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Vangelo del giorno
Giovedì 26 Aprile 2018

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse  loro:

«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».



( Gv. 13,16-20 )
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

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Una pagina al giorno

4) Dalla Liturgia della Parola alla “Lectio Divina” ( pg 33 )


Quando Paolo scrive : “ Per quanto riguarda la carità fraterna, non occorre che io vi scriva, perche avete imparato da Dio stesso ad amarvi gli uni gli altri “ ( 1 Ts 4,9) e quando Giovanni dice “ È scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio” ( Gv 6,45), essi rivelano che c’è la possibilità di una Parola di Dio rivolta direttamente all’uomo. Ebbene,il bene privilegiato per questo ascolto non è forse la preghiera della Parola?. Certo, questa conoscenza è promessa a quanti conoscono la Scrittura, ma indubbiamente essa esce dallo schema della predicazione o della liturgia della Parola.

Un’altra ragione dell’importanza della lectio divina è la preparazione della liturgia. Se la Parola si riceve senza preparazione, senza fede, senza amore e senza conoscenza, essa non vivifica più, resta per noi parola morta. Se l’interpretazione e l’ascolto della Parola devono essere dosso logici, cioè devono avvenire con il criterio di commentare la Parola con la Parola, occorre conoscerla bene e profondamente, e ciò è possibile con l’amorosa assiduità alla Parola.

I brani scelti dalla chiesa per il lezionario sono il minimo per vivere la fede, ma occorre conoscere tutta la Parola per capirli in profondità. Alla loro proclamazione il credente dovrebbe saper vibrare ricordando tutti i testi e tutta la teologia richiamata dalla pericope liturgica. Insomma, il credente dovrebbe essere una summa vivente di concordanze.

Ma non è solo questione di allargamento, di estensione e di approfondimento della conoscenza della Scrittura, è anche questione di personalizzazione. Nella Liturgia Dio parla al popolo, ma questo è solo l’inizio e la causa di quello che dev’essere un incontro personale con Dio.

(Enzo Bianchi – Pregare la Parola)
Poesia del giorno

"Sono un viandante ..."
Libri da leggere

 

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Racconti di un pellegrino russo

Il piccolo Principe

Il gabbiano Jonathan Livingston

Dio su una Harley

Ascoltare la parola

Concili nei secoli

 

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Generale

CONFERENZA EPISCOPALE SICILIANA. A PIAZZA ARMERINA I LAVORI PRIMAVERILI

Sarà la prima volta ai lavori della CESi per il nostro vescovo Giuseppe, lavori che si sono aperti a Piazza Armerina da oggi 16 Aprile e si concluderanno il 18 presso la Casa di spiritualità “Mons. Cirrincione”, seminario estivo di Montagna Gebbia, della Diocesi di Piazza Armerina.

È anche la prima volta che la diocesi piazzese ospita la Conferenza,  nel bicentenario  della sua istituzione, bicentenario che condivide con le diocesi di Caltagirone e Nicosia, istituite tutte lo stesso anno 1817. Continua a leggere

Arriverderci Marco …..

Pannella r

E’ morto Marco Pannella.

Anche il nostro blog vuole ricordarlo  e ci piace farlo o con la lettera scritta da Marco  a Papa Francesco il 22 Aprile scorso, al ritorno da Lesbo e pubblicata su Famiglia Cristiana dalla quale l’abbiamo estratta.

E’ stato Mons. Vincenzo Paglia a consegnarla  il 2 Maggio, giorno del compleanno di Marco Pannella;  e Papa Francesco ha ricambiato con il suo libro sulla Misericordia e una medaglia. Continua a leggere

A Natale l’atteso Film tratto da ” Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry

www.ilconfronto.com

Il Piccolo Principe» è il capolavoro dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry pubblicato 70 anni fa ed è uno dei libri più letti nel mondo.

Dopo la Bibbia, ha il secondo posto in classifica insieme a Pinocchio di Collodi.

È stato tradotto in 220 lingue e perfino in alcuni dialetti. In Italia è costantemente presente nelle classifiche dei libri più venduti. Continua a leggere

Al di là delle nuvole iniziano i sogni

www.ilconfronto.com “Al di là delle nuvole iniziano i sogni”, corto del regista Giovanni Virgilio, giovane catanese che ambienta il suo ultimo lavoro cinematografico a Catania, durante gli anni 90, in cui la mafia diventa protagonista di scenari ed eventi terribili. Il corto è attualmente in concorso al David di Donatello, prestigioso premio cinematografico italiano, ed è possibile contribuire alla vittoria dando il proprio voto online a questo indirizzo: vota questo corto. Continua a leggere

Don Pino Puglisi è beato!

www.ilconfronto.comDon Pino Puglisi, primo martire della mafia della Chiesa palermitana, è Beato e la sua festa sarà il 21 ottobre.

