggio e con entusiasmo, perché è il Signore che ce lo dice: “ chi mette mano all’aratro e si volta indietro non è degno di me”.

 Noi abbiamo iniziato e vogliamo essere degni dell’amore, della benevolenza e della misericordia di Dio.

 E allora si tratta di proseguire in un cammino certamente che da secoli si snoda per le vie di questa città e di questa diocesi ma che necessita della perseveranza e dell’impegno personale e comunitario; necessita il proseguimento per raggiungere i traguardi da tutti sperati e da tutti desiderati.

E il traguardo e la meta a cui tutti agogniamo è la santità di vita.

 La celebrazione dei santi impone questo traguardo. Con sant’Agostino noi diciamo: “ se ci sono riusciti a compiere un cammino di santità quanti ci hanno preceduto nel cammino della fede, perché non dovremmo riuscirci anche noi ? “

Ecco allora il nostro impegno nel venerare questa sera la santa martire Lucia.

E adesso con questi sentimenti di gratitudine al Signore ci disponiamo a celebrare la santa messa. Grazie.”

Con la visita pastorale chiusura dell’anno giubilare

vescovo

Commovente celebrazione eucaristica a conclusione dell’anno giubilare presieduta da sua E. Mons. Francesco Sgalambro  in visita pastorale alla comunità parrocchiale.

   Prima della celebrazione il Prof. Martino Spallino,  nella sua relazione alla comunità, ha percorso, con fedeltà storica, il cammino che ha visto la chiesa dedicata a Maria Assunta prima unica  “ Matrice” per  tutta la comunità castelbuonese, poi, per un lungo periodo,  chiesa “ dimenticata, abbandonata e relegata a magazzino di opere sacre”  e infine, nel 1958 ( su proposta di alcuni sacerdoti castelbuonesi: P. Martino Fiasconaro, P. Vincenzo Minutella e P. Giuseppe Ricotta) eretta a Parrocchia  assieme alla chiesa di Sant’Antonino Martire

   Ha celebrato la bellezza artistica che essa contiene e nella struttura stessa e nelle opere che “gelosamente” accoglie ( polittico, ciborio, affreschi, etc..)

  Ma soprattutto ha testimoniato la dimensione di estrema apertura iniziata dal primo parroco Don Paolo Raimondi e continuata dall’attuale Don Angelo Calì.

   Quest’ultimo ha manifestato con le lacrime l’amore alla comunità.

  La commozione è stata grandissima in tutti quando ha invitato all’altare il giovane Castelbuonese Daniele Lo Cicero uscito dal coma, in cui era entrato dopo un brutto incidente, proclamando in lui la potenza del Signore che ha voluto meravigliare e stupire quanti,[ soprattutto giovani ] in nome di Daniele, spontaneamente, si erano ritrovati, fino a tarda notte, a pregare per lui, sperimentando nel “ miracolo” di Daniele la Potenza di Dio che compie prodigi per il suo popolo.

   Il vescovo  ha trasmesso a tutti la gioia nel constatare una comunità viva, attenta, consapevole di un cammino di conversione iniziato, ma non concluso con l’anno giubilare.

  Ha richiamato tutti alla dignità di battezzati e solennemente ha confermato nella fede il cammino giubilare.

 

  Don Angelo Calì, concludendo, ha , in nome della comunità tutta, assicurato al vescovo la piena comunione con lui.

… E VI PRECEDERANNO ….

 Nuovo lavoro  del gruppo ” Jubilate Deo”, assente dalle manifestazioni castelbuonesi ormai dal 2002, quando presentò ” Dio su una Harley “.  Questo ritorno in occasione delle celebrazioni per l’Anno Giubilare della Parrocchia Maria Assunta.   Dedicato a Enzo La Grua, celebrerà chi non è mai celebrato: gli ultimi, i diserededati, i disprezzati, i dimenticati,  gli sfruttati, gli ” usati” …. ( Pieghevole della manifestazione : e-vi-precederanno)   

Don Alberto Maggi: le beatitudini

alberto.jpg   Giovedì 15 Maggio, come preannunciato nel percorso dell’ anno  giubilare per il  50° della istituzione a Parrocchia , la comunità della Chiesa ” Maria Assunta”  ha  accolto  Don Alberto Maggi, direttore del  Centro Studi Bibblici ” G. Vannucci. 

 Dopo una breve introduzione del parroco, Don Angelo Calì, e la presentazione dell’Avv. Antonio Cicero, artefice della presenza di Don Alberto nella nostra comunità, ha preso la parola Don Alberto.

