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Vangelo del giorno
Venerdì 06 Dicembre 2019 2019


In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando:


«Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».


Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro:


«Credete che io possa fare questo?».


Gli risposero:

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«Sì, o Signore!».


Allora toccò loro gli occhi e disse


«Avvenga per voi secondo la vostra fede».


E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo:


«Badate che nessuno lo sappia!».


Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.


(Mt. 9,27-31)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Ricordando Alda Merini

"Corpo d’amore."

Dicono che le sorgenti d’amore siano le lacrime ma il pianto non è che un umile lavacro dei tuoi pensieri. (…) Tu sei un Dio materno e plurimo, un Dio che si disconosce e che si converte, un Dio buono come l’odio e la gelosia, un Dio umano che si è fatto croce, che si è fatto silenzio, un Dio che si converte in estasi ma che conosce il mistero della collera (…)

Libri da leggere

 

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Racconti di un pellegrino russo

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Concili nei secoli
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I° CONCILIO DI NICEA



I° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



I° CONCILIO DI EFESO



I° CONCILIO DI CALCEDONIA



II° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



III° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



II° CONCILIO DI NICEA



IV° CONCILIO DI COSTANTINOPOLI



LETTERA A DIOGNETO


I° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



II° CONCILIO LATERANENSE



IV° CONCILIO LATERANENSE



I° CONCILIO DI LIONE



II° CONCILIO DI LIONE



CONCILIO DI VIENNA



CONCILIO DI COSTANZA



CONCILIO DI BASILEA



V CONCILIO LATERANENSE


CONCILIO DI TRENTO



CONCILIO VATICANO I°

 

È online il nuovo sito consultabile al seguente indirizzo: http://www.laikos.it/

Tirisan

La scomodità di essere profeta del nostro tempo

Siamo alla follia, cento studiosi, laici e religiosi, hanno redatto un documento di “protesta” in sette lingue contro Papa Francesco, colpevole di “ atti sacrileghi e superstiziosi “

Tra i firmatari il moralista John McCarthy, il teologo Brian Harrison, lo storico Roberto De Mattei, il giurista Paolo Pasqualucci, il medievalista Claudio Pierantoni, il patrologo John Rist, il filosofo Josef Seifert, lo storico Henry Sire, la principessa Glorias Thurn und Taxis e John Henry Westen fondatore del sito LifeSiteNews – ‘oltranzisti’ cattolici, per i quali il Pontefice si è macchiato di “gravi peccati” . Continua a leggere

La conferenza Episcopale tedesca accelera il cammino sinodale

Chiuso  il Sinodo per l’Amazzonia i vescovi tedeschi accelerano i tempi definendo  modalità e strutture del ”cammino sinodale“ pubblicandone lo Statuto.

Sei pagine e quindici articoli, per definire organi, calendari, composizione dei forum, temi a dibattito, modalità di votazione. Al documento manca solo la formalità dell´approvazione del Comitato dei cattolici tedeschi (ZdK), che arriverà il prossimo 22 novembre.

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Enzo Bianchi sul Sinodo dell’Amazzonia.

Cercherò di leggere “altrimenti” con voi il sinodo sull’Amazzonia appena concluso, un sinodo “dell’altro mondo“, che ha collocato al cuore della chiesa cattolica una periferia a noi lontana e poco conosciuta.

La prospettiva data a questa assemblea di ascolto, confronto e anche scontro riguarda i cammini che la chiesa e l’umanità devono compiere per un’ecologia integrale. Un tema che non può essere isolato dalle forme stesse di vita della chiesa: così il processo avviato a partire da quelle terre amazzoniche avrà una ricaduta anche nelle altre chiese del mondo, fin oltre le porte della vecchia Europa. Continua a leggere

Conversazione del Cardinale Matteo Zuppi con Fabio Fazio a ” Che tempo che fa”

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L’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Maria Zuppi, è stato ieri sera ospite di Fabio Fazio, nella trasmissione ‘Che tempo che fa‘ su RaiDue.