Questa mattina a Palermo, si è svolta la cerimonia della Beatificazione di Don Pino, assassinato dalla mafia nel 1993.

A presiedere il rito sono stati il cardinale arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, con il cardinale Salvatore De Giorgi, inviato di Papa Francesco.

( Cliccando sulla foto del post  è possibile aprire il video della celebrazione )

Uniti nel sorriso di Don Pino”  stamani al Foro italico  erano quasi in centomila ad  acclamarlo beato, lui: ” seminatore di perdono e riconciliazione” – come ha detto il Card. Salvatore De Giorgi – .

Il giorno dell’omicidio – ha detto Mons. Bertolone , postulatore della Causa di Beatificazione – Palermo pianse, oggi è nella gioia perché da quel sangue è nato un popolo nuovo.”

Forte l’omelia del Cardinale Paolo Romeo, che a don Pino Puglisi a voluto associare altri martiri della mafia: Rosario Levatino, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tante altre persone di buona volontà.

Ecco alcuni passaggi dell’omelia:

“La Chiesa riconosce nella sua vita, sigillata dal martirio in odium fidei, un modello da imitare in ogni sua scelta”.

“La mano mafiosa che quel 15 settembre 1993 lo ha barbaramente assassinato, ha liberato la vita vera di questo ‘chicco di grano’.

Quella mano assassina ha amplificato, oltre lo spazio ed il tempo, la sua delicata voce sacerdotale e lo ha donato martire non solo a Brancaccio, non solo a Palermo, non solo alla Sicilia e all’intera nazione italiana, ma al mondo intero, alla Chiesa cattolica. “

“La verità è che i mafiosi – che spesso pure si dicono e si mostrano credenti – muovono meccanismi di sopraffazione e di ingiustizia, di rancore e di odio, di violenza e di morte, che nulla hanno a che fare con il Vangelo della vita che Gesù è venuto a portare nel mondo”.

“Nel nome di Cristo, di questo Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è la Via, Verità e Vita lo dico ai responsabili convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!. Beato martire Giuseppe, il tuo sangue continuerà a fecondare questa Chiesa!”.

Venerdì santo: una riflessione di Chiara Lubich.

www.ilconfronto.comNella memoria della passione e morte di Gesù una riflessione di Chiara Lubich.

(Cliccando sulle due immagini è possbile aprire i video realtivi allo Stabat Mater che si canta a Castelbuono  nella processione del Venerdì Santo e a un ” Tour fotografico” della Cripta della Parrocchia Maria Assunta, cripta nella quale sono custoditi gli affreschi dei momenti salienti della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù )

Venerdì santo: la morte di Gesù in croce è l’altissima, divina, eroica lezione di Gesù su cosa sia l’amore. Aveva dato tutto: una vita accanto a Maria nei disagi e nell’obbedienza. Tre anni di predicazione rivelando la Verità, testimoniando il Padre, promettendo lo Spirito Santo e facendo ogni sorte di miracoli d’amore.

Tre ore di croce, dalla quale dà il perdono ai carnefici, apre il Paradiso al ladrone, dona a noi la Madre e, finalmente, il suo Corpo e il suo Sangue, dopo averceli dati misticamente nell’Eucaristia.

 Gli rimaneva la divinità. La sua unione col Padre, la dolcissima e ineffabile unione con Lui che l’aveva fatto tanto potente in terra, qua

 

le figlio di Dio, e tanto regale in croce, questo sentimento della presenza di Dio doveva scendere nel fondo della sua anima, non farsi più sentire, disunirlo in qualche modo da Colui che Egli aveva detto di essere uno con Lui: «Io e il Padre siamo uno» (Gv. 10,30).

In Lui l’amore era annientato; la luce, spenta la sapienza, taceva. Si faceva dunque nulla per far noi partecipi al Tutto; verme (Salmo, 22,7) della terra, per far noi figli di Dio. Eravamo staccati dal Padre.

Era necessario che il Figlio, nel quale noi tutti ci ritrovavamo, provasse il distacco dal Padre. Doveva sperimentare l’abbandono di Dio, perché noi non fossimo mai più abbandonati.

Egli aveva insegnato che nessuno ha maggior carità di colui che pone la vita per gli amici suoi. Egli, la Vita, poneva tutto di sé. Era il punto culmine, la più bella espressione dell’amore. Il suo volto è nascosto in tutti gli aspetti dolorosi della vita: non sono che Lui.

 

Sì, perché Gesù che grida l’abbandono è la figura del muto: non sa più parlare.

È la figura del cieco: non vede, del sordo: non sente.

È lo stanco che si lamenta. Rasenta la disperazione.

È l’affamato… d’unione con Dio.

È figura dell’illuso, del tradito, appare fallito.

È pauroso, timido, disorientato.

Gesù abbandonato è la tenebra, la malinconia, il contrasto, la figura di tutto ciò che è strano, indefinibile, che sa di mostruoso, perché un Dio che chiede aiuto!… È il solo, il derelitto… Appare inutile, scartato, scioccato… Lo si può scorgere perciò in ogni fratello sofferente.