  Le sua presenza è stata un Dono di Dio alla nostra comunità, stimolata in maniera delicata ma forte a vivere, nel cammino di rinnovamento, le Beatitudini, per essere icona di servizio, condivisione e amore.

 Puoi scaricare il testo dell’incontro cliccando sul link  Alberto-Maggi -Castelbuono -Le beatitudini

Fra Alberto Maggi tra noi il 15 Maggio.

 maggi-j.jpg Dopo Mons. Bettazzi sarà con noi Fra Alberto Maggi, dell’Ordine dei servi di Maria. Nato ad Ancona nel 1945 è direttore del Centro Studi Bibblici ” G. Vannucci”

( http://www.studibiblici.it/homepage.htm)

Cura la divulgazione a livello popolare della ricerca scientifica nel settore bibblico, attraverso scritti, trasmissioni e conferenze in Italia e all’estero

 Ha studiato nelle Pontificie Facoltà Teologiche «Marianum» e «Gregoriana» (Roma) e all’«École Biblique et Archéologique française» di Gerusalemme.

Collabora con la rivista «Rocca»  [ più volte presente alla tre giorni di Cefalù ]e ha curato per la Radio Vaticana la trasmissione «La Buona Notizia è per tutti!».    Sta lavorando alla traduzione e commento dei capitoli 18 e 19 del Vangelo di Giovanni e, insieme a Riccardo Pérez alla traduzione del Vangelo di Matteo.

Ci piace ricordare quello che ha detto: ” la gente ha sete del vangelo perchè è parola di liberazione.”

Sarà con noi, come annunziato, il 15 Maggio 2008 alle ore 19.

Incontrerà tutta la comunità Castelbuonese sul tema ” Le beatitudini“, nel cammino sabatico intrapreso dalla Comunità Parrocchiale ” Maria Assunta” nel 50° anniversario della sua istituzione.

E’ possibile leggere o scaricare il testo della conferenza che fra Alberto ha tenuto a Padova nel 2006 presso l’associazione ” I beati costruttori di pace”  per cominciare a conoscerlo.(beatitudini.pdf)

Mons. Luigi Bettazzi tra noi dal 29 Febbraio al 02 Marzo

bettazzi.jpg 

Mons. Luigi Bettazzi, già vescovo di Ivrea, è uno dei più noti vescovi dell’episcopato italiano, per la progettualità pastorale e per il suo rapporto franco con la gioventù.Lo dimostrano i suoi scritti: Riconciliazione fraterna; Ateo a diciott’anni; Il Cristiano e la pace.E’ stato membro e fondatore, nonchè tra i più attivi dirigenti di Pax Christi, associazione internazionale cattolica che si prefige la promozione della pace e della lotta all’emarginazione sociale in tutto il mondo

( apri programma)

mons-bettazzi-t.jpg 

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( apri o salva file)
lectio-bettazzi.pdf

In questa veste  molti Castelbuonesi l’hanno conosciuto nella marcia della Pace organizzata da Pax Christi all’epoca del terremoto del Belice 

Luigi Bettazzi, si è laureato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e poi in Filosofia presso l’Università degli Studi ‘Alma Mater’ di Bologna. Qui ha insegnato presso il Pontificio Seminario Regionale.   

Impegnato nei movimenti giovanili, venne nominato Assistente diocesano e Vice Assistente Nazionale degli Universitari Cattolici della F.U.C.I..

Assunse la funzione di Vicario Generale del Cardinale Lercaro di Bologna e fu ordinato Vescovo Ausiliario nel 1963.

 Ha partecipato a 3 sessioni del Concilio Vaticano II ( ne resta uno dei  più autorevoli testimone e custode ).

Le problematiche innovatrici del Concilio, di cui è e sarà tenace sostenitore, diventano centrali in tutta la sua successiva opera pastorale.

Alla fine del Concilio (1966) viene assegnato alla diocesi di Ivrea.

 Ha sempre coniugato la riflessione religiosa e teologale con l’impegno sociale. 

Apertura anno giubilare Madrice Vecchia

matppaolo.jpg 

Apertura Anno Giubilare ” Madrice Vecchia” – Castelbuono

 

Domenica 10 Febbraio alle 18,30 si è aperto l’anno giubilare nel 50° della istituzione a Parrocchia della “ Madrice Vecchia” ; Mon. Francesco Sgalambro, Vescovo della Chiesa di Cefalù, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica

   All’inizio della celebrazione il saluto d’accoglienza del Parroco al Vescovo per sottolineare il profondo e sincero spirito di  comunione alla chiesa locale.