A Fazio che, iniziando gli ricordava quello che il Cardinal Zuppi , il 5 Ottobre, dichiarò quando Papa Francesco lo nominò Cardinale “ ..non cambierà molto la mia vita.. continuerò ad andare in bicicletta Mons Zuppi ha risposto: “ questo continuerò a farlo  .. l’autonomia è poca .. un po’ limitata ..ci vuole anche il defibrillatore … . comunque per quello che posso .. Continua a leggere

Papa Francesco chiude i lavori del Sinodo per l’Amazzonia. Documento finale

Papa Francesco  ha  chiuso  i lavori in aula del Sinodo per l’Amazzonia invocando più “zelo apostolico” dei sacerdoti, per sostenere la pastorale nella Regione. Ha annunciato che riconvocherà “con nuovi membri” la Commissione per il diaconato femminile e spera di pubblicare “entro l’anno” l’Esortazione post sinodale.

Nell’ omelia della Messa di chiusura Papa Francesco ha sottolineato che per praticare la “religione di Dio” e non quella “dell’io” dobbiamo riconoscerci poveri dentro, e fare nostro il loro grido, così la nostra preghiera “salirà dritta a Dio”. Ma ci sono cattolici,  ha lamentato, che dimenticano che il vero culto a Dio “passa sempre attraverso l’amore del prossimo”.

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Il nuovo patto delle catacombe: chiesa povera per i poveri !

Seguendo le orme di alcuni padri conciliari nel 1965,  con lo stesso spirito, un gruppo di partecipanti al Sinodo sull’Amazzonia si è recato nelle Catacombe di Domitilla per ribadire l’opzione preferenziale per i poveri.

 Nella mattinata del 20 Ottobre il cardinale Claudio Hummes, relatore generale al Sinodo per l’Amazzonia, ha presieduto la Santa Messa nello stesso luogo, il più grande ed il più antico cimitero sotterraneo di Roma. Continua a leggere

Suor Weiler al Sinodo: non c’è nessun motivo per negare il voto alle donne per una maggiore inclusione nel processo sinodale.

Sarebbe un cambiamento storico quello per cui sta combattendo suor Birgit Weiler, della Congregazione delle Suore Missionarie Mediche, collaboratrice nella Pastorale per la cura del creato della Commissione episcopale di azione sociale della Conferenza episcopale peruviana., che al Sinodo dei Vescovi   ha rivendicato la   richiesta di poter votare i documenti dell’assemblea. Un diritto che finora alle donne è negato.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, durante il briefing in sala stampa ha detto: Continua a leggere

Iniziati i lavori del sinodo dell’Amazzonia

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I lavori del Sinodo per l’Amazzonia entrano nel vivo con la relazione introduttiva del cardinale brasiliano Claudio Hummes, che propone almeno sei “nuclei”. Dai nuovi cammini per una Chiesa “in uscita” in Amazzonia all’inculturazione e interculturalità, dalla carenza dei presbiteri e dei sacramenti all’ecologia integrale, dalla Chiesa nelle città fino alla questione dell’acqua

Stamani nel discorso di apertura Papa Francesco, che ha voluto parlare in spagnolo, ha rimarcato fortemente che “ dobbiamo capire e interpretare la realtà dell’Amazzonia  con gli occhi del discepolo e del missionario  .. avvicinandoci  alle popolazioni amazzoniche in punta di piedi, rispettando la loro storia, le loro culture, il loro stile di vita … Continua a leggere

La fraternità evangelica tra i presbiteri

L’ 11 dicembre dello scorso anno , il priore della comunità di Bose, padre Luciano Manicardi, ha tenuto una meditazione al clero della diocesi di Alba su “La fraternità evangelica tra i presbiteri”. Rifacendosi alle prime comunità cristiane che indicavano il cristianesimo come il cammino (odos in greco), padre Manicardi ha sottolineato che però si tratta di un cammino fatto insieme (syn odos), ovvero un cammino sinodale. La sinodalità rappresenta la concreta pratica della comunione fraterna.
Se il tema interpella in prima istanza sacerdoti e religiosi, esso coinvolge tuttavia l’intera comunità cristiana.