Avvicinando coloro che a Lui somigliano, possiamo parlare di Gesù abbandonato.

A quanti si vedono simili a lui e accettano di condividere con Lui la sorte, ecco che egli risulta: per il muto la parola, a chi non sa, la risposta, al cieco la luce, al sordo la voce, allo stanco il riposo, al disperato la speranza, al separato l’unità, per l’inquieto, la pace. Con Lui l’uomo si trasforma e il non senso del dolore acquista senso.

 Egli aveva gridato il perché al quale nessuno aveva risposto, perché noi avessimo la risposta ad ogni perché. Il problema della vita umana è il dolore. Qualsiasi forma abbia, per terribile che sia, sappiamo che Gesù l’ha preso su di sé e muta, per un’alchimia divina, il dolore in amore.

Per esperienza posso dire che appena si gode di un qualsiasi dolore, per essere come Lui e poi si continua ad amare facendo la volontà di Dio, il dolore, se spirituale, sparisce; se fisico, diviene giogo leggero.

Il nostro amore puro al contatto col dolore, lo tramuta in amore; in certo modo lo divinizza, quasi prosegue in noi – se lo possiamo dire – la divinizzazione che Gesù fece del dolore.

 E, dopo ogni incontro con Gesù abbandonato, amato, trovo Dio in modo nuovo, più faccia a faccia, più aperto, in un’unità più piena. Tornano la luce e la gioia e, con la gioia, la pace che è frutto dello spirito. Quella luce, quella gioia, quella pace fiorite dal dolore amato colpiscono e sciolgono anche le persone più difficili. Inchiodati in croce si è madri e padri di anime. Effetto è la massima fecondità.

Come scrive Olivier Clément: «L’abisso, aperto per un istante da quel grido, si riempie del grande soffio della resurrezione». Si annulla ogni disunità, traumi e spacchi sono colmati, risplende la fraternità universale, fioriscono miracoli di risurrezione, nasce una nuova primavera nella Chiesa e nell’umanità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sembra scritto da ….

chi l'ha scrittoI nostri avversari ci accusano e accusano me in particolare di essere intolleranti e litigiosi. Dicono che rifiutiamo il dialogo con gli altri partiti.

Dicono che non siamo affatto democratici perché vogliamo sfasciare tutto.

Quindi sarebbe tipicamente democratico avere una trentina di partiti?

Devo ammettere una cosa – questi signori hanno perfettamente ragione. Siamo intolleranti.

Ci siamo dati un obiettivo, spazzare questi partiti politici fuori dal parlamento. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni… invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi… chi è il responsabile? Loro! I partiti!

Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili!

Io vengo confuso… oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro.

Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento..mi hanno proposto un’alleanza.

Così ragionano!

Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico…noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E’ un movimento che non può essere fermato… non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta.. noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo”

Il conclave è alle porte


Luis Antonio Gokim Tagle, arcivescovo di Manila,56 anni ancora da compiere , creato cardinale da Benedetto XVI il 24 novembre scorso, neofita assoluto e ben poco pratico degli ambienti curiali, sembra corrispondere al profilo del nuovo pontefice tracciato, tra le riga, da Benedetto XVI [ “consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede.”] .
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    Il giorno della nomina il cardinale Tagle scoppiò in lacrime per l’emozione e Benedetto XVI lo abbracciò e accarezzò a lungo, mostrando una particolare predilezione per quel giovane filippino.

 ProPapa Quella di Tagle è’ una delle tante ipotesi tra altre molte accreditate come quella del nigeriano Arinze o del Ganese  Turkson, degli italiani Scola e Ravasi, non trascurando Oscar Rodriguez Maradiaga  arcivesco honduregno di Tegucigalpa, che nel precedente conclave ha raccolto molti consensi.

 Già la maggior parte di cardinali è a Roma e, come ha detto P. Federico Lombardi, i tempi per l’inizio del conclave potrebbero accorciarsi  in modo da consentire al futuro Pontefice di presiedere i riti della Settimana Santa.

 

Stupore, stima e affetto all’annuncio della rinuncia di Benedetto XVI al ministero petrino.

www.ilconfronto.comIl Papa ha annunciato oggi la sua rinuncia al ministero petrino. Questa la sua dichiarazione stamani durante il Concistoro per tre canonizzazioni.

( Cliccando sull’immagine accannto si potrà aprire il video. Di seguito il testo della dichiarazione )

Carissimi Fratelli,
vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando.
Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.
Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.
Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti.
Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice.
Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

Documento dei Vescovi Siciliani in vista delle prossime Elezioni Regionali: BASTA DEGRADO IN POLITICA !!!