   Don Angelo ha ricordato il primo parroco, Don Paolo Raimondi, insediatosi il 29 Giugno del 1958, al quale tutta la comunità parrocchiale è grata per averle inculcato principi come “l’accoglienza, l’apertura a 360°, la tolleranza, la carità, la misericordia.”

ppaolo.jpg 

  Nel saluto iniziale ha tracciato le linee guida di quest’anno giubilare che non vuole essere una sfilata di celebrazioni ma un profondo cammino di conversione di tutta la comunità.

   Mon. Sgalambro ha ulteriormente sottolineato questa dimensione soffermandosi sulla coincidenza dell’inizio di questo percorso con la prima domenica di quaresima, tempo di penitenza nel quale tutta la comunità inizia un cammino di profonda liberazione dall’antico contagio del male, pregustando ,  con cuore rinnovato, la gioia della Pasqua. 

  La quaresima e tutto il cammino giubilare che la comunità intraprende deve essere allora il tempo propizio, “il momento favorevole” (2 Corinzi 6,2) per disporre i  cuori all’incontro con il Signore risorto.

 

La Matrice Vecchia di Castelbuono verso l’anno giubilare nel 50° dell’istituzione a parrocchia

                   manjpeg-min.jpg     
 

La comunità Parrocchiale Maria Assunta celebra nel 2008 l’anno Giubilare nel 50°  della sua istituzione.

 

Primo Parroco Don Paolo Raimondi che ha educato la comunità all’accoglienza e alla tolleranza.

 

A lui, morto prematuramente, è succeduto Don Angelino Calì,  già incorporato nella comunità parrocchiale come vice Parroco.

 

  Il 10 Febbraio la solenne apertura dell’anno giubilare alle 18,30 con la liturgia Eucaristica presieduta dal Vescovo della nostra Chiesa Locale di Cefalù S.E.  Mons. Francesco Sgalambro.

                                                                

  Numerosissime le occasioni per un cammino di conversione, vero spirito di un anno giubilare.

In questo momento si ha certezza della presenza di S.E Mons Luigi Bettazzi, Vescovo emerito di Ivrea e già presidente del movimento Pax Christi.

  Sarà a Castelbuono nei giorni 29 Febbario e 01 e 02 Marzo  per condurci in un breve cammino sulla “ Presenza Cristiana nel III millenio”

Gli appuntamenti programmati sono:

Venerdì 29 Febbraio ore 21,30 Lectio Divina

Sabato 01 Marzo:            Ore 11 incontro con i giovani delle nostre scuole;

                                               Ore 16: incontro con i vari gruppi parrocchiali:

                                               Ore 21: incontro con le congregazioni;

Domenica 02 Marzo:     Ore 11: celebrazione Eucaristica.

  Altra  presenza certa  quella di Don Alberto Maggi dell’Ordine dei Servi di Maria, direttore del Centro Studi Biblici  “G. Vannucci” che sarà tra noi a primavera , ancora da definire la data.

  C’è un’altra grande speranza, quella di aver con noi frère Alois, nuovo priore di Taizé dopo la morte di Frère Roger.   

Queste le prime notizie sugli appuntamenti imminenti che caratterizzeranno l’Anno Giubilare.

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Francesco 5 anni di pontificato: un papa in Avvento
Tornare all’essenziale della fede