Questo il testo integrale di padre Manicardi che proponiamo alla riflessione di tutti: Continua a leggere

Documento preparatorio per il sinodo dell’Ammazzonia

Il testo  inizia descrivendo l’Amazzonia dove la “comprensione della vita è caratterizzata dalla connessione e dall’armonia dei rapporti tra l’acqua, il territorio e la natura, la vita comunitaria e la cultura, Dio e le varie forze spirituali. Per loro, “bien vivir” significa comprendere la centralità del carattere relazionale-trascendente degli esseri umani e del creato, e presuppone il “fare bene”. Le dimensioni materiali e spirituali non possono essere separate.”  Queste cosmovisioni particolari,  queste sensibilità e  culture comunitarie sono lontane dal senso comune  che abbiamo nel nostro occidente. Continua a leggere

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La bellezza: vedere l’invisibile nel visibile

 

Per affrontare in profondità un discorso sulla bellezza, occorre anzitutto il coraggio di dire che la bellezza è un enigma, anche se oggi se ne parla spesso con troppa ingenuità. Dall’alba della modernità risuonano come sempre attuali le inquiete parole di Albrecht Dürer: “Che cosa sia la bellezza non lo so”, perché ogni tentativo di definirla appare inadeguato, insufficiente. La bellezza è ambigua, come tutte le cose che si manifestano quali realtà terrestri, sperimentate dagli umani. La bellezza seduce, ferisce, intimorisce, esalta, ammutolisce…

Occorre fare una distinzione preliminare: c’è una bellezza cantata dalla fede, la bellezza di Dio, il Creatore, della quale fanno esperienza quanti e quante, grazie alla dýnamis dello Spirito santo, sanno esercitare i sensi della fede; c’è d’altra parte una bellezza delle creature esperibile da ogni essere umano, nella pienezza dei suoi sensi corporei. Il credente può addirittura dare del tu alla bellezza di Dio, confessando che la bellezza non è un attributo, una proprietà, ma un soggetto, Dio stesso, secondo le note parole di Agostino: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato” (Confessioni 10,27). Così nelle sante Scritture si proclama: “Splendido sei tu e magnifico, o Dio!” (Sal 76,5), e si afferma che Dio sarà la bellezza della città santa: “Dominus erit pulchritudo tua” (Is 60,19). Ma quando il salmista e il profeta dichiarano questo, si riferiscono a una bellezza confessabile solo nella fede, perché “Dio nessuno l’ha mai visto” (Gv 1,18).

Più facile da decifrare è la bellezza del Re Messia, celebrato come “il più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 45,3), cantato dalla sposa del Cantico con le parole: “Tu sei bello e grazioso, o mio amato!” (Ct 1,15). Ma nella misura in cui le Scritture si applicano al Messia Gesù, questa bellezza può essere intesa come “altra”, bellezza del pastore, di colui che si prende cura del suo popolo: “Io sono il pastore buono e bello (kalós)” (Gv 10,11.14); addirittura può essere non-bellezza, quando egli si rivela come il Servo del Signore: “Lo abbiamo visto, non aveva né bellezza né splendore” (Is 53,2). La bellezza di Cristo trascende il visibile: solo l’agápe, l’amore, è in grado di narrarla e dunque di indurre a contemplarla.

Vi è d’altra parte la bellezza delle creature, quelle che Dio, dopo averle create, vide che erano “cosa bella e buona” (tob: Gen 1,4.10.12.18.21.25); tra di esse si segnala l’adam, il terrestre, creatura “molto bella” (tob me‘od: Gen 1,31). Questa bellezza si offre alla nostra contemplazione: è la bellezza del cielo (cf. Sal 8,4); è la bellezza della natura, delle epifanie cosmiche (cf. Sir 42,15-43,33), nelle quali “ogni opera di Dio supera la bellezza dell’altra: chi può stancarsi di contemplare il loro splendore?” (Sir 42,25). Questa creazione è carica di bellezza, così che il libro della Sapienza può proclamare: “Tu ami tutte le creature esistenti, non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato … Come potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza, … o Signore, amante della vita?” (Sap 11,24-26).