“Ora che il degrado morale e sociale della politica ha oltrepassato ampiamente il livello di guardia, noi riteniamo – per non mancare ad una responsabilità di guida del popolo di Dio – di dover tornare ad alzare la nostra voce, per denunciare che lo stile e le modalità di approccio dell’attuale assetto politico, manifestano incontestabile carenza di seria fondazione morale”.

E’ un passo del documento dei vescovi siciliani, in vista delle prossime elezioni regionali, sul tema “Amate la giustizia, voi che governate sulla terra”, presentato oggi dal cardinale di Parlamento e presidente della Conferenza episcopale siciliana, Paolo Romeo.Superare l’individualismo è la prima sfida da vincere.

E’ l’ora di una solidarietà lungimirante, di una concentrazione assoluta e senza distrazioni su alcune priorità: il lavoro per tutti, la lotta penetrante e inesorabile alla corruzione e al malaffare, la riforma dei meccanismi e degli strumenti della partecipazione democratica.

Occorre ripartire dalla stima per l’originaria vocazioni al bene, che ciascuno uomo, nella sua unicità irripetibile, rappresenta.“In nome di questa centralità intendiamo fare appello a tutte le coscienze, affinché la partecipazione al voto sia ampia, piena, consapevole, libera da occulti e fuorvianti condizionamenti soprattutto di natura criminale, affrancata da logiche clientelari o di mera tutela di rendita parassitaria o privilegi prevaricanti”.

Bene comune e lo spirito di servizio, le istanze etico-sociali non occupano la priorità di attenzione che loro compete nella gestione della cosa pubblica. E’ in atto uno scontro tra scelte politiche e contrastanti : deprimente logica di spartizione del potere, scontro tra forze più o meno occulte, strumentalizzazione delle persone, pressione mediatica e condizionamento dell’opinione pubblica.Questo degrado etico-sociale non può non inquietarci come pastori,in quanto uomini di Chiesa non abbiamo né particolari
 parametri di valutazione o ricette politiche da indicare, né piani strategici da proporre: non è questo il nostro compito.Ma il dovere di orientare, di richiamare e di denunciare siamo convinti di averli!”.

 

Antonio Tumminello nuovo sindaco di Castelbuono

Su questo blog, per tutto il periodo della campagna elettorale per le amministrative del nostro paese c’è stato sempre un “sacro e rispettoso silenzio ”.

A termine della competizione ci siano consentite alcune riflessioni. 

I primi comizi,improntati al fair play si sono  riempiti, strada facendo, di nervosismo, aggressività.

Pian piano all’annunciata  volontà di parlare di programmi è seguita  – con coloriture e tonalità diverse – la voglia di distruggere il proprio  “competitor” [ è questo il termine usato dai tre candidati ] frugando  nel negativo [ che ogni uomo ha ] per suscitare nell’ascoltatore emotività avverse e, spesso, preannunciando  – per gli appuntamenti successivi – ulteriori “ rivelazioni “.

Ma la campagna elettorale non è stata solo questo.

 

Ci ha colpito la freschezza e la spontaneità dei “nuovi arrivi” specialmente giovani e la pesantezza dei “ navigati”,  questi ultimi arroccati alla loro visione di “paese”, prigionieri di una politica ormai vecchia che non affascina, né trascina, né coinvolge.

Ora, però è necessario recuperare la capacità di collaborare [ scambio in cui i partecipanti traggono vantaggio dall’essere insieme (Richard Sennett  – Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, Feltrinelli, 2012)] e  questa capacità è una dote sociale preziosa che rischia di essere smarrita.

Collaborare presuppone sensibilità verso l’altro, capacità di ascolto, disponibilità a modificare la propria progettualità se quella dell’altro ,oggettivamente, è migliore della mia.

Secondo Sennett “il desiderio di neutralizzare la differenza, di addomesticarla, nasce… dall’angoscia tutta moderna per la differenza, un’angoscia che si interseca con l’economia della cultura consumistica globalizzata. Uno dei suoi effetti è quello di indebolire l’impulso a collaborare con coloro che rimangono irriducibilmente  Altro da noi

 

Al neo Sindaco l’invito a non dimenticare che anche nel nostro paese i poveri sono sempre di più e come diceva La Pira  i poveri non sono una Eucaristia sociale: essi sono il documento vivente, doloroso, di una iniquità: sono il segno inequivocabile di uno squilibrio tremendo -il più grave fra gli squilibri umani dopo quello del peccato- insito nelle strutture del sistema economico e sociale del paese che li tollera: essi sono la testimonianza della ulteriore sofferenza che gli uomini (i credenti) infliggono a Cristo medesimo

 