Il pontificato di papa Francesco compie 5 anni. Più che un bilancio, conviene qui richiamarne l’indirizzo di fondo, come fa anche il saggio del card. W. Kasper sulle radici teologiche del pontificato (cf. qui a p. 183).
Qualche nota va aggiunta sul percorso, che rimane imprevedibile, perché imprevedibile è sempre la storia che cammina su tornanti inattesi. Basti pensare a questa nuova fase della globalizzazione, alle elezioni di Donald Trump o alla Brexit, nel corso del 2016. E nel 2017-2018 alla svolta imperialista cinese o alla sconfitta militare dell’ISIS; all’aggravarsi ulteriore della crisi delle democrazie occidentali, cui non sono esenti le nazioni europee (Italia compresa), e al nuovo protagonismo militare russo. Al centro del magistero di Francesco c’è l’indicazione che la Chiesa torni all’essenziale della propria fede. Al centro del Vangelo. La sua è una svolta kerygmatica. A «quell’umiltà amante di Dio» – come egli l’ha definita – che nell’incarnazione, nella morte e risurrezione del Figlio ha condiviso la nostra umanità.
C’è una radicale corrispondenza tra la figura della kenosis, lo svuotamento di Dio, e la condizione umana, fino alla sua estremità. La scelta preferenziale per i poveri ha come obiettivo l’annuncio di Cristo e della sua salvezza. Più che una visione sociologica, economica, ambientale della povertà emerge in Francesco una visione teologica.
Per papa Bergoglio vivere il Vangelo è possibile perché esso tocca il centro della nostra esistenza. Vi è una corrispondenza profonda tra il centro della nostra umanità e il centro divino dell’umanità di Cristo. Per questo l’annuncio della fede deve essere fatto risuonare nuovamente, come fosse la prima volta, andando oltre le forme culturali prevalenti che sin qui l’hanno espresso.
Il papa cerca e vuole quell’umanità che è l’impronta sconvolgente di Dio nei meandri della nostra storia. Poiché è da quella umanità oscura e sofferente, che assume volta a volta i tratti della povertà, dell’infelicità, dello sconforto, della malattia, della libertà negata, della persecuzione, della migrazione, che occorre ripartire.
È da quella umanità che il mondo attuale, globalizzato anche nell’indifferenza, deve ripartire se vuole evitare pericolosi riduzionismi antropologici. Se il nostro mondo tematizza e accetta la «cultura dello scarto» umano, se rinuncia al primato socialmente esigente della dignità della persona finirà per distruggersi. Quella umanità, Francesco l’ha identificata con la «carne di Cristo».
Per il papa non si può ridurre il cristianesimo alla sua sola forma dottrinale, ma esso deve riguardare l’insieme della vita, di ogni vita, nelle sue espressioni e nelle sue relazioni nei diversi contesti culturali e ambientali. Pascal, nel Mystère de Jésus, fa dire a Gesù, a proposito del suo costato aperto: «quelle gocce di sangue le ho versate per te». Nel costato aperto di Gesù si manifesta per ciascuno l’ospitalità attraente del Dio misericordioso.
Una concezione processuale
In questo papa Francesco ha proposto un ri-orientamento della Chiesa: da un approccio cumulativo, preoccupato di dare ragione sempre, in ogni punto dell’enunciazione e della comunicazione del contenuto dogmatico della fede cristiana, si passa a una concezione processuale e relazionale, incentrata sull’offerta del Vangelo di Dio che implica il riconoscimento della libertà della coscienza. La parola di Dio procede nelle coscienze. Avviene sempre nuovamente. Da qui scaturiscono conseguenze profonde sul piano della figura della Chiesa e del suo rapporto col mondo.
Esse hanno riguardato anche l’assunzione convinta del metodo sinodale come stile ecclesiale. I sinodi sulla famiglia e quello in preparazione sui giovani, il Giubileo della misericordia, che ha modificato il tradizionale impianto degli anni santi, decentrando l’attenzione da Roma e rivolgendola alla periferia della Chiesa.
Dopo l’incremento continuo della centralità della Chiesa di Roma nel postconcilio, Francesco ha cercato un’inversione di tendenza nel timore di un’estinzione d’ogni tensione creativa e d’ogni identità delle Chiese locali. Non sempre gli è riuscita e gli riesce, perché egli vive della contraddizione non risolta di una sussidiarietà imposta dall’alto.
Vanno poi ricordati gli incontri ecumenici: la visita agli ebrei del Tempio maggiore di Roma (gli incontri ad Auschwitz e a Gerusalemme), l’incontro storico con il patriarca di Mosca, Cirillo, a Cuba; quello con il patriarca armeno Karekin II a Erevan; con il primate anglicano J. Welby; e quelli ripetuti con il patriarca ecumenico Bartolomeo I; e ancora con il patriarca copto Tawrados II; infine la commemorazione a Lund, in Svezia, dei 500 anni della Riforma protestante e gli incontri di preghiera con i principali esponenti delle Chiese evangeliche. Incontri che mirano a proporre un modello d’unità e di riconoscimento reciproco che procede attraverso la diversità.
Dei documenti del pontificato, rimane paradigmatica l’esortazione Evangelii gaudium. Qui è il cuore del pontificato. L’esortazione postsinodale Amoris laetitia ha segnato il punto più impegnativo sul piano dottrinale, perché accoglie il metodo sinodale e affida alle Chiese una sensibilità pastorale nuova da esercitare nella disciplina matrimoniale.