Ma la bellezza delle creature – come si diceva – non è priva di ambiguità e di equivoci, perché può diventare bellezza dell’idolo, falso antropologico prima che teologico, può essere una bellezza seducente che induce alla tentazione: “la donna vide che l’albero era … affascinante per gli occhi” (Gen 3,6), così come era buono (tob) e appetitoso; e David, vedendo la bellissima Betsabea dalla terrazza della sua reggia, fu sedotto fino a causare l’omicidio di suo marito pur di averla (cf. 2Sam 11). Tutti conoscono la frase di Fëdor Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo” (ma nel testo de L’idiota si tratta di una domanda!); si dimentica però che per lui la bellezza è tanto quella epifanica, divina, quanto quella idolatrica che egli dichiara bellezza di Sodoma. Dunque entrambi queste bellezze feriscono: o sono effroi, “sorprendente spavento” – come amava dire Jean-Louis Chrétien – oppure inducono all’ékstasis, ma sono bellezze differenti!

Ogni essere umano è affamato e assetato di bellezza, ma il discernimento della bellezza rivelativa di Dio e della sua azione richiede un’educazione dell’intelligenza del cuore, un cammino di discernimento mai concluso, un cammino faticoso di ricerca del senso inscritto in ogni bellezza. Più l’aspetto sensibile attira per la sua bellezza, più l’uomo è tentato di non ascoltare la propria interiorità, per restare invece catturato dall’esteriorità. Sono note le riflessioni contenute nel capitolo 13 del libro della Sapienza e, in particolare, in quel passo che intenerisce il cuore e, nel contempo, denuncia il processo di seduzione della bellezza, la quale desta il desiderio di possedere e di consumare:

Se gli uomini, affascinati dalla bellezza delle creature, le hanno prese per dèi …
se, colpiti da stupore per esse,
non sono stati capaci di contemplare,
attraverso la loro grandezza e la loro bellezza, il loro autore,
per costoro leggero è il rimprovero,
perché si sono ingannati cercando Dio e volendolo trovare …
e perché le cose viste sono belle (Sap 13,3-7).

Ecco il dramma della bellezza: è facile proclamare che la bellezza indica, in-segna, rivela Dio, ma fare l’itinerario attraverso la bellezza per giungere alla contemplazione della bellezza divina non è facile, anzi è drammatico! Basti pensare al volto, al corpo dell’adam, maschio e femmina: più vediamo il bello, più potremmo cogliere in esso il sacramento della bellezza di Dio; ma più facilmente noi umani, come incantati, scegliamo la via idolatrica dell’adorazione della creatura, ci prostriamo a causa della sua bellezza, fino alla cosificazione del bello, al consumismo del bello privato della sua soggettività e della sua sacramentalità divina. L’uomo è immagine di Dio (cf. Gen 1,26-27), ma non è così facile giungere a questo riconoscimento. Non a caso Gesù – come recita un suo splendido detto non canonico – ha affermato: “Hai visto un uomo, hai visto Dio”, rivelazione che dovrebbe causare soprattutto una responsabilità del soggetto verso l’altro.

Amo molto l’interpretazione della trasfigurazione di Cristo fornita dalla spiritualità orientale cristiana. Secondo alcuni autori non fu Gesù a trasfigurarsi, ma furono gli occhi dei discepoli che conobbero un processo di trasfigurazione e così furono resi capaci di vedere in lui ciò che prima non vedevano: egli era carne fragile come loro ma, nello stesso tempo, Figlio di Dio, immagine del Padre invisibile. Sì, noi abbiamo bisogno di trasfigurazione per percepire la vera bellezza, per vedere l’invisibile nel visibile.

(Enzo Biancihi- “Avvenire” – 14 Ottobre 2019)