Se io sono uomo di Stato il mio no alla disoccupazione ed al bisogno non può che significare questo: -che la mia politica economica deve essere finalizzata dallo scopo dell’occupazione operaia e della eliminazione della miseria: è chiaro! Nessuna speciosa obbiezione tratta dalle c. d. «leggi economiche» può farmi deviare da questo fine: devo sempre ricordarmi che il Vangelo non è un «libro di pietà» [anche!]: esso è anzitutto un «manuale di ingegneria» [parabola del costruttore, Mt. VII, 24-29]: cioè un rivelatore delle leggi costituzionali, ontologiche dell’uomo; le sole leggi che permettono una solida costruzione della vita personale, sociale e storica dell’uomo.” (L’attesa della povera gente-Cronache Sociali 1950)

 E poi ancora “ quando Cristo mi giudicherà io so di certo che Egli mi farà questa domanda unica (nella quale tutte le altre sono conglobate): – Come hai moltiplicato, a favore dei tuoi fratelli, i talenti privati e pubblici che ti ho affidato? Cosa hai fatto per sradicare dalla società nella quale ti ho posto come regolatore e dispensatore del bene comune la miseria dei tuoi fratelli e, quindi, la disoccupazione che ne è la causa fondamentale?

Né potrò addurre, a scusa della mia inazione o della mia inefficace azione, le « ragioni scientifiche» del sistema economico fondato su un gruppo di pretese « leggi » inviolabili -si dice!- come le leggi vere, quelle della natura fisica.

Non potrò dire: -Signore, non sono intervenuto per non turbare il libero giuoco delle forze di cui consta il sistema economico; per non violare la norma «ortodossa» che regola la circolazione monetaria; ho lasciato nella fame alcuni milioni di persone per non diminuire il pane a 30 altri milioni di persone; ho dovuto «temporeggiare» perché certe regole di prudenza monetaria (cioè della «mia» prudenza monetaria) mi impedivano di rispondere organicamente e rapidamente alla domanda dolorosa di lavoro e di pane che mi veniva con tanta urgenza da tante labbra. No: non posso addurre a mia giustificazione queste risposte: il fatto resta: «ebbi fame e non mi desti da mangiare ».”

 

Riportiamo di seguito i risutati delle varie liste

 

2081 voti

325

CAPUANA ANTONIO

    (Castelbuono   in Movimento)

314

PISCITELLO MAURO

(Castelbuono   in Movimento)

190

CAPUANA FABIO

(Castelbuono   in Movimento)

190

MAZZOLA ANNA MARIA

(Castelbuono   in Movimento)

189

CALÌ  LAURA

(Castelbuono   in Movimento)

177

CUCCO GIOVANNA

(Castelbuono   in Movimento)

166

LETA SANTO

(Castelbuono   in Movimento)

142

MAZZOLA PIETRO

(Castelbuono   in Movimento)

136

PITINGARO GIUSEPPE

(Castelbuono   in Movimento)

129

CUSIMANO ANNA LISA

(Castelbuono   in Movimento)

105

CASTIGLIA ROSARIO

(Castelbuono   in Movimento)

86

NASELLI GIUSEPPE

(Castelbuono   in Movimento)

77

FERRAUTO PIETRO

(Castelbuono   in Movimento)

73

PRESTIANNI ANTONIO

(Castelbuono   in Movimento)

64

LA GRUA MARCO

(Castelbuono   in Movimento)

 

1892 voti

282

CICERO MARIO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

180

ALLEGRA GIOACCHINO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

122

MARGUGLIO  VINCENZO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

112

GENCHI  GIUSEPPE

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

101

FIASCONARO GIUSEPPE

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

100

SARCONA ALESSANDRO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

98

SPALLINO  MYRIAM

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

95

PAPPALARDO FANINO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

86

CASTIGLIA MARILENA

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

86

CUCCO    LIBORIO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

76

CAROLLO ROBERTA

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

72

VETERE LAURA

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

69

PRISINZANO  FRANCESCO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

67

VENTIMIGLIA MARIO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

64

ALESSI MARIO

(L’Ulivo con Unione civica di centro)

 

1506 voti
359 ALLEGRA   EUGENIO (Castelbuono   Libera)
260 MAZZOLA   ROSARIA (Castelbuono   Libera)
150 DI   GARBO DARIO (Castelbuono   Libera)
142 CAMPO   GIORGIO (Castelbuono   Libera)
109 CAROLLO   SALVATORE (Castelbuono   Libera)
105 MOGAVERO   GIORGIO (Castelbuono   Libera)
92 VENTURELLA   VINCENZO (Castelbuono   Libera)
63 FAILLA   NICOLA (Castelbuono   Libera)
56 PROIETTO MASSIMILIANO (Castelbuono   Libera)
55 VIGNIERI   ANGELICA (Castelbuono   Libera)
52 CICERO   ENZA (Castelbuono   Libera)
37 SFERRUZZA   ROSALBA (Castelbuono   Libera)
32 CASTIGLIA  GIUSEPPE (detto Peppe) (Castelbuono   Libera)
28 CASTIGLIA   GIALUIGI (Castelbuono   Libera)
12 BAIO   FRANCESCO (Castelbuono   Libera)

 

 

 

Auguri di Buona Pasqua

Se è lecito esprimere delle preferenze, quella che mi commuove di più è l’apparizione a Maria di Magdala, piangente accanto al sepolcro vuoto. Le si avvicina Gesù e le dice: “Perché piangi?”. Donna, le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che tu non pianga per gioia o per amore.