Accanto a questi testi c’è l’enciclica Laudato si’ e una miriade di interventi che riguardano modifiche liturgiche e del Codice di diritto canonico, l’accorpamento di 7 diversi dicasteri curiali in 2 nuovi: sui laici e sulla carità. Infine la costituzione sulla vita contemplativa femminile e quella sull’insegnamento teologico Veritatis gaudium (cf. qui a p. 131).
Poi ci sono i viaggi. Soprattutto quelli internazionali (in tutto 27), che hanno toccato tutti i continenti tranne l’Australia, seguendo una linea di geopolitica religiosa, in particolare quelli in Bangladesh, Myanmar, Messico, Cuba, Grecia, Georgia e Azerbaigian, Egitto, Israele, Palestina, Stati Uniti, Turchia. Ci sono stati quelli nati da appuntamenti ecumenici, la Giornata mondiale della gioventù, quelli effettuati per il rafforzamento delle relazioni diplomatiche e dedicati al tema della povertà, della guerra, dei rifugiati (in Asia e in Africa), alla legittimazione ecclesiale (America Latina).
Tra questi, il viaggio a Lesbo ha posto l’attenzione sulla tragedia dei migranti e dei rifugiati. Di qui passa il tema della globalizzazione e della pace, il tema della giustizia e dell’integrazione in Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Quelli italiani hanno seguito un itinerario interno alla Chiesa e come tali hanno riguardato la ridefinizione del rapporto tra il papa, la Chiesa italiana e la sua Conferenza episcopale, un rapporto che si è, dopo una iniziale incomprensione, pressoché pacificato, soprattutto dopo l’elezione a presidente della CEI del card. G. Bassetti.
2018: Curia, finanze e comunicazione
Gli eventi inattesi della Brexit e della vittoria di Trump nelle presidenziali americane hanno modificato e potenzialmente indebolito l’azione del papa sul piano internazionale. Sul piano europeo non c’è un asse forte tra Unione Europea e Santa Sede, la rotta atlantica della Gran Bretagna e la crisi delle democrazie nell’Est europeo indeboliscono il quadro generale, nonostante la tenuta della Francia e della Germania. Di certo non aiuta l’incognita italiana.
Complessivamente la Santa Sede e il papa non potranno non riaffrontare il dossier Europa. Esso non ha a che fare solo con i numeri drammatici dell’immigrazione, del terrorismo islamista, della difficile integrazione sociale e culturale, ma riguarda soprattutto una ripresa incerta e stanca del ruolo del cristianesimo in Europa. Alla paura degli europei si affianca il tema dell’identità dell’Europa e del ruolo del cristianesimo.
Se il viaggio negli Stati Uniti del settembre 2015 aveva segnato un forte riavvicinamento tra la Santa Sede, un papa latinoamericano e gli USA, l’elezione di Trump ha allontanato e modificato quel risultato.
L’attenzione alla Russia (anche in chiave mediorientale) e alla Cina apre possibilità nuove di convivenza alla Chiesa cattolica e al suo ruolo internazionale. Ma sono strade impervie, per la natura di quei regimi e per le incomprensioni storiche.
Il 2018 dovrebbe essere finalmente l’anno della riforma della Curia. È uno degli appuntamenti centrali del pontificato, assieme a quello del riordino finanziario e della pulizia morale. La riforma della curia era stata chiesta dai cardinali durante le congregazioni generali alla vigilia del conclave. Ed è necessaria conseguenza della impostazione ecclesiologica di Francesco.
Nonostante resistenze che il papa riconosce in parte «aperte», in parte «nascoste» e «malevole», questa riforma dovrà toccare il ruolo e la funzione della Curia romana in relazione con Pietro e con la Chiesa universale. Ci si attende una nuova costituzione che sostituisca la Pastor bonus di Giovanni Paolo II e che tematizzi quella che il teologo J. Werbick definiva una «conversione delle strutture». Non solo la conversione dei singoli o qualche aggiustamento funzionale ma il cambiamento istituzionale ed ecclesiale delle strutture stesse.
Se il tema geo-politico e quello geo-religioso hanno trovato uno sviluppo significativo e coerente; se il tema dell’approfondimento teologico del ri-orientamento ecclesiale del pontificato sta muovendo i primi importanti passi, e i «dubia» sulla sua ortodossia trovano nella lettera di Benedetto XVI un’archiviazione definitiva; se il tema della pulizia morale nella Chiesa ha fatto passi avanti; forse il riordino finanziario e il tema della comunicazione rimangono questioni aperte.
Il riordino finanziario e la sua trasparenza costituiscono uno dei punti di maggiore resistenza interna, mentre la comunicazione presenta una sfida in sé: è oggi la dimensione più secolarizzante che agisce anche all’interno della Chiesa. Si applaude il papa e si fa altro rispetto al suo insegnamento.
Papa Francesco sa che questo è un tempo nuovo, incognito. Ma esso è anche un kairos. O, come dice Kasper, un nuovo avvento. Mantenere con rigore la propria ispirazione, senza cedere a facili narrazioni, è forse la risposta migliore.

(Gianfranco Brunelli – Il regno – Marzo 2018)