Vedi: la collina del Calvario, che l’altro ieri sera era solo un teschio coperto di fango, oggi si è improvvisamente allagata di un mare d’erba.

I sassi si sono coperti di velluto. Le chiazze di sangue sono tutte fiorite di anemoni e asfodeli. Il cielo, che venerdì era uno straccio pauroso, oggi è limpido come un sogno di libertà. Siamo appena al terzo giorno, ma sono bastate queste poche ore perché il mondo facesse un balzo di millenni.
No, non misurare sui calendari dell’uomo la distanza che separa quest’alba luminosa dal tramonto livido dell’ultimo venerdì. Non è trascorso del tempo: è passata un’eternità. Donna, tu non lo sai: ma oggi è cominciata la nuova creazione. 

Cari amici, nel giorno solennissimo di Pasqua anch’io debbo rivolgere a ciascuno di voi la stessa domanda di Gesù: “Perché piangi?”

Le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che non siano l’ultimo rigagnolo di un pianto antico.  O l’ultimo fiotto di una vecchia riserva di dolore da cui ancora la tua anima non è riuscita a liberarsi.
Lo so che hai buon gioco a dirmi che sto vaneggiando.

 Lo so che hai mille ragioni per tacciarmi di follia.

Lo so che non ti mancano gli argomenti per puntellare la tua disperazione.

 Lo so.
Forse rischio di restare in silenzio anch’io, se tu mi parli a lungo dei dolori dell’umanità: della fame, delle torture, della droga, della violenza.

 Forse non avrò nulla da replicarti se attaccherai il discorso sulla guerra nucleare, sulla corsa alle armi o, per non andare troppo lontano, sul mega poligono di tiro che piazzeranno sulle nostre terre, attentando alla nostra sicurezza, sovvertendo la nostra economia e infischiandosene di tutte le nostre marce della pace.
Forse rimarrò suggestionato anch’io dal fascino sottile del pessimismo, se tu mi racconterai della prostituzione pubblica sulla statale, del dilagare dei furti nelle nostre case, della recrudescenza di barbarie tra i minori della nostra città.
Forse mi arrenderò anch’io alle lusinghe dello scetticismo, se mi attarderò ad ascoltarti sulle manovre dei potenti, sul pianto dei poveri, sulla miseria degli sfrattati, sulle umiliazioni di tanta gente senza lavoro.
Forse vedrai vacillare anche la mia speranza se continuerai a parlarmi di Teresa che, a trantacinque anni, sta morendo di cancro.

 O di Corrado che, a dieci, è stato inutilmente operato al cervello.

 O di Lucia che, dopo Pasqua, farà la Prima Comunione in casa perché in chiesa, con gli altri compagni, non potrà andarci più.

O di Nicola e Annalisa che, dopo tre anni di matrimonio e dopo aver messo al mondo una creatura, se ne sono andati ognuno per la sua strada, perché non hanno più nulla da dirsi.
Queste cose le so: ma io voglio giocarmi, fino all’ultima, tutte le carte dell’incredibile e dire ugualmente che il nostro pianto non ha più ragione di esistere.
La Resurrezione di Gesù ne ha disseccate le sorgenti. E tutte le lacrime che si trovano in circolazione sono come gli ultimi scoli delle tubature dopo che hanno chiuso l’acquedotto.

 

Riconciliamoci con la gioia.


La Pasqua sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte, dal versante giusto: quello del “terzo giorno”.

Da quel versante, il luogo del cranio ci apparirà come il Tabor.

Le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del Cielo.

 Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell’agonia, ma i travagli del parto.
E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d’ora le luci di un mondo nuovo!
BUONA PASQUA!

 

 Don Tonino Bello

 
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Francesco 5 anni di pontificato: un papa in Avvento
Tornare all’essenziale della fede

Il pontificato di papa Francesco compie 5 anni. Più che un bilancio, conviene qui richiamarne l’indirizzo di fondo, come fa anche il saggio del card. W. Kasper sulle radici teologiche del pontificato (cf. qui a p. 183).
Qualche nota va aggiunta sul percorso, che rimane imprevedibile, perché imprevedibile è sempre la storia che cammina su tornanti inattesi. Basti pensare a questa nuova fase della globalizzazione, alle elezioni di Donald Trump o alla Brexit, nel corso del 2016. E nel 2017-2018 alla svolta imperialista cinese o alla sconfitta militare dell’ISIS; all’aggravarsi ulteriore della crisi delle democrazie occidentali, cui non sono esenti le nazioni europee (Italia compresa), e al nuovo protagonismo militare russo. Al centro del magistero di Francesco c’è l’indicazione che la Chiesa torni all’essenziale della propria fede. Al centro del Vangelo. La sua è una svolta kerygmatica. A «quell’umiltà amante di Dio» – come egli l’ha definita – che nell’incarnazione, nella morte e risurrezione del Figlio ha condiviso la nostra umanità.
C’è una radicale corrispondenza tra la figura della kenosis, lo svuotamento di Dio, e la condizione umana, fino alla sua estremità. La scelta preferenziale per i poveri ha come obiettivo l’annuncio di Cristo e della sua salvezza. Più che una visione sociologica, economica, ambientale della povertà emerge in Francesco una visione teologica.
Per papa Bergoglio vivere il Vangelo è possibile perché esso tocca il centro della nostra esistenza. Vi è una corrispondenza profonda tra il centro della nostra umanità e il centro divino dell’umanità di Cristo. Per questo l’annuncio della fede deve essere fatto risuonare nuovamente, come fosse la prima volta, andando oltre le forme culturali prevalenti che sin qui l’hanno espresso.
Il papa cerca e vuole quell’umanità che è l’impronta sconvolgente di Dio nei meandri della nostra storia. Poiché è da quella umanità oscura e sofferente, che assume volta a volta i tratti della povertà, dell’infelicità, dello sconforto, della malattia, della libertà negata, della persecuzione, della migrazione, che occorre ripartire.
È da quella umanità che il mondo attuale, globalizzato anche nell’indifferenza, deve ripartire se vuole evitare pericolosi riduzionismi antropologici. Se il nostro mondo tematizza e accetta la «cultura dello scarto» umano, se rinuncia al primato socialmente esigente della dignità della persona finirà per distruggersi. Quella umanità, Francesco l’ha identificata con la «carne di Cristo».
Per il papa non si può ridurre il cristianesimo alla sua sola forma dottrinale, ma esso deve riguardare l’insieme della vita, di ogni vita, nelle sue espressioni e nelle sue relazioni nei diversi contesti culturali e ambientali. Pascal, nel Mystère de Jésus, fa dire a Gesù, a proposito del suo costato aperto: «quelle gocce di sangue le ho versate per te». Nel costato aperto di Gesù si manifesta per ciascuno l’ospitalità attraente del Dio misericordioso.
Una concezione processuale
In questo papa Francesco ha proposto un ri-orientamento della Chiesa: da un approccio cumulativo, preoccupato di dare ragione sempre, in ogni punto dell’enunciazione e della comunicazione del contenuto dogmatico della fede cristiana, si passa a una concezione processuale e relazionale, incentrata sull’offerta del Vangelo di Dio che implica il riconoscimento della libertà della coscienza. La parola di Dio procede nelle coscienze. Avviene sempre nuovamente. Da qui scaturiscono conseguenze profonde sul piano della figura della Chiesa e del suo rapporto col mondo.
Esse hanno riguardato anche l’assunzione convinta del metodo sinodale come stile ecclesiale. I sinodi sulla famiglia e quello in preparazione sui giovani, il Giubileo della misericordia, che ha modificato il tradizionale impianto degli anni santi, decentrando l’attenzione da Roma e rivolgendola alla periferia della Chiesa.
Dopo l’incremento continuo della centralità della Chiesa di Roma nel postconcilio, Francesco ha cercato un’inversione di tendenza nel timore di un’estinzione d’ogni tensione creativa e d’ogni identità delle Chiese locali. Non sempre gli è riuscita e gli riesce, perché egli vive della contraddizione non risolta di una sussidiarietà imposta dall’alto.
Vanno poi ricordati gli incontri ecumenici: la visita agli ebrei del Tempio maggiore di Roma (gli incontri ad Auschwitz e a Gerusalemme), l’incontro storico con il patriarca di Mosca, Cirillo, a Cuba; quello con il patriarca armeno Karekin II a Erevan; con il primate anglicano J. Welby; e quelli ripetuti con il patriarca ecumenico Bartolomeo I; e ancora con il patriarca copto Tawrados II; infine la commemorazione a Lund, in Svezia, dei 500 anni della Riforma protestante e gli incontri di preghiera con i principali esponenti delle Chiese evangeliche. Incontri che mirano a proporre un modello d’unità e di riconoscimento reciproco che procede attraverso la diversità.
Dei documenti del pontificato, rimane paradigmatica l’esortazione Evangelii gaudium. Qui è il cuore del pontificato. L’esortazione postsinodale Amoris laetitia ha segnato il punto più impegnativo sul piano dottrinale, perché accoglie il metodo sinodale e affida alle Chiese una sensibilità pastorale nuova da esercitare nella disciplina matrimoniale.
Accanto a questi testi c’è l’enciclica Laudato si’ e una miriade di interventi che riguardano modifiche liturgiche e del Codice di diritto canonico, l’accorpamento di 7 diversi dicasteri curiali in 2 nuovi: sui laici e sulla carità. Infine la costituzione sulla vita contemplativa femminile e quella sull’insegnamento teologico Veritatis gaudium (cf. qui a p. 131).
Poi ci sono i viaggi. Soprattutto quelli internazionali (in tutto 27), che hanno toccato tutti i continenti tranne l’Australia, seguendo una linea di geopolitica religiosa, in particolare quelli in Bangladesh, Myanmar, Messico, Cuba, Grecia, Georgia e Azerbaigian, Egitto, Israele, Palestina, Stati Uniti, Turchia. Ci sono stati quelli nati da appuntamenti ecumenici, la Giornata mondiale della gioventù, quelli effettuati per il rafforzamento delle relazioni diplomatiche e dedicati al tema della povertà, della guerra, dei rifugiati (in Asia e in Africa), alla legittimazione ecclesiale (America Latina).
Tra questi, il viaggio a Lesbo ha posto l’attenzione sulla tragedia dei migranti e dei rifugiati. Di qui passa il tema della globalizzazione e della pace, il tema della giustizia e dell’integrazione in Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Quelli italiani hanno seguito un itinerario interno alla Chiesa e come tali hanno riguardato la ridefinizione del rapporto tra il papa, la Chiesa italiana e la sua Conferenza episcopale, un rapporto che si è, dopo una iniziale incomprensione, pressoché pacificato, soprattutto dopo l’elezione a presidente della CEI del card. G. Bassetti.
2018: Curia, finanze e comunicazione
Gli eventi inattesi della Brexit e della vittoria di Trump nelle presidenziali americane hanno modificato e potenzialmente indebolito l’azione del papa sul piano internazionale. Sul piano europeo non c’è un asse forte tra Unione Europea e Santa Sede, la rotta atlantica della Gran Bretagna e la crisi delle democrazie nell’Est europeo indeboliscono il quadro generale, nonostante la tenuta della Francia e della Germania. Di certo non aiuta l’incognita italiana.
Complessivamente la Santa Sede e il papa non potranno non riaffrontare il dossier Europa. Esso non ha a che fare solo con i numeri drammatici dell’immigrazione, del terrorismo islamista, della difficile integrazione sociale e culturale, ma riguarda soprattutto una ripresa incerta e stanca del ruolo del cristianesimo in Europa. Alla paura degli europei si affianca il tema dell’identità dell’Europa e del ruolo del cristianesimo.
Se il viaggio negli Stati Uniti del settembre 2015 aveva segnato un forte riavvicinamento tra la Santa Sede, un papa latinoamericano e gli USA, l’elezione di Trump ha allontanato e modificato quel risultato.
L’attenzione alla Russia (anche in chiave mediorientale) e alla Cina apre possibilità nuove di convivenza alla Chiesa cattolica e al suo ruolo internazionale. Ma sono strade impervie, per la natura di quei regimi e per le incomprensioni storiche.
Il 2018 dovrebbe essere finalmente l’anno della riforma della Curia. È uno degli appuntamenti centrali del pontificato, assieme a quello del riordino finanziario e della pulizia morale. La riforma della curia era stata chiesta dai cardinali durante le congregazioni generali alla vigilia del conclave. Ed è necessaria conseguenza della impostazione ecclesiologica di Francesco.
Nonostante resistenze che il papa riconosce in parte «aperte», in parte «nascoste» e «malevole», questa riforma dovrà toccare il ruolo e la funzione della Curia romana in relazione con Pietro e con la Chiesa universale. Ci si attende una nuova costituzione che sostituisca la Pastor bonus di Giovanni Paolo II e che tematizzi quella che il teologo J. Werbick definiva una «conversione delle strutture». Non solo la conversione dei singoli o qualche aggiustamento funzionale ma il cambiamento istituzionale ed ecclesiale delle strutture stesse.
Se il tema geo-politico e quello geo-religioso hanno trovato uno sviluppo significativo e coerente; se il tema dell’approfondimento teologico del ri-orientamento ecclesiale del pontificato sta muovendo i primi importanti passi, e i «dubia» sulla sua ortodossia trovano nella lettera di Benedetto XVI un’archiviazione definitiva; se il tema della pulizia morale nella Chiesa ha fatto passi avanti; forse il riordino finanziario e il tema della comunicazione rimangono questioni aperte.
Il riordino finanziario e la sua trasparenza costituiscono uno dei punti di maggiore resistenza interna, mentre la comunicazione presenta una sfida in sé: è oggi la dimensione più secolarizzante che agisce anche all’interno della Chiesa. Si applaude il papa e si fa altro rispetto al suo insegnamento.
Papa Francesco sa che questo è un tempo nuovo, incognito. Ma esso è anche un kairos. O, come dice Kasper, un nuovo avvento. Mantenere con rigore la propria ispirazione, senza cedere a facili narrazioni, è forse la risposta migliore.

(Gianfranco Brunelli – Il regno – Marzo 2018)